13 maggio 2026
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Biografia di George Lucas
George Lucas , nato a Modesto (California, Stati Uniti) il 14 maggio 1944 (82 anni). George Walton Lucas junior. Regista. Sceneggiatore. Produttore cinematografico. «“Tanto tempo fa, in una galassia lontana lontana…”. Vi dice qualcosa?» [Valerio Cappelli, Cds 24 /5/2024] • Ha inventato la saga di Guerre stellari, dirigendo personalmente Episodio IV: Una nuova speranza (1977), lavorando come sceneggiatore e produttore a Episodio V: L’Impero colpisce ancora (Irvin Kershner, 1980) e Episodio VI: Il ritorno dello Jedi (Richard Marquand, 1983), poi di nuovo come regista Episodio I: La minaccia fantasma (1999), Episodio II: L’attacco dei cloni (2002) e Episodio VI: La vendetta dei Sith (2005) • Amico fraterno di Steven Spielberg, ha lavorato con lui alla saga di Indiana Jones: i primi quattro film, I predatori dell’arca perduta (1981), Il tempio maledetto (1984), L’ultima crociata (1989) e Il teschio di cristallo (2008) sono diretti da Spielberg su soggetto di Lucas; l’ultimo, Il quadrante del destino (2023), è scritto e diretto da James Mangold, con Spielberg e Lucas come produttori esecutivi • Cineasta completo • È stato regista di film culto come L’uomo che fuggì dal futuro (1971) e American Graffiti (1973) • Molto amico di Francis Ford Coppola e Akira Kurosawa, ha lavorato ai loro film • Grande sodalizio anche con il compositore John Williams, che ha scritto le colonne sonore di tanti suoi capolavori • Anche come comparsa, montatore e supervisore degli effetti sonori • Secondo i critici «il suo cinema fonde abilmente il ricco repertorio dei racconti mitici del passato con il feticismo delle nuove tecnologie, creando così un incontro irripetibile tra cultura classica e intrattenimento popolare» [Roy Menarini, Enciclopedia del Cinema Treccani 2003] • Se lo chiedi a lui dice «che tutti i suoi film sono “caratterizzati da una specie di effervescente senso di vertigine”» [Rolling Stones, 25/5/2017] • Il produttore Staneley R. Joffe, in un’intervista del 1982, dichiarò che «George andrebbe messo in bottiglia», perché «è unico», «si tratta dell’uomo vivente più simile a Walt Disney» • Otto volte candidato agli Oscar, ha vinto la statuetta alla memoria Irving G. Thalberg nel 1992. Due volte candidato ai Golden Globe. Un David di Donatello nel 1981. Palma d’oro alla carriera a Cannes nel 2024 • «Ha costruito un impero produttivo di cui la Industrial Light & Magic, fondata nel 1975 e dedicata allo sviluppo degli effetti speciali, è solo la sezione più celebre, e ha inteso la carriera di produttore come occasione per trarre alti profitti dallo scambio tra cinema e altri media, e al contempo modellare con vivace originalità l’immaginario fantastico attraverso il mezzo cinematografico» [Menarini, cit.] • «Ai tempi di Guerre Stellari si impuntò per riservarsi i diritti del merchandising, lottando neppure tanto, all’epoca erano considerati “diritti spazzatura”, e la Lucasfilm nel giro di pochi anni è diventata una miniera d’oro» [Massimiliano Parente, il Giornale 16/10/2015]. La società, compresi i diritti di sfruttamento di Guerre Stellari, è stata venduta alla Disney nell’ottobre del 2012 per la bellezza di 4 miliardi di dollari: transazione che ha fatto di George Lucas uno dei cento uomini più ricchi del mondo • Oggi vive sereno nel suo ranch, lontano da Hollywood. «Sembra un nonno tenero e affettuoso. Ha 80 anni tondi, i capelli bianchi folti come se ne avesse 20» [Cappelli, cit.] • «Dicono che sono introverso perché non rilascio molte interviste. Ma non rilascio molte interviste perché non faccio molti film».
Titoli di testa «L’uomo che ha cambiato il cinema, dalla vita ha avuto fama e ricchezza. Si vuole godere la vecchiaia e vorrebbe parlare solo dei suoi quattro figli, specie l’ultima, di dieci anni. Poi, un po’ a malincuore, accetta di parlare di sé. “Però vi avviso, come regista mi sono ritirato dieci anni fa”» [Cappelli, cit.].
Vita Figlio di George senior, proprietario di una cartoleria, e Dorothy Lucas. Unico maschio tra tre sorelle: Kate, Ann e Wendy • «George Lucas era […] un adolescente incasinato […]. Collezionava voti schifosi [...] e alla fine dell’ultimo anno rischiò di essere bocciato. Non che a George importasse qualcosa: la sua vera passione erano le automobili. Il padre, un conservatore austero, aveva acquistato una Fiat Bianchina, che Lucas smontò e modificò facendola diventare un bolide […] La Bianchina potenziata era un modo di accreditarsi presso gli iscritti di un club automobilistico noto come Faros. John Plummer, amico d’infanzia, ha definito le frequentazioni adolescenziali di George “degli indesiderabili, della feccia”. D’altra parte, ai membri dell’associazione bastavano tre parole per descrivere le scorribande notturne del branco: “birre, ragazze e automobili”. Lucas rombava con gli amici del Faros lungo la Decima e l’Undicesima strada di Modesto, alla ricerca di qualche ragazza da corteggiare. Adesso aveva un look da teppistello, ma era troppo basso e magro per fare paura. I suoi compagni lo utilizzavano come […] esca per fare a pugni con le bande rivali. “Portava i capelli lunghi e non più a spazzola” scrive Jones “acconciati e ingellati nel ciuffo che tutti chiamavano ‘a culo di papera’, o scolpiti nella luccicante versione californiana della pettinatura pompadour”. Da quando frequentava il Faros, Lucas tornava a casa non prima delle quattro di notte. Due ore dopo si svegliava per andare a scuola, dove sedeva stanco e annoiato dalle lezioni. George senior aveva gettato la spugna, le sorelle erano preoccupate, la madre sperava ogni giorno che il figlio tornasse a uno stile di vita più responsabile. Per un breve periodo Lucas aveva provato a fare qualcosa di utile. Si era fatto assumere nella ditta di cancelleria del padre, dove i suoi compiti erano consegnare la merce, pulire, spostare pacchi. Trovava il lavoro insopportabilmente ripetitivo, così decise di licenziarsi. George senior andò su tutte le furie. Nella lite che ne seguì, Lucas disse due cose memorabili: mai e poi mai sarebbe stato il presidente di un’azienda; sarebbe diventato miliardario prima dei trent’anni» [Giuseppe Giordano, Studio 14/12/2017] • Poco prima del diploma alla Thomas Downey High School, George è coinvolto in un incidente, per poco non ci rimane secco. «Il 12 giugno 1962, Lucas scansò una macchina in direzione opposta e perse il controllo della Bianchina. L’impatto fu terribile: la Fiat rotolò più volte su se stessa e finì per schiantarsi contro un albero. Fortunatamente le cinture di sicurezza, che Lucas aveva rinforzato assicurandole con una placca al tettuccio, si aprirono di scatto scaraventandolo fuori dall’abitacolo» [Giordano, cit]. «Da giovane ero ossessionato dalle macchine, ho fatto tante corse ma una settimana prima del diploma ho avuto un incidente e sono finito in ospedale: lì ho realizzato che se non sei un ottimo pilota è meglio mollare» [Chiara Ugolini, Rep 24/5/2024] • «Un mio amico tentava il test per la University of Southern California, quindi lo feci anch’io e lo passai. Mi iscrissi all’università senza sapere cosa fare. Scelsi fotografia e scoprii che era il dipartimento di cinema. Non sapevo nemmeno che esistessero università per fare film! In quei tempi c’erano solo una dozzina di scuole di cinema in tutto il paese. Fu allora che mi innamorai del cinema» [Gabriele Niola, Esquire 31/5/2024]. «Io vengo da una piccola città del centro California dove non si vedevano film stranieri: c’erano due sale, una dava i B-movie tipo Roger Corman, l’altra i film di Hollywood, noi dovevamo prendere la macchina e andare a San Francisco per cercare i film di avanguardia» [Ugolini, cit.] • La carriera di Lucas nel cinema inizia filmando competizioni automobilistiche. «I miei primi art film non avevano storie, erano film sulle emozioni. Avevo buon successo ai festival di film studenteschi e vincevo premi». «A questo periodo risalgono i primi, sperimentali cortometraggi, tra i quali si segnala THX 1138 4EB (1967)» [Menarini, cit.] • Laureatosi in Belle Arti, decide di rimanere in facoltà a insegnare cinema. Grazie a una borsa di studio della Warner Bros riesce a conoscere Francis Ford Coppola. «Eravamo io, Coppola che per me è un fratello e mi insegnò come si scrive un film, Schrader, Spielberg. Avevamo le nostre idee: non volevamo fare soldi ma fare cinema. Eravamo pronti a rischiare, e in cerca di libertà creativa. Il fenomeno Easy Rider ci ha tirato la volata» [Cappelli, cit.]. Racconta F. F. Coppola: «La cosa che ho avuto più vicina a un fratello minore è George Lucas. George ha cinque anni meno di me, all’inizio l’ho aiutato molto, l’ho presentato, l’ho incoraggiato. Eravamo molto legati, George e io e anche Martin Scorsese» • «Da quell’apprendistato Lucas trae il primo lungometraggio non a soggetto, Filmmaker: a film diary (1968). Proprio l’autore italoamericano gli permise, grazie alla casa di produzione American Zoetrope, di esordire con THX 1138 (1971; L’uomo che fuggì dal futuro), il cui titolo originale, oltre a ricordare il corto di quattro anni prima, divenne in seguito il marchio ufficiale di un sistema audio digitale per le sale cinematografiche, ideato e prodotto dalla ILM. L’insuccesso del film, un’allegoria fantascientifica basata su reminiscenze orwelliane e filosofiche, convinse poi L. a ripiegare sul passato, con l’elegia adolescenziale di American graffiti (1973). Il film, intensa rievocazione della giovinezza nella provincia americana del 1962, è solo apparentemente un’opera atipica nella filmografia del regista. Oltre al grande successo, infatti, American graffiti può vantare i tratti caratteristici di tutta la produzione di L.: rappresentazione di eroi giovani e acerbi, nostalgia per il cinema del passato, grande talento combinatorio, esasperata tendenza all’allusione e alla citazione» [Menarini, cit.]. Per la prima volta Lucas impiega come attore un giovane falegname di nome Harrison Ford • «Alla prima di American Graffiti il pubblico è impazzito. Lo avevano fatto uscire in sole 32 sale poi ha incassato 100 milioni». «All’epoca George ha un cane di nome Indiana. «C’era un cane dentro American Graffiti, ma non ho usato Indiana per la parte perché era una scena notturna e volevo un cane bianco. Mia moglie era molto arrabbiata perché non avevo inserito il mio cane nel film; così ho detto che avrei messo lo spirito dell’Indiana nel film successivo. Ed è così che è nato il “Wookiee”» • Ma tutto era una citazione. Luke era il suo soprannome al liceo. Han Solo è basato sull’amico Francis Ford Coppola. C-3PO è ispirato all’uomo-robot di Metropolis (1927) «Il suo sogno era adattare Flash Gordon, il fumetto che leggeva da ragazzo, ma i diritti non erano disponibili. Allora si mette a scrivere la “sua” storia di fantascienza, che diventa troppo lunga per un solo film: “Nel contratto feci mettere i diritti per i sequel e la licenza sul merchandising, di cui all’epoca nessuno sapeva niente. Facemmo stampare t-shirt e poster e per venderli girammo tutti i raduni di appassionati”. Nasce il mito di Guerre stellari. George Lucas: “Star Wars sono io, quando avevo una decina di anni e divoravo le mie collezioni di fumetti”» [Silvia Bizio, D 1/6/1999] • Lucas propone la sua idea a vari produttori, gli dicono tutti di no. Solo la 20th Century Fox acconsente di finanziarlo, anche con il rischio che ne esca un flop. Lucas è costretto a rinunciare al suo stipendio da regista in cambio del 40 per dell’incasso al botteghino del film e di tutti i diritti di merchandising. «Quando dirigi, devi alzarti alle quattro e mezzo del mattino, fare colazione alle cinque, lasciare l’hotel alle sei, guidare per un’ora fino alla location, iniziare le riprese alle otto e finire le riprese verso le sei. Poi finisci, vai in ufficio e prepari il lavoro del giorno successivo. Torni in albergo verso le otto o le nove, magari mangi qualcosa, poi vai in camera e ti fai i compiti, come girare le scene del giorno dopo, poi vai a dormire. La mattina dopo ricomincia tutto da capo». Lucas ce la mette tutta «In Star Wars metterà dentro il suo amore per Akira Kurosawa, Flash Gordon, Verne e Borroughs, e persino la guerra del Vietnam. Quel momento cardine della narrativa del XX secolo nessuno lo vede arrivare, neppure lui, anzi è sicuro che sarà un fallimento totale, se ne lamenta con il suo amico Steven Spielberg, è sicuro che chiuderà con il cinema. Invece proprio Steven lo incoraggia, ha scorto qualcosa, ha capito qualcosa che neppure Lucas ha intuito. Alec Guinness e Peter Cushing sono gli unici nomi di rilievo del cast, le riprese lui le trova un’impresa da Ercole, una continua improvvisazione […] metterà assieme un team di reclute visionari e veterani di effetti speciali, trucco, costumi, effetti sonori e fotografia per dare al pubblico qualcosa che non si è mai visto prima […] in Tunisia la troupe si ammala, negli studios inglesi tutti li deridono, Lucas è sicuro di essersi scavato la fossa, è depresso, ha quasi un infarto per stress. Quando tutto è finito ed è sicuro di aver creato un flop memorabile, se ne va in vacanza con la moglie Marcia alle Hawaii. Quando lo chiamano dagli Stati Uniti ha già capito cosa sta succedendo, persino lì mostrano le folle oceaniche che si stringono in file interminabili per vedere il suo film. Per molto tempo, penserà di aver semplicemente pescato un numero della lotteria, e di certo aver chiesto per pura sopravvivenza i diritti di merchandising e sequel è più fortuna che intuito. Ma intanto ha fatto la storia, ha cambiato tutto» [Giulio Zoppello, Wired 14.05.2024].
Amori «Nel 1969 ha sposato Marcia Lou Griffin, insieme alla quale ha adottato una bambina, Amanda, nel 1981, appena due anni prima di divorziare. Amanda non è rimasta figlia unica però, successivamente infatti Lucas ha adottato Katie, classe 1988, e Jett, nato nel 1993. I suoi tre figli sono apparsi nei tre prequel di Star Wars. Nel 2006 inizia a frequentare Mellody Hobson, presidente della DreamWorks Animation. Il loro fidanzamento viene annunciato nel mese di gennaio 2013 e i due convolano a nozze il 22 giugno dello stesso anno nella sua proprietà di Skywalker Ranch a Marin County, in California. I due sono genitori di Everest Hobson, nato da madre surrogata nell’agosto 2013» [Esquire].
Politica Democratico. Nel 2008 si è speso per Obama.
Religione «Metto la Forza nel film per cercare di risvegliare un certo tipo di spiritualità nei giovani: più la fede in Dio che in un particolare sistema religioso. Volevo che i giovani iniziassero a porre domande sul mistero». Ha un’opinione o sta cercando la fede? «Penso che Dio esista. Non c’è dubbio. Non sono sicuro che cosa sia Dio o di quello che sappiamo di Dio. L’unica cosa che so della vita e della razza umana è che abbiamo da sempre tentato di costruire un qualche contesto per l’ignoto». La redenzione di Darth Vader, il cattivo: «Ovviamente esistono due aspetti nel motivo della redenzione in Guerre stellari. In ultima analisi, Vader è redento dai figli e soprattutto dall’avere figli. Perché questa è tutta la vita: procreare e crescere i figli» [Bill Moyers, L’Esp 12/5/99].
Curiosità Alto 1 metro e 70 • Scrive a mano, su un raccoglitore a fogli mobile. Niente computer • Collezionista del pittore americano Norman Rockwell, possiede 57 tra dipinti e disegni • Apprezza i disegni di Milo Manara • Vive a Sant’Anselmo, California • Fan dei Griffin, di tanto in tanto dà ai produttori l’autorizzazione inserire gag di Star Wars nella serie • I suoi personaggi hanno spesso «un brutto presentimento» • La sigla THX-1138 (nome del suo primo lungometraggio) appare ovunque nella sua filmografia: il numero di targa della due coupé di Milner in American Graffiti era THX 138. Un droide da battaglia che cattura Jar Jar Binks e i Gungan ha il numero 1138 scritto sulla schiena. Nel Guerre stellari (1977), Luke Skywalker ha detto (riferendosi a Chewbacca) «Trasferimento dei prigionieri dal blocco di celle 1138». Nel L’Impero colpisce ancora (1980), il generale Rieekan dice: «Invia Rogues dieci e undici (11) alla stazione tre-otto (38)» • I suoi due film parodia preferiti di Star Wars sono Hardware Wars (1978) e George Lucas in Love (1999) • Quando gli fu chiesto di fare il prequel, impiegò dieci anni a fare il primo. «Avevo passato 10 anni a sviluppare la tecnologia digitale per fare quella trilogia. Sapevo che ci sarebbero state scene come la battaglia con Yoda, impossibili da fare con pupazzi. I critici e i fan che avevano 10 anni all’epoca del primo film lo odiarono perché “È un film per bambini!”. Dicevano di Jar Jar Binks le stesse cose che si dicevano di C-3PO o degli Ewok. È sempre stato un film per bambini. Sono sorpreso che persone tra i 5 e i 90 anni l’abbiano amato in tutto il mondo. Quella è la cosa strana» • Da quando ha venduto la Lucasfilm alla Disney, non ha avuto nessun rapporto con i nuovi film, le nuove serie e i nuovi spin-off, che pure lo vedono scettico • Un po’ gli dispiace, un po’ la prende con filosofia. «Quando vendi, vendi» • «Spiega che è come quando un figlio si sposa. “Devo andare al matrimonio, la mia ex sarà lì, la mia nuova moglie sarà lì, ma io dovrò fare un respiro profondo e fare il bravo, stare seduto e godermi il momento, perché le cose stanno così per una decisione che ho preso io» • La Disney adesso sta costruendo due enormi parchi a tema Star Wars e ha altri progetti cinematografici • Francis Ford Coppola una volta ha cercato di convincerlo a trasformare la Forza in una vera religione, come fece Hubbard con Scientology. «Solo nel Regno Unito vivono oltre quattrocentomila Jedi, regolarmente censiti, cioè solo per gli anglosassoni è la quarta religione dopo il cristianesimo, l’islamismo e l’induismo» [Parente, cit.] • «Non crediate che se non vado alle feste di Beverly Hills, Malibu, Hollywood - che per me è come il triangolo delle Bermude! - sia uno incapace di godersela, privo di una vita sociale. Il fatto è che la maggior parte dei miei amici sono professori universitari» • Quando gli chiedono se il cinema sia arte o business: «Fare film è un’arte. Vendere film è un business. Il problema è che i dirigenti dello studio non sanno come vendere film. Di conseguenza, cercano di farti fare film che la gente possa vedere senza che debbano essere venduti, il che è la vera chiave del problema. E se non sono così arretrati, se non riescono a mettere un film in una sala e a far correre la gente alla porta, non sono interessati» • La sua immaginazione si nutre di sogni, come accadeva per Fellini? «Una volta a Cannes ero seduto accanto a lui. Io la notte non sogno, mi capita solo sotto la doccia. Diciamo che ho realizzato i miei sogni» [Cappelli, cit.] • Cosa pensa dell’Intelligenza Artificiale? «Ragazzi, quello è il futuro. Sarà più facile fare film» [ibid.] • «Rinnovarsi è tutto. Cosa si può chiedere di più se non riavere la propria giovinezza?» • «Non dimenticare le basi. Non innamorarti delle nuove tecnologie, perché non sono nuove. Solo il mezzo su cui stiamo lavorando è nuovo, ma ciò non cambia nulla. L’arte di ciò che facciamo è esattamente la stessa. Va oltre la tecnologia. È l’arte del cinema».
Titoli di coda «Eppure, a ricordare gli anni passati da Lucas a Modesto c’è anche una statua che rappresenta due giovani degli anni 60 seduti sul cofano di una Chevy del ‘57. Un omaggio ad American Graffiti, certo, ma chissà che qualche concittadino non ci veda quel ragazzo mingherlino che provava a darsi un tono con i capelli impiastricciati e amici più grandi, annunciato dal rombo di un motore modificato» [Giordano, cit.].