corriere.it, 27 giugno 2026
Alex Marangon morto dopo il rito sciamanico, il pm archivia
Quel salto nel vuoto di quindici metri, la notte tra il 29 e il 30 giugno 2024, che mise fine alla vita di Alex Marangon, durante la «Festa del Sol del Putamayo» all’abbazia di Santa Bona a Vidor, non è imputabile a terzi. Per la procura di Treviso il 25enne di Marcon decise in modo consapevole e autonomo di assumere cocaina insieme all’ayahuasca, probabilmente per testare gli effetti delle due sostanze prese insieme. Per questo il pm Giovanni Valmassoi ha presentato la richiesta di archiviazione per il reato di morte come conseguenza di altro delitto che vedeva indagati gli organizzatori dell’evento, Andrea Zuin e Tatiana Marchetto, Alexandra Da Sacco, moglie del titolare dell’abbazia, e i due «curanderos» colombiani Jhonni Benavides e Sebastian Castillo.
Nessuno di loro poteva prevedere che il giovane avrebbe unito la bevanda amazzonica – illegale in Italia per la forte azione psichedelica – alla cocaina. Un mix che avrebbe scatenato una grave intossicazione, accompagnata probabilmente da manifestazioni allucinatorie, che hanno spinto il giovane a lanciarsi dalla terrazza. Parallelamente il pm ha chiesto di archiviare anche il fascicolo per omicidio volontario contro ignoti, aperto a seguito della denuncia presentata dai familiari di Alex: l’ipotesi di un’aggressione non ha trovato riscontri negli accertamenti investigativi né nei rilievi autoptici. L’unica ipotesi di reato che rimane aperta è la cessione di sostanze stupefacenti, elemento confermato dai partecipanti che hanno parlato dell’assunzione di una tisana contenente ayahuasca e rapé, polvere sciamanica a base di piante ed essenze di Mapacho, considerate stupefacenti per i possibili effetti psichedelici.
Secondo le analisi tossicologiche, il giovane avrebbe inalato la cocaina subito prima dell’avvio del rito. Marangon era conscio dei pericoli: nel suo cellulare è stato trovato un testo sulle linee guida per l’utilizzo dell’ayahuasca, in cui veniva esplicitamente sconsigliata la somministrazione simultanea di stimolanti quali l’Mdma o la cocaina. Ma il ragazzo avrebbe voluto sperimentare quell’interazione chimica, dopo che in precedenti esperienze all’abbazia il 12 aprile e tra il 24 e il 25 maggio, non aveva avuto particolari effeti annotati nel diario. Per la procura, inoltre, i due sciamani avrebbero assistito Alex nel momento di crisi emotiva, con un rituale protettivo fatto di canti ed erbe. La vittima pareva essersi tranquillizzata ma poi si sarebbe diretta verso la terrazza. Pochi istanti dopo il grido e il rumore di rami infranti, sentito dagli altri.
I genitori del giovane respingono con forza le conclusioni dell’indagine: «Siamo delusi e arrabbiati», dichiarano, ribadendo di non credere alla ricostruzione degli investigatori. Durissimo il commento del loro legale, l’avvocato Stefano Tigani: «Penso – dice – che non possa esserci gip che accolga una richiesta di archiviazione tale. Faremo opposizione. Per come è stata condotta questa indagine, ce lo aspettavamo: ripartiremo con obiettività e coerenza».