26 maggio 2026
Tags : Paul John Gascoigne
Biografia di Paul John Gascoigne
Paul John Gascoigne, nato a Gateshead (Inghilterra) il 27 maggio 1967 (59 anni) è un ex calciatore, centrocampista. Soprannominato Gazza • «Una volta dissi che Gascoigne aveva il QI inferiore al numero della sua maglia. Mi chiese cos’era il QI» (George Best).
Vita «Da ragazzino aveva talento ma non era un prodigio, «la falcata sbilenca, la corsa un po’ sporca». Middlesbrough, Ipswich e Southampton lo scartarono anche per via del fisico. Al Newcastle, dove esordì in Premier a 18 anni, tutta quella ciccia non andava bene. Dimagrì, ma sul fisico robusto gli rimase quel volto per cui Agnelli lo definì “un soldato di ventura con la faccia da bambino”» (Stefano Ciavatta) • Cominciò a giocare nel Newcastle nell’84, totalizzando, fra campionato e Coppe, 106 presenze con 22 gol. Passò quindi al Tottenham nel luglio 1988 (92 partite, 19 gol), quindi dal 1992 al 1995 nella Lazio, dove collezionò 43 presenze con 6 gol. Dalla Lazio ai Glasgow Rangers (’95-’98, due titoli scozzesi), quindi al Middlesbrough e, dal luglio 2000 all’Everton. Nel 2002 al Burnley, First Division inglese (la nostra serie B). Cinquantasette presenze con 10 gol in nazionale, dal 1989 al 1998. Terzo ai Mondiali del 1990 • «Due gli infortuni gravi. Nel maggio ’91 si rompe i legamenti del ginocchio intervenendo fallosamente su un giocatore durante le fasi iniziali della finale di Fa Cup Tottenham-Nottingham. Tre operazioni e stop di 16 mesi. Nell’aprile ’94, durante un allenamento alla Lazio, si rompe una gamba dopo un contrasto con Nesta. Un anno di stop. Nel febbraio 2000, si frattura un braccio tentando di colpire con una gomitata un avversario • Due ricoveri in clinica per curare alcolismo e depressione mentre era ancora in attività (ne sono seguiti altri, dopo il ritiro): uno nell’ottobre ’98, l’altro un anno esatto dopo • «Non è uno abituato a piangere, ma quando accade, lo fa in maniera fragorosa. La prima volta fu a Italia ’90, quando la sua Inghilterra fu battuta ai rigori in semifinale dalla Germania. Un’altra dopo l’eliminazione dalla FA Cup della sua squadra, i Blues dell’Everton, seppellita da tre gol segnati nel giro di sette minuti dal Middlesbrough. E ancora quando Gazza ha bussato alla porta degli spogliatoi di Goodison Park per annunciare ai compagni il suo trasferimento al Burnley, in Prima divisione inglese: un passo indietro, forse l’ultimo, rispetto alle retrovie della Premier League in cui l’Everton si sta dibattendo. stato un pianto a dirotto, senza freni e pudore, inconsolabile: come quello di un bambino, ha sottolineato un compagno invocando l’anonimato. Al neo-manager dei Blues, David Moyes, Gascoigne l’aveva detto chiaro: “Non posso stare in una squadra che ha cacciato Walter Smith”. successo proprio dopo la disfatta contro il Boro: Walter Smith è stato mandato via e Gazza, che al coach è legato da un affetto quasi filiale, almeno dai tempi in cui, scaricato dalla Lazio, venne accolto a braccia aperte nei Rangers Glasgow, ha preferito autopunirsi pur di non rinunciare a un briciolo di autonomia: tutti sanno che con Moyes in panca i Blues avrebbero messo le manette al Gazza anarchico e casinista che deliziava Goodison Park. Eppure negli ultimi tempi, ha cercato con tutte le sue forze di scendere da quel ponte di corda che è stata la sua vita. In Italia si dice mettere la testa a posto. In Italia, quando Gascoigne giocava nella Lazio, e Zoff non sapeva più da che parte prenderlo, c’è chi ancora rabbrividisce al pensiero delle sue madornali bravate. Chi lo conosce bene lo descrive come un bambino mai cresciuto, una specie di Peter Pan del pallone senza altro interesse che sé stesso, il suo star bene, il suo esagerare nello star bene. Principe della notte, sono migliaia le notti che ha trascorso ovunque fuorché al posto giusto: lo hanno raccolto nei ristoranti di Trastevere e davanti a struggenti stazioncine ferroviarie disperse nella nebbia londinese; lo hanno accolto, per due volte, linde e costosissime cliniche per la cura dell’alcolismo, rifugium peccatorum di tanti vip britannici, calciatori in testa, traditi dal piacere del gomito alzato e da quella pretesa di impunità che anche in England circonda gli eroi del pallone. Gli hanno perdonato molto, in Inghilterra e fuori, forse esagerando: ma dove hanno provato a usare il bastone, nascondendo la carota, le cose non sono andate meglio. Basterebbe chiedere a Zeman, al quale un giorno Gascoigne rubò il fischietto per metterlo al collo di un tacchino. A Gazza non è mai importato nulla dei soldi, del suo lavoro, del decoro che dovrebbe permeare l’esistenza di qualsiasi personaggio pubblico: quando a calcio giocava da Dio, tutto dribbling, intuizioni, accelerazioni, faceva impazzire un popolo di tifosi abituati alla palla lunga e ai cross dei muscolari robottoni inglesi» (Claudio Colombo) «Il mio primo giorno in Scozia? Gazza mi ha cagato dentro i calzettoni di gioco» (Rino a Gattuso ad Alberto Costa, ricordando i tempi del Rangers Glasgow, quando Gascoigne gli faceva da interprete) • «Gascoigne teneva una pinta di birra in alto e poi ruttava. Era capace di parlare con i rutti, diceva. Beveva tanto che i suoi tifosi dell’Everton gli vietarono persino l’ingresso in una discoteca, il Cream. Entrava e usciva dagli ospedali, e tutte le volte diceva “riprendo a giocare e non bevo più”. Poi tornava a casa, beveva di nuovo e picchiava la moglie Sheril […] Gascoigne, l’avvocato Agnelli lo vide ai Mondiali italiani del ’90, semifinale Germania-Inghilterra. Vinsero i tedeschi e dopo una gran partita Gazza, come lo chiamavano i tifosi della Lazio, pianse come un bambino, asciugandosi le lacrime nella maglietta sporca. L’avvocato ne rimase colpito e disse che gli dispiaceva per lui, che era «un genio del calcio». Lo comprò Cragnotti e lui passò il tempo a giocare e scherzare, a far le boccacce nelle interviste e gol impensabili, prima di andarsene. Però, visse almeno 10 anni di gran calcio» (Pierangelo Sapegno) • «Una volta per scrivere un articolo andai a trovare Paul Gascoigne a Formello. La Lazio gli aveva imposto l’intervista. Mi aspettò fuori dallo spogliatoio. Alla prima domanda, aprì la macchina con il telecomando. Alla seconda si produsse nello schiaffo del soldato ai danni di Casiraghi. Era appena uscito Gazza Agonistes di Ian Hamilton, un peana pazzesco. Gli chiesi cosa ne pensasse e lui mi disse: ‘Odio gli scrittori, odio i libri, odio leggere, sono tutti bastardi’. Non era vero, ma per Gascoigne era molto più semplice rispondere in quel modo» (Sandro Veronesi a Malcom Pagani) • «[…] di ritorno da una tournée a Hong Kong, dove già si era segnalato per bagordi inenarrabili, semidistrusse la cabina-business di un Boeing della Cathay Pacific. Ma indimenticabili sono anche le prodezze con cui ha deliziato i tifosi: c’è chi ha imparato a memoria la sequenza della punizione da 35 metri che si infilò come un siluro nella porta dell’Arsenal nel ’91, o dell’altro gol segnato ai Gunners dribblando mezza difesa con il piede destro vestito del solo calzettone. O certe partite in nazionale, come quella giocata nelle qualificazioni per Francia ’98 contro l’Italia di Maldini. Gazza ha indossato la maglia della nazionale in 57 partite, segnando 10 gol: l’ultima presenza ufficiale a Casablanca, in un’amichevole senza arte né parte che però segnò il suo destino. Infatti, a sorpresa, l’allora c.t. Hoddle lo depennò dalla lista dei Mondiali. Paul, naturalmente, accolse malissimo la notizia, come testimoniano le suppellettili d’albergo distrutte da un invincibile accesso d’ira. A quasi 35 anni, senza un visibile filo di grasso e con un buon ranking nella rosa dei giocatori dell’Everton (era secondo nelle valutazioni dei giocatori), ecco l’ultima follia di mollare la grande ribalta per vendicare in piena estasi autolesionistica uno sgarbo all’amico allenatore: l’avrebbe fatto il Gazza dei primi anni al Newcastle o al Tottenham, ma lo ha fatto anche il Gazza più stagionato ormai avviato alla pensione» (Claudio Colombo) • «“Vedere l’autodistruzione del talento era uno strazio. Mi capitò alla Lazio con Gascoigne. A Paul volevo veramente bene. Per i suoi calciatori l’allenatore è quasi più di un padre e Gascoigne, di qualcosa o di qualcuno, sembrava veramente orfano”. Episodi? “Si presentava spesso ubriaco. Soffriva di cicliche tristezze. Si pentiva: “Io vincio niente, io no buono” e poi ricominciava. Lasciava il ritiro di sabato sera all’improvviso e poi spuntava a mezzogiorno di domenica, al ristorante in cui andavamo con la squadra: “Mister, ho saputo che mi ha convocato, eccomi qui, non ho fatto in tempo a vestirmi”. Era nudo. Senza mutande. Gascoigne era anche questo. Una volta abbandonò l’allenamento e poi, dopo essersi liberato a pugni e calci da chi voleva calmarlo, si sfogò con le nostre auto sistemate nel parcheggio. Mi feci avanti per calmarlo e Paul, un’anima fragile, mi abbracciò piangendo. So che sta male, mi dispiace molto”» (Dino Zoff a Malcom Pagani) • Nell’estate del 2005 è stato per circa due mesi giocatore/allenatore del club portoghese Algarve United. Nell’autunno dello stesso anno Breve esperienza come allenatore dei Kettering Town (Conference North): licenziato dopo 39 giorni a causa dei problemi di alcool • Nell’ottobre 2010 è stato arrestato per problemi di droga • Nel 2021 ha partecipato come concorrente alla quindicesima edizione del reality show italiano L’isola dei famosi, ritirandosi dopo 39 giorni per un infortunio alla spalla.
Soldi Dopo aver sperperato in pochi anni il patrimonio di 26 milioni di euro guadagnato in carriera, nel febbraio 2010 si è rivolto al sindacato dei calciatori perché rimasto al verde e senza casa.
Critica «Un rischio che vale la pena correre» (Mario Sconcerti) • «Una sòla di mercato, un giocatore da bar» (Gianni Mura) • «Nei suoi tempi migliori, quando non era bloccato dai suoi innumerevoli infortuni, Paul Gascoigne è stato, senza esagerazione, un genio del calcio. Oltre a tutte le qualità fisiche e tecniche necessarie a tanti campioni, possedeva l’estro, il dono supremo dell’imprevedibilità. Apparteneva alla razza rarissima di coloro che riescono a stupire se stessi prima ancora del loro pubblico. […] Ma è ovvio che la memoria di Gazza sarà sempre legata, oltre che al suo irregolare e inimitabile talento, a tutto ciò che accadeva tra una partita e l’altra. Ed ecco che si affollano nella memoria le sbronze, le droghe, le sparizioni da casa, e tutte le altre prove del fatto che il mondo, per quest’uomo grande e sventurato, non è mai stato un luogo facile da abitare. Ci saranno termini medici più appropriati e delicati, ma Gascoigne, per dirla con la parola più rozza e più vicina al vero, è un pazzo, un vero pazzo del tipo pericoloso per se stesso» (Emanuele Trevi).
Vita privata «A Gascoigne hanno perdonato tutto, anche le vergognose botte alla bionda moglie Sheryl, che un giorno, stanca di stare con Peter Pan, lo mollò portandosi via un bambino (vero) di due anni. Quando si sposarono, nel luglio del ’96, Paul era già la stella dei Rangers, proveniente dalla Lazio di uno Zeman sull’orlo di una crisi nervosa: a Ware, nel nord di Londra, c’era una Cadillac bianco-confetto lunga nove metri a fare da carrozza nuziale e Jimmy ”Cinquepance”, l’amico di una vita, a fargli da guardiaspalle. Quando Sheryl e Paul decisero di separarsi, dopo una memorabile scazzottata semipubblica in un hotel di Glasgow, uno stuolo di avvocati sezionarono per bene i beni di Gazza, destinandone gran parte alla ex moglie. Eppure proprio Sheryl è stata la prima ad accorrere da Paul quando si rese necessario il ricovero al Priory Hospital di Marchwood, vicino a Southampton, una clinica da sei-settemila euro a settimana» (Claudio Colombo).
Frasi «Noi giocatori siamo polli d’allevamento: movimenti controllati, regole rigide, comportamenti fissi che devono sempre essere ripetuti» • «Sono un alcolizzato, non so se è stata colpa del calcio, della pressione, dei soldi e del tempo per bere. Forse sarei stato alcolizzato comunque» (nel 2004).