Corriere della Sera, 27 giugno 2026
Intervista ad Harvei Keitel
Harvey Keitel arriva coi sandali, due grandi anelli alle dita, la voce è un bisbiglio, affaticato dal caldo afoso di Forte Village, ospite per la terza volta al Filming Italy Sardegna Festival di Tiziana Rocca, stavolta è presidente onorario: «Sono uno che lavora bene sotto pressione. Adoro Cannes ma anche starmene rilassato qui ora».
Jane Campion che l’ha avuto in Lezioni di piano dice che lei piange spesso. «È vero, ma non vi dico perché, è una domanda troppo personale, ci sono cose che devono restare tra il diavolo e l’acqua santa».
Ha 87 anni 120 film, tanti personaggi tormentati, moralmente ambigui. «Sono stato fortunato». Si torna a parlare di Tarantino e Scorsese. Cominciamo da Quentin: «L’ho conosciuto che vendeva videocassette, era un ragazzone povero e affamato, venne a casa mia, gli aprii il frigo: scegli quello che vuoi. Gli mettevo da parte gli avanzi. Quando lessi il copione di Pulp Fiction rimasi senza parole. Ma hai parenti o amici che sono gangster? No, rispose. Ho solo visto tanti film. Con lui tornerei a lavorare domani».
Scorsese:
«Cercava attori giovani disposti a recitare gratis, e poteva girare solo nei weekend visto che noi per vivere eravamo camerieri e lavapiatti. Era il suo primo film, Chi sta bussando alla mia porta. All’ultimo provino mi disse di andare in fondo a un corridoio, in una stanza buia e vuota, un tizio mi salutava bruscamente. Ci mandammo al diavolo. D’un tratto una voce: stop. Era Martin, disse: è un’improvvisazione, ok, sei nel film».
Martedì andrà all’Opera di Roma per La Traviata «di» Sofia Coppola: «Amo la musica, compreso il jazz. Se potessi esprimere un desiderio, sarebbe quello di poter cantare». E il futuro? «Girerò un film scritto e diretto da mia moglie, Daphna Kastner, di cui mi innamorai dopo averla vista in Spanish Fly. È a basso budget, ed è la storia di cosa accade a una coppia che va avanti da anni».
La frase «sono mr Wolf e risolvo problemi» in Pulp Fiction è come un tatuaggio sulla sua pelle. Riuscirebbe a neutralizzare Donald Trump? «In un film, certamente sì. Purtroppo molta gente sta morendo a causa del mio Paese. Il mondo è pieno di capitalisti affamati che cercano di fare soldi svuotando le tasche ai poveri. L’unica salvezza è nel fare la cosa giusta, chi è in grado di capire come sopravvivere oggi sono gli artisti».
Capitolo Italia: «Ho girato diversi film nel vostro Paese, che amo. C’è una frase profetica che pronuncia Mastroianni in Il mondo nuovo di Scola: lo spettacolo è cambiato, il pubblico è salito sul palcoscenico. Poi ho conosciuto Giannini in Vipera, lui dice che per poco non lo ammazzavo con un’ascia, tutta colpa del metodo Stanislavskij, l’immedesimazione nel personaggio». Si ferma sorride: «Io ricordo che fu più veloce di me». Paolo Sorrentino e Youth? «Un genio, non posso ridurlo a un aneddoto». Lina Wertmüller: «Girammo a Napoli, la mia ex moglie era incinta di nostra figlia e i bambini napoletani del quartiere Stella erano tutti lì a guardarci. Per questo chiamammo Stella nostra figlia». Se ripensa a lei ragazzo? «Il mio primo lavoro è stato in un supermarket di quartiere. E giocavo molto a biliardo. L’Actors Studio te lo porti sempre dentro. Non cercavo registi di successo ma esperienze dove avrei potuto imparare qualcosa su me stesso». Esempio? «Ero il protettore di Jodie Foster in Taxi Driver, ne portarono uno vero. Dicevano che il mio personaggio quella ragazzina l’amava veramente. Mi ci volle del tempo per accettarlo»