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 2026  maggio 15 Venerdì calendario

Biografia di Laura Pausini

Laura Pausini, nata a Faenza il 16 maggio 1974 (52 anni). Cantante • Ha pubblicato 20 album. Si stima che abbia venduto circa 75 milioni di dischi. Canta in italiano ma anche in spagnolo, perciò è molto famosa anche in Sud America.
Titoli di testa «Forse è proprio nella capacità di far provare emozioni sincere, riconoscibili dal pubblico più diverso, indipendentemente dal timbro o dalla qualità della sua voce, il segreto di Laura Pausini» [Gianni Minà, 2008 Vivaverdi]«“Chiedo sempre la camera d’hotel più piccola, perché sennò mi viene l’ansia. E il capo mondiale della Warner un giorno mi disse che ero l’unica che nella storia della casa discografica non aveva mai usato il minibar”. E poi, mi confidò, “non ho molta autostima, sai? È il mio unico grande problema”, confessò tra le sibilanti» [Michele Masneri, Foglio].
Vita Figlia di Fabrizio e Gianna Pausini, ha una sorella minore, Silvia • «Il mio grande amore, il mio principe, è stato il babbo e lui cantava nei piano bar. Mia madre insegnava italiano, era la realtà, sapeva dire dei no. Lui era un sognatore»[Raffaela Carretta, 2016 iO Donna]. «Era lui che voleva fare il cantante. Ha anche rinunciato alla sua possibilità di avere una carriera per me». In che senso? «I miei genitori hanno perso tre figli prima che nascessi io. Quando mia madre è rimasta incinta, il dottore le ha consigliato di stare a letto nove mesi. Mio padre ha deciso di starle vicino e ha dovuto rifiutare proposte importanti» [a Luca Bianchini, 2018 Grazia] • Suo padre «era stato chiamato da Roby Facchinetti per entrare nel gruppo che poi avrebbe dato origine ai Pooh. Lui disse di no e al suo posto entrò Red Canzian» [a Minà, cit.] • «Fabrizio è convinto che si possa scegliere in anticipo il lavoro dei figli: “Ogni genitore vorrebbe per il figlio l’evoluzione del proprio mestiere. Il mio, muratore, l’avrei fatto felice con un’impresa edile. Così ho seguito i consigli di un libro di uno psicologo americano, e nel concepire Laura mi sono impegnato in riti vari perché diventasse una ‘me in potenza’”. Racconta Laura: “Quando mia mamma aspettava me, ed è stata per nove mesi a letto, le ha legato per tutto il tempo sulla pancia uno di quei vecchi mangianastri: dice che è merito suo se sono diventata una cantante vera”» [a Sara Faillaci, 2013 Vanity Fair] • Crebbe a Solarolo: «Un campanile all’ingresso del paese, i campi attorno, gli alberi da frutta. Trebbiatura e vendemmia però non le ho mai fatte. Tra le mie compagne di classe credo di essere stata l’unica a saltare l’iniziazione». Voleva essere mancina e faceva finta di parlare con la erre moscia, anche se non ce l’aveva. «Volevo essere diversa» • Era affascinata dal lavoro del padre. «Per via del lavoro tornava a casa alle tre di notte e si svegliava a mezzogiorno. Mi mancava» [a Carretta, cit.]. Lui teneva gli strumenti in mansarda. «Uno spazio magico. Ci passavo pomeriggi interi. «Non appena potevo correvo lì sopra per restare sola» [a Malcom Pagani] • Debuttò il giorno del suo ottavo compleanno. Lei, la mamma e la sorella, andarono a mangiare a Bologna nel locale dove si esibiva il babbo. «Mio padre chiese davanti a tutti quale regalo desiderassi. Io gli risposi che avrei voluto cantare» [a I Lunatici, Radio2] • «Ho cominciato a seguirlo. A volte, a sentirlo c’erano appena venti persone: in chiesa, ad ascoltare il mio coro erano molti di più. Eppure, era quello il posto della magia che spazzava via la parte più noiosa delle giornate. E quando il pubblico chiedeva al babbo se potevo cantare io al posto suo, invece di rimanerci male, lui mi guardava con gli occhi dell’amore per dire: lo vedi? Te devi fare la cantante! Senza di lui mi sentivo sola da morire» [a Carretta, cit.] • «Lucio Dalla mi vide bambina duettare con mio babbo Fabrizio, al piano bar del ristorante Napoleone a Bologna. Si avvicinò e gli disse: “Non deve smettere”. Non lo posso dimenticare» [a Lavinia Farnese, 2014 Vanity Fair]. «Quando divenni famosa scrisse anche una canzone per me, Paola e Patti, ma il mio staff non me la fece cantare perché non ci avrebbero guadagnato in diritti d’autore» [a Andrea Laffranchi, 2026 Cds] • «Mio padre veniva a prendermi a scuola a Faenza alle cinque, e da lì a Bologna facevo i compiti in macchina sul suo pulmino. Quando arrivavamo al ristorante, finivo i compiti nel locale ancora chiuso ed erano proprio i camerieri a darmi una mano. Poi iniziava la serata. Cantavo quasi tutte canzoni di artiste tipo Anna Oxa o Ornella Vanoni, e facevo anche i cori nelle canzoni del mio babbo» [a Bianchini, cit.] • Tu che cosa sognavi da adolescente? «Volevo studiare architettura e fare l’interior designer. Poi, parallelamente, speravo di fare piano bar senza mio padre. All’epoca avevo un fidanzato che non voleva troppo che cantassi, allora io pensavo di esibirmi solo nei ristoranti di Solarolo, così ci andavo a piedi. Non ho mai pensato né di essere famosa né di avere canzoni mie» [ibid.] • Aveva un gruppo di amiche, «le sincronette», studiò con loro dall’asilo alle superiori. Gli altri suoi compagni, però, la prendevano in giro perché cantava con il papà invece che andare in discoteca. «Ero anche sfortunata perché venivano sempre a vedermi in situazioni improbabili. Ricordo un pomeriggio alle terme di Riolo, cantavo solo musica romagnola tradizionale. Non ti dico il giorno dopo». Hai sofferto? «Molto. Facevano le risatine, ma io ho continuato a fregarmene» [a Bianchini, cit.] • «In mansarda però la situazione era diversa, lì cantavo, ballavo, provavo, imitavo George Michael, elaboravo cori nuovi davanti allo specchio sulle note dei dischi di Enrico Ruggeri ascoltati a tutto volume o mi straziavo per Vasco Rossi. Quanto mi piaceva straziarmi per Vasco». Ha nostalgia di allora? «Non si può provare nostalgia per qualcosa che non si è perso. Io sono sempre ferma nella mia mansarda. Se oggi ho costruito qualcosa, l’ho costruito grazie a quei momenti» [a Pagani, cit.] • «Un giorno torno a casa da scuola, la scuola d’arte, dove mi sono diplomata in pittura e come ceramista, ascoltando molta musica durante le esercitazioni pratiche perché i nostri professori ci invogliavano molto ad ispirarci con le note, e mio padre, oltre a prepararmi un bel piatto di spaghetti al pomodoro, mi segnala che sotto il piatto c’è una busta che mi riguarda. Nella busta c’era una lettera che mi annunciava di essere stata ammessa al Festival di Castrocaro. Subito mi arrabbiai molto “Scusa, ma perché mi hai iscritto senza avermi interpellato?”, chiesi offesa a mio padre. Dovette intervenire mamma, che fa la maestra e rappresenta la parte meno frivola, sognatrice della famiglia. Per questo la sera mi prese da parte per dirmi “Sai che non ho mai messo bocca nella tua scelta di cantare professionalmente. Anche io preferirei per te una vita più tranquilla di quella dell’artista. Vedo però che sei portata e allora fai un regalo a tuo padre, vai a fare questo concorso. Cosa ti costa? Si svolge vicino casa, dalle parti di Forlì. Vai, canti una canzone e poi te ne torni a casa, non succede niente di speciale”. Malgrado le parole di mamma passai un mese nel panico. Era il 1991. Andai a Castrocaro e cantai New York, New York, cavallo di battaglia di Liza Minelli, ma anche mio durante le serata al piano bar, perché ogni volta che la eseguivo la gente si alzava in piedi. Eppure, come prevedevo, per il mio scetticismo riguardo ai concorsi, allora non ancora smentito, non arrivai nemmeno in finale. Anche in quella semifinale il pubblico presente si alzò in piedi per applaudirmi, un favore totale, che non toccò a nessuno degli altri concorrenti della mia serata. Ma non venni reputata degna di essere classificata nemmeno tra i primi cinque”» [a Minà, cit.] • «Partecipai a un concorso che metteva in palio la partecipazione a Sanremo Giovani: lo vinsi, ma non mi chiamarono. Il mio babbo era isterico e voleva denunciare l’ingiustizia al Maurizio Costanzo Show, ma in realtà andò bene così: non avevo la canzone, non avevo ancora La solitudine. E, ragazzi, la canzone è tutto» [a Barbara Stefanelli e Andrea Laffranchi, 2025 Cds] • «Il mio babbo mi spinse a dare una chance ad Angelo Valsiglio, uno della nostra terra, che anni prima aveva scritto Ora mai per Fiordaliso». Furono Valsiglio e Marati a proporre a Laura la canzone La solitudine, scritta con Piero Cremonesi e Federico Cavalli, due che non facevano i musicisti di professione, ma lavoravano all’Ibm e componevano per passione. «Inizialmente il brano cominciava con Anna se n’è andata invece di Marco se n’è andato. Ma per il resto la storia era la fotografia della mia vita fino a quel momento, perché io comunque andavo veramente a scuola con il treno delle sette e trenta. Io quei due autori non li avevo mai visti così, malgrado Valsiglio e gli altri mi continuassero a portare altri brani, dissi al mio babbo che volevo cantare solo quella, cambiando solo il nome, Marco, perché lo svolgimento della canzone pareva copiato da quello che succedeva a me. Marco era il mio fidanzatino dell’epoca e per questo, quando cantavo quel brano, mi emozionavo tanto. Quando si è adolescenti spesso piace descriversi con malinconia, anche se non è giustificata. Così, quella coincidenza emozionale, fu l’inizio della mia affermazione come interprete». La interrompo per semplice curiosità “Cosa fa il fidanzatino adesso?”. Laura sorride. «Si è sposato, ha un figlio e credo faccia l’avvocato e il commercialista» [a Minà, 2008 cit.] • Nel 1993 venne ammessa a Sanremo tra le Nuove Proposte con La solitudine, il padre la chiamò a scuola per darle la notizia: «Venne la bidella per dirmi che c’era mio padre al telefono, e siccome non era mai successo in cinque anni, mi è preso un colpo, pensavo fosse successo qualcosa a mia nonna, lui urlava: Laura Laura Laura!, io ho pensato, ecco è morta, e invece era la grande notizia» • «Quando esordii avevo la 44, un ostacolo per gli altri stilisti. Lui [Giorgio Armani] accettò di vestirmi, mi diede consigli di eleganza e mi disse “punta tutto qui” indicando il viso: un genio, lì capii che mi voleva bene e non pensava alla pubblicità» [a Laffranchi, cit.] • «Non so in quanti lo sappiano o lo ricordino, ma negli anni 90 a Sanremo c’era un giornalino di 3-4 pagine per gli inviati delle varie testate. Io non venivo mai menzionata tra quelli da tenere d’occhio» [a Martina Pennisi e Barbara Stefanelli, 2015 Sette] • «Ci hanno messo tutti in fila dietro le quinte e ho capito di aver vinto solo quando è arrivata la mano gigante di Pippo Baudo a pescarmi». «Mio papà poi mi ha raggiunto che era quasi mezzanotte, non gli avevano dato la serata libera al piano bar, e mi ha accompagnato in hotel. Sotto la mia stanza già c’erano persone che urlavano il mio nome, siamo stati svegli tutta la notte». «Passammo la notte in camera dei miei genitori perché proprio non sapevamo cosa si dovesse fare quando si vince» [a Minà, cit.] • «Mi sono sentita in debito con tutti. Per questo anche in tv ripetevo sempre “grazie, grazie”. Volevo che la gente percepisse quanto le ero grata» [a Gigio Rancilio] • «Il ritorno a casa dopo il Festival con la gente che aveva trovato l’indirizzo sugli elenchi telefonici accampata nelle tende sui prati di Solarolo». Si erano dati appuntamento? «All’epoca rispondevo alle telefonate dei fan una per una. “Ciao, sono Laura Pausini” esordivo e quelli, proprio come fece babbo con me, ogni tanto urlavano». Le scrivevano? «La mail era sconosciuta e Internet una formula oscura. Mi scrivevano tanto, scrivevano a mano e io su quelle lettere, soprattutto quando dovevo tradurle perché magari arrivavano dall’Irlanda o dal Belgio, ci passavo la notte intera. Ho sempre avuto un rapporto stretto con le persone che si identificavano in quel che cantavo» [a Pagani, cit.]«Con la vittoria all’Ariston per La solitudine, tutti mi dicevano: finalmente una donna. Mi fecero firmare un vero e proprio contratto e nella stessa giornata lo firmò anche un collega uomo: io prendevo il 4 per cento, lui l’8; il mio durava un anno, il suo molti di più» [a Stefanelli e Laffranchi, cit.] • «A 19 anni ruppe con i suoi manager di allora, convinti, malgrado il successo clamoroso in pochi mesi, che dovesse agghindarsi con scollature e tacchi a spillo (“Ero piccola, grassottella, ma non ero un giocattolo”)» [a Minà, cit.] • «Ma finché non è uscito il disco non ho davvero compreso quanto tutto fosse cambiato e sarebbe cambiato. È successo in aprile: mi hanno chiamato dall’Olanda e quando sono atterrata lì tutti cantavano La solitudine. Papà mi ha detto: sei famosa. È stato molto importante averlo al mio fianco, è lui che mi dava le regole: prova, canta, canta ancora e meglio, mangia bene, vai a dormire presto. Mi ha educata come figlia e mi ha preparato a fare un mestiere che ha bisogno di molto rispetto. Noi siamo gente di Romagna, quando c’è da lavorare lo facciamo: se vuoi la bicicletta pedali. E se devi fare 100 chilometri li fai, e devi riuscirci senza alcun aiuto» [a Pennisi e Stefanelli, cit.] • «Quando io sono diventata famosa avevo 18 anni e lei [sua sorella Silvia] 15 e mezzo e non sopportava i miei fan. Oggi, però, è il capo del Fan Club. Io mi sentivo in colpa con lei, ero sempre la sorella maggiore e la controllavo. Una notte ero in Svezia e l’ho cazziata perché era andata in discoteca. A me non davano mai il permesso di andarci. Quando ho vinto Sanremo, i miei amici mi hanno organizzato una festa nel mitico Gufo di Brisighella. Appena sono entrata, hanno urlato al microfono: “C’è Laura Pausini”. Io mi sono vergognata e non sono più andata in discoteca» [a Bianchini, cit.] • «Negli anni 90 dovevi partire per portare la canzone alla radio, sono stata un mese in Germania, Francia, Finlandia: per 10 anni non sono stata a casa mai» [a Silvia Fumarola, 2023 Rep] • Quando ti sei resa conto di essere diventata ricca? «Quando ho comprato la casa di Milano nel 2005. Conta che ero famosa dal 1993, e fino a quel momento avevo comprato solo la casa dei miei genitori. Non sono spendacciona e vengo da una famiglia molto attenta. I miei compagni avevano la felpa della Best Company, io la volevo a tutti i costi, ma non potevano comprarmela. Dopo un anno i miei genitori mi portarono a Ravenna e lì mi hanno comprato un pezzo di stoffa della Best Company che mia madre mi ha cucito al fondo dei pantaloni, e un astuccio della Naj-Oleari che ora usa mia figlia. Quell’episodio mi ha segnato, e ancora adesso guardo il prezzo di ogni cosa. Spesso ho rinunciato a molti acquisti perché mi sentivo in colpa. Ma per la mia casa di Milano non ho badato a spese» [a Bianchini, cit.] • «“Non sono una che butta via i soldi, ma quando avevo già venduto 40 milioni di copie sono rimasta senza niente e sono dovuta ripartire da zero”. Ci sono uno o più colpevoli: “Un giorno quando sarò saggia come Ornella Vanoni farò i nomi…”. E aggiunge: “È stato bello tosto, ma nel mondo della musica può accadere a tutti”. Sul rapporto con il denaro, a cui ora pensa la sorella, e il successo: “Io sono attratta dalla semplicità, se uno mi viene a prendere in Porsche non ci salgo. Preferisco prendere la metro e scoprire cose che io non ho vissuto”» [a Stefanelli e Laffranchi, cit.] • Nel 2009 organizzò il concerto Amiche per l’Abruzzo a San Siro per raccogliere fondi per i terremotati dell’Aquila • Nel 2021 ha inciso la canzone Io sì per il film Netflix La vita davanti a sé, con Sophia Loren, e il brano ha vinto un Golden Globe ed è stato nominato (senza vincere) agli Oscar come miglior canzone in una colonna sonora. «Lei e il marito in una Los Angeles stravolta dal Covid: “Arriviamo in questa villa e ci dicono che tutte le mattine alle 11 verrà un Covid manager a farci il tampone. E io a un certo punto, sentendomi segregata, ho detto, ma se devo andare in farmacia? Se ho le mestruazioni e non ho i tampax? E loro: te li portiamo noi, non puoi uscire! Controllati come fossimo due ladri. La mattina degli Oscar poi è venuta a prenderci la limousine e c’erano tutte le limousine in questo ingorgo, in fila, coi vetri neri, te arrivavi a una certa postazione e spuntava un omino, tiravi giù il finestrino e ti dava il tampone. Non si potevano avere né truccatori né parrucchieri e ti sistemavi tu così in mezzo alla strada. Insomma sapevi che eri agli Oscar, a Los Angeles, però sembrava di essere a Forlì”» [Masneri, cit.] • Nel 2022 «è in Spagna, a El Horminguero, un quiz show televisivo spagnolo. Forse esaltati dalla fama del tributo a Bella Ciao nella serie tv targata Netflix La Casa di Carta, le chiedono di cantare la canzone simbolo della Resistenza, almeno nell’immaginario comune. Ma lei preferisce evitare, “è una canzone molto politica e non voglio cantare canzoni politiche”. Pioggia di critiche e polemiche nei social» [Riccardo Canaletti, Mowmag]. «Da quando faccio questo mestiere non mi sono mai schierata politicamente, non sono in grado, non capisco tante cose, mentre sui diritti umani faccio canzoni. Sono l’unica cosa importante» [a Fumarola, 2023 cit.] • Nel 2023 ha raccontato a Domenica In: «Da quando sono piccola ho la tachicardia parossistica sopraventricolare. Mi è venuta quando presentavo l’ultima serata dell’Eurovision. Non mi abituo a questa cosa, sentire il cuore che va fuori dal corpo» • Nel 2025 ha litigato con Gianluca Grignani via social e giornali. Lui si è lamentato di non essere stato citato con nome e cognome nel lancio del disco e per alcuni cambi nel testo di La mia storia fra le dita [canzone di Grignani inserita da Pausini in un disco di cover]… «Non me lo aspettavo. Vorrei avere il suo punto di vista. Gli ho scritto tante volte, ai limiti della logorrea, e non mi ha risposto. Per me restano le sue parole di dicembre 2024: “Sei la mia dea, non vedo l’ora che mi ricanti”» [a Laffranchi, cit.] • Nel 2025 ha raccontato di essere dimagrita di 20 chili, e ha spiegato sui social: «Ho iniziato una dieta con un dietologo ad aprile scorso. Ho mangiato da sola per 5 mesi pesando tutto e non sgarrando mai. Ho iniziato a fare ginnastica 3 volte alla settimana per un anno intero e ho fatto un tour che mi portava 3 ore ogni sera sul palco dove non mi risparmiavo fisicamente. Andavo una volta al mese a pesarmi per cercare di capire se ciò che stavo facendo funzionava. E ho continuato, con fatica e costanza. Con volontà di togliermi di dosso i chili che non mi facevano stare serena sul palco e fuori. Non ho fatto punture e non ho usato i metodi che vanno di moda oggi per dimagrire velocemente, nonostante tutti me lo consigliassero» • A fine 2025 ha scritto su Instagram: «Ho deciso di fare un fioretto: eliminare dal mio cel tutti i social, perché mi stavano creando una dipendenza malata ed ho anche deciso di cambiare numero di telefono e di rimanere in contatto per il momento solo coi miei famigliari. Ne avevo e ne ho bisogno, stavo passando troppo tempo davanti allo schermo e questo mi causava stress e ansia. A volte non riuscivo a dormire perché pensavo di non essere riuscita a leggere e a rispondere a tutti i messaggi». Al momento il suo profilo Instagram ha 5,6 milioni di follower • Quest’anno ha co-condotto Sanremo accanto a Carlo Conti. «Fino a febbraio dello scorso anno non avrei accettato. Conti mi ha chiamata, ci siamo incontrati e la sua calma mi ha colpita. Sono una persona emotiva e ho bisogno di avere a fianco qualcuno tranquillo, che non aumenti la mia adrenalina. Chiesi consiglio a Pippo Baudo. “Cosa stai aspettando? Sei pronta e te lo dico da un bel po’”. Quando accettai Pippo c’era ancora ed è stato l’unico, assieme a mio marito, a cui l’ho confidato. I miei genitori e mia figlia lo hanno scoperto due settimane prima dell’annuncio: temevo fughe di notizie. […] Lì non mi sono mai esibita al meglio e per questo non ci vorrò mai tornare in gara» [a Laffranchi, cit.].
Amori Nel sesso sei classica, sperimentale o temeraria? «Sono romagnola, il che le racchiude tutte e tre» [a Bianchini, cit.] • «A un programma spagnolo è stato domandato a Laura Pausini se ha mai usato dei preservativi rimasti in borsa dopo aver chiuso una relazione, Laura ha detto: “Non lo so, nella mia vita ho fatto l’amore solo con tre persone. Non l’ho mai fatto il giorno in cui ho incontrato qualcuno, poi sì, ma a quel tempo non usavo il preservativo. Ho sempre voluto mettere su famiglia. Non ho mai avuto un’avventura di una notte”» [Rota, Dago] • Si ricorda di quel fidanzato che le imputava un fondoschiena felliniano? «Fellini, che era romagnolo come me, quel ben di dio aveva imparato ad apprezzarlo. Certo che mi ricordo. Ho trascorso tanto tempo con una persona che non perdeva occasione per farmi notare che enorme culone avessi» [a Pagani, cit.] • È stata legata al suo produttore Alfredo Cerruti jr dal 1993 al 2001, poi al suo nuovo agente, Gabriel Parisi, dal 2002 al 2004 • Dal 2005 sta con Paolo Carta, chitarrista e suo produttore artistico, dieci anni più anziano di lei, con già un matrimonio alle spalle e tre figli (Jader, Joseph e Jacopo). «Mi ha cambiato la vita con una frase semplice, è stato il primo uomo a dirmi che sono bella» • Il 15 settembre 2012, al PalaCredito di Romagna di Forlì, durante la festa annuale del FanClub, annunciò di essere incinta • Durante la gravidanza ingrassò. «Mi ha rovinata MasterChef: cenavo prima che iniziasse il programma ma poi, vedendo cucinare tutto quel ben di dio, andavo in cucina, aprivo il frigo e mangiavo di nuovo tanta roba. Ero diventata golosa anche dei dolci, che non mi erano mai piaciuti. Ho preso quindici chili in due mesi, per un totale di venti: non poco» [a Faillaci, cit.]. «A Paolo piacevo lo stesso. Lui è l’unico uomo con cui sono stata, che passando da 59 a 80 chili, non mi ha mai detto neanche una volta “dovresti dimagrire”. E quindi è un uomo da sposare» • La bambina è nata l’8 febbraio 2013 e si chiama Paola. Perché avete scelto il nome Paola, praticamente quello del suo compagno? «In realtà è una fusione: Pao come Paolo, La come Laura. In lizza c’erano anche Alice, Francesca, Silvia, Giulia: avevamo deciso di scegliere dopo aver visto la bambina. Solo che io, nello stordimento dei primi minuti, quel momento l’ho rimosso. Ho saputo dai miei familiari che l’avevamo chiamata Paola, dopo che il mio staff l’aveva già annunciato al mondo intero» [a Faillaci, cit.] • «Ho partorito in una struttura pubblica, l’Ospedale Maggiore di Bologna, dove sono nati i miei nipoti, e dove lavorano i miei ginecologi. Paola è uscita mentre Janet Jackson cantava Again». In sala parto con l’accompagnamento musicale? «Si può, non lo sa? Avevo preparato una playlist, una dozzina di canzoni scelte tra quelle che mi piacerebbe fossero le preferite della bambina. Avrei voluto che nascesse durante la mia Celeste. Ma già al primo brano, Again appunto, l’ho sentita piangere. Tutti pezzi romantici: Morricone, Elisa, Giorgia, Gloria Estefan, Etta James… Pensare che in gravidanza le avevo fatto sentire solo brani non cantati». Perché? «Perché spero non faccia la cantante. Sarai sempre massacrato, se vuoi fare lo stesso mestiere di un genitore famoso. Se proprio desidera cantare, spero almeno che faccia lirica, o soul, o jazz, o rock, magari heavy metal: tutto ma non il mio genere» [ibid.]. Ma nel 2023 ha duettato con la figlia nel brano Dimora naturale, facendola cantare con lei anche sul palco • «Una delle rivelazioni dell’ultima edizione di Amici è stata Holden, vero nome Joseph Carta, figlio di Paolo, il marito di Laura Pausini. Il 24enne cantautore romano, che già nel 2018 aveva firmato per Pausini Zona d’ombra, uno dei brani dell’album Fatti sentire, è riuscito ad arrivare fino in fondo al programma, conquistando alla fine un contratto con discografico con LaTarma Records, fondata da Marta Donà, a sua volta “nipote d’arte” di Adriano Celentano e Claudia Mori» [Mattia Marzi, 2024 Mess] • «Per me il periodo più bello è stato dai 39 ai 43 anni, con Paola piccola» [a Fumarola, cit.] • Il 22 marzo 2023 si è sposata a Solarolo. «Dopo 18 anni di fidanzamento, la cantante Laura Pausini e il chitarrista Paolo Carta si sono sposati. E lo hanno fatto a sorpresa. Neanche gli invitati lo sapevano. Erano andati a casa dei genitori di lei, in Romagna, per festeggiare il trentennale della popstar. Una volta arrivati, sono stati accolti dagli sposi. Lei era in giacca bianca e abito lungo dello stesso colore, guanti in pizzo alle mani e velo corto in testa. Lui in abito scuro. A portare gli anelli, due fedi sottili e scure, la loro figlioletta di 10 anni, Paola, perfetta damigella d’onore di bianco vestita. Laura e Paolo si sono scambiati le promesse con la canzone inedita Davanti a Noi, scritta da entrambi, che hanno deciso poi di condividere sui social per la felicità dei fan. Sui social anche una loro foto con la scritta: “Abbiamo detto sì”, in cinque lingue» [Anteprima] • «I miei amici sono allucinati perché ci guardiamo come se fossimo fidanzatini. Tra noi c’è amore, passione, fiducia e rispetto delle libertà reciproche». È gelosa di lui? «I primi anni, molto… Oddio, sono gelosa anche oggi se qualcuno lo guarda in maniera ammiccante» [a Fumarola, 2023 cit.] • Nel 2023 disse al programma tv spagnolo La Resistencia: «Dopo 18 anni se non scopi, non ti sposi. Io e mio marito non abbiamo tempo per andare in vacanza e abbiamo scelto di fare la luna di miele in tournée. Lo facciamo in ogni città. Contate in quante città sono andata e avrete il risultato».
Altro L’anno scorso a Bologna suo zio Ettore, mentre andava in bicicletta, è stato investito e ucciso da un giovane di 29 anni • Vive a Roma, nel quartiere Eur, «un villone a due piani, un po’ spoglio, con dentro dei quadri tipo finti Andy Warhol e tre o quattro Smart parcheggiate fuori, insomma tra Sunset Boulevard e Roma Sud (non lontano del resto dai Totti). Davanti, superato uno stradone tipo losangelino, un grande centro commerciale. Negli immensi saloni coi Warhol finti risplendeva un colossale albero di Natale e troneggiavano renne giganti dalle corna dorate. Che accoglienza però! Tre o quattro persone di staff, il suo ufficio stampa, e infiniti vassoi di dolcetti e pizzette pronti per l’intervistatore. […] Era venuta a stare lì col marito, nella stramba villa da fuorisede, per il Covid, e le piaceva Roma da quella prospettiva, dopo una vita nomade» [Michele Masneri, Foglio] (ma ha anche una casa a Miami e una nel paese dove è cresciuta, a Solarolo) • «Mi raccontò […] che amava andare a fare shopping nei centri commerciali, travestita, con una parrucca in testa, per non essere braccata dai fan; che però le cassiere la riconoscevano dalla zeta, cazzo, mi parlò dei mall di Miami che amava, cazzo. Diceva molti cazzo» [ibid.] • Milanista. Primo ricordo a San Siro «un derby Inter-Milan, quindi fuori casa per noi rossoneri. Fui invitata dall’Inter e messa a sedere tra una marea di tifosi nerazzurri. Nell’Inter giocava ancora Ronaldo. A un certo punto qualcuno tira un calcetto a Ronie e lui cade per terra. Io mi alzo e grido: “Evvaiiiii!”. Quella volta ho seriamente rischiato il linciaggio!» [a Gaia Piccardi] • «Sono cattolica, praticante quando posso, ma non condivido l’atteggiamento della Chiesa nei confronti degli omosessuali». «Ho molti dubbi, ma mi sento sempre parte della Chiesa. Anzi, mi piacerebbe in futuro riproporre in versione rock i brani più belli che si cantano a Messa, come Fratello sole, sorella luna» [a Arcidiacono] • Lei è quanto di più lontano esista dal mito del rocker maledetto. «Jimi Hendrix non sarò mai. Non ho mai bevuto neanche una birra. Sapeva di medicinale, mi ripugnava. Magari cantavo disperata Va bene così di Vasco, poi mi scolavo una Sprite e correvo in canonica. In discoteca, con grande disagio, credo di essere stata una sola volta nella vita. Vengo da quel mondo, non posso inventarmene un altro» [a Pagani, cit.] • «Quando avevo 25 anni ero convinta che sarei diventata la prima cantante con i capelli bianchi perché non mi sarei mai fatta nulla. Appena ne ho visto uno, ho fatto la tinta» • «Leone XIV è un fan di Laura Pausini. Il Papa, ricevuta la cantante per un rapido saluto prima dell’udienza generale, ha raccontato di aver apprezzato il brano Solitudine, che nel 1993 fece vincere Sanremo all’allora giovanissima artista. “Già all’epoca ero un suo fan”, le ha detto il pontefice» [Franca Giansoldati, 2025 Mess] • Un suo fan, un certo Mimmo, è finito nel Guinness mondiale dei primati per il maggior numero di concerti visti di una sola artista (oltre 400) • Una volta in Brasile una fan, per starle dietro, si chiuse in una sua valigia [a Silvia Toffanin, 2025 Verissimo].
Titoli di coda Come ti vedi da vecchia? «Isterica» [a Bianchini, cit.] • «Ma alla fine, Laura c’è o ci fa? La colpa di questa creatura ambigua, mezza messicana e mezza romagnola, mezza scatenata e mezza pia donna, insomma Laura Colacione, di chi è?» [Masneri, cit.].