19 giugno 2026
Tags : Pierfrancesco. Chili
Biografia di Pierfrancesco Chili
Pierfrancesco Chili, nato a Bologna il 20 giugno 1964 (62 anni). Ex motociclista. Detto Frankie. Campione europeo nella classe 125 nel 1985, ha gareggiato nel Motomondiale 500 con Honda (un GP vinto) e Suzuki, in 250 con Aprilia (quattro successi). Dal 1995 al 2006 ha corso nelle Superbike, soprattutto con la Ducati, ma anche con Suzuki e Honda, mettendo insieme 276 gare, 17 vittorie e 61 podi. Nel 2006 il ritiro dopo una brutta caduta nella quale si ruppe il bacino. Nel 2018 gli è stato diagnosticato il morbo di Parkinson. «Adesso il motociclismo è verde come il denaro, prima era rosso come il sangue».
Carriera «Simbolo di un motociclismo “ignorante” (nel senso buono del termine), di un Motomondiale ancora ruspante e di una Superbike all’apice della sua gloria. lo chiamavano il “tonno” perché guidava fortissimo sul bagnato. Il grande rammarico è “non aver vinto il Mondiale» con il rosso di Borgo Panigale, ma nella storia del marchio la sua impronta resterà sempre» (Cds) • «I suoi duelli duri e leggendari con Carl Fogarty, il suo essere sempre schietto e diretto e il suo non risparmiarsi mai né in pista né fuori lo hanno reso uno dei piloti più amati dai tifosi oltre che farlo entrare nella Hall of Fame del mondiale delle derivate di serie. Da anni però Pierfrancesco Chili ha lasciato il mondo del motociclismo e si è dedicato alle sue attività di famiglia a Misano dove oggi gestisce gli stabilimenti balneari “Bagni Romina” nei quali fa anche il bagnino e alcuni appartamenti di sua proprietà che affitta durante la stagione estiva. Dal 2018 deve fare però i conti con il morbo di Parkinson (…) Riguardando indietro sei soddisfatto della tua carriera o pensi che avresti potuto vincere di più? “Onestamente penso avrei potuto vincere di più. Però con i ‘se’ e i ‘ma’ la storia non si fa. Diciamo che ero più forte di quello che sono riuscito a dimostrare: quando per un motivo, quando per un altro, ma di fatto non sono mai stato assecondato e quindi mi sono sempre arrangiato e ho comunque avuto una bellissima carriera: ho portato la Suzuki alla vittoria e ho vinto spesso con moto private. Quindi non ho niente da recriminare”. (…) Se devi sceglierne uno qual è stato il momento più bello della tua carriera? “Misano ’89 è stata una vittoria molto sofferta perché gli altri avevano deciso di non correre ma io avevo già avvisato tutti che se a Misano avesse piovuto sarebbe stato molto pericoloso. Diciamo che è stata una corsa in cui ho pensato più a non cadere che a vincere. Però ho avuto tanti altri bei momenti: ho conquistato delle vittorie all’ultimo metro che ricordo molto volentieri” (…) E il peggiore invece? “Il peggior momento è stato ad inizio del 1994 quando io avevo un contratto biennale con la Yamaha e a febbraio mi hanno avvisato che il team non poteva più correre e quindi sono rimasto senza moto. A quel punto sono andato a propormi a diverse case ma a febbraio ormai i giochi sono fatti. Lì ho riflettuto molto e ho capito che quello che avevo fatto fino a quel momento non contava nulla. Quindi mi sono rimboccato le maniche, ho chiesto a Franco Farnè di farmi provare una Ducati 916, di cui sono rimasto meravigliato, e da lì ho cominciato la mia avventura in Superbike. Quell’anno mi avevano chiesto di tornare a correre nel Mondiale 250cc ma ho rifiutato perché in Superbike avevo trovato la mia dimensione”. La tua storia sportiva è legata a doppio filo alla Ducati ma non è sempre stato amore, vero? “No! (ride, ndr) Io sono uno molto spontaneo e molto diretto, quando ho qualcosa da dire lo tiro fuori in modo schietto. E questa è una cosa che molta gente apprezzava, ma non la Ducati. Perché non le faceva comodo avere uno come me che parla così”. Ti riferisci a ciò che successe nel 1998? “No, parlavo in generale. Ma nel 1998 io ho perso il Mondiale vincendo 5 gare mentre Fogarty vinse il titolo vincendo solo 3 gare. Ad Assen però sono stato un po’ ‘piccione’ io perché avevo già pianificato che dovevo stare al centro della pista nell’ultima staccata però mi sono lasciato innervosire dal fatto che aveva tentato due volte di buttarmi fuori in quell’ultimo giro guardandomi anche in faccia e sono andato a frenare in traiettoria. A quel punto quando lui si è affiancato all’interno ho dovuto ripinzare l’anteriore e sono finito a terra”. E terminata la carriera nel 2006 cosa hai fatto? “Inizialmente ho fatto un po’ il commentatore delle gare in TV e insieme a mio cugino abbiamo messo su un team nel quale abbiamo fatto correre diversi piloti che poi sono finiti nel Motomondiale come Stefano Manzi, Luca Marini, Fabio Di Giannantonio ma anche mio figlio Kevin, Samuele Cavalieri. Poi però mi sono accorto che non riuscivo più ad avere indietro le stesse emozioni che avevo quando correvo io e quindi ho lasciato per dedicarmi ad altro” (…) Cioè? Cosa fa oggi Frankie Chili? “Oggi oltre a gestire gli stabilimenti balneari e adoperarmi in spiaggia, ora faccio anche il bagnino di salvataggio, e mi occupo di tutto ciò che riguarda gli appartamenti che affittiamo nel periodo estivo. In questi giorni sto già cominciando a sistemare gli stabilimenti così a maggio siamo già pronti per cominciare la stagione. Ora quindi sono impegnatissimo, quando arrivo ad ottobre sono stanchissimo”» (Michele Mazzeo) • «Che ricordo hai del tuo ritiro? Come si sente un pilota? “Io rimasi a piedi nel mondiale che era il ’94, il team non aveva più soldi e me lo dissero a febbraio. È stato l’anno più duro per me, capisci che tutti ti fanno credere di contare qualcosa finché gli fai comodo. Nel momento del bisogno però non c’era più nessuno. Capisco che era febbraio, ma non ho trovato una soluzione. Sono stato male, molto. Moltissimo. Dopo sei mesi ho avuto la fortuna che Franco Farnè veniva in spiaggia da me e gli ho chiesto se mi faceva provare un Ducatone, un Superbike. Quando l’ho provata sono rimasto impressionato, era una moto da corsa. Me l’aspettavo blanda. Invece cazzo, andava bene. Così ho contattato Andrea Merloni e via”. In quattro gare stavi già davanti a Fogarty… “Mi ero preso bene! Poi ricordo il ’95, l’anno dopo, una grande soddisfazione che però non sono riuscito a completare al 100%. Ho fatto una wildcard col Cagiva che era fermo in garage da 8 mesi, avevo il secondo tempo nelle prove, ma Gianfranco Castiglioni non mi lasciò uscire a provare la pole. Quindi partii terzo, ma avevo un gran passo gara e onestamente contavo di vincerla. Sono partito male, ho forzato e al secondo giro alla staccata della San Donato sono andato dritto. Sono caduto, mi sono rialzato e ho fatto decimo”» (a Cosimo Curatola) • «Chi conosce un po’ la mia carriera, non solo di pilota ma anche di telecronista, conosce anche quanto io sia di facile incazzatura (il vaffa a Max Biaggi che gli costò il posto a LA7 è ancora oggi leggenda nell’ambiente, ndr). Adesso, invece, devo tenere a freno i nervi» (a Emanuele Pieroni).
Malattia «Come hai scoperto di avere il morbo di Parkinson? “Avevo questa vibrazione alla mano e inizialmente pensavo fosse una questione di nervosismo, poi sono andato da due neurologi ed entrambi mi hanno diagnosticato il Parkinson. Il tremolio continuava e quindi mi sono convinto ad andare all’ospedale Bellaria di Bologna, lì mi sono sottoposto ad una scintigrafia cerebrale a medicina nucleare da cui è venuto fuori che alcune cellule del mio cervello non producevano più la dopamina e questo ha procurato il morbo di Parkinson”. E oggi come stai? “Oggi sto prendendo delle pasticche per una terapia che mi dicono essere soft però ancora devo fare i conti con i sintomi del Parkinson e ogni anno devo andare all’Istituto Neurologico ‘Carlo Besta’ di Milano per fare un controllo. Io mi sento di star bene anche se ovviamente faccio molta più fatica a fare tutto ciò che facevo prima. Però non mi lamento perché so che c’è tanta gente che sta peggio di me”. Qual è stato il momento più difficile nell’assimilare una nuova condizione di vita? “Appena l’ho scoperto non ho avuto una bella reazione. Mi sono sentito perso e mi sono lasciato andare. Poi però dopo un paio di anni ho reagito, mi sono detto: ‘Non ha senso stare così in attesa di morire’. A quel punto sono tornato a fare tutto quello che facevo prima”» (a (Michele Mazzeo) • «Io sono un pilota e i piloti si rialzano finché hanno vita. Sono caduto un mare di volte, anzi qualcuno pensa che questa malattia possa essere conseguenza di quelle botte in testa e di un trauma cranico in particolare rimediato tanti anni fa, ma io non me lo chiedo. È così e basta e bisogna guardare avanti. Prendo dei medicinali che tengono a freno il decorso, riesco a fare praticamente tutto e dove non riesco mi faccio dare un aiuto (…) E poi questa del Parkinson non è stata la prova più dura della mia vita: nel 1994 rimasi senza moto, a piedi, fuori dal Mondiale e mi resi conto che chi ti porta alle stelle il giorno dopo ti considera uno zero assoluto. Lì sì che ho sofferto tantissimo, ma ho reagito pure quella volta. Mettendo a fondamento di ogni cosa ciò che è veramente importante. Il matrimonio, la famiglia, i figli, i lavori in questo stabilimento: le cose che contano davvero. Poi, quando avevo sistemato la mia vita vera, ho anche pensato di correre ancora”» (a Emanuele Pieroni).