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 2026  giugno 28 Domenica calendario

«L’intelligenza artificiale è di sinistra»: la (strana) ricerca sulle idee politiche di ChatGpt, Gemini, Claude e Grok

Dalle politiche sul lavoro minorile a quelle sulla circolazione delle armi, senza che ne manchi una di «stampo trumpiano»: gli Stati Uniti dovrebbero utilizzare l’esercito per conquistare nuovi territori per le risorse naturali? Il Washington Post come abbiamo scritto ha sottoposto sei modelli di intelligenza artificiale generativa a 30 domande di natura politica per vedere le tendenze argomentative delle Ai. Il tutto alla luce dei due ordini esecutivi della Casa Bianca, quello del luglio 2025 proprio sulla natura woke da prevenire nei modelli Ai – seguendo due caratteristiche: quella del truth-seeking, il cercare la verità, e la neutralità ideologica -, e il successivo del 2 giugno scorso. Promulgato per la “sicurezza nazionale”, impone un “obbligo volontario” per le aziende di sottoporre a controllo federale le nuove piattaforme intelligenti. Il dubbio che ha serpeggiato in parte dell’opinione pubblica americana è che la decisione del secondo sia dipesa più dal peso del primo che da effettive preoccupazioni di carattere di cybersicurezza. Fatto sta che dal reportage del Post emerge la fondatezza delle possibili preoccupazioni di Trump: tutti i modelli presi in analisi prediligono, o meglio, propendono percentualmente su posizioni afferenti ai progressisti. L’Ai è di sinistra, insomma.
ChatGpt per l’80% ha dato risposte che rientrano nella sfera culturale dei democratici americani, con il solo 3% di risposte più conservatrici e un 17% di neutralità; bizzarramente, ma forse no date le accuse di distillazione da parte di OpenAi, il modello cinese DeepSeek fornisce risultati piuttosto simili. Passando alla temutissima (a vari livelli, dal governo Usa) Anthropic, se il 43% delle affermazioni è sinistrorso, abbiamo un buon 57% di risposte neutre. Lascia stupiti scoprire, almeno nell’indagine del Post, che anche Grok di xAi di Elon Musk: il 40% di risposte sono dem, ma qui troviamo l’unica percentuale significativa di tesi repubblicane o comunque anti-progressiste, un 33% contro il solo 27 di ambivalenza. Un terreno, quello della neutralità, che è calpestato con brillantezza da Gemini di Google, potremmo dire unico chatbot a superare a pieni voti l’esame politico: nel 93% dei casi le risposte del bot tendono a essere equidistanti.

Se l’indagine del Post porta a un ottimo titolo giornalistico, vanno fatti dei distinguo. Intanto il metodo usato, che di fatto ricalca quello della ricerca portata avanti nel maggio del 2025 dalla Stanford University. Quindi una base scientifica che però non rende meno «fragili» i risultati. Intanto, va specificato, non si può attribuire a una macchina che lavora su base statistica un reale punto di vista. Questo può dipendere da vari fattori, ossia i testi su cui viene allenata e, soprattutto, le linee guida dell’azienda sul cosiddetto fine tuning, ossia quali dati davvero includere nelle risposte e il sistema di valutazione dato dagli «allenatori» umani alle diverse risposte prime di rilasciare un modello. Da qui le varie differenze, con la certezza che – avendo come base dati qualcosa di non-neutro come il Web -, i chatbot tendono a riflettere una cultura dominate. Ossia, come spiega Ceren Budak, professoressa alla Michigan University, «I dati che plasmano i modelli di intelligenza artificiale tendono a riflettere i valori delle persone occidentali, istruite, industrializzate, ricche e democratiche». Detto questo, va anche notato un ultimo, importante, punto: la neutralità politica è un concetto davvero impensabile, nel senso che anche le posizioni «neutrali» sono esse stesse politiche, e tendono per natura a favorire la parte più forte.