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 2026  giugno 28 Domenica calendario

Trump piace soltanto a un italiano su dieci. Il 60% vuole trasparenza sulle basi agli Usa

Nel giro di appena un paio di mesi il giudizio degli italiani nei confronti del presidente americano Donald Trump si è deteriorato sensibilmente. Oggi quasi otto cittadini su dieci esprimono un giudizio negativo sulla sua presidenza (79,5%), mentre appena il 12,1% ne dà una valutazione positiva. Anche tra gli elettori di centrodestra, tradizionalmente più inclini a guardare con favore al presidente americano, i giudizi positivi si fermano al 18,4%. L’unica eccezione è rappresentata dagli elettori di Futuro nazionale di Roberto Vannacci, dove il consenso verso Trump raggiunge il 40.0%. A incidere maggiormente è soprattutto il suo stile comunicativo. Per il 39,1% degli italiani la comunicazione del presidente americano è provocatoria e arrogante; il 22,8% la considera aggressiva e divisiva; il 18,9% la definisce caotica e imprevedibile; il 5,9% populista e demagogica. Solo il 6,9% utilizza aggettivi positivi per definirla.
Colpisce un dato che merita particolare attenzione. Gli elettori di Roberto Vannacci,
pur essendo i più favorevoli a Trump, non descrivono diversamente il suo stile comunicativo, anche per loro è “provocatorio e arrogante”. La differenza sta nel giudizio che attribuiscono a queste caratteristiche. Quello che per la maggioranza degli italiani rappresenta un limite, per i suoi sostenitori diventa il segno di una leadership forte, schietta e capace di rompere gli schemi. Una lettura che richiama inevitabilmente il modello comunicativo dello stesso Vannacci. Anche il recente botta e risposta tra Donald Trump e Giorgia Meloni, dopo il G7 di Evian, nato dall’affermazione del presidente americano secondo cui la premier italiana gli avrebbe chiesto con insistenza un selfie – circostanza successivamente fortemente smentita da Palazzo Chigi – ha lasciato nell’opinione pubblica italiana un’impressione ben precisa. Il 32,7% ritiene che nessuno dei due protagonisti ne esca bene.
Tuttavia, il 31,3% riconosce a Giorgia Meloni il merito di aver replicato con fermezza senza alimentare lo scontro. Infine per il 14,1% si tratta semplicemente di una polemica di scarsa importanza, mentre il 12% ritiene che l’episodio confermi la scarsa considerazione che Trump riserva perfino nei confronti dei governi alleati
. Lo stesso tema della credibilità e della trasparenza emerge nella vicenda dell’utilizzo delle basi militari italiane. Dopo le dichiarazioni del segretario generale della Nato, Mark Rutte, secondo cui 500 velivoli militari americani sarebbero decollati da basi italiane a sostegno delle operazioni contro l’Iran, quasi sei italiani su dieci ritengono che il Governo avrebbe dovuto informare preventivamente il Paese. Di questi, il 27,9% comprende comunque le esigenze di riservatezza legate alle operazioni militari. Un cittadino su quattro (25,6%) ritiene invece corretto che decisioni di questo tipo rimangano nell’ambito delle valutazioni riservate del Governo e della Nato. Anche qui il dato politico è evidente. Tra gli elettori del centrodestra prevale la fiducia nelle scelte dell’esecutivo e nelle esigenze di sicurezza, mentre tra quelli delle opposizioni domina la richiesta di maggiore trasparenza e di un coinvolgimento più ampio dell’opinione pubblica su decisioni che riguardano la politica estera e la difesa.
Sulla vicenda, peraltro, il dibattito pubblico è stato alimentato da ricostruzioni diverse. Un susseguirsi di informazioni, precisazioni e correzioni che, anziché fare chiarezza, hanno aumentato la confusione nell’opinione pubblica. È proprio questo uno degli aspetti più delicati che emerge dall’indagine. In un contesto in cui le notizie vengono continuamente corrette, smentite o reinterpretate, diventa sempre più difficile per i cittadini orientarsi tra fatti accertati, ricostruzioni parziali, informazioni verosimili e vere e proprie fake news. Il rischio è che il criterio di giudizio non sia più la verifica dei fatti, ma la loro coerenza con le proprie convinzioni. Si finisce così per credere più facilmente alla versione che conferma le nostre idee, indipendentemente dalla sua fondatezza. È una dinamica che alimenta la polarizzazione e rende sempre più fragile quel patrimonio di fiducia condivisa sul quale si fonda il dibattito democratico. Quando aumenta l’incertezza sui fatti, cresce inevitabilmente anche il bisogno di individuare punti di riferimento. È probabilmente anche attraverso questa lente che va letto il giudizio degli italiani sul ruolo internazionale di Donald Trump. In questo contesto, il dato probabilmente più significativo riguarda la percezione complessiva dello scenario internazionale. Per il 74,9% degli italiani la politica di Donald Trump sta contribuendo a rendere il mondo più instabile e pericoloso. Un dato che racconta come il presidente americano venga ormai percepito non solo attraverso il filtro dell’appartenenza ideologica, ma anche come un fattore di rischio in uno scenario internazionale già segnato dalle guerre in Ucraina e Medio Oriente e dalla competizione tra le grandi potenze. Questi numeri meritano una riflessione che va oltre il giudizio su Trump. Negli Stati Uniti si avvicinano le elezioni di Midterm, primo banco di prova della presidenza. Sarebbe improprio trasferire automaticamente questi orientamenti all’elettorato americano, tuttavia il voto di autunno ci dirà se la forte polarizzazione che accompagna Trump continuerà a produrre consenso o inizierà a mostrare segni di logoramento.
Anche in Italia questi dati rappresentano un segnale da non sottovalutare. La lunga campagna elettorale verso le prossime elezioni politiche è già iniziata e il posizionamento dei partiti italiani nei confronti dell’Amministrazione Trump rischia di trasformarsi in un tema identitario. Per la maggioranza sarà necessario continuare a coltivare il rapporto privilegiato con Washington senza apparire subalterna a una leadership che oggi gode di scarsa popolarità nell’opinione pubblica italiana. L’equilibrio mostrato da Giorgia Meloni nelle ultime settimane sembra andare proprio in questa direzione: mantenere saldo il legame con gli Stati Uniti, ma rivendicare autonomia quando gli interessi italiani lo richiedono. Le opposizioni, al contrario, potrebbero trovare nella crescente impopolarità di Trump un terreno favorevole per rafforzare una narrazione centrata sul multilateralismo, sul ruolo dell’Europa e sulla difesa delle istituzioni democratiche. Tuttavia, il messaggio più rilevante è un altro, perché più che esprimere un giudizio su Donald Trump, oggi gli italiani sembrano chiedere affidabilità, stabilità e capacità di governare l’incertezza. Ed è su questo terreno, più che sugli slogan o sulle provocazioni o sui confronti di chi ha detto cosa, che si misureranno le prossime sfide elettorali, negli Stati Uniti come in Italia.