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 2026  maggio 29 Venerdì calendario

Biografia di Piero Chiambretti

Piero Chiambretti, nato ad Aosta il 30 maggio 1956 (70 anni). Conduttore e autore tv.
Titoli di testa «Il mio sogno nel cassetto? Stare nel cassetto».
Vita Mamma Felicita l’ha avuto a diciotto anni e l’ha tirato su da sola a Torino: «A quattro anni imitava le gemelle Kessler e Gino Bramieri. Era un patito di Rita Pavone. Si vestiva da sceicco bianco. Voleva diventare Alighiero Noschese e piangeva tutti gli anni davanti alla televisione quando il suo biglietto della lotteria non vinceva. A dieci anni, con una lettera 32, cominciò a scrivere un romanzo giallo. A scuola però non si è mai applicato» • Piero Chiambretti, il suo primo ricordo della tv? «L’investimento che mia madre fece per acquistare un televisore, con mezzo palazzo che scendeva per vedere il film del lunedì sera. Avevo 10 anni e assomigliava alla condivisione di oggi con i social, peccato fosse un baraccone televisivo più grande del salotto dove era stato infilato» [a Renato Franco, Cds] • «Non mi sento un genio e non copiavo. Preferivo prendere tre» • «Già a sette anni pensavo alla morte. Poi sono cresciuto e sono diventato il Leopardi della tv italiana» [a Francesca D’Angelo, Sta] • «“Scambiavo la scuola per un teatro. Gli insegnanti e i compagni erano il mio pubblico. Avevo l’ossessione di strappare risate”. Dalle elementari alle medie ha dovuto cambiare una trentina di scuole» [Anna Maria Salviati, Teresa] • «Mia madre mi iscriveva a tutte le scuole possibili. Liceo linguistico, corrispondente in lingue estere, cartellonista pubblicitario, odontotecnico. Diceva: l’importante è partecipare. Ogni tanto facevo quattro anni in uno, tre anni in uno, due anni in uno. Qualcosa portavo sempre a casa» • «Mamma si è fatta in quattro, colmandomi di affetto, e le uniche piccole lacune erano quelle legate all’assenza paterna. Penso alla mia prima barba: non sapevo da dove iniziare, chiesi a lei e mi diede la crema… per la ceretta alle gambe. Alla fine avevo un melone al posto della faccia. Mi è mancata la complicità maschile e la fisicità tipicamente paterna» [D’Angelo, cit.] • «A vent’anni ero innamorato di Adriano Panatta. Avevo i suoi manifesti, mi piacevano le sue Superga, le sue magliette Lacoste verdi un po’ sbiadite, i capelli lunghi, il gioco sottorete, al punto tale che cercavo di emularlo, avevo anch’io i capelli lunghi e fino a trent’anni ho giocato con la racchetta di legno. Poi, quando è diventato grasso, ho cominciato a guardare le donne» • Si iscrive al Dams di Bologna. Per mantenersi, lavora ai mercati generali, ma ha altro per la testa. Perché hai cominciato questo mestiere? «Per colpa delle donne e di un cane». Hai avuto molte donne? «Sì. Ma se io fossi una donna non andrei mai con uno come me. Fortunatamente non sono una donna». Come mai? «Come mai non sono una donna?». Come mai hai avuto molte donne. «Secondo un amico che viene ricordato per una battuta storica (“Qui non ci sono puttane neanche a pagarle”) vengono con me le “scopanomi”. Pare non ci sia nessun altro motivo per venire a letto con me se non la mia notorietà. Mi auguro che si sbagli, altrimentivado dall’analista. Con la celebrità, comunque, sono arrivate anche le fregature». Tipo? «Se sto seduto a un tavolo normale e mangio normalmente un piatto di spaghetti, la donna che ho di fronte mi dice: “Che cosa hai oggi?”. Ogni volta dovrei saltare sul tavolo e dimostrare che sono quel birbone visto in tv». Ma il cane? «Mi consigliarono di comprare un cane di razza per rimorchiare le ragazze. Ma io non avevo una lira. E decisi di fare il disc jockey». Perché il disc jockey? «Perché lo faceva anche il mio macellaio e mi segnalò che al Ritual ne cercavano uno». Il Ritual? «Tutti neri. San Salvario al confronto sembrava la Svezia. Piano piano, cambiando musica, introducendo il cabaret, il pubblico divenne misto. Al Ritual passavano i migliori comici, Verdone, i Giancattivi, Troisi. Lo stesso Baudo, Grillo, Franca Valeri». Poi le radio libere. «La prima fu quella dei preti. Radio Torino Centrale. Molto rigore. Certe parole pesanti non si potevano dire. Tipo minigonna e gambe» [Claudio Sabelli Fioretti, Sette] • Quando iniziò in una rete privata piemontese, Grp, ammoniva sui rischi della televisione. «Io e il mio amico Carlo, soprannominato Erik per il suo fisico da vichingo, andavamo in onda a mezzanotte e lo dicevamo chiaro e tondo: “La tv rincoglionisce, non guardatela”. Poi tra un video musicale e l’altro, prima di lasciare i microfoni aperti, provocavamo: “Perché ascoltate noi invece di stare con le vostre ragazze?”». Reazioni? «Selvagge. Insulti irriferibili, minacce, bestemmie velate. Un’atmosfera folle e belushiana, irregolare e ideale per un Animal House di periferia. Andammo avanti per qualche tempo, poi l’esperimento tramontò». Perché? «Era diventato pericoloso. C’era rabbia. Mi bucarono tutte e quattro le ruote della macchina e a un certo punto io e il vichingo desistemmo». Lei condivideva con Berlusconi l’intrattenimento sulle navi da crociera. «Partivo d’estate. Armavo una valigia alla buona e mi imbarcavo per un paio di mesi come animatore. Un anno – avevo dimenticato di rinnovare il passaporto – mi issarono comunque a bordo. Da clandestino. Non potevo mai scendere dalla nave e il viaggio si rivelò alienante». Come intratteneva il pubblico? «Maltrattandolo. Avevo studiato il grande Villaggio interpretare il professor Kranz e ne avevo ripetuto pedissequamente la lezione. Preso a male parole, il pubblico si entusiasmava. Si aspettava di essere blandito e vezzeggiato e il ribaltamento dello schema, non atteso, lo eccitava. Facevamo dei giochi in cui i viaggiatori non potevano vincere nulla. A fine esibizione, al limite, erano i crocieristi a dovermi dare qualcosa. Durante quelle navigazioni ho trovato la forza di poter fare il mio mestiere. Ho imparato l’approccio. Ho capito che la miglior difesa è l’attacco» [Malcom Pagani, Fatto] • Poi l’approdo a Tele Manila, «un canaletto», con il programma Il dedicone: «Mi inventai la candid camera visibile. Feci comprare al proprietario un cavo lungo centinaia di metri e andavo per le strade con la telecamera di studio coinvolgendo i passanti. Beccavo una vecchietta che arrivava da lontano, e cominciavo a dire: “Buongiorno da Stoccolma. Vediamo una vecchietta italiana. Andiamo a intervistarla”» • «Il grande momento fu il concorso Rai. Novemila partecipanti. Vincemmo in quattro: io, Cecchi Paone, Fabio Fazio e Corrado Tedeschi. Mi arrivò una bella lettera: “La chiameremo per inserirla nei nostri futuri programmi”. Mai più sentiti» • È vero che il suo primo provino in Rai, nel 1982, lo fece in mutande? «Sì, avevo capito come sarebbe finita». Mi pare che sia andata di lusso. «Oggi sono una persona serena, senza conti in sospeso. La libertà di pensiero esiste. Poi, certo, bisogna trovare il pensiero». Bello. Ma tornerei brevemente alle mutande. Che cosa le saltò in testa? «Volevo rompere gli schemi e suscitare una reazione. Mi trovai in una stanza con sette funzionari di altissimo profilo e dissi: scusate, non ho sentito la sveglia e sono dovuto uscire di casa in fretta, avevo anche il pianoforte ma è rimasto incastrato nell’ascensore». Reazione? «Nessuna. Un silenzio tombale. Ma nella loro testa evidentemente restò qualcosa. Tipo: ma tu guarda questo demente» [ad Andrea Malaguti, Sta] • «Mi telefonò uno da Torino. “Si è ammalato un valletto, venga a fare un provino”. Dovevo dire: “Pronto, da dove chiama?”. Mi presero. Ma non piacevo al capostruttura, un democristiano di ferro, Luciano Scassa. Io mi ero un po’ allargato e lui per castigo decise che il mio intervento doveva essere registrato. Corinne Clery apriva una cesta di vimini. Uscivo fuori io e dicevo: “Che numero è?”. E Corinne richiudeva la cesta. Tutto registrato» • «Arrivò Angelo Guglielmi a Rete Tre. E Bruno Voglino. Volevano facce nuove. E feci Il divano in piazza. Fermavo una passante: “Signora, sono un giovane intervistatore, dovevo intervistare la madre di Rambo che non è potuta venire, io perdo il posto, potrebbe recitare la parte della mamma di Rambo? Tanto non se ne accorge nessuno”. E lei nel giro di trenta secondi diventava la madre di Rambo» • «Era una continua provocazione. Piero Chiambretti lasciava sempre a bocca aperta, sia quelli a cui piaceva sia quelli a cui andava indigesto. Il divano in piazza, Prove tecniche di trasmissione, Complimenti per la trasmissione, Il portalettere, Tg0, Il laureato. Irriverente, trasgressivo. All’assalto dei luoghi comuni, senza rispetto per i potenti, noncurante delle regole della televisione, spesso con una telecamera a spalla e un microfono» [a Sabelli Fioretti, cit.] • Come andò la storia del bavaglio a Cossiga? «Era il 1992. Facevo il Portalettere. Era tutto improvvisato. Il Quirinale mi disse: se vuole incontrare il presidente si trovi alla Casina Valadier alle 15. Andai convinto che fosse uno scherzo e mi portai il bavaglio da dargli. Capii che era tutto vero solo quando vidi muoversi i cespugli». Scoiattoli di Villa Borghese? «Agenti dei servizi. Poi arrivarono anche gli elicotteri». Oggi lo porterebbe un bavaglio a Mattarella? «Mattarella è un santo, è l’unto del Signore. Dunque va trattato di conseguenza». Ovvero? «Si è sacrificato per la collettività accettando un altro settennato. Forse meriterebbe in regalo due biglietti per Miami». E un bavaglino a Ignazio La Russa? «Ma no. La Russa fa parte di un mondo nostalgico che ancora accompagna la politica e, nel bene e nel male, accende dibattiti. Per la tv è utilissimo». Fuori dalla tv è altrettanto utile? «Bisognerebbe fare questa domanda a Meloni: La Russa è un uomo di Stato o è meglio sapere in che stato è? Personalmente mi fa molto ridere» [a Maluguti, cit.] • Per anni fa programmi in seconda serata. Scherza: «Mi ritengo uomo della notte. Un metronotte, vista l’altezza» • A Chiambretti c’è lo scontro Busi-Sgarbi inaugurò l’insulto ripetuto: “Capra, capra, capra”. Le risse servono ancora per l’ascolto? «La cosa più forte fu il silenzio iniziale» • «Busi esordì con una serie di complimenti, nei primi 23 minuti Sgarbi non aprì bocca. Per una frase sulla sorella, scoppiò il finimondo. La rissa è attuale, nei programmi politici nessuno riesce a dire una frase di senso compiuto, il pensiero salta e si va in curva. Il conduttore non fa niente, il sangue che scorre crea il famoso ascolto e non significa consenso. Se tornasse l’indice di gradimento salirebbe la qualità dei programmi: i numeri sono drogati» [Fumarola, cit.] • Seguono Markette – Tutto fa brodo in Tv (La 7, 2004-2008), Chiambretti Night (Mediaset, 2009-2011), Chiambretti Supermarket (Italia 1, 2014), Gran Hotel Chiambretti (Canale 5, 2015-2016) • Dal 2018 lo promuovono in prima serata, ma lo tolgono da Canale 5. «Ho già il marchio, Chiambretti su Rete4, diventa Cr4» • Era la tv di Fede, delle telenovelas e ultimamente dei populisti. Lei che c’entra? «Nulla, e proprio questo mi interessa: sapersi trasformare a seconda delle circostanze. Su Rai1 devi fare il prete, su Rai3 indossare l’eskimo, su Rete4 incarnarti nella soap Tempesta d’amore. Ormai ho lavorato su tutte le prime sette reti generaliste, sono il telecomando di me stesso» [a Renato Franco, Cds] • Nel 2000 disse: «La prima volta ho votato liberale. Mi avevano detto: vota liberale perché i liberali sono eleganti. Poi sempre a sinistra: Pci, Pds, Ds, Quercia, cosa uno, cosa due» [a Sabelli Fioretti, cit.] • «“Mi fanno molto ridere i giornali della destra che hanno quei titoli meravigliosi. I titolisti della destra dovrebbero fare gli autori televisivi”. Più bravi di quelli di sinistra? “Beh sì, la sinistra non ha ironia”» [a Mario Secchi] • «In questo momento è più sardina o gattino? “Non saprei che rispondere. Non vorrei essere mangiato dal gatto”» [Baglio, Cds] • «Noto per un umorismo tagliente ma gentile» [Treccani] • «Irriverente, geniale, mai banale ma sempre innovativo» [Francesca Galici, Giornale] • «Nessuno meglio di Chiambretti riesce a sublimare il trash fino a renderlo puro intrattenimento d’autore. I nuovi mostri sono il suo pane quotidiano, è capace di strappare una risata (amara) e di regalare al pubblico una critica (ferocissima) del Belpaese sotto le mentite spoglie di una perculata» [Gaspare Baglio, Rolling Stones] • «La tv generalista di Chiambretti si fonda su alcuni elementi: il lusso (grandi studi, coreografie, animazione, nani, gay e ballerine), l’intervista più che possibile (invita un personaggio e gli pone domande apparentemente irriverenti, un solletico di intervista) e, la sua vera cifra stilistica, l’esibizione di mostri. Il suo amore per il mostruoso (il coniglio e la coniglia, i gemelli e tutta la sua sinagoga di finti iconoclasti) non ha sapore letterario, non è un palco dell’assurdo mosso da desolata comicità: è reality non dichiarato, è colore locale, horror, pulp e fantasy in salsa neorealistica» [Aldo Grasso] • La madre Felicità è morta di Covid, nel 2020, mentre anche lui era ricoverato. «Un giorno che non potrò mai dimenticare. Il pronto soccorso, i suoi rumori, la confusione di medici e malati, le barelle, le mascherine, sensazioni di qualcosa che avevo visto alla televisione, ma che dal vivo erano un’altra cosa: più definite, più realistiche e tangibili, che allontanavano il rumore fastidioso delle parole della tv, così vuote e lontane» • Quegli addii durante la pandemia sono stati strazianti. «Sì, ma ora la sua morte mi ha rafforzato e oggi mi sento più forte di prima. Un dolore cosi profondo non può essere lenito che dal coraggio e dalla determinazione. E sono sicuro che ci ritroveremo» [ad Alberto Infelise, Sta] • Nel 2024, dopo quindici anni a Mediaset e cinque a La7, torna in Rai, su Rai3 con Donne sull’orlo di una crisi di nervi. Nello spot: “Signora lei di che segno è?”, “Nessuno, utilizzo quello di mio marito”. «Sono immagini di 26 anni fa che ho girato io», racconta il conduttore, «erano per gli annunci della rete. Andai da Altan per chiedergli la licenza di umanizzare i suoi personaggi e utilizzarli con quelle meravigliose battute. La bellezza dello stile resiste». Torna in Rai dopo vent’anni, è in controtendenza? «Penso che la controtendenza sia di quelli che se ne vanno, io credo nella considerazione di mamma Rai» […]. Cosa la incuriosisce delle donne? «Sono il miglior concentrato per una discussione: dirette, coraggiose, impertinenti. Dotate di una diplomazia mischiata col cinismo che le rende pericolose». In fondo la intimoriscono? «Ho il terrore delle donne, ho imparato a correre conoscendole» […]. L’errore che non rifarebbe? «Forse avrei dovuto conservare certi programmi e ripeterli. Invece nell’era Guglielmi si cambiava sempre, non ho mai amministrato la creatività» [a Silvia Fumarola, Rep] • Perché non proporre un quiz prima delle 21, come tutti? «Non li amo. Ho persino rifiutato i “pacchi”: me li propose l’allora direttore Fabrizio Del Noce dopo l’edizione condotta da Paolo Bonolis. Probabilmente Affari tuoi mi avrebbe cambiato la carriera: i game e i quiz sono per certi versi facili da presentare, perché lo spettatore vuole capire come va a finire e resta lì. Inoltre ti trasformano in uno di casa. La vera vittoria non sta solo nel montepremi ma nella familiarità che si guadagna. Però no, non fanno per me» [D’Angelo, cit.] • Oltre a Donne sull’orlo di una crisi di nervi, sempre sulla stessa rete, e come striscia quotidiana della fascia pre-serale, dal 10 marzo del 2025 conduce Fin che la barca va. «Da Postino a Barcarolo. E, come il barcarolo romano di Romolo Balzani, va controcorrente. Da ieri sera, ogni sera il torinese e torinista Piero Chiambretti si mette alla guida di un barcone sul Tevere, dall’isola Tiberina in su, scalando otto ponti per un nuovo format tv. Fin che la barca va ha avuto ieri un primo intervistato eccellente come monsignor Vincenzo Paglia, presidente della Pontificia accademia per la vita […]. Quello di Chiambretti è un grande omaggio, nel suo stile tagliente e ironico, alla città che lo ha accolto per tanti anni. “Per mettere su la scenografia – ci dice sotto Ponte Umberto, dove lo incontriamo mentre mostra i palazzi e gli argini a muraglione costruiti sotto la regia di Canevari dai piemontesi appena arrivati nella città Capitale – ci abbiamo messo 2.800 anni... È un programma sull’acqua, speriamo che non faccia acqua” […]. Nel programma vediamo che ad accompagnare intervista e immagini c’è un drone. “Che ha ingaggiato già una battaglia con i gabbiani di Roma cui rivolgo un appello: abbiamo solo quello, per favore, non lo abbattete”. Fauna e flora protagoniste del programma. “Avremo una rubrica, una sorta di sit-com, sui topi che popolano il fiume, si chiamerà Toponomastica. Niente cartine stradali ma i topi che come i cittadini chiedono parcheggi, diritti, meno immondizia (forse)” […]. Il torinese Chiambretti racconta le differenze tra Tevere e Po: “A Torino ci sono i Murazzi, che sono più bassi e ti fanno sentire la città un po’ più vicina. Qui i muraglioni alti fanno tutto più monumentale. Dal Po è partita un’idea di Italia, dal Tevere duemila anni fa un’idea di mondo». Ma qual è l’angolo di Roma di Chiambretti? «Il Pantheon, quelle viuzze che sfociano su piazza Navona: ci ho trovato amori e fregature indimenticabili”» [Alvaro Moretti, Mess] • «Dimenticate il programma visto finora: questo è un esperimento totalmente nuovo, con i rischi che comporta. Ma tanto peggio del Titanic non possiamo fare». «Come in un film di Hitchcock, ho vissuto almeno due vite. Forse tre».
Curiosità «Non guardo la tv, mai: è già troppo farla. Questo mi dà molta libertà perché così non sono tentato di copiare da nessuno» • Ho letto anche che lei è ipocondriaco. «Questo è vero. Ho una paura fottuta delle malattie e la paura aumenta ogni giorno che invecchio. Mi sento come un’auto che, più fa chilometri, più corre il rischio che si consumino le gomme, si rompano i freni o la frizione. La preoccupazione aumenta di minuto in minuto. La paura è tale che non vado mai dal medico per il terrore che mi confermi una qualche malattia» [a Candida Morvillo, Cds] • È alto 1 metro e 66, pesa 60 chili • Colleziona orologi, dischi e libri antichi • Ama il mare, gioca a tennis • Non usa prodotti di bellezza • Investe i soldi in bar e ristoranti a Torino: lo Sfashion Cafè (dove la mattina va a fare colazione con cappuccino e brioche ripiena di marmellata), il Fratelli La Cozza, il Birilli, l’Arcadia e il Porto di Savona • «È tirchio, o meglio ha parecchi problemi con il denaro contante, e poi è convinto che, nel suo piacere alle donne, non c’entri la notorietà» (il suo socio nei ristoranti Charlie) • La mamma: «Piero mangia ogni giorno pasta con olio e formaggio o sofficini». Lui: «Faccio un pasto al giorno come i pastori tedeschi. Pochi dolci, caffè senza zucchero» • Lei è più astuto o irriverente? «Penso di non essere nessuno dei due, ma una persona fortunata. Faccio un lavoro che mi piace, tutti i miei incubi diventano miei programmi, realizzando anche gli incubi degli altri». Qual è il suo incubo peggiore? «Sono molto ossessionato dalla fine. Di un programma, ma anche della vita. Se c’è un pensiero che mi attanaglia è il senso della vita o meglio, per non parafrasare Bonolis, quello della morte» [Fiamma Sanò, Mess] • Tifa Torino dal 1967, quando con amici che giochicchiavano a calcio con lui andò dall’oratorio all’obitorio per dire due preghiere davanti alla salma del grande calciatore granata Gigi Meroni: «Sbagliai salma, mi commossi per un altro, pregai per la sua anima. Quando scoprii l’errore, mi sentii dannato, ma due giorni dopo al derby il Torino fece per me 4 gol alla Juve nel nome di Meroni e io mi sentii perdonato» • «Il mio è un tifo contro il potere, contro le squadre vincenti, quelle dei soldi e dei petrolieri. E soprattutto contro la squadra a strisce bianconere. Tifare granata significa essere sfigato ma felice» [Lorenzo Franculli e Alessandro Penna, Oggi].
Amori «Il primo bacio? In colonia, a Nervi. Ci andavo tutte le estati. Al sabato andavamo al cinema. Io mi misi vicino a Nicoletta, una ragazza molto carina, di Milano, con i capelli neri e gli occhi verdi. Mi sono avvicinato, tremavo tutto, ho girato la faccia, lei l’ha girata nello stesso momento e ci siamo schiantati. Prima con la testa e poi con la bocca. Io ho dato il bacio con la lingua e lei ha detto: “Che schifo!”» • «Non cerco una moglie, cerco una babysitter, il bambino sono io» • «La prima volta fu con una ragazza più grande di me: lei 22, io 18. Mi chiese: “Quante volte l’hai fatto?”. Ed io: “Più di te”. L’ho buttata lì. Neanche fossi Humphrey Bogart. Pensavo che dovevo dare la sensazione che l’avevo già fatto. Aveva delle enormi tette. Non riuscivo a contenerle nelle mani perché avevo le mani piccole. Dovevo essere disinvolto, cioè… diciamo che dovevo trovare subito la via… sì… la via giusta insomma, non sbagliare» [a Sabelli Fioretti, cit.] • Hai mai avuto una ragazza famosa? «Anche gli animali si accoppiano per categorie. Io mi sono accoppiato, clandestinamente, con ragazze del mio ambiente. I vippoidi si cannibalizzano». Nomi? «Alcune fanciulle famose si sono accoppiate con me, ma nell’oscurità. E nell’oscurità devono rimanere. A me è capitato anche di andare con donne mostruose» [Sabelli Fioretti, cit.] • A Belve, momenti esilaranti quando parla della vita privata: dalle terapie sessuali di gruppo degli anni settanta alle sue disavventure con il viagra («l’unica volta che ho preso quella pastiglia, non l’ho fatto») fino a un poco erotico ménàge a trois avvenuto anni fa: «Eravamo io, il mio amico Molletta, e una ragazza. Lei era in mezzo, ma vedevo la faccia di lui. Già non ci riuscivo, in più vedevo Molletta… ho detto “ragazzi, fate voi”» • È stato fidanzato anche con la violinista Elena Majoni. Dopo, lei si è sposata con Gabriele Muccino e, quando è finita, l’ha denunciato per violenze gravi. Ne avete parlato? «Dal giorno in cui ci siamo lasciati, anche senza un perché, non l’ho mai più sentita. La sua storia l’ho letta sui giornali». Catherine Spaak, tempo fa, la intervistò e scrisse che lei, nella vita, è molto malinconico. «Non lo sono. Catherine mi trovò in un giorno in cui, appunto, uscivo dalla frattura con Elena, ero abbacchiato, mostrai il lato fragile del momento» [a Morvillo, cit.] • Nel 2009, chiuso dopo sette anni il fidanzamento con Ingrid Muccitelli (n. 1979), giornalista televisiva, ha ritrovato l’amore con Federica Laviosa (quasi trent’anni meno di lui), addetta stampa, che il 26 maggio 2011 gli ha dato una figlia, Margherita («Un po’ pizza e un po’ regina d’Italia» ma in realtà era il secondo nome della sua mamma) • Con Laviosa si sono lasciati nel 2016. La loro storia poi è finita in tribunale per una brutta questione sugli alimenti • «Tutte le volte che mi chiedo se sono capace di fare il padre penso a Briatore e mi tranquillizzo» [Valerio Palmieri, Chi] • Cosa cerca di insegnare a sua figlia Margherita? «La libertà di pensiero e di fare quello che ama. Ma non a parole, piuttosto con l’esempio, mentre nuoto controcorrente. Provo anche a darle quello che non ho potuto ricevere da mio padre, essendo cresciuto solo con mamma» [D’Angelo, cit.].
Titoli di coda «Smettiamola di lamentarci della tv di oggi. È migliore di quella di domani» [Sabelli Fioretti, cit.].