20 giugno 2026
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Biografia di William Arthur Philip Louis
William Arthur Philip Louis, nato a Londra (Inghilterra, Regno Unito) il 21 giugno 1982 (44 anni). Erede al trono del Regno Unito (dall’8 settembre 2022). Principe del Galles (dal 9 settembre 2022). Duca di Cornovaglia e di Rothesay (dall’8 settembre 2022). Duca di Cambridge (dal 29 aprile 2011). Presidente della Football Association (dal 2006) e della British Academy of Film and Television Arts (dal 2010). «La monarchia deve dare l’esempio» • Primo dei due figli nati dal matrimonio (1981-1996) tra l’attuale re Carlo III del Regno Unito e la sua prima moglie Diana Spencer (1961-1997), all’epoca principi del Galles. «Era lui, non ancora nato, il bimbo che cresceva nella pancia di Diana quando la principessa si lanciò giù dalla lunga scalinata di Sandringham, nel primo dei suoi numerosi tentativi di suicidio» (Antonio Polito). «William è stato il primo principe britannico nato fuori da un palazzo reale. Sua madre Diana lo partorì al St Mary’s Hospital di Londra. La regina lo vide solo qualche giorno dopo la nascita. E anche in quell’occasione sfoderò il suo proverbiale senso dell’umorismo. Al primo incontro con William, come racconta l’edizione britannica di Marie Claire, la regina se ne uscì con parole decisamente diverse da quelle che ci si aspetterebbe da una neo-nonna: “Grazie al cielo non ha le orecchie del padre!”, esclamò The Queen alludendo alle famose orecchie a sventola di Carlo, che hanno sempre fruttato al principe prese in giro e battute spietate» (Roberta Mercuri). «Quando il 21 giugno del 1982 William Arthur Philip Louis, quarantatreesimo discendente di Guglielmo il Conquistatore, vide la luce, la sua nascita fu salutata da 41 salve di cannone e dal giubilo di migliaia di inglesi che si riversarono in strada. Da piccolissimo, William dà prova di grande vivacità: all’asilo lo chiamano Wills il selvaggio; durante una zuffa con un coetaneo gli dice: “Quando sarò grande e diventerò re, manderò i miei cavalieri a ucciderti”. Ama il calcio, ama il rugby, frequenta una scuola privata, la Ludgrove School nel Berkshire, dover regna un’atmosfera familiare diversa dal cupo collegio in cui è cresciuto suo padre. È in questa scuola che a nove anni prende un colpo di mazza da golf sulla testa vibrato per gioco da un compagno, un colpo talmente forte alla fronte che il ragazzo deve essere operato d’urgenza affinché frammenti di scheggia dell’osso frontale non ledano il cervello. Il Paese trema per la sua vita; mentre Diana piange nel corridoio dell’ospedale, Carlo, criticatissimo, non può sottrarsi a un impegno ufficiale che quella sera lo vuole a teatro. L’intervento riesce perfettamente, ma un autorevole medico, il professor Ellis Downes, lancia l’avvertimento: esiste una possibilità su dieci che il trauma subìto da William possa avere una conseguenza atroce, l’epilessia. Il bambino cresce sano e forte e con gli anni si placa, matura in fretta, sin troppo, tanto che lo zio materno Charles Spencer lo definisce “rigido e formale”. Il bambino born to be king preferisce la compagnia degli adulti a quella dei coetanei e sembra già compreso nel suo ruolo. Molto più del fratello minore, il piccolo Harry – Henry Charles Albert David, nato il 15 settembre 1984 –, William sente il peso della responsabilità che lo aspetta e il peso di un’educazione che dovrà portarlo lontano. Ma, se assieme al fratello è abituato a trascorrere periodi anche lunghi lontano dai genitori, quando è a casa ha, soprattutto con la madre, un rapporto improntato all’espansività, assai poco british» (Laura Laurenzi). «Aveva solo sette anni quando disse a mamma Diana che voleva diventare poliziotto, per poterle fare da guardia del corpo. Harry, che di anni ne aveva cinque, gli replicò: “Non puoi: devi fare il re”. Il legame di mamma Diana coi figli, come noto, è sempre stato fortissimo. Mentre Carlo è sempre stato dipinto come un papà gelido. […] Il tormentato matrimonio di Carlo con Lady D non poteva non lasciare tracce sui figli. Tanto più che Diana spesso piangeva davanti al più grande, sempre dalla sua parte. Una volta, quando aveva appena otto anni, fu proprio William a passare i kleenex alla mamma, che – chiusa in bagno a Highgrove dopo una lite col marito – non smetteva di singhiozzare» (Mercuri). «“La stabilità di un bambino deriva principalmente dall’affetto che ha ricevuto dai suoi genitori”, afferma Diana in un’intervista. […] E, se la regina Elisabetta non è stata presente a sei dei primi otto compleanni del piccolo Carlo, Diana si propone come un modello di madre diametralmente opposto: accompagna i suoi bambini a scuola, gioca con loro, scherza, va in gita, li porta da McDonald’s, al luna park, gioca con loro a palle di neve, li porta al cinema e ultimamente persino in discoteca; cerca per quanto è possibile di offrir loro una vita normale, tentando come può di sottrarli al rigore della corte ma soprattutto alle pressioni e alle intrusioni della stampa, di fronte alle quali William, timido e ombroso, dà già prove di nervosismo, mentre il piccolo Harry, dal carattere più solare, estroverso, allegro, disinvolto, è totalmente indifferente. Ma qualche notizia, qualche curiosità filtra ugualmente, anche se a Eton l’erede al trono è protetto da tutti e trattato esattamente come ogni altro studente. Sappiamo ad esempio che nella sua stanza, in collegio, campeggia un poster della top model Cindy Crawford e uno della maggiorata Pamela Anderson, la bagnina di Baywatch. Sappiamo che la madre, nel settembre dell’anno scorso [1996 – ndr], gli fa una sorpresa che lascerebbe senza fiato qualunque ragazzo della sua età, organizzando per il principino un tè a sorpresa a Kensington Palace. La sorpresa consiste nel nome delle invitate, che sono Claudia Schiffer, Naomi Campbell e Christy Turlington. Sappiamo che qualche mese prima l’adolescente William punta i piedi e dichiara che non ha nessuna intenzione di fare il re: “Fare il re è noioso”, dice alla mamma sconcertata. […] E aggiunge, William, che la monarchia può essere un peso insopportabile, può ledere i diritti degli individui: non quelli dei sudditi, quelli dei re. Ma la ribellione dura un giorno solo e rapidissimamente rientra, voce dal sen fuggita. E, se William […] è spinto dal padre a trascorrere sempre più tempo al fianco della regina per imparare il mestiere, Diana gli schiude invece mondi sconosciuti portandolo con sé a vedere da vicino realtà che generalmente non entrano a palazzo reale: la miseria dei senzatetto, la disperazione dei malati di Aids, la tristezza di chi è ricoverato in ospizio» (Laurenzi). «Nel 1996 papà e mamma divorziano. L’anno dopo, quando William ha 15 anni e Harry 12, la principessa Diana muore in un incidente d’auto a Parigi insieme al fidanzato, il miliardario egiziano Dodi Al Fayed. I due fratelli sono al castello di Balmoral, in Scozia, con la regina e il padre: Carlo aspetta che si sveglino per comunicare loro la notizia. Dopo grandi discussioni, Buckingham Palace decide che i due seguano la bara della madre nella processione attraverso le strade di Londra: “Verrò io con voi”, dice il nonno Filippo, per infondere coraggio. A testa bassa, serio, senza piangere secondo la regola che ai reali è proibito mostrare emozioni, il piccolo principe che un giorno salirà al trono è l’istantanea che commuove il mondo in diretta tivù. Dopo Eton, dove brilla soprattutto nella squadra di calcio che resterà la sua passione, si iscrive all’università a St Andrews, in Scozia: studia storia dell’arte, per poi passare a geografia. Si laurea con 2.1, un buon voto, non il massimo, ma l’esperienza più importante dei banchi di studio è l’incontro con la donna della sua vita. I maligni sospettano che i coniugi Middleton, ex hostess ed ex steward della British Airways che hanno fatto fortuna vendendo online materiale per party per bambini, abbiano mandato la figlia lì apposta nella speranza di conoscere l’erede al trono. Ma Kate non è alla ricerca del “piatto ricco”. Prova ne sia che, dopo sei anni insieme, si lasciano: non è chiaro per decisione di chi o se per reciproca stanchezza. […] La temporanea separazione serve a chiarire a entrambi quello che vogliono: nel giro di un anno tornano coppia fissa. Nel 2010 vanno a vivere insieme in Galles, mentre William presta servizio come elicotterista della Raf. Poi si trasferiscono nel Norfolk, a nord-est di Cambridge, quando diventa pilota di eliambulanze. Intervistati in tv all’annuncio del fidanzamento, ridono, scherzano, si prendono in giro, lei ricorda il poster di una famosa attrice americana che lui teneva appeso al muro della sua stanza di studente. Nel 2011 si sposano, a Westminster Abbey, stessa chiesa in cui fu celebrato il funerale di Diana: corsi e ricorsi della favola reale. Al dito della sposa, accanto alla fede, spicca l’anello di fidanzamento donatole da William, che apparteneva a Lady D. La regina assegna loro un titolo, duca e duchessa di Cambridge, e dona loro una casa, nella tenuta di Sandringham, dove la royal family trascorre abitualmente il Natale. Nel 2013 arriva il primo bebè, George, altro futuro re: seguiranno Charlotte nel 2015 e Louis nel 2018. […] Nel frattempo però l’incantesimo tra i figli di Diana si spezza. Sembrano a lungo uniti come una cosa sola. Nemmeno il matrimonio di William con Kate riesce a dividerli: “Ho trovato la sorella che non ho mai avuto”, dichiara anzi Harry alla Bbc. Li separerà invece il matrimonio di lui con Meghan, fonte di gelosie fra le due spose, di zizzania tra i fratelli, con l’esito di un esilio dorato di Harry e della moglie in California, fra accuse di razzismo e bullismo nella famiglia reale» (Enrico Franceschini). «Fino ai 35 anni ha fatto sostanzialmente il reale part-time: i suoi impegni pubblici erano largamente surclassati da quelli della generazione più anziana, dalla regina a Carlo alla zia Anna, tanto che i tabloid lo avevano soprannominato “Will lo sfaticato”. Poi era venuto il tentativo di lanciare i Fab Four, i Fantastici Quattro, con la moglie Kate, il fratello Harry e la neo-cognata Meghan: un “dream team” di giovani reali impegnati nel sociale. Ma Harry e Meghan sognavano California, è arrivata la Megxit, la fuga dei Sussex oltreoceano, e l’iniziativa – più che altro di pubbliche relazioni – è miseramente naufragata. Il vero successo di William è invece la sua famiglia, cui tiene moltissimo e alla quale si dedica a piene mani: lo testimoniano le foto che lo ritraggono in momenti privati e felici assieme a moglie e figli. […] Negli ultimi tempi il ruolo di William a corte però è cresciuto: è stato lui a fare fuoco di sbarramento contro l’impresentabile zio Andrea, macchiato dallo scandalo Epstein, e così si è riavvicinato al padre Carlo, col quale i rapporti erano sempre stati distanti. Se prima William era la reincarnazione di Diana, adesso è diventato la continuità col padre. Mentre appare ancora insanabile la frattura col fratello minore Harry: i due praticamente non si parlano, e col piccolo – si fa per dire – sempre più stellina hollywoodiana al guinzaglio di Meghan la ferita resta purulenta» (Luigi Ippolito). In seguito alla morte della nonna Elisabetta II e all’ascesa al trono del padre Carlo III (8 settembre 2022), William ha ricevuto da quest’ultimo il titolo di duca di Cornovaglia, insieme al relativo, amplissimo ducato (55 mila ettari), istituito da Edoardo III nel 1337 quale fonte di reddito per l’erede al trono, dal valore attualmente stimato in circa un miliardo di sterline. «Il principe William sta […] modellando a sua immagine il suo ducato, e l’immagine, o meglio la missione per la vita che si è dato – oltre a continuare la battaglia del padre contro il climate change con i premi Earthshot, i “Nobel verdi” – è quella di combattere il problema abitativo. Una missione che passa per il progetto Homewards, lanciato con l’idea di contribuire a mitigare il problema dei senza fissa dimora non solo a Londra ma anche in altri centri del regno dei Windsor. Con il progetto di costruire strutture di social housing per i senza fissa dimora anche dentro alle proprietà del principe: 12 mila case entro il 2040. […] Il progetto che ha in mente William per il suo ducato, secondo il Times, varrebbe ben 500 milioni di sterline» (Enrica Roddolo) • Annus horribilis il 2024, quando, a poche settimane di distanza, al padre e alla moglie fu diagnosticato un tumore. «Quando ti rendi conto all’improvviso che il tappeto – il tappeto metaforico – può esserti tolto da sotto ai piedi molto rapidamente, in qualsiasi momento, questo cambia tutto» • «Da bambino ha visto la sua famiglia andare in pezzi, ma con la moglie Kate Middleton condivide un matrimonio solido, evidentemente complice e a prova di scandali. Lui e Kate, insieme ai tre bambini, incarnano la favola moderna, mostrando al mondo […] il volto di una famiglia normale» (Barbara Amadasi) • Molto attivo nella filantropia, con iniziative a sostegno non solo dell’ambiente e dell’emergenza abitativa, ma anche delle persone affette da disturbi mentali • «Bravo sportivo, studente mediocre, aveva sofferto molto per le uscite pubbliche di Diana e per la sua intervista alla Bbc, ottenuta con una buona dose di inganno, e ha sempre ritenuto la madre una vittima dei media. Ma la sua strategia è stata quella di non andare allo scontro frontale, forte anche di un livello di protezione e di tutela che Harry non ha mai avuto: certo, quando in Francia sono state pubblicate le foto di Kate in topless nel 2012, il settimanale in questione l’ha pagata davvero cara, ma per quasi tutto il resto i Cambridge hanno volato alto» (Cristina Marconi) • Grande passione per gli sport, soprattutto il polo e il calcio. Fervente tifoso dell’Aston Villa. «Ho scelto il Villa per vivere le emozioni degli alti e bassi delle squadre di medio livello» • «Bello come sua madre Diana, almeno finché era ragazzo, oggi William ha assunto la fisionomia un po’ equina del padre, del quale rimane più attraente» (Franceschini) • Molti e vaghi propositi di riforma per il futuro della monarchia. «Penso di poter dire con certezza che il cambiamento è nella mia agenda. Un cambiamento per sempre. E lo accolgo e lo apprezzo, non lo temo. È proprio questo che mi entusiasma, l’idea di poter apportare un cambiamento. Non un cambiamento radicale, ma cambiamenti che ritengo necessari. […] Voglio creare un mondo in cui mio figlio sia orgoglioso di ciò che facciamo, un mondo e un lavoro che abbiano un impatto positivo sulla vita delle persone» • «Toccherà a William traghettare la monarchia britannica nel futuro. La storia lo aspetta al varco: per quel giorno dovrà finalmente dimostrare di che stoffa è fatto» (Ippolito).