5 maggio 2026
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Biografia di Anselma Dell’Olio
Anselma Dell’Olio , nata a Los Angeles (California, Stati Uniti) il 6 maggio 1941 (85 anni). Giornalista. Scrittrice e traduttrice. Autrice di cinema e di teatro. Regista. Critica cinematografica • Moglie di Giuliano Ferrara • «Lady Cia» [Marco Travaglio, Fatto 20/4/2026] • «La prode Anselma» [Fulvia Caprara, Sta 17/1/1992] • «Possiede la tempra per dichiarare ogni cosa senza imbarazzo» [Fulvio Abbate, l’Unità 17/11/2004] • «Femminista e italoamericana, bionda e sottile, è l’immagine rovesciata di Giuliano e anche il suo punto d’equilibrio, un po’ compagna e un po’ mamma» [Goffredo Buccini, Sette n.40/1997] • «Una donna strana, affascinante. In città è una signora raffinata, vestita con sete e sciarpe, tendenza Greta Garbo. Ma quando è nel suo casale in Maremma, con la lupa Ester e la bassotta Giustina accanto, i jeans beige e la camicia fuori, i capelli chiusi in una lunga coda, gli stivali da cavallo, sembra proprio una donna del West» [Barbara Palombelli, Cds 22/7/2002] • Ha fatto la critica cinematografica in tivù per i programmi di Gigi Marzullo • Ha scritto per Grazia, Liberal e Il Foglio • David di Donatello per La lucida follia di Marco Ferreri (2018) • Durante la pandemia, ha lavorato a tre documentari: Fellini degli spiriti (2020), Franco Zeffirelli, conformista ribelle (2022) e Enigma Rol (2023) • Legatissima al marito, nel 1992 condusse, insieme a lui, su Italia Uno, la trasmissione Lezioni d’amore, dedicata alla vita sessuale degli italiani, soppressa dopo due puntate da Silvio Berlusconi su pressioni di Gianni Letta e della Dc • All’epoca, aveva commentato: «La materia del programma è l’unica politica che riguarda tutti» • Quanto a Ferrara, e al fatto che, in fondo, con le sue provocazioni, i guai se li va a cercare, disse: «Non avrei potuto sposare nessun altro al mondo».
Titoli di testa «L’intervista ha un esordio difficile. Signora ci dice la sua età?“Le risponderò con una frase di Oscar Wilde: ‘Una donna che dice la sua età, è capace di dire qualunque cosa’”. Una forma di difesa? “No. Di civetteria”» [Nedio Boni, Sta 1/2/1996].
Vita Il padre, Girolamo Dell’Olio, detto Gerry, contadino pugliese, nato nell’anno 1900, emigrato in California negli anni Venti. «In famiglia erano in sette, lui era mercoledì. Era andato in America perché non voleva sottostare ai due fratelli maggiori» • La madre, americana, figlia di ebrei russi. «“Come facevate a comunicare?” chiedeva Anselma da piccola alla mamma. E la mamma, romanticamente categorica, rispondeva: “With the language of love”. Con il linguaggio dell’amore» [Caprara, cit.] • «Mio papà avrebbe voluto a tutti i costi aver sposato un’italiana, andava in giro a dire che lei era del Montenegro, “come la regina Elena”. Quando ho avuto quindici anni, una mia cugina mi ha detto: “Ma lo sai che abbiamo sangue ebreo?”. Chiesi a mia madre. “Mamma, ma tu di che religione eri?”. Lei mi ha risposto con una parola: “Povera”». «Mia nonna materna non aveva avuto tempo per la religione: era andata in America tramite la Romania, a tredici anni, aveva fratelli più grandi che l’hanno fatta sposare subito. Lei era analfabeta. Ha avuto quattro bambini, poi suo marito è morto. Si è risposata, e pure il secondo marito è morto. È stata vedova due volte. Solo con il terzo marito, molto ortodosso, ha cominciato a praticare…». «Quanto a mia madre, ha sposato mio padre che aveva sedici anni. Non sono stata cresciuta nell’ebraismo. Eppure, certamente, l’ebraismo è dentro di me. C’è un detto che dice: “Non si può essere ebrei a metà» [a Monica Mondo, Soul, Tv2000, 29/4/2023] • La piccola Selma cresce non nel giudaismo, ma nel cattolicesimo. I suoi la mandano a Villa Cabrini, collegio di italo-americani, gestito dalle suore di santa Francesca Cabrini. Sono proprio le suore, dato che non esiste una santa Selma, a iniziare a chiamare la bimba Anselma. «Un giorno la superiora, Madre Eufemia, assieme alla sua vice-Madre Benedetta, sono in visita a casa dei miei genitori per parlare di lavoro e vedono noi bambini, mio fratello maggiore dieci anni, mia sorella cinque, e io che avevo appena 18 mesi. E mia madre stravolta per stare appresso a un marito esigente e tosto e tre figli. Le suore mosse da compassione per mia madre sull’orlo di un collasso nervoso, offrono di prendere sia me che mia sorella come interne. Mio fratello andato in una scuola militare cattolica a Ojai. Ho dormito con Madre Tommasina finché ho avuto l’età per andare nel dormitorio delle bambine a 6 anni» [Vito Tripi, PlusNews 28/5/2025] • «Noi bambine - eravamo tutte femmine, l’unico maschio era il prete che arrivava a dire messa, faceva colazione e poi ripartiva subito - correvamo sul playground, sul prato attrezzato per gli sport. Ma il nostro passatempo preferito era giocare alla messa con le ostie non benedette. Una recita perfetta, con i tempi e i ruoli assegnati. Puro teatro. Un altro divertimento era pelare le patate nel vicino orfanotrofio, insieme alle suore. Dopo il raccolto, finalmente, tornavo a casa. Le vere vacanze, d’inverno, quando rientravamo in Italia e si saltava la scuola». A tredici anni, Anselma si innamora dell’Italia. «Arrivai per la prima volta in luglio, con mio fratello. Il mare blu della Puglia, le biciclette, la pizza, il riposo al pomeriggio, dietro le persiane socchiuse, i ragazzini che mi guardavano... Dimostravo 18 anni, sembravo grande. Da quell’estate, mi sono legata per sempre al paese d’origine della mia famiglia» [Palombelli, cit.] • Sa che lei appare con una certa durezza? «Lo so. È però inconsapevole. È un modo d’essere. Forse perché sono stata dalle suore […] quando sono uscita nella vita a 18 anni, l’impatto col mondo che considerava una donna soltanto una preda, è stato duro. E allora una si crea delle difese per quel mondo pieno d’insidie. Insomma diciamo che ho trovato un modo di comportarmi per essere seccata di meno, per tenere a distanza le persone un po’ grossier...». Un primo filtro? «Un contegno indispensabile» [Boni, cit.] • La giovane Selma è a New York. Lavora nel teatro off-Broadway. Protagonista delle battaglie femministe negli anni Sessanta e Settanta. «Ha scritto saggi e articoli, ha condotto trasmissioni radiofoniche, ha partecipato a spettacoli teatrali. Ha diviso per anni i suoi interessi tra l’impegno femminista e la passione per il mondo del cinema ereditata dall’ambiente familiare. Per anni ha diviso anche se stessa tra America e Italia; tra una profonda autonomia esistenziale e la convinzione che il rapporto con gli uomini sia in realtà fondamentale nella vita di una donna, il banco di prova più importante, soprattutto per una femminista» [Caprara, cit.] • «Sono stata molto attiva dal ’66 fino al ’75. Portavo i capelli lunghi e la minigonna. Ci dicevano “Siete tutte lesbiche”, “Siete tutte frustrate”, “I maschi non vi vogliono”. Allora mandavano avanti noi, le più appetibili». «Nel 1967 eravamo davanti al New York Times. Protestavamo perché i piccoli annunci di lavoro “help wanted”, erano divisi per sesso, “help wanted maschi” e “help wanted femmine”. Noi volevamo che fossero insieme. E poi perché chiedevamo che negli articoli le donne non fossero più identificate come sposate o meno, come Mrs o Miss, ma con un appellativo unico, Ms, come gli uomini. Stavamo per sdraiarci davanti ai camion con l’edizione della domenica». «Il matrimonio era un problema. La maternità era un problema. Rifiuto totale. Se accettavi la maternità eri fuori dei giochi, voleva dire che ti eri venduta al vecchio sistema di servitù. Noi rifiutavamo quella identità. La prima cosa che ti dicevano, da ragazza, era: “Quando ti sposi?”. “Quando fai i figli?” La donna, passati i 30 anni, deve affrontare quasi sempre questa domanda. Si reagiva a quello. E la reazione era dura: come quando una palla viene tenuta a lungo sotto acqua, poi viene a galla con grande forza. Volevamo un’identità nostra, costruita da noi. Non imposta da qualcun altro. Volevamo decidere da sole». A metà degli anni Settanta, Selma abbandona la militanza attiva. «Ero un po’ bruciata. Burn out, dicono in America. Erano cambiati i tempi. Mi invitavano a parlare alle Università, e mi rendevo conto che i ragazzi avevano altri problemi. C’era la crisi economica. Non era più il tempo della militanza. E io non avevo più voglia di farlo» [alla Mondo, cit.] • Selma lavora come adattatrice, dialoghista, traduttrice per i grandi registi italiani: Elio Petri, Franco Rosi, Federico Fellini. Deve a Marco Ferreri la scelta di mettere radici fisse in Italia: «Mi chiamò per Ciao maschio: feci l’aiuto regista, la dialoghista e anche l’attrice, ero la direttrice di un teatro femminista. Rimasi per un lungo periodo ferma in Italia e capii che era proprio questo il posto dove stavo meglio» [Caprara, cit.] • Incontra per la prima volta Giuliano Ferrara che ha già più di quarant’anni: «Una sera, a cena. Ho pensato subito: quest’uomo deve fare parte della mia vita. Chiedevo informazioni su di lui, tutti mi dicevano: lascialo perdere, e comunque era fidanzato ed ero fidanzata anch’io. Ci sono voluti altri cinque anni perché “accadesse”. Siamo diventati dirimpettai, a Roma, ci guardavamo dalle finestre, ci incontravamo dal salumiere, abbiamo preso a uscire quasi ogni sera con amici comuni. Lui mi faceva il baciamano, eravamo amichevoli e Giuliano mi stava studiando. Un paio di volte mi telefonò per dirmi che non poteva uscire, ed era solo per vedere la mia reazione. Finché l’estate del 1987 sono rimasta a Roma per lavoro, e lì è cominciato tutto: era agosto ed eravamo insieme. Ma io dovevo lavorare all’adattamento italiano di “Who’s that girl?” e Giuliano mi disse: “Ti aiuto io, lo facciamo insieme”. Ci siamo chiusi in casa per una settimana, abbiamo riso come pazzi, lavorando giorno e notte, abbiamo capito di avere lo stesso sense of humour, e alla fine di quella folle settimana mi ha portato al mare e su un gozzo mi ha chiesto di sposarlo» [Annalena Benini, Donna Moderna 27/2/2008] • «Ho detto sì e ho chiesto soltanto il tempo di far arrivare le mie amiche e i parenti dall’America» [alla Palombelli, cit.] • «Ci siamo messi insieme ad agosto e sposati a dicembre […] Quando mi fece la domanda gli dissi: “Ma perché?”. E lui: “Perché significa che abbiamo un progetto”. Questa risposta mi piacque molto, mi vennero i piedi freddi e accettai» […] Lei, americana, salutista, abituata a diete e ginnastica, non è riuscita a regolare le abitudini alimentari di suo marito? «All’inizio cercavo di dargli alcune nozioni, ma senza insistere troppo perché so che è controproducente. Ora continuo a fargli trovare in casa delle cose sane e gli ricordo di pensare alla salute. Giuliano non è uno che si fa convincere: ogni tanto decide di non mangiare, oppure di fare ginnastica, magari proprio nei periodi in cui io sono lontana […]» [Caprara, cit.] • «Dice Selma che una parte dell’aggressività di Giuliano risale senz’altro al trattamento che, tra gli adolescenti, viene riservato al ciccione del gruppo. “E lui ha sviluppato una sensibilità straordinaria, preavverte gli attacchi”. E mena per primo. Del resto la racconta così Ferrara stesso» [Buccini, cit.] • «Abbiamo litigato furiosamente per anni, in tutte le lingue, ci sentivano in tutto il quartiere: poi, ripensando al motivo del litigio, c’era da vergognarsi. Sciocchezze, sempre: il cibo, un oggetto che non era dove doveva essere, lui gettava un lapillo e io allora lanciavo il petardo. Sua madre, mia suocera, donna meravigliosa, diceva che quella era “la lotta per il potere nella coppia”. Ma sempre scontri su minuzie, mai sulla famiglia, sul lavoro, sulle idee: abbiamo grande rispetto l’uno per l’altra, ed è imbarazzante come siamo spesso d’accordo. Anche se ci siamo incontrati in età adulta, il nostro percorso precedente, entrambi da sinistra, è stato simile, abbiamo sempre camminato l’uno accanto all’altra anche senza conoscerci» [alla Benini, cit.] • «Giuliano non è cattolico. È stato battezzato da una tata, ma insomma, non è praticante. I suoi genitori erano comunisti. Io dico che, per quanto riguarda la religione, è cresciuto allo stato brado. Eppure, già prima di conoscere me, era già contrario all’aborto. Io al contrario: sono cresciuta con le suore, ma venivo dalle battaglie femministe. Io gli dicevo che le donne, da che mondo è mondo, hanno sempre abortito. Che come hanno saputo che una gravidanza si poteva interrompere, lo hanno fatto. Lui diceva che era un abominio. C’è stata una piccolissima discussione. Finché lui ha detto: “Vuol dire comunque mettere a morte un innocente”. A quel punto, non ho più saputo replicare. Non ho saputo trovare argomentazioni contrarie. Ho dovuto abbassare le braccia. Perché aveva ragione» [alla Mondo, cit.].
Politica Lei ha votato per Trump? «Oh, no. Mai. Neanche sotto tortura. Anche se condivido alcune delle sue idee». Perché non poteva votarlo? «Perché io non voto uno che usa il turpiloquio come fosse una preghiera. E che è pieno di condanne per vari reati. E poi non lo avrei mai votato perché lui è uno che non ha nessun rispetto per la Costituzione, per le leggi, per l’equilibrio tra i poteri. Diciamo per la democrazia». Però? «Però io mi dicevo: se vince almeno metterà a posto l’Iran» […]. I soldi erano a rischio? «Ieri sera parlavo con un mio amico giornalista che oggi ha 65 anni. Mi diceva: Quando siamo entrati noi al giornale, sapevamo che la carriera, se eri competente e zelante, sarebbe decollata […]. Per i miei colleghi non è più così: l’insicurezza economica è diffusa in tutta l’America». Tutto il resto passa in seconda linea? «Sì. Anche l’aborto»» [Hoara Borselli, Giornale 7/11/2024].
Religione Per anni si è detta agnostica, «mi sembrava più chic». Ha ricominciato ad andare in chiesa prima del matrimonio. Oggi va a messa e si confessa, «e devo dire che questo fa molto piacere a Giuliano» [alla Mondo, cit.].
Curiosità Oggi dice che le donne che vogliono abortire praticano il Mors tua vita mea • È contraria alla maternità surrogata, al politicamente corretto, al woke, al gender • Nel 1996 dichiaro che avere dei bambini «sarebbe bellissimo» • Adesso chi dà lezioni in casa? «Ci ascoltiamo molto. Giuliano chiede spesso la mia opinione quando tocca argomenti del privato: uomo-donna, etica sessuale... mi sta a sentire. Perché ho studiato queste cose, ho scritto, ho tenuto conferenze. Per quanto riguarda la politica invece ci pensa da solo. Conosce bene i fatti e sa spiegare in modo chiaro la aggrovigliata situazioni politiche. Mi sollecita invece sulle questioni umane...». Lei è timida? «No. Ritengo la timidezza una forma d’egotismo. Non la gradisco. Mi piace approfondirla. Frequento poche persone, pochi amici. Giuliano invece è allargato nelle amicizie, tiene tanti rapporti. È sempre incuriosito dalla gente…» [Boni, cit.] • Hanno una governante filippina • Ha scritto una sceneggiatura sulla figura di santa Francesca Cabrini, la suora che aveva fondato il collegio in cui crebbe da ragazzina • Il suo profilo su X si chiama @CabriniGirl • Sui social, di recente, ha definito «inutile» Rosy Bindi, ha detto di adorare Matteo Renzi, ha chiamato il giornale di Travaglio «Il Rutto quotidiano», e ha scritto che «le manifestazioni pro-Pal, cioè pro-Hamas, farebbero gioire il cuore di Goebbels e degli ideatori della soluzione finale» • Gli ultimi due film, quello su Zeffirelli e quello su Gustavo Rol, sono stati prodotti da Francesca Verdini, figlio dell’ex editore del Foglio Denis Verdini, e compagna del ministro Matteo Salvini • Lavorando al documentario su Zeffirelli si è affezionata al Nessun Dorma dalla Turandot di Giacomo Puccini • «Nelle pause di lavoro, in una Maremma che lei trova simile “alle campagne della mia adolescenza, quelle sperdute a 4 ore da Los Angeles, quelle che nessun turista ha mai visitato, le terre che dettero un futuro e una speranza ai disperati che arrivavano dall’Est”, prende la sua jeep e va sul fiume Albegna. “Ho il mio rifugio segreto, si cammina e ci si arrampica per un po’ ... È lì che amo fare il bagno, l’acqua è riscaldata dalle fonti calde di Saturnia e diventa tiepida. Poi mi fermo a guardare i vecchi alberi. Adoro la solitudine e i tempi morti, quegli spazi vuoti che ti riaccendono la fantasia...”» [Palombelli, cit.].
Titoli di coda «Sul motorsailer dei Ferrara, “Maria Christina”, una barca di dieci metri, Anselma rivendica “il diritto di non fare nulla. Riempio una sacca di libri. Quando li ho finiti, scendo a terra”. Fa tutto Giuliano, spegne il telefonino e si distende, finalmente. È un marito meraviglioso (nel corso della nostra conversazione avrà telefonato almeno tre volte e lei si illumina quando legge sul display che a chiamarla è proprio lui)» [Palombelli, cit.].