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 2026  giugno 24 Mercoledì calendario

Morte di Lucia Raso, archiviata l’indagine a carico del fidanzato

Tutti gli indizi emersi nella indagini per la morte di Lucia Raso avvenuta sei anni fa a Landshut in Germania, non sono gravi nè precisi «per fondare il giudizio penale di responsabilità con una ragionevole previsione di condanna». È arrivato ieri il de profundis dell’inchiesta sul caso della trentaseienne veronese, morta il 24 novembre 2020 a causa di una caduta dalla finestra nella stanza del suo fidanzato. Il gip Carola Musio ha archiviato l’inchiesta a carico di Christian Theo, 35 anni, accusato di omicidio volontario della sua compagna e all’epoca dei fatti dipendente di una pizzeria.
«La famiglia di Lucia prende atto e rispetta la decisione del giudice. Studieremo assieme alla dottoressa Roberta Bruzzone e agli altri nostri consulenti se qualcosa è stato tralasciato continuando a non credere nella morte accidentale» è la nota della famiglia della vittima, diffusa dal loro legale, Enrico Bastianello. Per la mamma della trentaseienne, Maria Xenia Sonato, e per il papà Pietro un vero e proprio smacco. In questi sei anni, si sono battuti come leoni per conoscere la verità sulla morte della loro figlia con l’organizzazione di presidi in piazza Bra e incontri a difesa delle donne vittime di violenze. Eppure il gip Carola Musio non sembra avere dubbi sull’inconsistenza delle prove e delle consulenze prodotte anche dal legale della vittima a carico di Treo, difeso da Massimo Dal Ben al termine del procedimento per la terza opposizione all’archiviazione presentate dai famigliari di Lucia. 
La prima richiesta di archiviazione del pm Stefano Aresu risale al 31 ottobre 2022 ma fu respinta dalla gip Musio il 18 luglio 2023 che già all’epoca aveva disposto nuove indagini per verificare le eventuali responsabilità penali nella morte della veronese. Aveva chiesto ulteriori accertamenti anche il 28 luglio 2025, ordinando al pm altri due mesi di tempo per sentire il super teste Alessandro Curia, coinquilino di Treo e presente la notte della tragedia nella casa di Landshut in Baviera Nel provvedimento di sei pagine depositato ieri, la gip Musio sostiene che proprio in merito alla deposizione del siciliano si tratta «di valutazioni e impressioni personali, non suscettibili di fornire oggetto di testimonianza». Curia ha raccontato tra l’altro che la serata del 24 novembre di sei anni fa era stata ad alto contenuto alcolico e «Christian si era adirato per un racconto di Lucia che aveva scatenato la sua gelosia». Ha poi detto che il veronese era entrato poco dopo nella sua stanza da letto dicendo che la trentaseienne «era caduta e o si era buttata senza ricordarlo con esattezza». 
Anche il comportamento di Treo subito dopo la morte di Lucia può «destare dei sospetti ma non assume valore determinante a superare le lacune probatorie». Eppure il trentacinquenne, segnala la stessa gip, era stato «impreciso nella ricostruzione dell’accaduto nelle prime fasi delle indagini». Una volta tornato a Verona, aveva poi chiesto di essere sentito dai Carabinieri per poi cambiare idea fino alla «versione dei fatti più volte modificata». La gip Musio poi sottolinea che non si è raggiunta alcuna certezza sul punto cruciale di tutta questa vicenda: l’esistenza di una spinta di Treo alla sua compagna avvenuta verso le 1.35 del 24 novembre di sei anni fa. «Le contrastanti conclusioni dei consulenti – si legge nel provvedimento del gip – sono ben lungi dal fondare una ragionevole previsione di condanna». L’esito è amaro ma inappellabile: «Compiute tutte le indagini, si deve prendere atto che non è possibile stabilire con la sicurezza necessaria come Lucia sia caduta e per quale causa».