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 2026  giugno 28 Domenica calendario

Elezioni amministrative a Milano, finora dalla sinistra otto nomi e nove a destra

Qualcuno l’ha annunciato pubblicamente oltre sei mesi fa; qualcuno continua a non dirlo esplicitamente, ma che intenda candidarsi lo sanno anche i sassi; altri sono stati scelti nelle stanze romane della politica per dare forma a trame interne ai partiti e alle coalizioni. Risultato: a circa un anno dalle elezioni amministrative dalle quali uscirà il successore di Beppe Sala, a Milano si moltiplicano i nomi degli aspiranti sindaci di centrodestra e di centrosinistra, con l’aggiunta di qualche outsider fuori dagli schemi. Qualcuno con l’autentica ambizione di diventare sindaco, qualcun altro con l’obiettivo non dichiarato di un nuovo posizionamento all’interno del proprio mondo politico di riferimento.
La prima a uscire allo scoperto, nel dicembre scorso, è stata la vicesindaca Anna Scavuzzo. Dopo di lei, nel perimetro della coalizione di centrosinistra, che governa Milano da tre lustri, la lista dei potenziali candidati si è allungata, e soprattutto in queste ultime settimane. Il nome considerato più pesante è quello del giornalista Mario Calabresi, indicato da più parti come quello su cui sarebbero pronti a scommettere i vertici del Pd ambrosiano e lombardo, ma finora non c’è stata alcuna investitura ufficiale, né un’esplicita dichiarazione di intenti da parte sua. Non esce formalmente allo scoperto neanche Pierfrancesco Majorino, capogruppo dem in consiglio regionale e componente della direzione nazionale del partito di Elly Schlein, che però non nasconde la propria intenzione di sottoporsi al giudizio degli elettori alle primarie, forte anche di alcuni sondaggi incoraggianti. Gli altri candidati di centrosinistra sono Lorenzo Pacini, assessore targato Pd al Municipio 1 di Milano, Tommaso Goisis, esperto di politiche pubbliche, Emmanuel Conte, assessore al Bilancio e Demanio, nonché pupillo del sindaco Sala, e si vocifera con crescente insistenza di un imminente annuncio anche da parte del collega di giunta Tommaso Sacchi, assessore alla Cultura. Infine, circola anche il nome di Carlotta Cossutta, docente universitaria e nipote di Armando, storico dirigente comunista. Tutti parlano di primarie, ma al momento non è chiaro se si terranno effettivamente e il Pd rinvia la discussione a settembre.
Anche nell’altra metà della politica milanese, l’ingorgo di candidature potenziali è cresciuto vistosamente nelle ultime due settimane. La prima autocandidatura, nel gennaio scorso, è stata quella di Antonio Civita, imprenditore capo della catena «Panino giusto», che si è proposto al centrodestra incoraggiato dall’ex sindaco Gabriele Albertini. Accolto con freddezza all’inizio, piano piano ha raccolto attestati di stima da tutti i partiti, ma nel frattempo sono partite molte altre manovre per evitare al centrodestra di arrivare impreparato all’appuntamento elettorale, come accadde cinque anni fa. Con la regia del presidente del Senato Ignazio La Russa, ha preso corpo la candidatura del leader di Noi moderati Maurizio Lupi, che però appare sgradita a Forza Italia, che insiste per un nome civico. La Lega ha proposto prima l’ex presidente di Assolombarda, Alessandro Spada, poi la vicesegretaria Silvia Sardone, sostenuta dal piccolo plebiscito interno dei gazebo. Ma intanto, da operazioni tessute tra Roma e la Lombardia, sono affiorati altri nomi: il presidente dell’Ordine degli avvocati Antonino La Lumia (a sua volta benedetto da La Russa), il sottosegretario alla Difesa Matteo Perego di Cremnago (di Forza Italia ma sostenuto da una parte di Fratelli d’Italia), l’ex consigliere comunale di Fi Pietro Tatarella, reduce da una lunga e dolorosa vicenda giudiziaria dalla quale è uscito assolto, l’ex assessore della giunta Moratti Giovanni Terzi e, infine, l’economista Carlo Cottarelli, proposto come nome in grado di creare un polo di centro tra i berlusconiani di Fi e i calendiani di Azione.
Fuori dai due poli, ci sono la lista «Milano libera» creata dall’imprenditore Massimiliano Lisa e l’incognita (per ora) di Futuro nazionale. Ma manca ancora un anno, c’è tempo e forse anche spazio per altre candidature. Anzi, già si sussurra di un’ulteriore «sorpresa» in arrivo in settimana.