Corriere della Sera, 28 giugno 2026
Cosa prevedono i 14 punti dell’intesa tra Israele e Libano
Un lento ritorno della sovranità libanese. Le prime due zone da dove l’esercito israeliano si ritirerà. Il disarmo degli Hezbollah. E una novità politica: per la prima volta dal Libano, il riconoscimento del diritto d’Israele a esistere. Vittoria di Bibi? Resa di Beirut? Iran ko? L’accordo di Washington in 14 punti ha l’ambizione d’una «pace duratura», l’orizzonte della ricostruzione, la certezza, che siamo solo all’«inizio dell’inizio» (parole di Marco Rubio). Ecco gli interrogativi aperti dal documento.
1 È la fine della guerra?
No. «Israele e Libano dichiarano la loro intenzione di porre fine al conflitto», riconoscendo la sovranità reciproca e soprattutto il reciproco «diritto a esistere»: significativo, per Beirut che l’aveva sempre negato a Israele. Il Libano ripete che la presenza di qualsiasi gruppo armato (Hezbollah), o di qualsiasi Stato (Iran) che usi la forza, sarà considerata «illegale». In realtà, lo stesso accordo ammette che restano ancora molte questioni aperte.
2 Cosa sono le zone pilota?
L’elemento chiave dell’intesa è al punto 3. Un ritiro solo parziale degli israeliani, un rientro solo parziale dei libanesi. Le due aree – Nabatiye e Wazzani – si trovano a nord e a sud del fiume Litani, a circa 30 km dal confine: conquistate da Israele, sono al di fuori della zona-cuscinetto. Da lì, Israele si ritirerà «gradualmente», ma dopo il disarmo totale degli Hezbollah e lo smantellamento delle loro strutture, lasciando all’esercito libanese «il controllo sovrano». Solo da quel momento, gli sfollati potranno tornare a casa.
3 Quando il via al ritiro?
Sarà «un processo graduale»: prima servirà un «disarmo verificato» degli Hezbollah, poi l’esercito libanese dovrà riprendere «l’effettiva autorità sovrana su tutto il territorio», quindi gli israeliani si ritireranno «progressivamente dal territorio libanese». I dettagli non vengono definiti.
4 Chi disarma Hezbollah?
Il movimento non è mai citato, perché è il nodo da sciogliere. L’accordo prevede «il disarmo verificato dei gruppi armati non statali», così da consentire all’Israel Defense Force di «ritirarsi progressivamente». Le fasi saranno però spiegate in un allegato.
5 E l’esercito libanese?
Al momento, non ha forze in grado di disarmare Hezbollah e rimpiazzare gl’israeliani. Sarà addestrato dai militari Usa (già stanziati 30 milioni di dollari) e forse europei. Il documento per ora non menziona i caschi blu del contingente Unifil, né i tunnel di Hezbollah, né lo sminamento.
6 Quale futuro in Libano?
«Un Libano sicuro e ricostruito, sotto la piena sovranità dello Stato libanese, in cui nessun gruppo armato non statale rappresenti una minaccia per Israele, il Libano o i cittadini di entrambi i Paesi». In particolare, lungo il confine, «il ritorno in sicurezza della popolazione civile e la sicurezza delle comunità settentrionali d’Israele».
7 E il ruolo degli Usa?
Naturalmente, «i due governi esprimono il loro profondo apprezzamento per la visione del presidente Trump». Più precisamente, però, ci sarà un «gruppo di coordinamento militare» con la partecipazione degli Usa. E comunque, «una supervisione continua» della Casa Bianca. Washington fornirà aiuti umanitari (100 milioni di dollari, per ora) e investimenti per la ricostruzione, mobilitando partner internazionali. Gli Usa vigileranno direttamente perché i fondi non finiscano a «gruppi armati non statali».
8 Ci sarà una forza multinazionale?
Il Libano chiede «il sostegno dei partner internazionali e in particolare di quelli arabi, sotto la guida degli Usa», per evitare che le milizie si riarmino.
9 Stop ai raid d’Israele?
Israele «dichiara di non avere ambizioni territoriali in Libano» e dice che ogni invasione, finora, era dovuta a quel che faceva Hezbollah. Cesserà quindi le azioni militari solo se cesseranno «gli attacchi e le azioni ostili» degli sciiti: fondamentale quindi il disarmo delle milizie. Solo su questa base, eviterà «qualsiasi futura necessità d’azioni o di presenza militare».
10 E l’Iran?
«Il Libano respinge le pretese di qualsiasi attore statale o non statale di ricorrere alla forza a suo nome senza la sua esplicita autorizzazione». E «nulla impedisce d’esercitare il diritto all’autodifesa» riconosciuto dall’Onu. Questo vale naturalmente anche e soprattutto per Israele, in caso di violazioni. Un diritto che «nessun terzo può esercitare per conto» dei due Paesi: né come avvenne nei decenni scorsi coi siriani, né come fu negli anni ’80 coi corpi paramilitari israeliani.
11 Quando entrerà in vigore la pace?
Non è stata definita ancora una data. E la gradualità del processo, più volte ribadita, nasconde molte insidie.