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 2026  giugno 28 Domenica calendario

La condanna e la ricerca del colpevole

I fatti sono noti: in una notte di giugno del 2009 un treno merci in transito nella stazione di Viareggio deraglia a causa del cedimento di un asse del carrello di uno dei vagoni cisterna carichi di Gpl. Il Gpl fuoriesce quindi dal serbatoio e una scintilla ne innesca l’esplosione, originando così un incendio vastissimo che investe intere strade adiacenti. Bilancio della catastrofe: 32 morti e decine di feriti.
I vagoni del treno risultano di proprietà di una multinazionale americana e immatricolati in Germania e Polonia; quanto al vagone il cui asse ha ceduto, in precedenza esso era stato sottoposto a un controllo da una ditta di Hannover.
È per questi fatti che Mauro Moretti, allora amministratore delegato di Trenitalia e di Rfi – cui l’Italia deve l’«alta velocità» e da tutti considerato dirigente capace e integerrimo —, è stato ritenuto colpevole di disastro ferroviario e condannato definitivamente a cinque anni di reclusione. Che l’altro ieri ha iniziato a scontare costituendosi presso il carcere di Orvieto.
Ma di cosa è colpevole Moretti? Di «condotta commissiva», ha deciso il tribunale. E cioè di aver inaugurato nell’azienda una politica di risparmio che si sarebbe oggettivamente rivelata a scapito della sicurezza: da qui l’incidente.
In quale misura una tale sentenza ponga un interrogativo su ogni decisione che in futuro dovessero prendere i vertici di qualunque azienda, proiettandosi poi su una linea di esecutori magari anche assai lunga e come si capisce impossibile a controllare da parte dei vertici stessi, ogni lettore può deciderlo per suo conto.
C’è una frase però che non riesco a togliermi dalla mente: «Ora i colpevoli hanno un nome».
L’hanno pronunciata, dicono i giornali, i parenti delle vittime dopo la sentenza dell’altro giorno.
Sono parole che hanno un suono cupo: e almeno in questo caso fanno pensare a tutto – posso dirlo? – tranne che alla giustizia.