La Stampa, 28 giugno 2026
Intervista a Romina Power
Cosa vorrebbe che si dicesse e si scrivesse, ancora oggi, dopo tanti anni e tanto dolore, su sua figlia Ylenia? Senza un’esitazione, Romina Power risponde: «Ho la convinzione che Ylenia sia da qualche parte nel mondo, vorrei si dicesse che sua madre la sta ancora aspettando e cercando. E anche che è pronta ad accoglierla a braccia aperte, senza giudizio». Per un attimo, nel pomeriggio accaldato del Filming Italy Sardegna Festival, il respiro di tutti sembra fermarsi, in segno di rispetto per una madre che non ha mai smesso di sperare: «Ylenia cercava il sé, non l’apparenza – scrive Power nelle ultime pagine del suo nuovo libro Pensieri profondamente semplici L’abbecedario della mia vita (Rizzoli) –. Detestava la finzione, la superficialità, del mondo dello spettacolo, lo rifiutava. Hanno detto di tutto su di lei, anche che facesse uso di droghe. Questo è falso, una menzogna dolorosa... chi la conosceva davvero sa che Ylenia è sempre stata ed è una ragazza lucida, idealista, una viaggiatrice curiosa del mondo».
Scrive romanzi, poesie, canzoni, e poi dipinge. È riuscita a trasmettere la passione per l’arte ai suoi figli?
«Ho dipinto tanto in casa, i miei figli hanno sempre avuto a disposizione colori e pennelli, da piccoli ho dato loro i colori a olio. I genitori in genere evitano, è facile che i bambini si sporchino, io volevo che si esprimessero, con la massima libertà, senza costrizioni».
È cresciuta tra due culture, italiana e hollywoodiana. Come è andata?
«C’è stata anche quella messicana, mia madre è nata in Messico e mia nonna era di là. Ho trascorso alcuni anni della mia gioventù in quel Paese, penso che questo abbia contato molto nella mia formazione, e poi mi sono fatta tanti anticorpi, mangiavo nei mercati messicani negli Anni ’50... Quanto a Hollywood, meno male che mia madre si è innamorata dell’Italia e l’ha lasciata quando ero molto piccola, per questo mi sono salvata, nella comunità hollywoodiana non mi sarei mai sentita a mio agio».
Che cosa le ha dato l’Italia?
«Tanto. Il marito, i figli, la casa. Dalla Puglia non riesco a staccarmi, è come se l’avessi sposata, sono rientrata negli Stati Uniti, ma poi non ce l’ho fatta, e sono tornata».
Quale messaggio le piacerebbe comunicare ai giovani?
«Evitate le regole, esprimetevi, cercate la vostra strada. Sono la dimostrazione vivente del fatto che ci si può riuscire. Il cinema mi ha rubata a 13 anni, non sono andata oltre la terza media, ma nella vita si può avere ugualmente successo».
Se incontrasse oggi se stessa ventenne, quale consiglio darebbe?
«Cambia mestiere. No, in realtà non ne darei nessuno, mio padre diceva di guardarsi sempre da chi dà consigli, a 20 anni ascoltiamo solo noi stessi, la nostra impulsività, il nostro istinto».
È figlia di genitori famosi, è stato difficile crescere con due celebrità?
«No, l’unica cosa brutta è stata che mio padre è venuto a mancare quando avevo solo 7 anni e siccome ero già in collegio, non ho ricordi con lui. Sono rimasta con mia madre, che era sempre in giro per lavoro da un set all’altro, da una festa all’altra. Per questo, per i miei figli, ho scelto una vita diversa, che mi permettesse di stare con loro il più possibile. Li portavo con me, mi facevo dare i compiti dalla maestra e non sono mai rimasti indietro con le lezioni».
Che musica ascoltava da ragazza?
«Beatles, tantissimo, e poi Rolling Stones, Crosby, Stills, Nash & Young, Eagles. Il mio lp preferito era Sgt.Pepper’s Lonely Hearts Club Band».
C’è stato un momento della sua esistenza in cui si è sentita davvero in pericolo?
«Sì, è successo alle Maldive, ero incinta, un giorno il mare si è di colpo increspato mentre raggiungevamo un’isola. Ho avuto una minaccia di aborto, quando siamo arrivati l’unico medico che c’era mi ha dato il Buscopan, stavo malissimo, ho chiamato l’amica che mi aveva seguito nei primi due parti, mi ha dato consigli, è arrivata in tempo. Così la mia figlia più piccola, Romina, si è salvata».
Dove trova conforto?
«Dentro me stessa, meditando, cercando la tranquillità, soprattutto in mezzo alla natura. Ho il bisogno fisico di allontanarmi dal rumore, dal traffico, vivo in campagna, mi piace il silenzio».
Di che cosa ha paura?
«Di niente, non conosco la paura».
Tornerebbe a Sanremo?
«Non mi è mai piaciuto andare in gara al Festival, c’è una grande pressione. Per me i festival sono quelli come Woodstock dove si va tutti insieme, senza competizione, e dove le canzoni sono il simbolo dell’unione fra artisti diversi. A Sanremo tornerei solo come ospite, e in ogni caso la cosa migliore è seguire il festival da casa, divertendosi a criticare gli altri».
Con Al Bano ci sono stati anche ultimamente forti attriti, riaccesi da dichiarazioni polemiche in tv. Continuerete a fare concerti insieme?
«Sì, ne abbiamo ancora un paio in programma ad agosto, sono gli ultimi di quest’anno, in Austria e in Polonia. Poi vedremo, oggi lavorare insieme è perfetto, sul palco andiamo d’accordissimo, non abbiamo il tempo di litigare».
Nel suo percorso di donna, quanto ha contato la bellezza?
«Tutta questa bellezza io non l’ho mai vista. Quando andavo in giro per Roma, all’epoca in cui avevo appena iniziato a recitare, mi meravigliavo del fatto che mi riconoscessero. Mi sentivo insignificante, forse perché avevo una madre di una bellezza stratosferica, l’ho sempre ammirata, senza mai invidiarla».
Parteciperebbe Ballando con le stelle?
«Milly me lo dice ogni anno, ma no, non lo farei mai…stare lì tutti quei mesi, uno stress tremendo, costretta a imparare passi di balli che non conosco e a esibirmi, a essere giudicata ansimante e sudata… eppure io adoro ballare, soprattutto la salsa, il tango, la baciata».