4 giugno 2026
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Biografia di Luciano Canfora
Luciano Canfora, nato a Bari il 5 giugno 1942 (84 anni). Storico. Professore emerito di filologia greca e latina all’università di Bari.
Vita Suo padre Fabrizio insegnava storia e filosofia in un liceo e aveva fatto parte di Giustizia e Libertà, sua madre Rosa insegnava greco: «Mia madre non ha mai cercato di condizionare le mie scelte, la passione per il greco mi venne grazie a una bravissima insegnante del ginnasio» • È sposato con Renata Roncali, ordinario di Storia della tradizione dei testi classici all’università di Bari. Si conobbero da studenti, hanno due figli, Davide e Irene – «un nome in omaggio al greco, e uno all’ebraico. Anche io di secondo nome faccio Davide. Nel 1942 era un gesto di simpatia verso gli ebrei» –. Davide Canfora, 53 anni, insegna Filologia italiana all’università di Bari, e Irene Canfora insegna Diritto agrario nella stessa università • «“La politica è stata presente fin dall’inizio nella mia vita”, spiega. “Sono convinto che sia la forma più alta di moralità e riassuma l’intera attività umana”. Come Tucidide e Tocqueville, Canfora si sente uno storico privilegiato: “Ho potuto osservare il fenomeno comunista nel momento del suo massimo prestigio”, racconta, “nell’immediato secondo dopoguerra, poi del suo definitivo cristallizzarsi in organismo statale autoritario e, infine, della sua caduta”» [Silvia Ronchey, 2003 Sta] • Come nasce la sua voglia di fare lo storico? «Alla base delle mie scelte ci sono fatti politici che fecero epoca: il 1956, innanzitutto. Poi il 1958 e il 1960. Nel ’56 facevo il ginnasio quando ci fu la rivolta Ungherese poi repressa dall’Unione Sovietica. Provenivo da una famiglia molto impegnata politicamente ed è comprensibile il trauma che ci investì. Il problema era riuscire a spiegare qualcosa di inaudito. E a distanza di anni continuo sempre più a pensare che il 1956 sia stato l’anno epocale della nostra storia». Fu l’anno della grande nevicata. «Memorabile anche in quello. Chiusero le scuole a Bari» […] Chi sono stati i suoi maestri? «Figure tra loro diverse: Ettore Lepore, storico del mondo antico, ci mise subito in contatto con la storiografia più avanzata, soprattutto anglosassone; Carlo Ferdinando Russo, filologo scaltro che ha svecchiato il nostro ambiente; Ambrogio Donini che insegnava Storia del Cristianesimo e ci faceva leggere i testi in lingua greca; Gabriele Pepe medievista e Pasquale Villani professore di storia moderna. C’era anche un bell’insegnamento di ebraico con un certo padre Penna che io frequentai perché il mio lavoro di tesi riguardava il mondo siriaco e il sostrato semitico». Tutto all’Università di Bari? «Mi sono laureato lì e poi ho presentato una domanda di perfezionamento alla Normale di Pisa. Ho frequentato per un certo tempo, ma poi preferii fare un’esperienza in Francia» [Gnoli, cit.] • Nel 1964 si laurea il Lettere classiche con una tesi in Storia romana, relatore Ettore Lepore: «Mi ha insegnato molto, mi ha sprovincializzato [a Luca Turi, 2022 L’edicola del Sud] • Si specializza in Filologia classica alla Scuola Normale di Pisa • Inizia la carriera universitaria come assistente di Storia antica • Nel 1968 pubblicò il suo primo libro, Inventario dei manoscritti greci di Demostene • Nel 1975 diventa professore di filologia greca e latina all’università di Bari • Tra le sue materie di insegnamento figurano anche Papirologia, Letteratura latina, Storia greca e romana • Nel 1999 si candidò alle Europee con i Comunisti Italiani, ma non venne eletto • Nel 2007 vinse il premio Benedetto Croce («in considerazione del complesso dell’opera filologica rivolta allo studio del mondo classico e riconosciuta dagli studiosi a livello internazionale come un autorevole punto di riferimento e di guida») • Nel 2008 fece parte della giuria del premio Viareggio. «Ho scoperto che gli italiani amano scrivere. Casa mia è piena di poesie e romanzi» • Nel 2010 mise in discussion l’autenticità e la pubblicazione dei diari mussoliniani (Bompiani) • Nel 2012 fu tra i premiati del premio Cesare Pavese e vincitore insieme ad Antonio Polito del XV premio Montale di Sarzana • Confutò la scoperta relativa alla Sindone e alla sua datazione fatta dallo studioso francese Thierry Castex e divulgata dalla storica italiana Barbara Frale (I templari e la Sindone di Cristo, il Mulino) • Il punto della sua carriera nel 2014: «Circa 150 libri pubblicati dal 1968 a oggi, sugli argomenti più disparati, quasi un migliaio di saggi su riviste specialistiche (“Ma non ho di mira cifre tonde o altri simili traguardi puerili: sarebbe antitetico al piacere della ricerca”). E poi gli articoli sui giornali, e gli interventi ai convegni in giro per l’Europa. E naturalmente gli incarichi universitari: professore emerito nella sua Bari, dove ha insegnato per una vita, professore a contratto di Filologia classica nella stessa Bari e a Bologna (un semestre di qua, un semestre di là), rettore vicario e direttore del dipartimento di Storia a San Marino. E gli incarichi nelle riviste: direttore responsabile dei Quaderni di Storia, nel comitato direttivo di Limes, Les Etudes Classiques, Anabases, Filosofia dei Diritti Umani/Philosophy of Human Rights. E la curatela delle collane editoriali: La città antica per Sellerio, Paradosis per Dedalo, Agones (con Guido Avezzù) per Antenore, Historos per Sandro Teti, Ekdosis per Edizioni di Pagina. […] Sulla porta del suo studio, nella casa barese, è riprodotto un cartello che recita “Zona sacra dell’eremo: silenzio, rispetto, decoro”. L’ha affisso tanti anni fa il figlio, oggi a sua volta valente studioso, all’epoca poco entusiasta all’idea di un padre chino sulle carte. Una vita da asceta: non guida, a tavola quasi non tocca cibo, beve caffè rigorosamente senza zucchero, come tutti i veri amanti del caffè, ma se gli confessate qualche occasionale concessione a un cucchiaino di panna nella tazzina vi fulmina soavemente: “Ognuno è libero di sfogare come crede le sue perversioni”. Non si deve però pensare a un ascetismo da stilita. Canfora non solo si concede ai convegni più disparati, avendo cura di ottimizzare gli spostamenti in tour che abbiano una loro coerenza geografica, ma interviene anche nei più sperduti licei della Penisola per propugnare le cause scientifiche che gli stanno a cuore. Nonostante ciò, è tutt’altro che un professore inarrivabile. Sul sito dell’Università di Bari c’è il numero di telefono dove si può trovarlo nelle molte ore che vi trascorre, e c’è l’indirizzo email da cui risponde a chiunque, su tutti gli argomenti» [Maurizio Assalto, Sta] • Nel 2015 dell’allora sindaco di Roma Ignazio Marino disse: «Si occupi di periferie invece che andare a cavallo lungo i Fori come il Duce» • Nel 2017 insieme a 600 intellettuali denunciò «i troppi errori da terza elementare nelle tesi di laurea» • L’11 aprile del 2022, durante un intervento al liceo Fermi di Bari, disse: «La leader di Fratelli d’Italia trattata di solito come una mentecatta pericolosissima, essendo neonazista nell’anima, si è subito schierata con i neonazisti ucraini». Meloni lo denunciò per diffamazione, chiedendo un risarcimento di 20 mila euro. Centodieci tra storici, filologi, filosofi, editori e giornalisti firmarono un appello su Libération in sua difesa. Nel 2024 Meloni ritirò la querela. «Meloni neonazista? Se lo ripeterei? Nessuno può tuffarsi due volte nello stesso fiume» • Nel 2025 «il firmacopie di Luciano Canfora al Salone del Libro è una lunga fila di giovani e giovanissimi. Approfittano dell’occasione per metterlo al corrente dei propri percorsi universitari e scolastici e per strappare qualche consiglio» [Ludovica Passeri, SkyTg24] • L’ultimo della lunga serie di libri che ha scritto è uscito quest’anno per Feltrinelli, si intitola Comunismo. Un’altra storia • Il futuro? «Bé, non farò il cantante certamente, ma continuerò a studiare nei limiti delle possibilità mentali, che spero non si attutiscano, speriamo» [a Turi, 2022 cit.].
Su di lui «Grecista barese, oltranzista dell’ortodossia stalinista anche se postuma, proietta nella politica la miopia intemporale del filologo classico. Dotato di proverbiale capacità di giudizio storico per aver liquidato come “idiozia” la svolta nel Pci di Achille Occhetto e per aver preferito a Michail Gorbaciov i regimi dell’Est esaltando la funzione anticapitalistica della Germania Est, guata ogni occasione per gettarsi – foruncolo del Corriere qual è – nell’agone giornalistico con puntualizzazioni, paradossi, corsivi polemici diretti per lo più contro Sergio Romano, ma anche contro Norberto Bobbio. All’esegesi dei classici greci e alla rievocazione dei grandi miti dell’Antichità, alterna saggi di storia contemporanea, da quello in cui difese la “giusta sentenza” (l’assassinio del filosofo Giovanni Gentile) a quello su Palmiro Togliatti in cui accusò Paolo Spriano di incompetenza e malafede; un intervento orale, al Festival dell’Unità, sull’idea comunista secondo François Furet, gli valse da parte del compianto storico francese una definizione memorabile, “à la limite du grotesque”. Tenta invano da anni di ottenere la cattedra di filologia classica alla Normale di Pisa. Scrive col pennino ma per inviare le sue epistole si serve del fax» [Pietrangelo Buttafuoco, 1998 Dizionario dei nuovi italiani illustri e meschini] • «Guardando Luciano Canfora viene voglia di evocare un intellettuale del primo Novecento. La pettinatura all’indietro, gli occhiali tondi e leggeri, il volto scarno, l’abito serio e inappuntabile nei colori inclini al tabacco, ne fanno una figura lievemente retrò. Come restituita da un tempo sobrio e militante» [Antonio Gnoli, 2012 Robinson] • «Comunista mai pentito, vive con disincanto in un mondo che disapprova ma che marxianamente non desiste dall’analizzare, kantianamente dedito a fare quel che ritiene vada fatto» [Assalto, cit.] • «Quando lo definiscono putiniano, Luciano Canfora, filologo e storico, ride: “Come può un comunista come me avere qualcosa in comune con un ipercapitalista come Putin? Sono accuse inverosimili, ma di fronte a una guerra tra potenze si ha il diritto di criticare entrambe”» [Giacomo Salvini, 2022 Fatto] • «Sagace studioso del mondo antico ma attento alle dinamiche politiche dell’oggi» [Francesco Grignetti, 2017 Sta] • «Massimo specialista di fama mondiale di cose greche e anche latine, filologo e storico, poligrafo che trova diletto nella storia politica fra fascismo e comunismo, supertogliattiano, che messo alle strette non parlerebbe nemmeno troppo male di Stalin» [Gherarda Schia, 2012 Dago] • «Carisma portentoso» [Giuseppe Laterza a Paola Pica, 2025 Cds] • «Spazia con stupefacente dottrina tra temi diversissimi, dall’antichità greca e romana a quella bizantina, dalla storia moderna a quella contemporanea (con un occhio di riguardo per le vicende del comunismo italiano), dalla filologia e dalla letteratura classica alle questioni di metodologia storiografica, all’attualità politica. Qual è il filo che tiene insieme tanti interessi? “Penso che il cosiddetto ‘antichista’ sia purtroppo soprattutto uno studioso ignorante di quel che è accaduto dopo. Ancora più frequente, e forse più grave, è il fenomeno contrario: il cosiddetto ‘modernista’ che si sente autorizzato a non sapere né capire quel che è avvenuto prima. Ho sempre propugnato l’unità della conoscenza storica, dando per assodata, naturalmente, l’inevitabilità dei limiti soggettivi. Ma se si rinuncia a priori allo sforzo di una più vasta comprensione e conoscenza, la partita è persa in anticipo”» [Assalto, cit.].
Metodo Lavora molto • «Col passare degli anni sono sempre più persuaso che le prime ore della giornata siano le più produttive» [a Assalto, cit.] • Ha un «immenso archivio sparso tra i corridoi di casa, la veranda e il nuovo studio allestito al piano superiore, nell’appartamento lasciato libero dalla figlia, dove il professore lavora godendosi la vista del porto di Bari» [ibid.] • «Il nostro lavoro è una continua vacanza. Si attribuisce a Benedetto Croce aver detto che la miglior forma di riposo è cambiare lavoro» [ibid.] • Lei ha scritto una quantità enorme di libri. «È un difetto?». No, ma la scrittura quale ansia colma? «Non è un’ansia. La ricerca non finisce, prende corpo allargandosi e poi diventa libro. Mi permetto di osservare autocriticamente che le cose più interessanti sono quelle che ancora non ho scritto. […] Mi prendo raramente delle pause. Però leggo anche fuori dai miei interessi di storico». Cosa in particolare? «Mi piace la grande narrativa dei russi e dei francesi. Ma il mio libro in assoluto prediletto è il Don Chisciotte. Scritto tra l’altro da un uomo infelicissimo». Le capita di sentirsi infelice? «Come a gran parte dell’umanità». E in che modo l’affronta? «Con la terapia intellettuale che è suscitatrice di grandi energie. In fondo, Gramsci fuori dal carcere non avrebbe scritto i suoi Quaderni». Esclude l’introspezione? «Quale delle tante?». L’intervento della psicoanalisi? «È al di sopra delle mie possibilità intellettuali. E poi penso che i più efficaci psicoanalisti siano i preti nel confessionale. Una ragione in più per starne lontano». Le capita di rilassarsi, magari andando a un cinema? «Vado al cinema molto meno che in passato. Il tempo è poco e c’è l’ansia di perderlo». Cosa farà una volta lasciata l’università? «La questione ha due facce. Da un lato vivrò la cosa come un impoverimento. L’insegnamento è indispensabile per capire dove uno ha sbagliato. Dall’altro mi illuderò di poter scrivere tutto quello che fino a questo momento non ho potuto fare» [Gnoli, cit.] • La sua biblioteca è organizzata «secondo il rigorosissimo metodo “del seminario tedesco”: ogni autore, disposto alfabeticamente, è schedato per titoli, edizioni generali, edizioni parziali, commenti, studi e lessici» [Luigi Mascheroni, 2012 Giornale] • Per lei qual è il gesto più importante di uno storico? «L’interesse per il testo. Il punto di partenza di tutti i miei lavori è sempre un testo: una fonte antica, un documento, una lettera» [Gnoli, cit.].