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 2026  giugno 12 Venerdì calendario

Biografia di Cristina di Borbone-Spagna

Cristina di Borbone-Spagna, nata a Madrid (Spagna) il 13 giugno 1965 (61 anni). Cristina Federica Victoria Antonia de la Santísima Trinidad de Borbón y de Grecia. Infanta di Spagna; sesta in linea di successione all’attuale re Filippo VI, dopo di lui, le sue due figlie, sua sorella e i due figli di lei.
Titoli di testa «Mi considero una donna come le altre, con i miei obblighi e responsabilità personali, che hanno la particolarità speciale di essere un dovere verso il popolo spagnolo, il che mi onora [...] Fin da bambina mi hanno insegnato a seguirli, e cerco di fare del mio meglio: tutto qui» [María Medina, Lecturas].
Vita Figlia del re Juan Carlos I e della regina Sofia di Grecia. Al momento della sua nascita, e per i successivi 10 anni, il padre fu un re senza corona; infatti, fino al 1975, pur essendo la Spagna una monarchia costituzionale, il ruolo effettivo del monarca apparteneva al dittatore Francisco Franco, che lo esercitava in qualità di «reggente». Alla morte del caudillo il titolo tornò effettivamente in mano alla famiglia reale. Questo rese Cristina, sua sorella maggiore Elena, e suo fratello minore Filippo infanti di Spagna [Richard Schweid, Politico] • Completa gli studi superiori al collegio Santa María del Camino di Madrid, per poi studiare Scienze politiche all’università Centrale di Madrid [sispain.org] • «Le mie giornate sono quelle di una studentessa: sveglia al mattino presto, colazione in famiglia, vado a lezione, pranzo, e poi passo il pomeriggio a studiare per gli esami [...] A volte devo fare un viaggio, per motivi familiari o di rappresentanza. Al ritorno bisogna recuperare il tempo perso, ma in questo non mi considero diversa dai miei colleghi: anche loro hanno degli impegni [...] nel fine settimana mi trovo con gli amici; durante le vacanze e i «ponti» ci sono gli allenamenti di vela» [Medina, cit.] • «Essere figlia di un re insegna molto, perché vivi costantemente, e direi quasi professionalmente, per gli altri. Così si genera una solidarietà molto attiva [...] Bisogna vedere il protocollo con naturalezza, non come qualcosa di strano. Farlo è un segno di rispetto da parte nostra, perché rappresentiamo la Spagna» [ibid.] • Le dà fastidio sentirsi al centro dell’attenzione quando appare in pubblico, essere costantemente sotto osservazione, telecamere e flash, oppure lo considera già naturale e lo accetta senza problemi? «Credo che alla base di questa attenzione ci sia un interesse e persino un affetto con cui veniamo trattati, cosa che, naturalmente, apprezzo e che cerco di ricambiare» [ibid.] • Studia Scienze Politiche, è attratta dalla politica? Intende farne una carriera? «Sono interessato al mondo in cui vivo, e la Scienze Politiche ne spiega una parte importante. Metterla in pratica? Non lo saprò finché non avrò finito gli studi» [Ibid.] • Al compimento dei 18 anni, il padre le conferisce il collare dell’ordine di Isabella la Cattolica, un riconoscimento che la rende, da un punto di vista simbolico, pienamente e ufficialmente parte dell’operato pubblico della famiglia reale [boe.es] • Negli anni dell’adolescenza sviluppa una fortissima passione per la vela, cosa che la porta a regatare, con buoni risultati e alcune vittorie, in numerose competizioni nazionali. In virtù di queste prestazioni (e in particolare della vittoria nel campionato spagnolo del 1987, nella classe 470) si qualifica e viene selezionata per far parte della squadra spagnola di vela (nel ruolo di riserva) nei giochi olimpici di Seul, dell’88. Viene anche scelta per fare da portabandiera. Purtroppo l’unica gara a cui prende parte non sarà fortunata: il timone del suo catamarano cede due volte, costringendola a ritirarsi [Raúl Andreu, El Mundo Deportivo] • «Prendere parte ai giochi fu un orgoglio indescrivibile» [Comité Olímpico Español, YouTube] • Dopo aver conseguito la laurea, nel 1989, si reca a New York per un master in Scienze sociali, mentre nel 1991 è a Parigi, dove lavora brevemente per l’Unesco. Nello stesso anno, comincia a presenziare in prima persona alle attività richieste alla famiglia regale: in particolare comincerà una lunga serie di viaggi che, nel corso degli anni, la porteranno a viaggiare per tutto il mondo, con una particolare attenzione per l’America latina [Marca] • Nel 1993 comincia a lavorare per la fondazione bancaria La Caixa: organizzatasi per rendere compatibile questa attività con gli impegni istituzionali in patria e all’estero e con le regate, vi resterà per i successivi 26 anni [afk.org] • Negli anni seguenti continua questa routine, che avverte degli scossoni significativi al momento del matrimonio e della nascita dei quattro figli. A partire dalla metà degli anni 2000, una serie di traslochi portano la famiglia a variare significativamente la quotidianità: nel 2006 il marito viene trasferito dall’azienda per cui lavora, il colosso delle comunicazioni Telefónica, a Washington D. C. Moglie e figli lo seguono, rimanendo nella capitale federale statunitense per tre anni, per poi rientrare in Spagna. Successivamente, nel 2013, l’infanta riceve l’incarico da Caixa di coordinare le operazioni della fondazione con le varie agenzie dell’Onu con cui collabora, per cui si trasferisce con la famiglia a Ginevra, cominciando contemporaneamente a lavorare anche per la fondazione Aga Khan Trust for Culture [El Mundo] Tuttavia, il più grande sconvolgimento, che cambia radicalmente la vita dell’infanta, con un impatto enorme sulla sua percezione da parte dell’opinione pubblica (fino ad allora legata al suo basso e istituzionale profilo, tanto più evidente quando viene paragonato ai numerosi e continui scandali di varia natura, ma soprattutto sentimentale, che coinvolgono suo padre): viene coinvolta nel cosiddetto caso Nóos [El País] • Tutto parte nel 2007 da un’inchiesta più larga, incentrata sulla costruzione con fondi gonfiati del velodromo Palma Arena (vicino a Maiorca). Uno dei rivoli, che comincia a sgorgare nel 2011 è devastante per la casa reale: «La storia è questa: Cristina ha sposato Iñaki Urdangarin, che ha messo su una società di promozione sportiva, la Nóos, attraverso la quale – spendendo il nome dei reali, direttamente o indirettamente – ha ottenuto fondi pubblici da enti locali, molto ingenti, per manifestazioni mai svolte [...]. La ragione: mantenere la moglie agli stessi standard di vita di una ragazza “cresciuta in una reggia”, parole di Juan Carlos. Solo il mutuo della casa di Barcellona costava 20 mila euro al mese, nonostante (e oltre) il prestito di un milione e 200 mila euro concesso dal re per il rogito. La novità, oggi, è che dalle 227 pagine di rinvio a giudizio risulta che il 90 per cento dei denari della Nóos confluiva in un’altra società senza alcuna attività apparente, la Aizoon, di cui l’infanta Cristina è presidente. È dal conto della Aizoon che, attraverso carta di credito o note spese di contanti, la famiglia prelevava come da un bancomat personale. I 45 centesimi di parcheggio e il mezzo milione per i lavori al palazzetto del quartiere residenziale di Pedralbes, Barcellona, dimora di famiglia. Di queste spese personali messe in carico alla società Cristina è accusata di non aver pagato le tasse (l’Irfp) e di aver evitato che le pagassero le imprese beneficiarie» [Concita De Gregorio, Rep] • Quasi subito emergono, tutta una serie di strategie per evitare l’incriminazione dell’infanta che, quantomeno, «non poteva non sapere» dei crimini del marito, il quale si era indebitamente appropriato di sei milioni di euro. Ma questi tentativi vengono costantemente frustrati dal magistrato José Castro, un «mastino» di Palma di Maiorca, che vuole una cosa inaudita: portare in tribunale un membro della famiglia reale. «Invece di un paio di paginette, le motivazioni per la citazione dell’infanta assomigliano più a quelle di una sentenza: 227 pagine. Davanti a tale spiegamento di argomenti e fatti, il Procuratore non ha potuto rigettare la richiesta di comparizione come aveva fatto con un atto precedente nel maggio dello scorso anno. Per l’annullamento dell’atto di comparizione, gli spagnoli hanno scoperto (o dovuto inventare) un verbo apposta. Prima del caso di Cristina di Borbone nessuno aveva mai sentito la parola “disimputazione”. Semplicemente non era mai successo che una Procura ricorresse contro un atto di un suo stesso magistrato. Per doña Cristina è successo. Il giudice Castro, però, non si è arreso e ora ha di fronte a sé la seconda figlia del re e può chiederle tutto quello che ritiene opportuno» [Cds] • Dopo tre anni di indagini (nel corso delle quali la famiglia reale, in più occasioni, ricorda che «la legge è uguale per tutti» e che la magistratura deve restare indipendente) la principessa viene formalmente accusata di complicità in «crimini fiscali» ma non di riciclaggio: rischia 4 anni di carcere e di dover «restituire» 2,6 milioni di euro [Eduardo Inda ed Esteban Urreiztieta, El Mundo] • Nel 2017 l’infanta viene assolta, salvandosi dalla prigione, ma deve risarcire lo stesso 265.088 euro (successivamente ridotti a 136 950) in quanto «indirettamente beneficiaria dei crimini del marito» [valenciaplaza.com] • Durante la vicenda il re Juan Carlos è costretto ad abdicare dopo una raffica di scandali che lo investe nel 2013, e l’anno successivo sale al trono il fratello di Cristina, Filippo: «Filippo VI e la moglie Letizia hanno fatto terra bruciata intorno al cognato e a Cristina, che la madre Sofia ha invece sempre sostenuto anche nei momenti più difficili» [Paola De Vecchio, Mess] • Dal 2014 ha abbandonato ogni incarico di rappresentanza istituzionale per la corona e diradato le apparizioni in pubblico. Risiede prevalentemente in Svizzera benché, dal 2024, abbia cominciato a passare molto tempo in Spagna, ospite della madre nel palazzo di la Zarzuela [pronto.es].
Curiosità Nel 1983 ha partecipato al varo di una corvetta battezzata con il suo nome [El País] • Tra Gran croci e Gran cordoni le sono state conferite 22 onorificenze da altrettanti Stati [De Gregorio, cit.] • Oltre allo spagnolo conosce quattro lingue: inglese, francese, catalano, greco [royalcentral.co.uk].
Amori Che qualità preferisce in un uomo? «Che sia semplice, interiormente forte, realistico e allegro» È preoccupata che ci possano essere motivi di Stato nella scelta della persona che condividerà la sua vita in futuro? «Non credo di averci pensato molto fino a ora. Quando arriverà il momento, sono certa che non ci sarà alcun disaccordo tra la decisione e i miei doveri verso il popolo spagnolo» [Medina, cit.] • 1997: «L’infanta Cristina, sarebbe fidanzata con Inaki Urdangarin, giocatore basco di pallamano, di due anni più giovane, un metro e 97 di altezza per 90 chili, biondo, occhi azzurri, madre belga blasonata e padre ingegnere, educato dai gesuiti. I due si sono conosciuti l’estate scorsa alle Olimpiadi di Atlanta: lei colpita dal bel gesto di lui, che volle ad ogni costo dividere la medaglia di bronzo con un compagno che non era entrato nella selezione nazionale a causa di una ferita. Cristina avrebbe chiesto ai genitori di annunciare le nozze, ma da palazzo de Zarzuela non è arrivata nessuna conferma ufficiale. Essendo lui basco, l’unione avrebbe anche un significato politico: Cristina diventerebbe infatti nuora di un militante del partito nazionalista democristiano, che governa con i socialisti la difficile regione autonoma di Biscaglia» [Guglielmo De Giovanni Centelles, Il Tempo] • I due si sposano il 4 di ottobre dello stesso anno: «Messa in catalano e in basco nella cattedrale di Barcellona. Auguri sui muri in tre lingue (anche in castigliano): “Felicitats, Felicidades, Zorionak” (importanza del matrimonio per l’unità spagnola essendo Iñaki figlio di un esponente del partito nazionalista basco, di tendenze non separatiste). Dopo la cerimonia, secondo la tradizione catalana, l’infanta ha raggiunto la basilica della Mercede per offrire il suo bouquet alla Madonna. Mille invitati, tra cui re Carlo Gustavo di Svezia, re Harald di Norvegia, il principe Ranieri di Monaco, Vittorio Emanuele di Savoia. Regalo di nozze di Juan Carlos: la figlia sarà duchessa di Palma di Maiorca, titolo esteso maritali nomine allo sposo» [Mino Vignolo, Cds] • I due avranno tre figli e una figlia: Juan (nel 1999), Pablo (2000), Miguel (2002), Irene (2005) • Prima di acconsentire al matrimonio, Juan Carlos tenta insistentemente di convincerla a non sposarlo, salvo poi cedere. Quando cominciano i guai per il caso Nóos, Juan Carlos e Filippo intensamente pressione affinché lei lo lasci, senza esito. E lei non lo lascia nemmeno quando lui, nel 2018, viene condannato a sei anni e tre mesi di carcere (che però, tra la prigione e la semilibertà si riducono a tre anni e nove mesi). All’uscita dal carcere, nel gennaio del 2022, i rapporti però si raffreddano: Urdangarin, la scorsa settimana, era stato fotografato mano nella mano con un’altra donna, Ainhoa Armentia, 43 anni, collaboratrice nello studio legale di Vitoria. Ieri i due hanno reso pubblico un comunicato congiunto: «Di comune accordo, abbiamo deciso d’interrompere il nostro rapporto matrimoniale. L’impegno nei confronti dei nostri figli rimane intatto. Trattandosi di una decisione privata, chiediamo il massimo rispetto da parte di tutti coloro che ci circondano» [Annalisa Misceo, Vanity Fair].
Titoli di coda «Sono nata infanta e così morirò» [euronews.com].