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 2026  giugno 27 Sabato calendario

Samurai Jay parla del suo passato e del presente

«Belen è una bravissima persona, dalla grande umanità, la sento spessissimo, ci aggiorniamo sulla vita e sulle cose, ha un cuore infinito, le voglio un bene dell’anima». Samurai Jay parla così del suo rapporto con la showgirl argentina che aveva duettato con lui sulle note di «Baila morena» di Zucchero nella serata delle cover all’ultimo Sanremo. L’artista napoletano, ospite di recente al centro commerciale di Roncadelle (Brescia) per un fimacopie, si racconta al microfono di «Tg1 Talks», il videopodcast condotto da Francesco Cristino. Il suo ultimo disco porta il suo cognome, «Amatore». «Questo – afferma entusiasta il cantante, il cui nome è Gennaro – è l’anno più incredibile della mia vita. Dargli il mio cognome è stato il modo perfetto per coronorare le tante benedizioni a partire dalla partecipazione a festival».
Nell’album compare anche un duetto con la mamma, Anna Napolano, che gli ha trasmesso l’amore per la musica. La canzone è «Si tengo a tte». «Eravamo in auto e stavamo andando dal dottore – racconta Samurai Jay – e avevo questo brano, un interludio brevissimo. Sapendo che mamma ha una bella voce, erano anni che volevo tirarla dentro, allora le ho proposto: “Vogliamo fare ‘sta cosa?”. Non aveva capito che uscisse, lo ha realizzato il giorno della sessione. Lei mi ha trasmesso questa passione e adesso sta tornando tutto indietro». Dal padre il cantante ha preso «la poca razionalità che ho – dice -, mamma è tutto istitinto e prevale questo. Vado di pancia, vado dritto». Nel disco non c’è il fratello Tony, affermato deejay. «Prima
lavorava con me – afferma il cantante -, ma era troppo artista per essere “il fratello di”». 
Il sound è «latino mediterraneo – precisa -, studiamo e cerchiamo di rendere omaggio alla cultura latina, mettendo un po’ di scuola italiana alla Pino Daniele». Tra le persone a lui più vicine c’è Gigi D’Alessio, «è come uno zio, si siede a tavola, mangia un piatto di pasta, se non ho un rapporto un umano non riesco». Le difficoltà compaiono quando c’è il successo. «Arrivano i soldi e iniziano gli sfasci – è la sua opinione -, se lavori con gli amici devi preservare l’amicizia, poi viene il lavoro; se ti comporti bene, nulla intacca il progetto. Ma con il soldo è tutto molto delicato». Nel 2027 il progetto Samurai Jay spegnerà dieci candeline. I momenti difficili sono stati «fino a un anno e mezzo fa – racconta -. Il segreto? Non mi sono aggrappato a niente, ho lasciato la presa, ho smesso di cercare di avere controllo. Quando sei giù, è inutile provare a non cadere; ne prendi atto e vai avanti con la vita». 
Tra i momenti più importanti della sua carriera c’è l’aver aperto il concerto a Ricky Martin (di cui la mamma è grande fan), il 21 giugno, a San Benedetto del Tronto. «Mamma mi ha subito chiesto – prosegue -, se la potevo portare con me: quando abbiamo fatto la foto assieme, stava esplodendo di gioia, aveva un sorriso a 150 denti. Mi ha detto: “Io la mano non me la lavo…”». La sua formazione è iniziata alle medie a indirizzo musicale. «Non ho mai studiato – puntualizza -: volevo imparare a suonare il piano, ma c’era spazio solo nella classe di chitarra. Avevo un approccio punk e mi bacchettavano; odiavo seguire il tempo, leggere lo spartito, essere impostato. Per me la musica è energia». Con «Ossessione», il brano arrivato 17esimo a Sanremo, Samurai Jay si è «tolto qualche sassolino, mi davano per fallito, che sia d’esempio per chi ha l’ansia da prestazione dai numeri. Uno deve essere se stesso e divertirsi e fare arte»
Il suo sogno è un duetto con «Bad Bunny o Ricky Martin – afferma – che mi segue su Istragram, ha messo il like alla foto con mamma, arrivare così in forma alla sua età, ci metto la firma…». A quel paese, racconta, ci ha mandato «il call center in modo tacito, non mi sono più presentato, mi sono detto: devo fare la rock star e basta». Lo stesso ha fatto anche a scuola, al quinto anno. «Ero in burn out – racconta -, con l’ansia da disoccupazione. Mamma mi ha fatto andare a Miami, dopo aver racimolato i soldi di qualche busta della festa dei 18 anni che non avevo fatto e vendendo una collana del battesimo. Una volta tornato, ho lavorato in un bar, i soldini mi sono serviti per tirare su il progetto in modo serio e pagare i primi video. A settembre 2018 la mia vita è cambiata e ho salutato il call center».