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 2026  giugno 28 Domenica calendario

Hormuz, la tregua a grave rischio. L’Iran accusa l’Italia

Nuova escalation nello Stretto di Hormuz, dove un drone di fabbricazione iraniana ha colpito la petroliera Kiku, battente bandiera panamense e carica di greggio qatariota diretta al porto emiratino di Fujairah. Mentre Teheran torna ad accusare l’Italia di aver fornito sostegno «tecnico e logistico» agli «aggressori» («è un contributo alla guerra»), l’attacco, che ha danneggiato il ponte di comando senza provocare vittime tra l’equipaggio, segna un ulteriore deterioramento della sicurezza in una delle principali rotte mondiali del petrolio e mette sotto pressione il memorandum d’intesa raggiunto la scorsa settimana da Stati Uniti e Iran.
Washington ha confermato che il velivolo senza pilota era di fabbricazione iraniana. Il Centro congiunto di informazione marittima (Jmic), coordinato dalla Marina americana, ha innalzato il livello di minaccia nello Stretto a «sostanziale» dopo due attacchi in pochi giorni contro navi mercantili. Gli americani hanno risposto con attacchi nella zona dello Stretto di Hormuz. E hanno colpito anche la torre di telecomunicazioni a Sirik. La nuova crisi è scoppiata all’indomani dei raid americani contro depositi di missili, droni e postazioni radar lungo la costa meridionale dell’Iran. Gli Stati Uniti li hanno presentati come risposta all’attacco del 25 giugno contro la nave cargo Ever Lovely, mentre Teheran sostiene di aver reagito a un’aggressione americana, accusando Washington di aver violato il memorandum che aveva posto fine al conflitto.
Entrambe le parti continuano ad accusarsi reciprocamente di non rispettare gli impegni assunti, ma nessuna sembra voler rompere definitivamente l’intesa. Il vicepresidente americano JD Vance ha ribadito che gli Stati Uniti «hanno rispettato il cessate il fuoco» e che eventuali divergenze dovrebbero essere affrontate attraverso il dialogo, avvertendo però che «alla violenza risponderemo con la violenza». Dall’altra parte, Mohsen Rezaei, consigliere della Guida suprema, ha promesso una risposta «rapida e decisa» a qualsiasi ulteriore violazione.
Lo scontro investe anche l’Italia. In un messaggio pubblicato su X, il portavoce del ministero degli Esteri iraniano Esmaeil Baghaei ha scritto che il sostegno «tecnico e logistico» agli «aggressori» costituisce «un contributo chiaro e diretto» a una guerra «illegale» e una «grave violazione del diritto internazionale». Il riferimento è alle dichiarazioni della premier Giorgia Meloni, che aveva escluso qualsiasi coinvolgimento italiano nelle operazioni militari. Già il 25 giugno Baghaei aveva definito Italia e Romania «complici» dell’offensiva dopo le dichiarazioni del segretario generale della Nato Mark Rutte.
Intanto il passaggio delle navi resta condizionato dall’instabilità. L’Organizzazione marittima internazionale ha sospeso le operazioni di evacuazione delle imbarcazioni bloccate nell’area; sono circa 500 quelle che si trovano ancora nel Golfo. Al centro dello scontro resta il controllo dello Stretto: Washington insiste sulla libertà di navigazione senza pedaggi, mentre l’Iran rivendica il diritto di regolamentare il transito e di imporre proprie condizioni alle navi che attraversano il passaggio. Un prolungarsi delle tensioni potrebbe tradursi in un aumento dei costi di trasporto e delle assicurazioni marittime, con ripercussioni sui prezzi dell’energia e sugli scambi commerciali internazionali.
La crisi ha provocato anche una dura reazione dei Paesi del Golfo. Il Bahrein, sede della Quinta Flotta americana, ha definito l’attacco con droni iraniani una «flagrante minaccia» alla propria sicurezza e accusato Teheran di minare gli sforzi per consolidare la tregua. Condanne sono arrivate anche da Arabia Saudita e Kuwait, mentre gli Emirati Arabi Uniti hanno ribadito la necessità di rispettare il memorandum e garantire la libertà di navigazione a Hormuz.
Nonostante il nuovo scambio di attacchi, la diplomazia non si è fermata. Secondo Al Arabiya, rilanciata da diverse agenzie internazionali, il prossimo incontro tra Washington e Teheran dovrebbe svolgersi il 2 luglio a Doha e concentrarsi sui beni iraniani congelati. In una fase successiva il Pakistan dovrebbe ospitare il negoziato sul dossier nucleare. Nello stesso giorno il premier pachistano Shehbaz Sharif sarà a Teheran, a conferma che il canale diplomatico resta aperto nonostante gli scontri delle ultime ore.