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 2026  giugno 26 Venerdì calendario

Biografia di Fabrizio Biggio

Fabrizio Biggio, nato a Firenze il 27 giugno 1974 (52 anni). Attore, doppiatore, conduttore radiotelevisivo, regista e sceneggiatore (9 produzioni per il cinema, 30 per la televisione). Scrittore (2 libri).
Titoli di testa «Per fare l’intrattenitore devi essere sul pezzo, sempre pronto alla battuta e all’improvvisazione. In fondo sei anche più scoperto, esposto alla verità: faccio più fatica a essere me stesso che a stare dietro a una maschera» [Renato Franco, Cds].
Vita «Padre pugliese e madre francese che avrebbe voluto farlo nascere in Francia, ma “sono nato prematuro, rovinando così i suoi diabolici piani”» [Fulvio Paloscia, Rep] • Nasce a Firenze, passa l’infanzia e la prima adolescenza a Scandicci. «Il mio problema era l’essere bilingue, metà francese e metà italiano. Io parlavo così con l’erre moscia perché avevo imparato prima il francese e poi l’italiano. Quindi i miei amici italiani mi prendevano in giro per l’accento francese. “Il francesino”. Quando andavo in Francia avevo l’accento italiano, e mi dicevano “l’italiano di merda”. Quindi ho dovuto scegliere se essere francese o italiano, e ho scelto la seconda. E per la erre? «Mi allenavo: mia sorella si chiama Barbara, quindi mi mettevo allo specchio e facevo “barr-barr”. Piano piano ci sono riuscito. Era un trauma per me essere metà francese» [a Francesco Cristino, Tg1 Talks] • «Mi prendevano in giro, mi davano dell’effeminato. Qualche episodio di bullismo nel quartiere c’è stato: ricordo un ragazzo che mi menava ogni volta che mi vedeva. Una volta mi ha slogato la mascella con un cazzotto. Ma queste situazioni mi hanno formato e aiutato a capire di non chinare la testa e farsi valere» [Daniela Lanni, Specchio] • La scuola? «Brillante fino alle medie, ero il primo della classe» [Franco, cit.] • «Abitavo nel quartiere Le Bagnese dove ho trovato i miei primi grandi amici [...]. Eravamo sempre in giro a giocare sulle rive della Greve, dove andavamo a pescare, costruivamo capanne e andavamo a fare i salti con le bici Bmx. Poi, ore sugli ’scalini’ a chiacchierare, la sera al circolo a giocare a biliardo» [Barbara Berti, La Nazione] • «Per i primi 14 anni della mia vita ho visto solo alberi, fienili e campi di grano. Vivevo con mia madre che aveva fatto il ’68 a Parigi con il suo corollario di animo libertario, canne e barricate e sempre con lei, mi trasferii a Firenze» [Malcom Pagani, Fatto] • «Ho vissuto una Firenze meravigliosa, quella prima dei b&b, per intenderci. Mi ricordo che giocavamo a pallone in piazza Santa Croce fino a tarda sera» [Berti, cit.] • Frequenta il liceo classico Michelangiolo, ma non è un bel periodo: «l’insegnante di italiano sosteneva che scrivessi malissimo, mi dava sempre 3 o 4 ai temi. Un po’ mi odiava» [Lanni, cit.] • «La scuola italiana mi fa arrabbiare tanto perché da ragazzo ho sofferto; perché è una scuola che ancora ha un binario: se ci sei, sei un bravo studente. Se sei fuori non lo sei più, sei da bocciare, sei da punire. Una scuola punitiva che colpisce chi ha un estro diverso» [Cristino, cit.] • «Sono un pigro. E la pigrizia è un difetto. Ma bisogna vedere come la si vive [...] io me la vivo proprio bene. [...] Ho fatto il liceo classico, sempre rimandato però mai bocciato. Facevo il minimo indispensabile per mandare avanti l’atarassia» [a Nunzia De Girolamo, Ciao Maschio] • «Al liceo ho incontrato Martino Ferro, il mio compagno di banco con cui abbiamo scritto anche I soliti Idioti. All’epoca ci piaceva scrivere e mettere in scena piccoli show che mandavamo con delle vhs alle reti locali» [Franco, cit.] • Ma quando hai capito o ti hanno fatto capire che facevi ridere? «In classe da ragazzino, ero quello che faceva ridere tutti. Non con le imitazioni, facevo cretinate» [Cristino, cit.] • «Il mio sogno da ragazzino era fare il fumettista». Perché non lo ha fatto? «Avevo una buona mano, infatti, volevo fare l’artistico invece del classico. A 20 anni il mio primo lavoro è stato il fumettista per una rivista di caccia e pesca, 50mila lire a vignetta. Poi, tramite mio padre che lavorava in banca, ho portato dei disegni a Staino che mi disse: “non vedo niente di eccezionale, lascia perdere”. E lo ringrazio per l’onestà» [Lanni, cit.] • «Dopo il liceo volevo fare l’Accademia di Belle Arti di Firenze, ma il mio amico Martino Ferro andò al Dams di Bologna e mi convinse a seguirlo. Ricordo che il giorno della partenza, appena salii sul treno piansi per la commozione» [Berti, cit.] • Conclusa l’esperienza bolognese, Biggio torna a Firenze: «Frequentavo l’Accademia di Belle Arti, sognavo di fare lo scenografo e lavoravo come tecnico in teatro» [Pagani, cit.] • «Io volevo fare lo scenografo perché c’era mio nonno, di professione ingegnere, che sapeva fare tutto, lavorare il metallo, il legno, il ferro, tutto quanto. E quindi io lo guardavo costruire queste cose, rimanevo affasciato» [Cristino, cit.] • «Passare da tecnico a scenografo però non è facile, e io ho fallito miseramente» [Franco, cit.] • «Per me gli attori erano degli sfigati tremendi» Ma perché? «C’era l’attore che faceva “Non mi sento luce addosso”. Allora io salivo sulla scala, prendevo il proiettore, facevo finta di sistemarlo… “Va bene adesso?” “Perfetto!”» [Cristino, cit.] • Il primo approccio con il mondo dello spettacolo? «Luca Ferro, il padre del mio caro amico Martino, mi chiese se volessi dargli una mano a condurre un piccolo programma che andava in onda su Canale 10. Il programma si chiamava La zanzara in classe. Essendo Luca un professore, trattava di scuola. Luca doveva fare la parte più seria e chiese a me di occuparmi della parte più leggera, perché mi riteneva adatto a fare quel tipo di conduzione. È stato il primo a vedere in me la possibilità di fare spettacolo: è stata una bella scuola, senza Luca forse non avrei mai fatto questo mestiere”. Il primo provino? «Proprio per La zanzara in classe, perché il regista volle provarmi prima di mandarmi in onda. Fu un disastro. [...] Rimasi in silenzio perché non sapevo veramente cosa dire, poi balbettai qualcosa. Cominciai a sciogliermi e a divertirmi sempre di più puntata dopo puntata» [Berti, cit.] • È il 1997. «Il programma era una specie di Striscia la notizia per le scuole. Alla fine Martino mi convinse a mandare un best of del programma a Mtv. Mi chiamarono a fare un provino che andò malissimo» [Franco, cit.] • «Avevo fatto un provino da Vj per Mtv. Un disastro. Non avevo la voce impostata. La buttai sul buffonesco. Non mi richiamavano. Così per un mese feci il dialoghista per la soap Vivere [...]. Ero l’ultima ruota del carro. Ma mi diedero 1 milione e 800 mila lire a puntata. Scrissi qualche battuta un po’ oltre, però ero bravissimo con le facce». Le facce? «Marina [...] fa una faccia stupita, addolorata, arrabbiata. Mi ero segnato tutti gli aggettivi, ogni scena finiva con l’inquadratura di una faccia». Si rifecero vivi quelli di Mtv. «Primo test con Mtv Mad, pubblico attaccato col velcro a un muro di finti peli» [Stefano Mannucci, Fatto] • Intanto lei diventava un conduttore musicale. «La mia competenza si fermava a Vasco. Uno dei boss di Mtv mi indicò un video in onda: “dimmi chi sono questi due”. Io non lo sapevo». Chi erano? «Gli Oasis». Un crash test per ogni presentatore. «Pensavo già di mollare, il solito boss mi disse: “Biggio, sei troppo remissivo, devi diventare stronzo, tira fuori le palle”. Capii che le palle contano più del talento» [ibid.] • Un ragazzo in particolare resta folgorato da Mtv Mad: è Francesco Maldelli. «Noi ci siamo incontrati la prima volta nel 2000, perché Fabri faceva quella trasmissione insieme a Gip e io adoravo il loro programma, quindi volevo far parte del loro gruppo e lì ci siamo conosciuti. Ho vissuto a casa sua per un po’ di anni» [Maldelli ad Alessandro Cattelan, Hot Ones Italia] • Negli anni successivi Biggio diventa uno dei volti principali di Mtv Italia, conducendo numerosi programmi. Comincia anche a fare il conduttore radiofonico • Nel 2009 arriva la svolta: assieme a Maldelli viene convocato da Giorgio Gori che vuole uno sketch-show, e i due si mettono al lavoro, ispirati anche dalla visione di un episodio di Little Britain. Inizialmente Mtv non scommette sul progetto: «Pensa che nessuno lo voleva. Abbiamo fatto il giro delle sette chiese, a proporre: “volete vedere questa cosa?” Dicevano: “No, è una cosa troppo difficile per l’Italia, non funziona”. Finché torniamo da Mtv e il resto è storia». [Cattelan, cit.] Il programma è I soliti idioti, e si rivela, inaspettatamente, un clamoroso successo che continuerà per tre stagioni e due film nei successivi tre anni. «Io mi posso rimproverare tante cose, ma era la foto del paese: la volgarità, il cinismo, la Chiesa troppo presente, i figli che non vengono ascoltati dai genitori. Un paese bloccato. [...] Volevamo chiamarci La terra dei cachi, dalla canzone di Elio e le storie tese, ma un dirigente di Mtv scelse I soliti idioti, gli ricordava I soliti ignoti, una certa amarezza di Mario Monicelli, e un altro film cult, come I mostri» [Maldelli a Valerio Cappelli, Cds] • «Noi vogliamo raccontare la giornata tipo dell’italiano che va alle poste, al bar ecc., i suoi tic, le sue nevrosi. Tutto ciò che ci rende tutti un po’ idioti… Quei difetti che noi raccontiamo alla fine, io e Francesco siamo i primi ad averceli. È autoanalisi alla fine. Ci guardiamo dentro e vediamo che in fondo siamo tutti un po’ “idioti”. [...]. Diciamo che sono tutti risultati di un misto di esperienze. Addirittura a volte ci accorgiamo di aver preso ispirazione da qualcuno in particolare solo dopo aver creato i personaggi, senza rendercene conto. Io e Francesco ci mettiamo davvero sulla panchina al parco e guardiamo le persone per osservare come parlano, che tic hanno…» [Alice Zampa, bestmovie.it] • «Quello del comico è un mestiere che impari faticosamente. All’inizio il cervello risponde a rilento. È un po’ come quando cominci a suonare la chitarra. Impari gli accordi, ma non ti vengono naturali: li guardi e li fai meccanicamente. Una volta che conosci la tecnica, però, non hai più bisogno di pensarci [...] il cervello va in automatico. Con Francesco c’è stata subito sintonia. I nostri cervelli sono collegati tipo wireless. È per questo che riusciamo a improvvisare: capisco subito dove vuole andare a parare e lo accompagno, o viceversa. Ed è anche per questo motivo che lavoriamo insieme da 12 anni [...] La nostra comicità, più che intelligente, è ragionata, mai fine a se stessa. La nostra regola è raccontare sempre qualcosa che esiste davvero» [Michele Bisceglia, Wired] • I Soliti Idioti hanno sempre spinto sul politicamente scorretto... «Noi non spingiamo, la nostra comicità è questa, non ci poniamo il problema se è corretto o scorretto. Noi siamo questo, non l’abbiamo mai fatto con la malizia di essere scorretti. Scegliamo se ci fa ridere o no. Se vuoi essere forzatamente scorretto ti sgamano» [Franco, cit.] • Arriva la fama, accompagnata da alcune polemiche che trovano vasta eco nei media. In particolare, nel 2011, una recensione molto critica del primo film dei Soliti idioti da parte della giornalista Concita De Gregorio scatena un dibattito acceso. Concita De Gregorio, dopo aver visto il vostro ultimo film, parlò di desolazione, di sconfitta generazionale, di sgomento. Maldelli: «L’abbiamo ringraziata di persona. Senza di lei, senza quell’articolo-anatema su Repubblica, di noi non si sarebbe parlato così a lungo». Biggio: «Il pezzo era un’aggressione in piena regola, ma avevo talmente tanta voglia di vedere le cose illuminate che mentre me lo leggevano ad alta voce, negavo la realtà persino a me stesso: “In fondo ne parla bene, no?”» [Pagani, cit.] • Altra controversia nel 2012: i due vengono invitati da Gianni Morandi al festival di Sanremo. La loro esibizione, nei panni di una coppia omosessuale, scatena accuse di grottesca omofobia da parte delle associazioni per la difesa dei diritti gay, il che costringerà Morandi a pubbliche scuse [Andrea Indini, Giornale] • La coppia continua a lavorare a vari progetti, ma sottotraccia cominciano ad accumularsi rancori e liti che deflagreranno nel 2015, in seguito a due clamorosi insuccessi: quello del film La solita Commedia – Inferno, un progetto al quale tenevano molto, che rappresentava «la liberazione dal fattore commerciale [...] Un film comico di grande coraggio» [Davide Turrini, Fatto] • A questo segue una fallimentare partecipazione, questa volta in gara, al Festival di Sanremo: la loro canzone viene esclusa dalla finale. «Sì, è stato un festival d’inferno» Cosa è successo? «C’erano già delle tensioni che andavano avanti da un po’ perché non ci capivamo più, perché non comunicavamo più, non ci sopportavamo più, finivamo di lavorare e ognuno andava nella sua stanza d’albergo senza neanche salutarsi. Sanremo poi, in gara, è uno stress incredibile (...) [Cristino, cit.] • «In quel periodo litigavamo per qualsiasi cosa, lo chiamai e ci vedemmo a un baretto. Gli vomitai addosso tutto, come in una storia d’amore. Non ci siamo più visti per 7 anni». C’era una cosa in particolare che gli rimproverava? «In realtà sono io che oggi rimprovero a me come ho gestito il rapporto con lui. Io ero remissivo e lui si prendeva lo spazio che gli lasciavo, non mi sentivo rispettato: le incomprensioni piccole diventano enormi se non parli. Oggi parliamo di tutto» [Franco, cit.] • A questa frattura seguono anni complicati: Per un periodo il suo telefono ha smesso di squillare, è sparito dai radar: come si è sentito? «Avevo detto tanti no e piano piano vieni dimenticato e smettono di chiamarti». Perché diceva no? «Avevo sofferto troppo, per carattere facevo fatica a stare in questo mondo così impegnativo, dal 2016 avevo la mia nicchia di Stracult su Rai2 e stavo bene. Ero felice, senza stress. Quando poi ho iniziato a non lavorare più un lato di me godeva a non fare un cazzo dalla mattina la sera... Mia moglie mi è stata vicina in maniera incredibile: le sarò grato per sempre, non mi ha mai fatto pesare niente» [ibid.] • Nel 2020, a causa della pandemia del virus Covid-19, Stracult viene cancellato. Biggio fa un incontro particolare: «La collaborazione con Fiorello è nata perché́ io passavo da Via Asiago. Lui mi vede e mi dice, “Ah, Biggio! Sai, io ti seguo…” [...] Lui stava facendo Viva RaiPlay. E c’era una specie di glass in cui facevano un programma che si chiamava Viva Asiago 10. E mi disse: “Ah, noi non ci siamo mai conosciuti!”. Dice: “Vieni con me!”. Io: “Dove?” “Vieni, vieni, vieni!”. Entriamo in questo glass. Mi dice: “Siediti qui accanto a me!”. E dicevo: “Che facciamo?” “Andiamo in onda!”. “Ma come andiamo in onda?!” Dopo meno di un minuto che ci conoscevamo mi ha messo accanto a lui e abbiamo fatto questa prima pseudo-diretta. E ci siamo divertiti. E’ una cosa di chimica. Ci siamo subito trovati. Ci facevano ridere le stesse cose. Quello secondo me è un po’ la base del lavoro in coppia. Prima di tutto ti devi voler bene, stimare e divertirti» [Nunzio Zeccato, superguidatv.it] • Questa collaborazione prosegue per un paio di settimane • Dopo due anni di quasi totale assenza di opportunità lavorative, Biggio medita di cambiare completamente lavoro: «Ero in spiaggia il giorno del mio compleanno, con mia moglie e dico “Amore, da settembre troverò un lavoro, capirò che cosa fare della mia vita. Oggi non ci voglio pensare, voglio stare qui e godermi il mio compleanno”. Poi guardo il telefono… Rosario. “Fabrizio, come stai? Senti, se facessi un programma, una cosa tipo il glass che avevamo già fatto, tu ci saresti?” Mi ha fatto un regalo, cioè proprio il giorno del mio compleanno… sembra un film». Ma quando hai capito che poteva funzionare con Fiorello? «Subito. Tu sai quanto ti sembra tutto facile? Ci divertiamo, ridiamo, scherziamo. È come quando tu incontri una donna, e ti innamori subito e poi ci chiacchieri e ti sembra di conoscerla da 20 anni» [Cristino, cit.] • «Non gli interessava che non fossi il personaggio del momento. Mi ha cercato e detto “Sei bravo e voglio lavorare con te”. Ha creduto in me e gliene sarò sempre grato» [Lanni, cit.] • Sempre nel 2022 arriva anche la riconciliazione con Mandelli: Chi ha fatto il primo passo? «In realtà lui continuava a cercarmi, io ero molto più rigido. Per me era tutto chiuso, mi aveva fatto soffrire e non volevo più vederlo. Un giorno ci ha cercato uno sponsor per uno spot ed entrambi abbiamo detto sì. Significava che eravamo pronti. Ci siamo visti con un po’ di imbarazzo, ci siamo chiesti scusa, ci siamo abbracciati, ci siamo fatti un gran pianto e ci siamo detti tutto» [Franco, cit.] • Negli anni seguenti Biggio avvia un’intensa attività lavorativa, che lo porta ad affiancare Fiorello in tutte le sue trasmissioni radiofoniche e a collaborare con Mandelli per il ritorno dei Soliti idioti, dapprima come spettacolo teatrale, e poi nel terzo film della serie (2024) [ibid.] • A questi impegni affianca progetti personali con alterne fortune, come il successo della partecipazione nella serie Le libere donne: «Devo veramente ringraziare Soavi, è stato un grande regista. Mi ha preso sotto la sua protezione e mi ha reso credibile come attore drammatico. Un’operazione non semplice: l’immagine che la gente ha di me è televisiva. Lui ha creduto come nessuno prima aveva fatto nelle mie capacità drammatiche. Mi ha detto di eliminare il Biggio televisivo, la spalla di Fiorello, e spero di esserci riuscito» [Matteo Tuveri, maridacaterini.it] • O la catastrofica (e incolpevole) conduzione del Festival di San Marino nel 2024: È stato l’evento in diretta più disastroso della Storia della televisione. «Sì. È diventato un cult. Non funzionava niente, niente. Tutto andava storto. [...] Non c’è stata una cosa che sia andata dritta. Mi sono divertito come un pazzo» [Cristino, cit.] • Il più grande rimpianto e il sogno che resiste. «Sul rimpianto ci devo pensare. E il fatto di doverci pensare vuol dire che non ce l’ho, ‘sto gran rimpianto. Invece il sogno per me è un film che ho scritto, una storia bellissima dove si ride e si piange. Quando lo racconto mi viene da piangere per il finale. È nel mio cassetto, e il sogno è di riuscire a girarlo» [ibid.].
Curiosità È ateo [Gianfranco Gramola, intervisteromane.net] • Se potessi cambiare vita, chi vorresti essere? «Un musicista». Strumento? «Tutti, un polistrumentista, li invidio tantissimo». Tipo Collins. «Sì, o alla Tony Pitoni» [Cristino, cit.].
Amori La cotta non ricambiata, quella da adolescente? «Mamma mia, tante, tante. Traumi su traumi perché, appunto, ero come il personaggio di Gianluca. Quante figuracce che ho fatto nel tentativo goffo di conquistare una ragazza» [a Omar Schillacci, Stories 2024] • Uno come te, come conquista le donne? «[...] La mia pigrizia ha fatto sì che aspettassi a tal punto che le donne si siano talmente disperate da dirsi: “Vabbè, mi faccio avanti io, perché se aspetto questo…” Quindi magari non avrò avuto tantissime donne, ma con poca fatica» [Nunzia De Girolamo, Ciao Maschio] • Valentina? «Faceva la producer e mi sono innamorato appena l’ho vista. In quel periodo presi la mia prima casa a Milano e senza saperlo ho scoperto che lei abitava a due portoni dal mio. Se non è un caso questo! Lei era molto corteggiata e io nascondevo il mio amore perché non volevo unirmi alla massa. Ma dopo un anno è crollata» [Franco, cit.] • Con Valentina vi siete lasciati dopo il primo film. «Per me era un periodo di grande scombussolamento, ero fragile, non perché volessi fare chissà che, ma quel successo mi aveva smosso delle cose dentro, non capivo più chi ero. Provavo una grande sofferenza, un grande dolore e pensavo: a me il successo non dà felicità» [ibid.] • Dopo tre anni e mezzo i due si riconciliano: «Anche con mia moglie ho avuto una grande lite: ci siamo lasciati, è stato doloroso. E poi ci siamo ritrovati, ci siamo riscelti e io dico sempre che adesso con mia moglie è l’idillio: siamo innamorati come il primo giorno [Cristino, cit.] • «Si è sposato un’unica volta nel 2024 con Valentina De Ceglie nata a Roma il 27 novembre 1973 (cugina della conduttrice Alessia Marcuzzi), con cui stava dal 2000. Ha due figli, Bianca e Alo (diminutivo di Alessandro)» Su Wikipedia c’è scritto, in maniera perentoria: “Si è sposato un’unica volta”. «L’ho scritta io, di mio pugno. Giravano versioni diverse. Invece ho avuto questa fortuna e pretendo che si sappia…» [Dipollina, cit.] • «Durante la cerimonia, officiata da un amico in Comune, piangevo così tanto che non riuscivo nemmeno a dire il “Sì”» [Franco, cit.] • «Prima pensavo più al lavoro, al successo, ora, la mia priorità è la ricerca della felicità che viene dai rapporti umani. Ho cominciato a pensare come passare la mia vecchiaia. E con vicino mia moglie, i miei figli e tre amici so che morirò felice» [Lanni, cit.].
Titoli di coda La morte le fa paura? «Oggi sì, ma spero di arrivare al punto in cui non me ne farà più. Mi sto adoperando per renderla meno spaventosa. Per farlo devi amare, onorare la vita e gioire delle piccole cose» [ibid.].