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 2026  giugno 05 Venerdì calendario

Biografia di Pete Hegseth

Pete Hegseth, nato a Minneapolis (Minnesota, Stati Uniti) il 6 giugno 1980 (46 anni). Peter Brian Hegseth. Ex militare. Ex opinionista televisivo. Dal 25 gennaio 2025 è segretario alla difesa dell’amministrazione Trump • Detto «Pentagon Pete». Detto anche «Paranoid Pete» • «Aggressivo, sicuro di sé, palestrato o con le giacche di due taglie più piccole» [Lorenzo Ferrara, Barbadillo 17/3/2026] • «Un Vannacci americano» [Dago 11/2024] • «Una specie di Ken dalla mascella quadrata» [Stefano Pistolini, Il Foglio 14/11/2024] • «La maschera grottesca del nazionalismo Usa» [Alessandro Cappelli, Linkiesta 17/3/2026] • In servizio nella Guardia nazionale del Minnesota, fu inviato nella baia di Guantanamo, in Iraq e in Afghanistan fino a conseguire due stelle di bronzo e a raggiungere il grado di capitano (per dire: Lloyd J. Austin III, segretario alla difesa di Joe Biden, era un generale a quattro stelle, sette gradi sopra il suo) • Noto per le opinioni controverse: evoca la cacciata di tutti i musulmani dai ruoli guida dell’esercito, pensa che le donne non dovrebbero fare i soldati, considera i generali dell’era Biden come dei radical chic. Appena arrivato al governo, ha convocato tutti gli alti ufficiali americani dislocati in giro per il mondo a Washington (operazione costata 4-6 milioni di dollari solo di viaggio e procedure di sicurezza), solo per dire che non sopportava barbe, capelli lunghi e generali grassi • Un milione di follower su Instagram • «Capello sempre impomatato, ha dovuto smentire la notizia di “uno studio per il trucco” progettato accanto all’ufficio per le interviste tv» [Michele Farina, Cds 11/3/2026] • Appassionato di tatuaggi fin dalla tenera età, «sul petto porta la Jerusalem Cross, simbolo medievale associato alle Crociate; sul braccio la scritta latina Deus vult, Dio lo vuole» [Alessandro Cappelli, Linkiesta 17/3/2023]. Il Daily Mail Usa, citando fonti del Dipartimento, ha scritto che si fatto delle iniezioni di botulino per spianare le rughe. Il Pentagono si è rifiutato di commentare • «Immaginate un personaggio da talk show, molto popolare sulla rete più populista del Paese, ma assolutamente digiuno di amministrazione di cosa pubblica» [Jacopo Iacoboni, Sta 13/11/2024] • Trump, nel metterlo a capo dell’esercito più potente del mondo (1,3 milioni di soldati in servizio e altri 1,4 fra Guardia nazionale, riservisti e impiegati civili, con un bilancio da 800 miliardi di dollari), ha detto: «Pete è un duro, intelligente ed è un vero sostenitore dell’America First. Con lui al timone, i nemici dell’America sono in allerta: il nostro esercito sarà di nuovo grande» • Dice di disprezzare le Nazioni Unite, l’Alleanza atlantica. Pensa che gli Stati Uniti dovrebbero ignorare «la convenzione di Ginevra e qualsiasi legge internazionale che regola la guerra»; le forze armate americane, piuttosto, dovrebbero «scatenarsi» e diventare «spietate, intransigenti e estremamente letali». Obiettivo finale: «vincere le nostre guerre secondo le nostre regole».
Titoli di testa «Il poco frugale Hegseth è il secondo capo del Pentagono più giovane della storia americana dopo Donald Rumsfeld, che tornò a ricoprire la carica sul finire della carriera come stratega delle guerre in Iraq e in Afghanistan. Gli americani arrivarono a Bagdad con le bandierine e gli humvees da parata, immaginando un trionfo e non l’inizio di una guerra civile. Quando i soldati Usa cominciarono a saltare in aria per le bombe che squarciavano i non blindati, Rumsfeld ripeté una delle sue frasi preferite: “Stuff happens”. Succede. Lo dirà anche il Pete per la scuola delle bambine morte a Minad colpite da un missile Tomahawk?» [Farina, cit.].
Vita Figlio di Brian, allenatore di pallacanestro, e Penelope Hegseth. Due fratelli più piccoli: Nate e Philip. «Nativo di Minneapolis, cresciuto a Forest Lake, Hegseth non ha niente della gentilezza nordica tipica del Minnesota (chiamata Minnesota nice). […] Ai tempi del college a Princeton, all’inizio degli anni Duemila, […] era uno studente alla direzione del The Princeton Tory, giornale conservatore del campus. In un’università dove essere di sinistra è un fatto quasi scontato lui sceglie la postura dell’antagonista: scrive editoriali provocatori, critica l’establishment accademico, denuncia quello che considera il conformismo progressista delle élite. Poi arriva l’11 settembre. Per lui è la conferma che il mondo è solo uno spazio di conflitto perenne. Non abbandonerà più quella grammatica» [Cappelli, cit.] • Il The Princeton Tory, fondato nel 1984, è finanziato dall’Institute for Educational Affairs, una fondazione creata dal giornalista Irving Kristol per diffondere voci di destra nei campus americani. Nei suoi editoriali, Pete scrive che occorre «difendere i pilastri della civiltà occidentale contro le distrazioni della diversità», che «lo stile di vita omosessuale è anormale e immorale». Dopo la laurea, Pete entra nella Guardia Nazionale. «Serve in Iraq e Afghanistan. Ottiene decorazioni, conosce il ritmo delle missioni militari – l’attesa prima di un’operazione, la tensione compressa nelle ore in cui tutto può cambiare» [Cappelli, cit.]. «Da giovane ufficiale di stanza nella sunnita Samarra, dopo l’invasione dell’Iraq nel 2003, dà prova di una certa capacità diplomatica operando come mediatore presso i maggiorenti della comunità orfana di Saddam» [Farina, cit.]. Tornato in patria, si mette a scrivere libri come American Crusade o The War on Warriors. «L’ora è tarda per l’America. O prevale l’Americanismo o ci aspetta la morte». Dice di aver lasciato l’esercito perché «le sue idee erano state messe ai margini, e “il sentimento era reciproco: neanche io volevo più questo esercito”. Inutile rimarcare che quel libro – o i suoi riassunti – hanno entusiasmato Trump» [Iacoboni, cit.]. Nel 2012 si candida con i repubblicani per un posto al Senato, ma si ritira prima ancora delle primarie • Nel 2014 diventa uno dei volti minori di Fox News, come co-host di Fox & Friends Weekend, trasmissione del mattino, non particolarmente prestigiosa. «A quel punto la metamorfosi è completa, Hegseth è già espressione di un modo di intendere la politica e la vita pubblica sovrapponibile al populismo trumpista che arriverà. Ogni settimana entra nello studio televisivo parlando di confini, islamismo, identità americana. La guerra culturale diventa il contesto in cui tutto si muove: università, media, esercito, scuola. La sua narrazione si costruisce a parole e con gesti plateali, spesso goffi e impacciati, spinti oltre ogni senso del ridicolo. In alcune puntate compare facendo flessioni con i soldati o sollevando pesi nelle basi militari. I video diventano virali nei circuiti conservatori. Lui diventa il combattente mediatico perfetto. Agli atteggiamenti da guappo e la faccia da duro, Hegseth accompagna una componente religiosa che rende tutto ancora più controverso […] cita spesso la Bibbia e parla degli Stati Uniti come di una nazione guidata da una divina provvidenza. In alcuni casi sembra rievocare una retorica da guerra santa, una crociata americana che sorpassa a destra la dimensione geopolitica del conflitto» [Cappelli, cit]. Un giorno, durante una diretta del programma, gli chiedono di lanciare un’ascia contro un bersaglio. Lui lo manca, e, per sbaglio, finisce per colpire uno dei suonatori della banda, impegnato con il tamburo • Trump si invaghisce di lui. Durante il primo mandato alla Casa, pensa di nominarlo a capo del Dipartimento che si occupa dei veterani. Gli fanno tre colloqui, ma alla fine non ottiene il posto: scoprono che ha avuto due storie extraconiugali in due matrimoni, molti repubblicani al Congresso lo considerano troppo estremista • Durante il secondo mandato, addirittura, lo sceglie per i vertici del Pentagono. Trump ha da sempre un atteggiamento ambivalente nei confronti delle forze armate, che oscilla tra plateali dichiarazioni di rispetto e manifestazioni di disprezzo. Il presidente, che scampò al servizio militare ai tempi del Vietnam, sceglie Hegseth soprattutto in base a un criterio: funziona in televisione [Marc Fisher, New Yorker 13/11/2024]. Secondo obiettivo: piegare le resistenze del deep state, essendo stato il Pentagono, assieme al dipartimento di giustizia e alle agenzie di intelligence, una delle istituzioni che più avevano frustrato le sue ambizioni durante il primo mandato. «[…] Trump ha imparato dall’esperienza. Quando è arrivato per la prima volta alla Casa Bianca, non aveva trascorso un solo giorno in una carica pubblica e quindi spesso si è affidato a persone che non conosceva bene. Ritorna otto anni dopo con una comprensione molto più approfondita di come funziona il potere alla Casa Bianca e un’idea più precisa di chi fidarsi» [Peter Baker, New York Times]. «Al netto delle dichiarazioni e delle gaffe, il problema principale di Hegseth è che […] è sostanzialmente sconosciuto nell’establishment della difesa statunitense, e molti lo considerano impreparato per il ruolo di segretario. […] Un importante lobbista che ha voluto rimanere anonimo ha chiesto: “Chi cazzo è questo?”, quando ha saputo della nomina. Adam Smith, un deputato Democratico che è il principale esponente del partito dentro alla Commissione forze armate della Camera, ha detto di Hegseth: “Ammetto che non sapevo chi fosse fino a 20 minuti fa”» [Cappelli, cit.]. «Ma con il nome di Hegseth, sono stati tirati fuori dalla stampa anche i suoi scheletri nell’armadio – e soprattutto le bottiglie – che lo renderebbero inopportuno per guidare il Pentagono e la difesa della prima potenza mondiale. Per prima cosa è arrivata la notizia di un pagamento per silenziare una donna che nel 2017 lo aveva accusato di violenza sessuale. Poi è stata resa pubblica una mail della madre di Hegseth in cui scriveva al figlio: “A nome di tutte le donne, e so che sono molte, che hai maltrattato in vari modi ti dico… cerca qualche forma di aiuto e guardati seriamente allo specchio”. Nel frattempo, la madre ha ritrattato le accuse. Poi il New Yorker, grazie a un informatore, ha rilevato che Hegseth era stato mandato via da due posizioni manageriali in organizzazioni no profit dedicate ai veterani, cacciato sia per incapacità gestionali che per il comportamento considerato inappropriato. In un rapporto interno del Concerned Veterans for America si parla di un Hegseth trattenuto dai colleghi perché, ubriaco, vuole salire sul palco di uno strip club in Louisiana a ballare. In un altro viaggio di lavoro, dopo aver bevuto tutta la notte, all’alba è stato trovato in un bar che urlava: “Uccidete tutti i musulmani!”. Altri colleghi avrebbero raccontato di averlo dovuto accompagnare spesso in albergo la sera, troppo sbronzo per riuscire a camminare. Inoltre, avrebbe usato i fondi delle organizzazioni come fondo cassa per festicciole e serate nei bar. “L’ho visto ubriaco troppo spesso, sarebbe spaventoso averlo al Pentagono”, ha detto un ex collega al New Yorker. Intanto Hegseth ieri è andato a Capitol Hill accompagnato dal futuro vicepresidente J. D. Vance per cercare di convincere i senatori (ce ne sarebbero già tre contrari), e sui social ha detto che non mollerà» [Giulio Silvano, Foglio 5/12/2024] • «Davanti al fuoco incrociato dei senatori Democratici che per oltre tre ore gli hanno contestato il suo passato fatto di tradimenti, dipendenza dall’alcol, razzismo, misoginia, presunte violenze sessuali e bancarotta, […] Hegseth si è difeso evocando il nome che tiene uniti i Repubblicani. “Sono come Donald Trump non ho commesso niente di male, su di me solo accuse false, anonime e orchestrate. I media mi attaccano perché rappresento il cambiamento”. […] Hegseth, accompagnato in platea dalla moglie Jennifer, nel taschino della giacca indossava una patriottica pochette con stampata la bandiera americana. Ha promesso di “riportare al Pentagono la cultura dei guerrieri”, ribadito la necessità di ripristinare la cultura machista e spazzare via “agenda marxista” di giustizia sociale nelle forze armate. Non ha risposto in modo chiaro alla domanda se rispetterà la Convenzione di Ginevra sulle torture, dopo aver difeso in passato la tecnica del “waterboarding”. “Cosa fa l’esercito Usa – ha detto – non lo decidono all’estero”. Ma come “guerriero” […] Hegseth è parso in difficoltà, incerto, incapace di rispondere con un sì o un no alle domande dei senatori progressisti. Schiererà – gli hanno chiesto – l’esercito in Groenlandia per attaccare un alleato Nato, se glielo chiederà Trump? È pronto a dimettersi se dovesse bere? Sul ruolo delle donne al fronte, definite un mese fa “portatrici di guai”, Hegseth ha fatto retromarcia: “Sono capaci di dare un grande contributo”, ha detto, ma non ha convinto […] Durante l’udienza si è definito “cristiano sionista” e rivendicato il tatuaggio della Croce di Gerusalemme sul petto. Hegseth ha ammesso di aver “commesso errori in passato” ma anche di essersi “redento grazie a mia moglie e al nostro salvatore Gesù Cristo”. Per tre volte il suo intervento è stato interrotto da contestatori, portati via dagli agenti» [Massimo Basile, Rep 15/1/2025] • Il 25 gennaio 2025 il Senato deve votare la conferma della sua nomina. Tre senatori repubblicani, Mitch McConnell, Susan Collins e Lisa Murkowski, si rifiutano di dargli fiducia, il risultato è un pareggio 50-50: per regolamento deve votare il vicepresidente Vance, e la nomina viene convalidata. «Passato per il rotto della cuffia, il quarantacinquenne “redento” è parso barcollare in diverse occasioni. […] il 15 marzo 2024 diffuse ai quattro venti informazioni “sensibili” su un imminente attacco agli Houthi dello Yemen su una chat non protetta su Signal, dove oltre al fratello e alla moglie casualmente si era inserito anche una penna della rivista The Atlantic. Il ministro ossessionato dalla segretezza liquidò il caso parlando di una leggerezza, mentre un rapporto del Pentagono confermò che così facendo aveva messo a rischio la vita dei soldati americani» [Farina, cit.] • «Negli ultimi tempi Hegseth ha ripetuto più volte che l’errore delle guerre americane del dopo 11 settembre non è stato l’uso eccessivo della forza, semmai il contrario. Uno slogan che ha ripetuto spesso è “Massima letalità, non tiepida legalità”. Per lui le guerre in Iraq e Afghanistan siano state perse perché Washington ha cercato di trasformarle in missioni ideali– esportazione della democrazia, regime change, State building – invece di concentrarsi sul compito fondamentale di un esercito, cioè distruggere il nemico. Come se la dimensione morale avesse ingolfato le capacità militari degli Stati Uniti. Quindi la guerra di questi giorni contro l’Iran vuole essere una correzione agli errori del passato […]. Nella sala stampa del Pentagono il generale Dan Caine parla con la calma di chi sa che ogni parola può cambiare il corso della guerra in Medio Oriente. Accanto a lui, Pete Hegseth si muove su un altro registro. Quando prende la parola cita un passo della Bibbia dal libro dei Salmi: “Benedetto il Signore, mia roccia, che addestra le mie mani alla guerra, le mie dita alla battaglia”. Poi promette che l’esercito americano riverserà “morte e distruzione dal cielo per tutto il giorno”. Il contrasto tra i due uomini è teatrale. Caine usa il linguaggio prudente della tradizione strategica americana, Hegseth parla come un predicatore sotto stupefacenti […] Nelle ultime tre settimane le conferenze stampa dedicate al conflitto contro l’Iran hanno reso visibile il baratro umano e culturale che dividono le consuetudini del Pentagono dai metodi dell’amministrazione Trump […] mentre Caine parlava dei soldati caduti e riconosceva la capacità di resistenza iraniana, Hegseth sembrava incapace di trovare superlativi sufficienti per descrivere la distruzione del nemico. […] Perché per Hegseth la guerra non è solo una questione di strategie e sistemi d’arma, è più una categoria morale, un modo di leggere il mondo […] Il 4 marzo 2025 ha promesso all’Iran bombardamenti a tappeto, con il tono da bullo, le forzature di chi vuole apparire più grande di quel che è: “Non è mai stato pensato come uno scontro leale”. E ancora: “Li stiamo colpendo mentre sono a terra, ed è esattamente così che dovrebbe essere”» [Cappelli, cit.] • «Più volte, davanti alle sue ripetute gaffe, aitanti eccessi, si era sparsa voce, anche alla Casa Bianca, di un’imminente sostituzione. Si pensava che Trump l’avesse scelto per la sua popolarità televisiva tra i conservatori, ma ora Hegseth è diventato un personaggio dirompente, con un impatto che va molto oltre la comunicazione: un ministro della Difesa che non solo ha cambiato nome al suo dicastero, ma usa un linguaggio brutale, minaccioso. Uno che presenta il potere militare degli Usa, la guerra, come una missione divina. Hegseth è un personaggio con comportamenti senza precedenti nella storia americana moderna che sfida i limiti legali del suo ufficio […] Sotto la sua guida il Pentagono, centro di pianificazione strategica e di comando militare laico, è diventato un luogo nel quale risuonano continuamente preghiere, salmi bellicosi, invocazioni a esercitare una “violenza schiacciante”: non una semplice minaccia bellica per spaventare il nemico, una missione religiosa da “nuovi crociati”. È, questo, probabilmente, l’aspetto che più piace a Trump: può manifestare la sua convinzione di essere titolare di un potere senza limiti decidendo da solo l’uso di una forza militare che non ha pari al mondo. E lo fa usando toni messianici, vestendo i panni di “messaggero del Signore”, tanto da aver ripetuto nello Studio Ovale della Casa Bianca la scena dei collaboratori e dei predicatori che, riuniti intorno a lui, invocano a occhi chiusi l’aiuto di Dio anche per il presidente condottiero in guerra. Così l’ultimo episodio […] nell’ennesima “preghiera” al Pentagono davanti a una platea di militari, dopo aver citato il versetto biblico Ezechiele 25:17, recita, in realtà, una sua versione caricaturale, volutamente grottesca, tratta dal film Pulp Fiction di Quentin Tarantino, colpisce non per la presunta gaffe del ministro, ma per il suo opposto: la ricerca sempre e comunque delle espressioni più violente da ammantare di legittimità pseudoreligiosa, attacchi militari come fulmini di un giusto castigo divino. Da tempo Hegseth ha istituito frequenti servizi di culto cristiani dentro il Pentagono, trasformando la sala riunioni in un luogo nels quale si discute indifferentemente di teologia e gittata dei missili. Riunioni nelle quali la tradizionale retorica della forza usata come deterrente per difendere la pace viene sostituita da quella della distruzione biblica. Preghiere nelle quali le invocazioni mariane sono sostituite da frasi come “ogni pallottola trovi il suo bersaglio” […] Hegseth ha attribuito al commando che ha recuperato i piloti Usa abbattuti in Iran una preghiera nella quale si chiede l’aiuto divino in una missione nella quale “scaglierò grande vendetta e furiosa ira contro chi tenta di distruggere mio fratello” e si promette una “violenza d’azione schiacciante contro coloro che non meritano misericordia”. Hegseth ha usato le parole del killer Jules del film di Tarantino pensando che fossero quelle di Ezechiele? Il Pentagono nega e forse, tra tante smentite ridicole, questa va presa sul serio: il tentativo di usare personaggi biblici, lo stesso Gesù, trasformandoli in “supereroi” giustizieri, pronti a colpire senza pietà gli avversari dell’America, è in atto da tempo, ben oltre il Pentagono. La rete è piena di post e meme di questo tipo. E l’attacco di Trump al Papa che chiede la fine delle guerre, come anche l’invito del cattolico JD Vance a Leone XIV a “essere cauto quando parla di teologia” sembrano indicare che Hegseth non è una scheggia impazzita, ma solo un’avanguardia: la più esplicita» [Massimo Gaggi, Cds 17/4/2026].
Amori Dal 2019 è sposato in terze nozze con Jennifer Cunningham Rauchet, produttrice televisiva, già madre tre figli, che gli diede un’altra figlia (la quarta per entrambi) nel 2017, mentre lui era ancora sposato con un’altra donna.
Curiosità Alto 1,83 m • The Princeton Tory esiste ancora • Parlando su Fox News, nel 2019 disse che non si lavava le mani da dieci anni perché «i germi non li vedo, quindi non esistono» • Secondo il Daily Mail, il segretario alla Difesa è diventato ancora più paranoico dopo l’assassinio di Charlie Kirk • «Sui social sono apparsi, nel frattempo, video in cui Hegseth, fatica a fare flessioni oppure a tirarsi su con la sola forza delle braccia lungo una sbarra posta a due metri d’altezza. Se le immagini siano reali o realizzate dall’intelligenza artificiale, non è chiaro» [Basile, cit.].
Titoli di coda «Ovviamente Hegseth non è un’anomalia del sistema. È la rappresentazione del trumpismo in tempo di guerra, è il volto di una radicalizzazione ideologica che ha attraversato il Partito Repubblicano negli ultimi anni. Nell’America della guerra permanente, dove la televisione diventa arena politica quotidiana e ogni forma di dissenso può essere trasformata in conflitto, non è sorprendente che un ex soldato e polemista televisivo finisca alla guida del Pentagono. A pagarne le conseguenze sono tutti gli altri, in America e fuori» [Cappelli, cit.].