Corriere della Sera, 28 giugno 2026
Intesa sul Libano. Hezbollah e ultradestra israeliana contrari
«Signora, lei ha combattuto come una leonessa!». Cortesie da vincitori: venerdì pomeriggio, al momento di firmare la piccola pace di Washington, l’ambasciatore israeliano Yechiel Leiter s’è inchinato alla collega libanese, Nada Hamadeh. Non si sa che cos’abbia risposto l’ambasciatrice, ma è chiaro come la vedano gli sciiti di Beirut che ieri, sui siti Hezbollah, attaccavano lei e il presidente libanese Joseph Aoun, per il quale «questa è la vittoria della diplomazia sulla violenza», e postavano l’immagine d’un agnello sacrificato.
Lions for lambs. Venerdì notte, centinaia di moto in corteo a strombazzare sulla strada per l’aeroporto Hariri, e non per festeggiare. Copertoni bruciati, cassonetti rovesciati, la rabbia per un accordo «nullo, umiliante, vergognoso, una rinuncia alla nostra sovranità» (parole del leader di Hezbollah, Naim Qassem). Interviene l’esercito libanese, quello che dovrebbe riprendersi il sud invaso dagl’israeliani ed è poco più che una gendarmeria, e lo fa perché c’è anche chi (il deputato filoiraniano Hassan Fadlallah) evoca «una nuova guerra civile», oppure chi minaccia: «Collegare il ritiro israeliano al disarmo della resistenza supera tutte le linee rosse». «O mio popolo – scrive il presidente sciita del Parlamento, Nabih Berri —, questa è sedizione!». Dallo Yemen, rumoreggiano pure gli Houthi: «L’accordo è una cospirazione contro il Libano e un successo israeliano. I libanesi rovescino con ogni mezzo questo governo fantoccio». La rabbia si trascina le domande fondate: chi potrà davvero disarmare il partito di Dio, che conta ministri e deputati? Chi finanzierà la ricostruzione, se l’Iran è fuori?
Sono dubbi che toccano anche il ministro ultrà israeliano Itamar Ben Gvir, quando attacca il premier Bibi Netanyahu e invoca più guerra: «Quest’accordo è un grande errore. Lo Stato libanese non smantellerà mai Hezbollah. Solo i nostri soldati li distruggeranno!». Netanyahu, vincitore di questo round, non abbocca: «Un risultato storico per Israele», dice, perché apre a «un eventuale accordo di pace col Libano». Di sicuro, «una grande sconfitta» per l’Iran e Hezbollah, con Israele che può mantenere una zona di sicurezza in Libano fino a quando sarà necessario. Lo conferma il suo ministro della Difesa, Israel Katz: «Non ci sarà alcun ritiro, finché Hezbollah non sarà disarmata in tutto il Libano». Nel denso fumo dei copertoni e delle rabbie, alla cerimonia della firma l’altra sera s’è accesa anche una luce: per la prima volta, e dopo quattro guerre, il Libano ha riconosciuto Israele in un documento ufficiale. Dal ‘49, non era mai successo.