25 maggio 2026
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Biografia di Giovanni Minoli
Giovanni Minoli, nato a Torino il 26 maggio 1945 (81 anni). Giornalista. Autore e dirigente televisivo • «È forse l’uomo che, in Italia, ne sa più di tutti di televisione. Giovanni Minoli. Ha inventato o portato al successo Mixer, Un posto al sole, Report, Turisti per caso, Blitz, Quelli della notte» [Claudio Sabelli Fioretti, Sta].
Titoli di testa «Io sono, sono stato e sempre sarò un uomo di centrosinistra, non cambio quando cambiano i vertici» [a Roncone, Cds 31-05-12].
Vita Figlio del professore Eugenio Minoli, esperto di arbitrato internazionale, nonché nipote di Edgardo Cesare Minoli, che fu ginnasta, schermidore e arbitro di calcio, inoltre pronipote di Giuseppe Ottavio Minoli sarto, imprenditore e mazziniano. Ha sei fratelli e una sorella. È cugino di Giovanna Melandri e della sorella Francesca • Dopo gli studi liceali presso l’Istituto sociale di Torino gestito dai gesuiti, si laurea in giurisprudenza all’Università di Modena • «Vengo da una famiglia della borghesia, avvocati, magistrati, imprenditori. Un bisnonno industriale della moda, finanziatore di Garibaldi e di Mazzini, un nonno grande avvocato. Eugenio, mio padre, faceva parte di quel gruppo che a Torino stava intorno a Norberto Bobbio, alla Utet, alla Torino colta. Un grande padre, un grande uomo. Si è laureato a 20 anni, è andato in cattedra a 28, Procedura civile. È stato l’inventore dell’arbitrato internazionale. A 30 anni ha avuto una conversione, fantastica, mistica, è diventato grande amico di La Pira e di Dossetti. È morto a 60 anni in un incidente d’automobile» [a Claudio Sabelli Fioretti, Dta] • Che genitori ha avuto? «Mamma è stata moglie, mai madre. Amava suo marito, noi figli eravamo il prodotto – o il fastidio collaterale necessario – dell’amore per lui. Diceva: vi cavo gli occhi a tutti se a papà viene un raffreddore». Deduco che non si sia sentito amato dalla mamma. «Da piccolo, io non c’ero. Esisteva solo mio fratello minore Paolo, morto a sei anni di tumore al cervello. Mi chiamavano Gioannin messo chil, mezzo chilo, perché praticamente non mangiavo per cercare di farmi notare». Quanto soffriva Giovannino mezzo chilo?«Tanto. Con mia madre ho sempre avuto un conflitto fortissimo. Lei era un capo, ma a me dava ordini, punizioni, però non mi comandava. Invece, mio padre mi faceva fare quello che voleva, perché mi convinceva». È morto in auto, quando lei aveva 24 anni. «Avevo previsto l’incidente in un romanzo giovanile. La seguente scena è uguale: noi figli a colazione, mamma alza il telefono, ascolta, attacca; si gira e dice “papà è morto”. L’avevo scritto dieci anni prima». Come se lo spiega? «Resta l’interrogativo della mia vita. Ogni volta che ci penso sto male» [a Candida Morvillo, Cds] • «Vorrei usare questa intervista per chiedere scusa a mia madre». Scusa per cosa? «Mia madre e mio padre sono morti nello stesso modo: in due incidenti automobilistici a 15 anni di distanza l’uno dall’altro. Mio padre si è schiantato contro un autotreno che faceva una inversione a U sull’Aurelia, e mia madre perché andava a 200 all’ora con la Porsche. Mia madre era una pazza scatenata». Che rapporto aveva con lei? «Pessimo fin da quando avevo quattro anni. Ero il terzo di 8 figli, 7 maschi e una femmina. Mia madre era pazza d’amore per suo marito e si è trovata ad essere vedova a cinquant’anni con questa ciurma di figli al seguito”. Di cosa vuole scusarsi? «Di non averla capita”» [a Hoara Borselli, Giornale] • Genero dell’allora direttore generale Ettore Bernabei essendo sposato con la figlia Matilde, nel 1972 entra in Rai • Suo suocero Ettore Bernabei era direttore generale della Rai. La aiutò? «Fu un’immensa fortuna conoscerlo: era un gigante della televisione. Ma anche un freno per la mia carriera». Nel senso che non l’hanno promossa dg della Rai o almeno direttore della rete ammiraglia? Come se lo spiega? «Forse sono troppo libero. Mi sono convinto che sia una buona ragione. Non ho mai avuto tessere di partito, solo una forte simpatia per Bettino Craxi, un riformatore. Ma quando dopo 16 anni uscì di scena ero ancora capostruttura di Rai 2, come al momento in cui lo conobbi» [a Lorenzetto, cit.] • Anche Ettore Bernabei racconta come assunse Minoli: «Un giorno gli telefonò il professor Eugenio Minoli, il padre di Giovanni, uomo fuori scala, amico di Dossetti e di La Pira nonché amico suo, e gli disse che di sette figlioli che aveva ce n’era uno, come spesso capita, molto dotato, che era andato a studiare a Parigi con una borsa di studio della Fondazione Agnelli, e che si era fidanzato con una signorina francese molto ricca, figlia di un industriale che non aveva eredi maschi e che si proponeva di lasciargli le redini dell’azienda. Il professor Minoli era preoccupato dalla situazione, e sapendo che il ragazzo era attratto dalla tivù, chiese a Bernabei di trovare il modo di riportare suo figlio in Italia. Allora lui convocò Giovanni, ci parlò, e poiché era in gamba cominciò a farlo collaborare, finché moltissimi anni dopo, quando Bernabei era ormai andato via, Minoli non venne assunto» [Salvatore Merlo, Foglio] • Cosa si aspettava dal futuro quando era ragazzo? «Di tirare pedate a un pallone. Nel 1963, come miglior giocatore del torneo, vinsi il Carlin, insieme al Viareggio, uno dei due trofei calcistici giovanili più importanti d’Italia. Il vecchio Rizzoli mi avrebbe voluto portare al Milan e venne a casa per convincere i miei. In risposta ricevette poco meno di un vaffanculo» [Malcom Pagani, Sta] • «Nell’80, anno chiave in cui i partiti riprendono il controllo della Rai riformata e il Psi si impadronisce di Raidue, gli viene assegnata la rubrica Mixer che diventerà e resterà per anni il fiore all’occhiello della rete socialista. Minoli – che non è ancora giornalista e se ne cruccia – inventa i faccia a faccia aggressivi all’americana che paiono mettere in croce i politici. I quali, però, finiscono per fare la fila» [Fabrizio Roncone, Cds] • Politicamente vicino alle posizioni del Partito Socialista Italiano, è spesso criticato per l’impegno a favore del Psi, reso evidente anche nel 1987, quando Minoli appare comprimario di Bettino Craxi in un’intervista-spot del Partito Socialista Italiano • All’inizio degli anni Novanta venne imitato da Corrado Guzzanti durante la trasmissione Avanzi: il Minoli interpretato dal comico era un sanguinario, appassionato di omicidi e stragi di cui raccontava i retroscena, i protagonisti e soprattutto i dettagli più macabri • Considerato appartenente, nella cosiddetta Prima Repubblica, alla «covata» dei giornalisti e dirigenti Rai di fedelissima osservanza socialista, la sera del 29 aprile 1993 era di turno alla redazione del telegiornale e consentì la messa in onda senza censure della contestazione in largo Febo a Bettino Craxi • «Come capostruttura di Raidue, Minoli firma altri programmi di economia, informazione, politica e persino varietà come Quelli della notte di Renzo Arbore, progetti di trasmissioni di successo come Aboccaperta con Funari, Piccoli fans con Sandra Milo, Più sani e più belli con Rosanna Lambertucci, scopre il duo Patrizio Roversi-Syusy Blady. Lui è ormai pronto per il salto da direttore di rete, cosa che gli riesce nel 1994, nella prima Rai berlusconiana quando prende la guida della rete Due. Minoli l’ultratrasversale ha tante amicizie anche nel Pds-Ds, nella sua bella casa di Filicudi ospita spesso la cugina Giovanna Melandri (che lì conoscerà il padre di sua figlia) e politici dell’Ulivo. Così non stupisce che il cda di Enzo Siciliano lo nomini nel ’98 direttore di Raitre, dove continua a inventare programmi, uno per tutti il Report di Milena Gabanelli» [Roncone, cit.] • Non le rimorde la coscienza aver sdoganato Aboccaperta con Funari? «La tv parla all’alto e al basso, tiene insieme tutto: è il Paese. Bernabei faceva reclutare le ballerine al Crazy Horse» [Lorenzetto, cit.] • Successivamente, da direttore di Raitre, porta in prima serata la medicina con Elisir, la storia con La grande storia, l’economia con Maastricht Italia e vari documentari • Realizza anche il primo progetto di fiction Un posto al sole: «Quando proposi Un posto al sole, non ci credeva nessuno. Il Centro di produzione Rai di Napoli, dove viene realizzata, era in disarmo, la tv pubblica non conosceva ancora la lunga serialità, né tantomeno una produzione industriale della fiction. Fu la Rai dei “professori”, presieduta da Letizia Moratti, a darmi il via» • «Sulle mensole della libreria anche la targa per la cittadinanza onoraria di Napoli, ricevuta per Un posto al sole: la serie italiana più longeva, lanciata da Giovanni Minoli nel ’96, di cui c’è la foto del primo giorno di riprese. “Quando sono a casa la vedo sempre, con un misto di piacere e nostalgia. Sono orgoglioso che grazie a quella fiction abbia salvato il centro napoletano di produzione Rai”» [Colasanti, Rep] • Nel giugno 2002 viene nominato direttore di Rai Educational; alla sua direzione si deve, tra l’altro, il successo di La Storia siamo noi (Premio Ilaria Alpi 2003, Premio regia televisiva 2005, Premio internazionale di giornalismo al miglior giornalista), di cui è pure autore • Nel 2008 lancia una nuova soap-opera su Rai 3, Agrodolce, ambientata in Sicilia: una megaproduzione da 240 puntate con la Sicilia protagonista: riprese a ritmi serrati nella primavera del 2008 che però si rivela un’esperienza molto meno fortunata • Dal 2009 è direttore di Rai Storia e Rai Scuola. Mantiene comunque la direzione di Rai Educational • Nel 2010 lancia Citizen Report, trasmissione di giornalismo partecipativo realizzata dalla Rai, condotta da Federica Cellini • Lascia gli incarichi in Rai il 27 maggio 2010 per pensionamento (e contrasti con i nuovi vertici aziendali). Nonostante ciò, il 27 aprile 2010 il consiglio di amministrazione della Rai lo nomina coordinatore della struttura che si occupa della programmazione in occasione dei 150 anni dell’unità d’Italia • Il contratto non venne rinnovato, con polemiche a seguire. Ti ha mandato via Luigi Gubitosi, il direttore generale nominato dal governo tecnico di Mario Monti. «Gubitosi non mi ha trattato bene e penso si sia sbagliato. E penso che si possa anche essere pentito. Dirigenti come lui forse pensano che la televisione sia un’industria qualsiasi» [a Merlo, cit.] • Gubitosi ha poi risposto: «L’abitudine in Rai è quella di farti fare pressioni e poi di venirti a parlare. Ogni politico che incontro mi dice che Minoli è andato a farsi raccomandare. Il suo è un contratto molto oneroso per la Rai: 2,499 milioni per tre anni. Inoltre, si è tenuto alcuni diritti del programma: restano alla Rai per 10 anni e poi tornano a lui (…). Vede, Minoli è stimabile e apprezzabile per la sua conoscenza del prodotto, ingiustificabile per i metodi che usa, mi fa martellare da chiunque» [a Fiorentino, Panorama] • Nel 2012 si candida pubblicamente alla carica di presidente o direttore generale della Rai e invia il proprio curriculum a Mario Monti, al tempo primo ministro • Nel luglio 2013 lascia la Rai per collaborare con Radio 24, dove conduce Mix 24, in onda tra le 9 e le 11, riprendendo il format di Mixer. La conduzione del programma e la sua collaborazione con Radio 24 termina il 16 giugno 2017 per decisione dell’emittente • Sempre nel 2013 scoppia la querelle sul Museo d’arte contemporanea di Rivoli, che Minoli dirige dal 2009 e che abbandona con una nota polemica: nella lettera di dimissioni augura al sindaco Fassino (suo amico di gioventù) di non essere solo un testimonial giramondo per Torino: «Fassino non aveva nascosto infatti la convinzione che al vertice di un museo di rilevanza internazionale come Rivoli fosse più utile avere un manager esperto di beni culturali che non una figura come quella di Minoli, più adatta al ruolo di testimonial» [Moliterni, Sta] • Da novembre 2016 approda a La7 per condurre il talk Faccia a faccia • Uscito dalla Rai, per Minoli è tempo di primi bilanci. Lei portò in tv anche Borges e García Márquez. «Ma più di tutti mi colpì Marguerite Yourcenar: un’intelligenza prodigiosa. Volle essere intervistata in italiano, lingua che non conosceva, e intanto si scriveva sulle cosce la traduzione di un testo in aramaico. E Brigitte Bardot: Gigi Rizzi l’aveva portata via a Gunter Sachs, che ogni giorno mandava un aereo a bombardare la Madrague di rose. Invano» [ad Aldo Cazzullo, Cds] • Nell’ottobre 2019 diventa editorialista del quotidiano Il Riformista • Dalla stagione 2019/2020 Minoli conduce su Rai Radio 1 Il mix delle cinque, programma di approfondimento ispirato a Mixer (cui si rifanno la sigla e parte del titolo della trasmissione) in onda il lunedì e il venerdì dalle 17 alle 18; dalla stagione 2020/2021 il Mix diventa una striscia quotidiana dal lunedì al venerdì dalle 17 alle 17.30 • Da luglio 2020 ai primi mesi del 2022 è commissario straordinario della Calabria film commission, su designazione della presidente della regione Calabria Jole Santelli • Minoli, nella sua lunga carriera, ha anche scritto libri e saggi: da Italiani così. Makno-mixer in 114 sondaggi le opinioni, i valori, il cambiamento degli italiani negli anni Ottanta, del 1986 a I re di denari. Faccia a faccia con gli acchiappamiliardi. Agnelli, Benetton, De Benedetti, Gardini, Lucchini, Romiti, Schimberni (1987) a La storia sono loro. Faccia a faccia con trent’anni d’attualità (2010) • Nel 2024 dopo undici anni torna a condurre su Rai 3 La storia siamo noi • Nello stesso anno la Rai riscopre la tv di Minoli e la ripropone • E torna in video uno dei suoi pezzi forti, l’intervista a Berlusconi del ’94: «Nessuno poteva pensare che fosse in qualche modo negativo o pericoloso iscriversi a quello che veniva rappresentato come un club che raccoglieva gli uomini migliori d’Italia». È la risposta sul caso della Loggia P2 data da Silvio Berlusconi a Giovanni Minoli durante lo storico Faccia a Faccia risalente al periodo della discesa in politica del leader di Forza Italia. Trent’anni dopo viene riproposta in seconda serata su Rai3, durante l’edizione speciale Mixer – Vent’anni di televisione, in occasione del primo anniversario della morte del Cavaliere • Tra i revival c’è un altro colpo da maestro del giornalista: «La fiction toglie alla città e la città riprende dalla fiction, come nel più longevo esempio di marketing territoriale offerto dalla vera soap opera italiana, Un posto al sole, frutto della formidabile intuizione di Giovanni Minoli. “Se Milano resta la capitale economica – secondo Marcello Ravveduto – Napoli si conferma la capitale dell’immaginario. Per dirla in breve, è uno stereotipo performante”» [Palmieri, Foglio] • Nel tempo Minoli non ha perduto un’apparente spregiudicatezza. Le è mai capitato di raccomandare qualcuno? «Certo, è successo. Me ne sono pentito raramente. La raccomandazione è un utile volano per chi ha qualcosa da dire, ma se non sai fare nulla non serve a nessuno: né a chi raccomanda, né a chi beneficia della spinta» [a Pagani, cit.] • E sulla politica non ha peli sulla lingua. Meloni le piace? «Mi piace perché conosce la politica e la capisce fino in fondo». Chi può insidiarla? «L’unico è Renzi. Tra 7-8 anni secondo me torna perché anche lui capisce la politica e quando parla raramente dice una sciocchezza» [a Pagani, ibid] • «Ha intervistato da Benjamin Netanyahu al Dalai Lama, da Enrico Berlinguer a Clint Eastwood, ma dice che “era un hobby, io sono stato soprattutto un dirigente tv, direttore di Raidue, Raitre, Rai Educational, Rai 150, direttore generale di Stream”» [Candida Morvillo, Cds] • «È anche per il maggior dispensatore di posti al sole a sconosciuti esordienti: Milena Gabanelli, Massimo Giletti, Bianca Berlinguer, Gianfranco Funari, Myrta Merlino, Sveva Sagramola. In Vite da funamboli (Sandro Teti editore), Antonio Alizzi lo accosta a Eduard Limonov, Andrei Konchalovsky e Paolo Sorrentino» [Stefano Lorenzetto, Cds] • «Mi mostra un grafico, sono gli ascolti. Minoli ha portato con sé anche due articoli del Sole 24 Ore che lo confermano, e un po’ lo celebrano. Mi porge pure un curriculum lungo nove pagine. È la sua vita professionale (“se te la racconto io poi sembro un megalomane”) (…) “Ho un carattere difficile, dicono. Sono antipatico, non sono mondano, non frequento”. Non si direbbe, obietto. “Sono un perdente di successo”, risponde lui, sorridendo, quasi senza ascoltare» [Salvatore Merlo, Il Foglio] • Le viene facile fare le domande scomode? «Sì. Quando Silvio Berlusconi, nel 1994, mi disse che credeva nei valori cristiani, mi prendo un tempo comico di silenzio e domando: quali? Mi voleva ammazzare. È l’adrenalina del match. Ma non ho mai voluto uccidere» [Morvillo, cit.] • «Giovanni Minoli e il giornalismo. Ospite di Un Giorno da Pecora, su Radio1, il giornalista e conduttore ha dato il suo parere su alcuni dei volti più noti dell’informazione televisiva e cartacea. “Bruno Vespa? Non gli ho mai sentito fare una domanda. Parla, dialoga, discute amorevolmente” [Dagospia] • Lui non ama essere intervistato. Compirà 80 anni il 26 maggio e teme che l’intervista sia un rito di compleanno. Mi gela: «La prego di non farmi le solite domande sulle interviste a Berlinguer a Craxi e a Berlusconi. Mi annoiano. Sono scontate. Una intervista deve stupire». Naturalmente nel mio foglietto c’erano proprio quelle domande [Borselli, cit.].
Amori È marito della produttrice Matilde Bernabei, sposata nel 1974 e con la quale ha una figlia, Giulia, che il 4 settembre 2010 è diventata moglie di Salvo Nastasi, all’epoca capo di gabinetto del ministro per i Beni culturali Sandro Bondi • La coppia Bernabei-Minoli pare inossidabile. Vivono in due appartamenti separati con porte comunicanti. Le case sono sempre state due o lo diventano a un certo punto? Giovanni: «Prima, era una. Quando nostra figlia Giulia si è sposata, io sono andato a vivere per un po’ da solo in via di Monserrato. Poi abbiamo diviso quest’appartamento e sono tornato». Perché se n’era andato? «Avevo bisogno di vivere senza dire alcuna bugia. Io amo Matilde, ma tutti gli altri ammennicoli sulla coppia non so cosa sono (…). Io so che mi sono messo con Matilde perché sono stato rapito dalla sua anima e avevo bisogno della sua anima per vivere. Non sono mai riuscito a togliermela di dosso neanche quando ci ho provato. (…) Ma è capitato di innamorarmi di altre donne». Anche a lei, Matilde è successo di innamorarsi di qualcun altro? Giovanni: «Ti ha chiesto se ti è capitato non solo di essere amata, ma d’innamorarti. Rispondi, perché la giri sempre che sei stata tanto corteggiata». Matilde: «Io partirei dagli inizi». Giovanni: «Ottimo: eravamo sposati da quattro giorni, sei andata a un convegno, sei tornata a casa con un francese. Ma dico! Mi fa: ti dispiace? E io: ma no». Matilde: «Ma io col francese non ho fatto niente» [Bernabei e Minoli a Cappelli, Cds] • «“Le racconto una storia che però lei non deve scrivere”. (Rispondo: me la racconti, poi decidiamo se scriverla o no) “Quando ero ragazzino ho subito una violenza che non ho mai raccontato. Una donna che lavorava in casa per noi ha abusato di me” Cosa? In che senso? “Avevo 14 anni. Posso solo dirle che so perfettamente cosa provi una donna stuprata”. Provi a spiegarmelo “Ti rimane addosso il senso della violenza. Un trauma che ha sviluppato in me una smisurata sensibilità”» [a Borselli, ibid.].
Curiosità Calcisticamente, Minoli è innamorato pazzo della Juve • «In totale aderenza al suo programma più fortunato, La storia siamo noi, abita in un convento quattrocentesco che ha richiesto 22 anni di restauri, annesso a una chiesa progettata dagli architetti che costruirono il Quirinale e la fontana di Trevi. L’ordine dei nomi sui campanelli è questo: viceparroco, sacrestia, parroco, Bernabei-Minoli. In salotto c’è ancora un passaggio segreto per accedere all’abside» [Lorenzetto, Panorama]. Il passaggio serviva a un cardinale per raggiungere l’amante o viceversa: ora è stato chiuso • Un piccolo appartamento su via di Monserrato come studio: «La sua è una casetta deliziosa, con una piacevole, piccina terrazza sui tetti del centro e un luminoso soggiorno che ricorda la poppa squadrata d’un galeone spagnolo» [Merlo, cit.] • Vacanze spesso in Kenya. Bella vita, a Malindi.Dov’è in questo momento? «Sono nel resort di Flavio Briatore. Aveva una villa magnifica che, insieme a Henry Chenot, ha da poco trasformato in un centro benessere». Dev’essere pieno di belle donne... «Belle? Le dico solo che, l’altra settimana, c’era persino Naomi con alcune sue amiche...» [Roncone, cit.] • L’infarto nel 2018 l’ha cambiata? «È avvenuto a mia insaputa. M’impressiona il non essermi impressionato». Lasciando la direzione del Foglio, Giuliano Ferrara scrisse che “a 63 anni bisogna imparare a morire”. Lei va per i 75. Si sente un sopravvissuto? «Sono morto. E rinato con tre bypass. Per cui ho davanti altri 63 anni, forse 75» [a Lorenzetto].
Titoli di coda Oggi chi intervisterebbe? «Mah, i grandi non si fanno più intervistare, comunicano dai social». Non c’è proprio nessuno? «Sì, uno c’è: il Papa. Spero di riuscirci». E quale domanda gli farebbe per prima? «Lei crede in Dio?». E lei, Minoli, ci crede? «Certo. Per il dopo, è già tutto organizzato dall’alto» [a Elvira Serra, Cds, a ottobre del 2025].