la Repubblica, 27 giugno 2026
Richard Compton-Burnett: “Vi racconto la mia cattivissima zia Ivy”
Ivy Compton-Burnett “la grande signorina” (copyright Alberto Arbasino) non le mandava a dire. Negli anni Venti aveva conosciuto Virginia Woolf e le aveva chiesto se con la Hogarth Press volesse pubblicare il suo Padroni e Maestri. Incassò un rifiuto e quando, qualche anno dopo, a seguito dell’exploit di Compton-Burnett, la Hogarth capì l’errore e si propose come suo editore, restituì il favore. Tra loro fu gelo, con Woolf che annoterà nei suoi diari «il dolore» per la certezza che la sua prosa fosse «di gran lunga inferiore alla cruda verità e all’intensa originalità della signorina Compton-Burnett».
Ma chi era Ivy che in Italia Fazi sta ripubblicando? A ricostruire la vita straordinaria di un’autrice che ha preteso una stanza tutta per sé, che ha vissuto con una donna, che grazie a un’ironia tagliente e a dialoghi insuperabili ha messo a nudo l’ipocrisia della nobiltà e dell’alta borghesia inglese, è il nipote Richard Compton-Burnett. Figlio di un cugino di Ivy al quale la scrittrice, scomparsa nel 1969 a 85 anni, ha lasciato i diritti delle sue opere, il 27 giugno alle 18 sarà alla Fondazione Butera di Palermo che, in collaborazione con Estate of Ivy Compton-Burnett, ha indetto un bando dedicato alla scrittrice. Lo ha vinto Helen Charman del Clare College dell’università di Cambridge che a Palazzo Butera terrà una lectio sulla figura della governante nei suoi romanzi. Dopo di lei, a tracciare un ritratto dell’autrice sarà Philip Hensher, scrittore e studioso di Compton-Burnett pubblicato in Italia da Settecolori (ultimo libro L’impero del gelso).
Richard, che ricordo ha di zia Ivy?
«Avevo solo 8 anni quando è morta, ma ho tanti racconti su di lei e oggi curo la sua eredità letteraria. Non aveva parenti stretti e nessuno dei suoi numerosi fratelli aveva figli. Mio padre, lontano cugino, le ricordava il suo papà, noto linguista e medico omeopata».
Era la sesta di dodici figli: che rapporto aveva con la sua numerosa famiglia?
«Era affezionata ai due fratelli morti giovani, ma con gli altri si comportava come i tiranni dei suoi romanzi. Libertà per lei significava uno spazio tutto suo, un folto gruppo di amici, leggere e scrivere».
Tutti i romanzi sono ambientati prima della Grande Guerra: i conflitti mondiali la segnarono profondamente e nella sua vita affrontò numerosi lutti. Che ruolo ha il dolore nelle sue opere?
«Ivy accennò di sfuggita alla morte dei suoi due amati fratelli in guerra, ma non menzionò mai il suicidio delle sue due sorelle, Topsy e Baby. Lei stessa fu gravemente malata: contrasse la spagnola alla fine della Prima guerra mondiale e rischiò di morire. Nei suoi romanzi c’è un’intensa comprensione della malattia e del dolore».
Visse per molti anni con la scrittrice e antiquaria Margaret Jourdain.
«La morte di Margaret nel 1951 le ha spezzato il cuore: ne Il presente e il passato, scritto dopo il lutto, scene di terribile dolore e sofferenza sembrano dare voce ai suoi sentimenti inespressi. Grazie a Margaret, eminente esperta di arredamento, visitava molte dimore di campagna che studiava per le ambientazioni dei suoi romanzi. Durante i sopralluoghi scovava i frutteti di frutti di bosco della tenuta, si sedeva e ne mangiava il più possibile, senza preoccuparsi di chiedere il permesso».
Altri aneddoti?
«Odiava i gatti e si dice che le sia stato chiesto di andarsene da una casa quando è stata vista prenderne a calci uno. Era famosa per i suoi ricevimenti con tè e cene. Una volta fu invitato un giovane scrittore promettente: ansioso, bevve troppo, si sentì sopraffatto e si addormentò durante la zuppa. Si svegliò quattro ore dopo e scoprì che Ivy aveva chiuso la porta della sala da pranzo e si era ritirata a letto senza svegliarlo».
I suoi dialoghi sono tra i più riusciti della letteratura: merito anche dell’ironia alla Jane Austen?
«La ammirava moltissimo e come lei partiva da “tre o quattro famiglie in un villaggio di campagna”».
Gran parte della sua opera mette a nudo la finzione borghese, l’ipocrisia, il potere dei forti sui deboli: quanto è attuale oggi?
«Non è mai stata così attuale. Molti l’hanno riletta durante il lockdown. È come se, una volta eliminate le distrazioni della vita quotidiana, la lucidità di Ivy ci parlasse senza esitazione. I giovani la stanno scoprendo grazie a romanzi come Più donne che uomini che incrocia l’interesse per la letteratura Lgbtq+». Iconica, tutta da leggere, cattivissima Ivy.