repubblica.it, 28 giugno 2026
Harmony e Grand Hotel: due (inattesi) successi italiani
Chi si sorprende del fenomeno romance probabilmente non conosce due storie di successo dell’editoria italiana: Grand Hotel e Harmony. La prima nasce da un’idea dei fratelli Alceo e Domenico Del Duca (Editrice Universo) e di Matteo Macciò, che si inventano un settimanale a basso costo di storie d’amore a fumetti, destinato al pubblico femminile. Considerato “il giornale delle sartine e delle cameriere”, Grand Hotel arriva in edicola il 29 giugno del 1946, lo stesso anno in cui le italiane votano per la prima volta. Senza ignorare le problematiche di questi fotoromanzi, dagli stereotipi di genere che hanno perpetuato fino ai contenuti sessualmente espliciti non segnalati che oggi espongono lettori giovanissimi a temi che non sanno affrontare, la loro è una parabola utile a comprendere il presente. “È stato l’unico prodotto narrativo che siamo riusciti a esportare nel 900. Sarà paradossale, ma è così: è arrivato in Sudamerica, in Francia e in Spagna”, racconta Mauro Novelli, docente di Letteratura contemporanea all’Università di Milano. “Con il mix di illustrazioni e fumetti, Grand Hotel dimostrò quanta presa avesse sull’immaginario popolare tutto ciò che veniva dal cinema. Si pensi alla collana degli Oscar Mondadori (che esordì nelle edicole nell’aprile del 1965, ndr), che aveva un richiamo al grande schermo già nel nome e le cui prime copertine erano opera di Mario Tempesti, illustratore di locandine da film come quella indimenticabile di La ragazza di Bube con Claudia Cardinale e Addio alle armi con Rock Hudson”. A rompere il monopolio nel marzo 1981 arriva il primo Harmony, Per amore di un gitano di Anne Mather. È una joint venture tra Mondadori e l’editore canadese Harlequin: romanzi periodici, divisi in serie (tra cui le celebri Collezione, Destiny, Bianca e Jolly) con codici colore riconoscibili. “Erano libri che si trovavano nelle edicole e questo spinse molte persone ad acquistarli perché, all’epoca, la libreria era ancora un luogo respingente”, contestualizza Novelli. “Li trovavi vicino alle casse, per un acquisto d’impulso. Non erano gli unici negli anni 80: c’era anche la Bluemoon di Curcio editore dove scriveva, sotto pseudonimo, la madre di Giorgia Meloni”.
“Gli Harmony piacciono ancora perché “parlano alle donne di tutto il mondo”, spiega Laura Donnini, amministratrice delegata e publisher dell’attuale editore, HarperCollins Italia, che pubblica anche dark romance, come la popolare trilogia Priceless di Jenna G. Banks, e autrici bestseller quali Emily Henry (Funny Story e Great Big Beautiful Life). I numeri parlano chiaro: “Harmony ha venduto 300 milioni di copie in 45 anni, con all’incirca 800 titoli all’anno. Un successo anche in Giappone, Usa, Inghilterra, Spagna, Polonia, Germania. Oggi i titoli sono 350, disponibili sempre per un mese. Nel 2025, a fronte di 12mila edicole (rispetto alle 40mila di una volta), abbiamo venduto più di un milione di copie. Poi c’è un 20% di eBook”, continua Donnini. Cifre importanti che riguardano lettrici over 50, le quali si sommano alle più giovani cresciute online negli ultimi due decenni. “La formula, fatta di pubblicazione a puntate e codici estetici precisi, con l’inevitabile lieto fine, si è evoluta grazie ai social e alle piattaforme come Wattpad e i siti di fanfiction. In molti hanno iniziato a pubblicare e commentare online amplificando il senso di comunità e il fenomeno romance”. Il pubblico contribuisce a creare il gusto e alla fine se ne sono accorti anche gli editori, si pensi alle saghe di 50 sfumature di grigio e Twilight. “Anche prima di internet le lettrici Harmony si incontravano: il senso di comunità è sempre esistito, i social lo hanno amplificato”.
Come i gialli hanno intercettato un bisogno che esisteva ma non era ancora riconosciuto con chiarezza, così il romance è il sintomo di qualcosa di più ampio, a cominciare dalla predominanza femminile nel mercato editoriale: “Se un editore sa (dati Aie) che tra le donne le lettrici e acquirenti di un libro sono il 71% e tra gli uomini il 59%, modulerà le sue scelte in quel senso. Il fatto che i ragazzi leggano di meno è un bel problema, mentre è un bene che le ragazze siano così appassionate”, dice Donnini. E per quanto riguarda il disprezzo con cui questi prodotti sono spesso guardati, Novelli, che presiede il Centro Nazionale Studi Manzoniani, ricorda che un ruolo lo gioca “una misoginia di fondo. Il fatto che oggi il “rosa” si chiami “romance” vuol dire che questo genere si sta emancipando. Classici come Cime tempestose e Orgoglio e pregiudizio dimostrano che esistono degli schemi narrativi che coinvolgono le persone. Anche negli Harmony c’erano dei prodotti migliori di altri: non siamo nel regno dei capolavori ma in quello dell’artigianato, che può essere di qualità com’è nel caso Camilleri. Se le scrittrici di romance vanno in questa direzione, significa che finalmente abbiamo una letteratura nazionalpopolare e non è affatto una cattiva notizia”.