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 2026  maggio 07 Giovedì calendario

Biografia di David Attenborough

David Attenborough, nato a Isleworth (Inghilterra, Regno Unito) l’8 maggio 1926 (100 anni). David Frederick Attenborough. Naturalista. Divulgatore scientifico. Saggista. «Un’icona, il punto di riferimento assoluto nel campo dei documentari naturalistici. In particolare nel Regno Unito, dove Attenborough esordì con la serie Zoo Quest negli anni Cinquanta, gran parte del pubblico è nata e cresciuta con i suoi programmi» (Alfonso Lucifredi). «Perché i documentari sono importanti? “Conoscere la natura è un nostro dovere, perché siamo gli unici che possono migliorare o peggiorare il mondo anche per tutte le altre specie”» (Giuliano Aluffi) • Secondo dei tre figli di Frederick Levi Attenborough (1887-1973), rettore del College universitario di Leicester, e Mary Clegg (1896-1961), filantropa e attivista per i diritti dei bambini, era fratello minore di Richard Attenborough (1923-2014), celebre attore e regista, e maggiore di John Attenborough (1928-2012), dirigente automobilistico (Rolls-Royce e Alfa Romeo) e consulente finanziario. «Come è iniziata la sua incredibile carriera? “Raccogliendo fossili: quella fu subito un’enorme passione. I bambini amano collezionare, classificare, e come vede non ho mai smesso. Pure Darwin andava pazzo per i coleotteri da ragazzino. Alla mia epoca c’era chi collezionava biglietti del bus. Ma la natura ha molti più segreti”» (Antonello Guerrera). «Undicenne, andava in bicicletta nella campagna inglese, alzando le pietre per studiare gli insetti che vi si nascondono sotto» (Enrico Franceschini). «Dopo la laurea in Scienze naturali Attenborough lavorò come autore di libri scolastici, ma dopo un paio d’anni venne assunto alla Bbc, pur non avendo nemmeno la televisione in casa (ai tempi, poche famiglie l’avevano) e avendo visto soltanto un programma televisivo in tutta la sua vita. Nei primi tempi lavorò come autore, essendo giudicato poco adatto alla conduzione di programmi a causa dei suoi grandi denti frontali. Ma, per fortuna, dopo breve tempo al giovane David vennero assegnate alcune conduzioni e il suo carismatico e trascinante modo di raccontare la natura piacque da subito al pubblico televisivo» (Lucifredi). «“Ho iniziato nel 1953 come produttore della serie Animal Patterns, dove mostravamo animali dello zoo e il naturalista Julian Huxley ne spiegava il comportamento, i rituali amorosi, le abilità mimetiche. Lì conobbi Jack Lester, curatore dei rettili allo zoo di Londra. Mettevamo quei poveri animali su un tappetino sopra un tavolo, sotto i riflettori, in una situazione per loro completamente innaturale. Così io insistei per andare a filmarli nel loro vero habitat. Non lo faceva nessuno, al tempo…”. Come mai? “Per la scarsa qualità delle pellicole delle macchine da presa più leggere. Così studiammo un compromesso: avremmo seguito gli esperti dello zoo di Londra che andavano a catturare animali nei luoghi più selvaggi, filmando sul posto il momento della cattura. E poi però, per mostrare l’animale da vicino, saremmo passati alle riprese in studio, dove si poteva usare la pellicola con la massima qualità”» (Aluffi). «Nel programma, chiamato Zoo Quest, vennero mostrati i viaggi, le bellezze dei Paesi visitati e le rocambolesche operazioni di cattura degli animali. La prima stagione venne prodotta nel 1954, e nelle sue poche puntate venne narrata la ricerca, attraverso le foreste della Sierra Leone, di un affascinante ed elusivo uccello tropicale che mai era stato conservato in uno zoo europeo, il picatarte collobianco (Picathartes gymnocephalus). Nonostante l’insolito oggetto della ricerca, […] il programma si rivelò un grande successo. I piani alti della Bbc intuirono quanto il pubblico televisivo fosse “affamato” di programmi di questo tipo. Zoo Quest conteneva la narrazione naturalistica e il diario di viaggio delle spedizioni, ma non perdeva l’immediatezza della diretta televisiva grazie alla parte conclusiva del programma, in cui animali insoliti venivano mostrati, vivi e vegeti, nello studio londinese. […] Attenborough, però, non avrebbe dovuto essere il conduttore del programma: la rete non aveva intenzione di far apparire in video il giovane naturalista a causa dei suoi grossi e appariscenti denti frontali. Nei piani Attenborough avrebbe fatto da produttore e supervisore scientifico al programma (oltre a occuparsi delle registrazioni sonore durante le spedizioni), e il volto di Zoo Quest, anche secondo le indicazioni di Attenborough, avrebbe dovuto essere Jack Lester, il curatore del rettilario allo zoo londinese. A Lester l’idea piaceva molto, e i due divennero ottimi amici e formarono una squadra affiatata, ma dopo la prima spedizione in Africa Lester mostrò i sintomi di una malattia tropicale e fu in grado di presentare una sola puntata prima che le sue condizioni peggiorassero. Venne così sostituito da Attenborough negli episodi successivi, come soluzione di emergenza. I sintomi di Lester si ripresentarono qualche mese più tardi, però, e le sue condizioni sarebbero poi peggiorate, portandolo alla morte nel 1956, a soli 47 anni. E così, nonostante il dolore per la perdita dell’amico, la produzione di Zoo Quest continuò proprio grazie ad Attenborough. Oltre all’Indonesia e alla Sierra Leone, le spedizioni condussero Attenborough e il suo talentuoso cameraman cecoslovacco Charles Lagus in Paraguay e Guyana, in Papua Nuova Guinea e in Madagascar. Il pubblico apprezzò sempre più l’entusiasmo e la competenza del giovane conduttore, in grado di raccontare la natura con spontaneità, senza banalizzarla. Attenborough scrisse anche, in quegli anni, una serie di libri che ripercorrevano le avventurose produzioni televisive. […] Tutti registrarono ottime vendite e vennero ristampati negli anni» (Lucifredi). «Un’esistenza straordinaria che lo ha visto andare dappertutto, abbracciando i gorilla fra le montagne dell’Africa centrale, passeggiando fra gli orsi e le foche del Polo, avventurandosi nel cuore dell’Amazzonia, esplorando gli abissi degli oceani. […] Il documentario naturalistico televisivo nasce con lui e il suo nome ne diventa il simbolo, il marchio di fabbrica, l’esempio da seguire per chiunque» (Franceschini). «Ben presto la carriera di Attenborough si sviluppò su due fronti separati: da un lato c’era il naturalista e documentarista, dall’altro l’autore di programmi e dirigente del più importante canale televisivo britannico. A un certo punto, quest’ultima prese il sopravvento: a Sir David fu offerta, nel 1972, la posizione di direttore generale della Bbc. Ma, come confessò a suo fratello, il regista premio Oscar Richard Attenborough, David non ambiva in alcun modo a un lavoro fisso dietro a una scrivania. E così ben presto tornò a dedicarsi a tempo pieno al suo grande amore, la narrazione delle meraviglie della natura. Il resto è storia: la serie Vita sulla terra, uscita nel 1979, divenne un punto di riferimento, di lì in avanti, per chiunque volesse creare documentari naturalistici. E le produzioni firmate dal geniale broadcaster londinese si susseguirono negli anni, ottenendo sempre ascolti strepitosi» (Lucifredi). «Attraverso documentari come Life e The Blue Planet, ma anche lavori più impegnativi come Climate Change – The Facts, per la Bbc, Attenborough ha raccontato al pubblico britannico momenti decisivi per una presa di coscienza collettiva su questioni quali l’inquinamento degli oceani, la perdita di biodiversità e l’impatto umano sul pianeta» (Simon Ingram). «La Bbc Natural History Unit, da lui plasmata e portata al successo nel corso degli anni, è una macchina affinatissima in grado di garantire milioni di telespettatori, con una produzione di 50 ore di programmi radiofonici e oltre 100 di documentari televisivi ogni anno, con standard qualitativi, in termini di contenuti e realizzazione tecnica, mediamente molto alti. Il grande punto di forza di Attenborough, e non solo nei primi anni della sua carriera e della costruzione del suo impero, fu la sperimentazione e il continuo tentativo di migliorare i documentari sotto ogni aspetto. Forte di anni di esperienza come dirigente televisivo, seppe includere anche nelle sue produzioni successive elementi tecnici all’avanguardia per sfruttarli ai fini della narrazione. The Private Life of Plants del 1995, ad esempio, è un’intera serie di documentari dedicati esclusivamente alle piante che prese vita e si animò grazie alle più avanzate tecniche di time-lapse esistenti ai tempi: le piante crescevano, si muovevano e lottavano per il proprio spazio vitale al pari degli animali, sotto gli occhi sbalorditi dei telespettatori. La stessa cosa si può dire per gli aspetti scientifici delle sue produzioni: pur evitando il più possibile i termini tecnici, l’assoluto rigore dei contenuti assicurò degli standard altissimi per tutte le produzioni naturalistiche della Bbc e dei loro epigoni. Nelle serie più recenti sono stati presentati con sempre maggior frequenza comportamenti e caratteristiche del mondo animale di recentissima scoperta, per rendere i contenuti sempre aggiornati e all’avanguardia. […] La sua eredità è un prezioso regalo per le generazioni future, da conservare con cura accanto alle meraviglie del mondo da lui immortalate. Nelle ultime serie di documentari Attenborough è scomparso sempre di più dal video per lasciare pieno spazio alle immagini della natura. È rimasta però la sua carismatica e inconfondibile voce narrante» (Lucifredi). Tuttora attivo: la sua ultima serie di documentari naturalistici, Secret Garden, dedicata alla biodiversità nascosta nei giardini britannici, è stata trasmessa dalla Bbc nella primavera 2026 • Autore di numerosi saggi, tra cui l’autobiografico Avventure di un giovane naturalista (Neri Pozza, 2020) e, da ultimo, I segreti del mare (Newton Compton, 2025). «Se si leggono i diari tenuti da Attenborough durante le spedizioni per realizzare Zoo Quest, ora raccolti in Avventure di un giovane naturalista (Neri Pozza), […] sembra di tornare indietro nel tempo, all’epoca di Alexander von Humboldt, con un tocco del dottor Livingstone e uno di Indiana Jones: dalla Guyana britannica all’Indonesia al Paraguay, quelle raccontate con passione e umorismo dal protagonista sono peripezie da esploratore vero, coraggioso e incosciente, curioso e gentile, ironico e straordinariamente aperto all’altro, sia esso un bradipo che cerca di fuggire al rallentatore o un piai, uno sciamano che cerca di guarire i malati invocando gli spiriti, un piccolo coati rosso che gli si infila nelle tasche e gli morde le orecchie o un lamantino, la “sirena” della giungla, che, una volta catturato, pare un enorme sacco di sabbia… David Attenborough […] non perde l’aplomb nemmeno quando deve catturare un pitone, anche se non ci ha mai provato in vita sua e deve arrabattarsi con corde e sacchi, o quando deve avventurarsi sull’isola di Komodo, per scovare e filmare il celebre drago (un lucertolone affamatissimo). […] Dagli idrovolanti nella giungla alle guide pittoresche, dalle maledizioni degli sciamani alle mucche aggressive, gli imprevisti sono all’ordine del giorno in queste Avventure, e sembra davvero un miracolo che, da tanti ostacoli, cambi in corsa e improvvisazioni siano nati dei filmati che hanno rappresentato la storia della televisione» (Eleonora Barbieri) • «Ha ricevuto, a parte il titolo di Cavaliere da Sua Maestà, più onorificenze e lauree ad honorem di ogni contemporaneo britannico. Attraverso il video è talmente entrato nella vita degli inglesi da venire nominato spesso come uno dei cento più importanti “eroi nazionali” e la persona di cui i suoi compatrioti si fidano di più» (Franceschini). Oltre 50 gli organismi a lui dedicati, tra piante e animali, viventi ed estinti: tra questi la pianta carnivora Nepenthes attenboroughii, la farfalla Euptychia attenboroughi, il parassita Cichlidogyrus attenboroughi, la rana Pristimantis attenboroughi, l’echidna Zaglossus attenboroughi, il rettile marino estinto Attenborosaurus conybeari e persino lo scarabeo stercorario Sylvicanthon attenboroughi • Vedovo, due figli • Vive a Londra «nel quartiere più verde della capitale di fianco a Richmond Park, un’arcadia di flora e fauna, dove i cervi girano liberamente, senza recinti, e sforano nel tessuto urbano di villette e viuzze, rendendole ancora più magiche» (Guerrera). Nella sua abitazione «i libri sono ovunque, di qualsiasi genere, su entrambi i livelli. Sculture tribali, africane e oceaniche, lunghe e secche come esotici Giacometti. E poi un pianoforte nero, con sopra le sonate di Bach: “Mi piace suonarlo quando torno a casa”» (Guerrera) • Agnostico • «Si è definito un “liberal” moderato e ha criticato gli “eccessi del capitalismo”» (Franceschini). Controverse alcune prese di posizione. «Attenborough è impegnato attivamente nella propaganda contro la crescita demografica. “Le persone dovrebbero essere dissuase dall’avere famiglie numerose”, ha […] detto in un’intervista al Guardian. […] A Radio Times aveva dichiarato che gli esseri umani sono “una piaga per la Terra. […] Non è solo questione di cambiamento climatico, ma di spazio in assoluto, di luoghi per coltivare il cibo per questa orda immane”. […] Il raffinato naturalista inglese non ha lesinato, in altre occasioni, il proprio appoggio alla politica cinese del figlio unico. Anche se, bontà sua, la ritiene “terribile nella misura in cui è stata forzata. Non c’è dubbio che abbia prodotto ogni tipo di tragedia personale. Ma non c’è nemmeno dubbio sul fatto, riconosciuto dagli stessi cinesi, che se non ci fosse stata oggi avremmo molti milioni di bocche in più da sfamare”» (Nicoletta Tiliacos) • «Non è solo divulgazione scientifica quella di Attenborough. È quella rara capacità di entrare in contatto con le persone e di farsi capire. Anche quando si parla degli argomenti più difficili. […] È il signore gentile che non perde mai la calma, che ha fatto della sua voce il suo strumento più potente: la riconosci subito quando la senti; ti emoziona come se cantasse una di quelle vecchie canzoni dimenticate. Attenborough vede il futuro, parla al futuro ed è rivolto al futuro. Con i suoi programmi […] ha portato l’uomo della strada nella giungla, tra le foreste, nella savana, gli ha mostrato dove vivono e muoiono gli animali e gli ha fatto capire – senza retorica, senza minacce, senza puntare troppo il dito – qual è il suo posto e qual è la sua responsabilità. Le generazioni più giovani hanno imparato a conoscerlo; se lo sono ritrovato in casa, questo signore, già in televisione, già abbracciato alle scimmie, pronto a sciorinare storie. E lentamente, programma dopo programma, si è creato un varco in ogni fascia di pubblico. […] Resta un volto familiare. Resta un ponte, un punto di contatto, tra nuovo e vecchio, e tra conoscenza e ignoranza» (Gianmaria Tammaro) • «Io sono un divulgatore e un curioso. Non sono uno scienziato» • «In tutta la sua straordinaria carriera itinerante, qual è la principale lezione che ha imparato? “Che le nostre azioni, anche le più piccole, hanno conseguenze imprevedibili in natura, cui non pensiamo al riparo delle nostre ‘piccole riserve’”» (Guerrera). «Noi umani siamo gli unici sulla Terra forti abbastanza da creare mondi e poi distruggerli». «“Per ridare stabilità al pianeta dobbiamo ripristinare la sua biodiversità. In un secolo la Terra può tornare un luogo selvaggio. Ma è necessario uno sforzo internazionale. Le Nazioni unite sono l’unico strumento che abbiamo affinché questo sforzo sia coordinato, condiviso e globale”. È un appello all’opinione pubblica, perché chieda ai governi di agire subito su alcuni punti chiave: trovare una soluzione all’inarrestabile crescita demografica (altrimenti nel 2100 arriveremo a 11 miliardi); sostituire i combustibili fossili con le energie rinnovabili; […] ridare vita agli oceani creando delle no fishing zone (vietare la pesca su un terzo delle nostre coste basterebbe a ripopolare il mare); ridurre drasticamente le aree coltivate (i Paesi Bassi hanno imparato a ottenere il massimo da ogni ettaro, aumentando la resa di dieci volte in due generazioni); fermare la deforestazione (in 25 anni fino a due terzi della CO2 nell’atmosfera sarebbe riassorbita). E poi, vivere il quotidiano in modo sostenibile, e consumare meno carne. “Ma per farlo”, dice, “serve più dell’intelligenza. Serve saggezza”» (Giulia Villoresi) • «Lei è ottimista o pessimista sul futuro del mondo? “Non mi pongo il problema perché tra poco non ci sarò più. Ma, quando capisco che potrebbe presto capitarci qualcosa di brutto, sento l’obbligo morale di renderlo pubblico e di avanzare soluzioni. Tuttavia non mi va di essere considerato un profeta o un moralista. Magari potessi non parlarne e mettermi con un binocolo ad osservare gli uccelli del paradiso!”» (Guerrera) • «È difficile rimanere sé stessi quando ci si trova da una settimana all’altra in posti sempre nuovi? “Le rispondo con una domanda. Sa qual è l’unica cosa ho sempre portato con me in tutti i miei viaggi?”. No, cos’è? “Le chiavi di casa”» (Aluffi) • «Cosa la spinge a guidare ancora la sua “arca di Noè” nel mondo? La curiosità di quando era bambino? “Forse. […] Ma direi perché altrimenti mi annoierei. […] Cammino ancora, nonostante due protesi alle ginocchia. Ho vissuto una vita meravigliosa, sono orgoglioso della mia divulgazione scientifica in tv e non ho alcun rimpianto: cosa potrei chiedere di più? Dico solo a chi verrà dopo di me: rispettate la natura, perché ne dipendiamo incredibilmente. Per il resto, fin quando potrò, io non mi fermo. Mi ci vede qui seduto ad aspettare il becchino?» (Guerrera).