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 2026  giugno 02 Martedì calendario

Biografia di Checco Zalone

Checco Zalone, nato a Bari il 3 giugno 1977 (49 anni). Luca Pasquale Medici. Cantante. Musicista. Comico. Attore • «Uno dei migliori prodotti di Zelig» [Il Foglio, 4/1/2009] • «Il re Mida del botteghino» [Viviana Persiani, Giornale 30/12/2025] • «Il santo protettore del nostro cinema» [Gloria Satta, Mess 2/7/2019] • «Oggi siamo invasi dai comici. Ma tra 30 anni rimarrà giusto lui» (Nino Frassica) [Paola Pellai, Libero 30/4/2018] • Debuttò nelle piccole tivù locali pugliesi. Raggiunse il successo con l’inno Siamo una squadra fortissimi, scritto per la Nazionale durante i mondiali di calcio del 2006, Disco di platino; nello stesso anno uscì il libro Se non avrei fatto il cantante (seguito da Cado dalle nubi del 2009). Si è dato poi al cinema, come co-autore e interprete: Cado dalle nubi (2009, trasposizione del libro omonimo), Che bella giornata (2011), Sole a catinelle (2013), Quo vado? (2016), Tolo Tolo (2020) e, da ultimo, Buen Camino (2025) • Famosissimi i suoi video-tormentoni, tra cui Immigrato (2019), L’immunità di gregge (2020, con Virginia Raffaele), La vacinada (2021, con Helen Mirren); da ultimo: Prostata enflamada (2025) • Ha vinto un David di Donatello, un Ciak d’Oro, due Globi d’oro e un Telegatto • Il suo nome d’arte viene dalla locuzione dialettale «che cozzalone» (cioè «che tamarro»), il ragazzo rozzo e volgare che si sforza di adeguarsi a uno stile di vita più civile senza riuscirvi. «Checco è un bambinone ignorante, volgare, egocentrico e del tutto inconscio della propria idiozia. Di figure simili se ne sono viste molte sia sul grande che sul piccolo schermo: nella vita reale non li potremmo sopportare, al cinema ci fanno ridere. Sono divertenti perché, quando interpretati con la giusta dose di intelligenza e cinismo, mettono alla berlina le limitazioni e le poco adorabili ingenuità dell’Italia. Funzionavano così i “mostri” di Alberto Sordi e i coatti di Carlo Verdone, questi ultimi ormai spuntati dal tempo e dall’usura. Non funzionano più Christian De Sica & Co, perché da macchiette si sono trasformanti nella glorificazione di una nazione vigliacca, cialtrona e corrotta» [Adamo Dagradi, Giornale di Vicenza 8/1/2011] • «Checco non fa parodie, apre dei mondi. Se imita Giusy Ferreri o Jovanotti o i Negramaro o Carmen Consoli lo fa per introdurci in un mondo che non conosciamo. Lui lavora per il retro della medaglia, per il guanto rivoltato, per l’altra metà del cielo. Finge di essere un neomelodico solo per ingentilire la ferocia del suo punto di vista. Finge di essere un tamarro solo per osservare dal punto di vista più basso l’oggetto del suo canto e soprattutto del suo disincanto» [Aldo Grasso, Cds 3/1/2009] • «Giurista mancato (“Sono solo uno dei tanti dottori in legge che avrebbe fatto fotocopie per dieci anni a un avvocato prima di vedere qualche soldo...”), ed ex musicista da pianobar [...] è soprattutto un comico naturale» [Carlo Angioni, Gazzetta 8/1/2009] • Quando qualcuno gli chiede un’intervista, risponde: «Con tutti i problemi che ha l’Italia non capisco perché si parli tanto di uno che prova a far ridere. Se fossi un giornalista non mi considererei».
Titoli di testa «Nell’attesa, con le Clarks ai piedi: “Me le sono messe per voi del Fatto, dovete esservi drogati molto per chiedermi un’intervista”. Checco è nervoso per l’uscita del suo film. Occhiaie profonde, cera rivedibile ed endemica febbre dell’antivigilia, ma finge che sia una bella giornata. Beve birra, fuma, risponde a uno squillo di De Gregori, strimpella il Dalla di Disperato erotico stomp, addenta un panino e si dispone quieto alla tortura dell’intervista» [Malcom Pagani, Fatto 28/10/2013].
Vita Figlio di Sandro M., rappresentante farmaceutico, musicista per passione, e Antonietta Capobianco, detta Tonia, impiegata a scuola. Primo di tre figli, i suoi fratelli si chiamano Fabio e Francesco («Il vero Checco sarebbe lui…») • Cresce a Capurso, a ridosso di Bari, in una bella casa, nutrito dalla mamma gourmet, che quando lo vuol fare felice gli fa la tiella di patate, riso e cozze • Qual è il suo primo ricordo da bambino? «Un balcone. Un triciclo. Io che vado su e giù» E il suo primo ricordo pubblico? «Paolo Rossi e il Mondiale 1982. Prima ancora, l’elezione di Reagan. Trovammo una cagnolina e mia madre disse: la chiameremo Nancy, come la first-lady» [Aldo Cazzullo, Cds 22/12/2019] • Luca cresce tra la parrocchia e il campo da calcio • A 5 anni, le imitazioni di Dalla e Celentano sono i suoi pezzi forti. Ma non risparmia compaesani, insegnanti, e fa una grande performance il giorno della prima comunione facendo il verso a don Franco. «L’idea di fare il comico mi venne in chiesa. Il parroco dedicò un’omelia all’allenatore di calcio del paese. Spiegò che lo spirito conta più del corpo e gesticolando, un po’ ridendo e un po’ piangendo, si fece prendere la mano: “E questo si muoveva e adesso non si muove più. E questo correva e adesso non corre più. Lui c’era e ci illuminava e adesso niente, niente, niente solo silenzio”» [Malcom Pagani, Fatto 28/10/2013] • Milita nella Polisportiva Capurso. «Che poi non si capiva come mai si chiamasse Polisportiva, visto che – giustamente – si faceva uno sport soltanto: il pallone. Giocavo centravanti, benino. Un giorno incontriamo il Bari. Noto questo bambino di sette anni, piccolo, brutto. Non ci fece toccare palla. Era Antonio Cassano» [Cazzullo, cit.] • «… Mia madre si candidò nelle liste del Pci. Prese 18 voti; ma i Capobianco a Capurso erano 36. Metà non la votò. Un fatto gravissimo». Comunista la madre di Checco Zalone? «Quello di destra era mio nonno paterno: don Pasquale, capostazione». Liberale? «Fascistone. Lo sentivo mormorare: “Quando c’era Lui, i treni arrivavano in orario...”. Chiamò la figlia Rachele, come la moglie del Duce. Pudicamente la chiamavamo Lina. Ha fatto la poliziotta. L’ho stimata tantissimo. Mi ha insegnato cos’è il senso dello Stato, del bene comune. Dopo il terremoto la mandarono in Friuli. Ha chiuso la carriera come vicequestore. È stata lei a farmi studiare» [Cazzullo, cit.]. «La zia Lina mi teneva sotto […]. A casa, era l’unica ad avere uno stipendio vero. Mi ha pagato tutti gli studi. Per le medie scelse il Cirillo di Bari. Semiconvitto per soli maschi, tristissimo. I miei amici giocavano a pallone, io rimanevo tra i banchi fino alle 18. Ci andavo in pullman. Una mattina mi addormento e mi risveglio ad Andria. Mi viene a prendere mio padre, incazzatissimo. Affronta Lina e la manda a fare in culo: “Il ragazzo torna a Capurso con gli uastasiddi”» Gli uastasiddi? «I briganti. Dopo aver perso la battaglia del Cirillo, Lina si rifece con Conversano. Il liceo era a chilometri da casa, ma secondo lei a Bari non potevo studiare: “A Bari sta la droga”. In realtà di droga ce n’era tantissima anche a Conversano e nel giro dell’intellighenzia capursese, le canne se le facevano tutti» [Pagani, cit.] • «I miei compagni mi stavano quasi tutti sul cazzo perché erano troppo bravi. A eccezione di Giuseppe De Bellis che ora giornalista, con il quale condividevo il terrore per il professore di matematica, Lacalandra. Ci rimandò entrambi. Eravamo due cani. Due cani terrorizzati. La sofferenza per calcolare il punto medio, una puttanata che proprio non riuscivo a capire, me la ricordo ancora» [Pagani, cit.] • Si iscrive alla facoltà di legge dell’Università di Bar. «L’unica città al mondo in cui ci sono più avvocati che cittadini e dove ho scoperto il genere femminile iscrivendomi al Cepu. Corso accelerato di figa, per recuperare tutto quel che per 10 anni avevo solo immaginato» […] Poche ragazze al liceo? «Nel mezzo di un autogrill, in gita scolastica, per far colpo su Bianca Guaccero che era stupenda, non conoscevo e non ho mai più incontrato in vita mia, scendo dal pullman, uso una scopa come microfono e mi lancio nell’imitazione di Walter Nudo in Colpo di fulmine. Lei faceva la timida. Non me la diede allora e, inutile dire, non me l’avrebbe data mai più» [Pagani, cit.] • Finalmente, nel 2004 si laurea con 106. Tesi in diritto del lavoro, sul tfr nel pubblico impiego («Due palle»). Il desiderio dei genitori, con un figliolo tanto intelligente, è che diventi avvocato, magistrato o, in alternativa, sulle orme di zia Rachele, vicequestore. Lui non è molto convinto. «Ho anche dato un concorso da ispettore di polizia. Per fortuna non mi hanno preso. Zia Lina tentò di farmi assumere da un avvocato: sarei dovuto andare a fare le fotocopie nello studio di Francesco Paolo Sisto, l’onorevole di Forza Italia. L’altro giorno l’ho incontrato in aereo e gli ho chiesto: “Fammi ‘na fotocopia, dai”». È stato anche rappresentante di medicinali? «Un periodo orribile. Piazzavo molta amuchina, che a Bari andava forte per paura del colera. E i cerotti per non russare, che però restarono invenduti». E suonava ai matrimoni. «Quello era un mestiere redditizio, perché in Puglia il matrimonio va molto. Settanta euro a serata. La cantante, serissima, annunciava: “Dopo questa canzone saranno serviti gli antipasti”». Com’era il pubblico? «C’era di tutto. Anche pregiudicati con amici e parenti in galera. Presi l’abitudine di esordire così: “Il concerto è dedicato ai reclusi della casa circondariale di Taranto, con augurio di presta libertà”. Al Nord scoppiavano a ridere. Al Sud scoppiava un applauso sincero: mi prendevano sul serio» [Cazzullo, cit.] • Il suo sogno è fare il musicista. Luca suona il piano ai matrimoni («Mi esercito tre ore al giorno da quando avevo dodici anni») e insieme a un gruppo chiamato The Bugs, ispirato ai Beatles. Nel 2004 cominciò ad aggiungere parti comiche nelle sue esibizioni musicali. Primo spettacolo: «In pizzeria. Ho invitato parenti e amici, prendendo il 30% dei ricavi dalle consumazioni. Facevo l’imitazione del parroco e altri personaggi del paese». Esordì presto nelle tv locali Telesveva e TeleNorba, soprattutto grazie alle imitazioni dell’allora governatore della Puglia, Raffaele Fitto, e del suo avversario Nichi Vendola. «Quelli che fanno musica si sentono sempre un po’ John Lennon. Si prendono sul serio. Io invece non ho mai voluto diventare un artista di successo. Io volevo arrivare al livello che mi consentiva di non montarmi gli amplificatori da solo» [Comazzi, cit.]. «Il colpo di culo che mi ha cambiato la vita è stato il provino di Zelig. Cantante neomelodico, cafonissimo, in scena con una tremenda maglietta rosa aderente. […] Gino e Michele mi prendono da parte: “Che fai nei prossimi mesi?”. “Ho la pratica per diventare avvocato”. “Annulla tutto, non prendere impegni per un anno”. Un sogno». Tutto facile? «Io comincio a fare avanti e indietro tra la Puglia e la Lombardia, mantenuto dai miei e senza una lira in tasca, per sostenere i provini. Il 23 luglio del 2004 dopo essere sceso dal Milano-Bari in un giorno di caldo infernale, zanzare e bestemmie, trovo mio padre: “Mo’ mi hai rotto i coglioni, non c’ho più soldi, sto andando sotto in banca, falla finita”. Imbarazzatissimo, vado dal produttore: “Non posso più venire”. Senza fiatare, mi stacca un assegno da 5.000 euro. Mi sembrò Dio. Chi cazzo li aveva mai visti 5.000 euro? Ne prendevo 50 a serata per fare il piano bar, mi pagavo la benzina e a volte mi toccava vestirmi pure da babbo Natale» [Pagani, cit.] • «La scelta definitiva del nome: “Sennò la gente poi se confonde e non è il caso” me la consigliò Maurizio Costanzo. Il modello fu invece Toti e Tata di Nunziante con Solfrizzi. Il barese che considerava il furto come regola e superare la terza media uno sfregio alle tradizioni familiari. Il meridionale con i vizi tipici dei meridionali». «Checco Zalone […] è la parodia di un cantante napoletano che si esibisce durante comunioni e matrimoni, rielaborando in chiave neomelodica tutte le figure disarmoniche del nostro olimpo canoro. Cresciuto vedendo TeleNorba e i mitici Toti e Tata (Emilio Solfrizzi e Antonio Stornaiolo, rispettivamente “Piero Scamarcio e lo Scippatore d’emozioni”); da loro ha appreso l’arte della vittima che si trasforma in carnefice. “L’abbigliamento è forzatamente estremo – hanno scritto Gino & Michele – con quei jeans paccuti e quella canottiera rosa attillata che sono diventati il marchio di fabbrica delle sue esibizioni. Di Checco si sa poco, forse un ex galeotto, forse semplicemente uno che si barcamena. Certo, il suo essere ai limiti della legalità sociale e canora ne esalta i difetti elevandoli a “pregi’’...» [Grasso, cit.] • «Le sue parodie intasano Internet da mesi. Zalone non ha inventato niente, la sua bravura sta nel cucinare cose nuove (ogni puntata, a differenza di colleghi che replicano le stesse battute per una stagione intera) con cose vecchie: il meridionale che non sa l’italiano (“Se io non avrei fatto il candande non sarei qui”) e le canzoni con il testo cambiato che gira e rigira parlano di figa sono come il tizio che cade sulla buccia di banana, faranno sempre ridere. “Ho una doppia personalità, sono come dottor Jack e Peter Pack” dice presentandosi “il mio è un tipo di comicità anglosassa, sono un artista con la esse maiuscola”. O le citazioni assurde: “Ho stato accusato di avere copiato questa canzone, ma come dicevano i jazzisti di New Orleans: le note sono sette, chi vuole se le fotte”. Come dice Aldo Grasso, le sue parodie ci fanno capire di più i cantanti imitati. Molta essenza della comicità in effetti sta lì: sottolineare particolari laterali in modo che il punto vero ne risulti esaltato. Quasi sputtanare volendo bene. Non a caso la maggior parte dei cantanti imitati da Zalone sono suoi amici. La parodia di Vasco Rossi è perfetta: una serie di “eeeh!” e frasi sul senso della vita che non si trova che parlano più di un album del cantautore di Zocca, così come è definitivo il brano in cui la figlia di Jovanotti chiede al papà di smetterla di dedicarle canzoni, e lo accusa di avere rubato al pennello Cinghiale l’idea del “grande amore e amore grande”. “La volgarità è la banalezza” È vero, ci sono chili di parolacce assortite che forse ne sconsigliano la visione ai bambini: Sere nere di Tiziano Ferro diventa “Seghe nere”, Carmen Consoli canta “Stitica”, Giusy Ferreri (“È un nome d’arte che le hanno dato i colleghi del supermercato perché rubava i Kinder”) canta “Devi scordarti di me” dopo una “botta e via” nel carrello della spesa, e i Negramaro cantano un piatto tipico del Salento, “lu pullu cusutu in culu”. Una comicità pop, certo non ricercata, a tratti innocua che costringe alla risata con la parola “cacca” come quando si era bambini, che sforna battute da liceale sui gay (il protagonista omosessuale di una canzone di Anna Tatangelo è in realtà etero ma si finge gay per non ingelosire Gigi D’Alessio, che però approfitta di lui di nascosto), che racconta personaggi perennemente alla ricerca di una che la dà via. Il tutto però senza essere mai eccessivo, non infastidendo chi ascolta, navigando sull’orlo della demenza pur continuando a sorprendere. È il cabarettista che dice più parolacce di Zelig, ma è anche quello che da due anni i non cultori del programma comunque non si perdono. D’altra parte, “la volgarità non è la parolaccia, è la banalezza”» [Foglio, 4/1/2009].
Amori Due figlie Gaia (n. 2013) e Greta (n. 2017), avute da Mariangela Eboli, anche lei musicista. «Mariangela Eboli e l’ha fatta sudare per una vita. Lei cantava in un piano bar della provincia barese, un posto un po’ triste. Io ero con un’amica che non mi considerava, e per ingelosirla vado da questa cantante, bella, prosperosa, a dirle: “Io suono ai matrimoni, se ti interessa...”. Le interessava».
Amori/2 Nel marzo 2026 fu paparazzato a Roma con l’ex modella napoletana Valentina Liguori, ex moglie dell’ex calciatore Gianluca Zambrotta.
Denari «Ho fatto fare i soldi e sono condannato a farne fare sempre di più. Detesto gli artisti che fanno finta che non contino. La prima volta che ho visto un set mi è preso un colpo. 70 persone, 70 famiglie, 70 bocche da sfamare. A qualsiasi uomo di coscienza il dubbio verrebbe: “Chi cazzo li paga questi qui?”» [Pagani, cit.].
Politica «Sono totalmente agnostico. Lo giuro. Non so se è mancanza di strumenti per valutare o credere, o magari solo una posizione di comodo. Ma non ne soffro. Non ho mai sposato nessuna fede politica. Forse sono irrisolto. Forse, più probabilmente, non me ne frega niente» [Pagani, cit.].
Politica/2 Zalone-Medici è qualunquista? «Sono di centro». Allora è contento per il terzo polo di Fini, Casini e Rutelli. «Forse cambierà qualcosa però non ci capisco nulla. Ma sono di centro per un altro motivo». Quale? «È la posizione più comoda. Ma forse non sono di centro, a pensarci bene». Si decida? «Sono di dietro». Niente luci rosse, per favore. «No preferisco mettermi di dietro perché così guardo dove vanno gli altri e mi butto con loro» [Fabrizio D’Esposito, A 13/1/2011].
Politica/3 Sul serio: lei come la pensa? «Sono del 1977. Ho votato per la prima volta nel 1996: Berlusconi secco. Perse. Per un po’ mi sono astenuto. L’ultima volta ho votato Renzi. E ha perso pure lui» [Cazzullo, cit.].
Politica/4 Lei cosa pensa di Berlusconi? «Siamo in pieno revisionismo. Ora sta simpatico a tutti. Lo rimpiangiamo. Era un po’ egoriferito: parlava solo lui. Era difficilissimo carpire la sua attenzione, voleva stare al centro del mondo». E la Schlein? «Non mi sono ancora interrogato su di lei». La Meloni? «Da quando si è lasciata non mi scrive più!». Perché, le scriveva? «Ero in vacanza in Puglia, mi mandò un whatsapp chiedendo di incontrarmi. Io non incontro mai politici, però non volevo deludere i miei amici: tutti fascistoni, quindi suoi fan. Pensai a un caffè in gran segreto, ma loro si ribellarono: “La devi invitare a pranzo a Giorgia!”. Così le chiesi se aveva allergie e intolleranze, oltre a quelle che già conoscevamo. Rispose seria: sono allergica alle nocciole» [Cazzullo, 7 23/12/2025].
Curiosità Alto 1,73 m • Ha passato la pandemia a suonare il pianoforte. «Il mio amico Francesco De Gregori, che mi invita spesso a casa sua, dice che dovevo fare il pianista e non quelle cagate che faccio. E siccome è De Gregori glielo lascio dire» • In un suo spettacolo imitava Vladimir Putin e lo faceva parlare in bitontino («Una grammelot di accenti della provincia di Bari che ricordano il russo») • Claudio Sabelli Fioretti e Giorgio Lauro si imbatterono in lui prima che diventasse famoso. Cercavano un giovane che collaborasse a Un giorno da pecora. «Prima ancora che lui se ne accorgesse, esaminai la sua produzione e lo scartai: “Questo, dissi a Giorgio Lauro, non va da nessuna parte”» [Fatto 8/1/2016] • Una volta, a Sanremo, non lo hanno voluto: «Volevo prendere in giro Povia, che aveva fatto una canzone agghiacciante, “Luca era gay e adesso sta con lei”; come se l’omosessualità fosse una malattia da curare. L’idea era salire sul palco dell’Ariston con una medicina in mano, il Frociadil 600, ovviamente una supposta. Gli autori mi fecero capire che non era il caso» [Cazzullo, cit.] • Con Antonio Cassano sono ancora amici. Ogni tanto si sentono al telefono. «Ha un senso dell’umorismo totale. Un pomeriggio mi chiama sul telefonino al mare. Sto facendo il bagno, e al mio posto risponde Gennaro Nunziante. “Ricchione!” comincia Cassano. E l’altro, paziente: “Non sono Checco, sono Gennaro Nunziante, il suo regista...”. “E si’ ricchione pure tu!”» [Cazzullo, cit.] • I suoi fratelli, Fabio e Francesco, fanno l’assistente di volo e l’attrezzista • Ogni volta che un suo film è in uscita cade in preda all’ansia, all’angoscia e alla depressione. Suo fratello Fabio, allora, gli canticchia la sigla di Meteore • «‘sta storia del successo sarebbe meno angosciante se almeno riuscissi a godermelo. Invece sono un coglione e soffro. Leopardi rispetto a me era un ottimista» [Pagani, cit.] • «La verità è che invidio Crozza. La capacità di creare personaggi settimanalmente. Per le mie cagate, per scrivere tre minuti di canzone, impiego mesi. Non è che mi venga spontaneo. Quando annuso la preda devo studiarla. Quando l’ho studiata, devo combattere con i dubbi» [Pagani, cit.] • La cosa che gli dà più fastidio è sentirsi ripetere che è «l’uomo del momento». «Perché il momento, prima o poi, passa, e ancora non ho un piano B» • Nel 2011 disse che non si vedeva proprio, a 50 anni, a fare ancora il comico. «A quell’età si inizia a essere tristi, la scorreggia diventa patetica e io le corde drammatiche non le ho». Cos’altro potrebbe fare? «Sono anni che tento di scrivere canzoni serie: purtroppo mi scappa sempre la cazzata» [Scarpa, cit.].
Titoli di coda «Uno protesta perché gli tagliano l’arte. Vorrei dire: “Ma chi ti ha detto che fai arte?”». Lei fa arte? «Io faccio ridere, se ci riesco» [Fabrizio D’Esposito, A 13/1/2011].