Corriere della Sera, 27 giugno 2026
Gabry Ponte ripercorre la sua carriera
«L’orario è quello di un concerto. La location è quella di un concerto. Invece si tratta di un dj set». Si parte alle 20. Il posto è San siro. Il dj set è quello di Gabry Ponte, star della dance che oggi torna, dopo il sold out dell’anno scorso, nello stadio milanese.
Cosa cambia dal primo San Siro, quello del 2025?
«Lo rifacciamo perché ci è piaciuto tanto... Ho sentito l’entusiasmo del pubblico per una cosa nuova, un dj set in uno stadio: il prato è la pista. La novità sono gli ospiti».
Non è difficile immaginarsi Salmo e Jova... Con Salmo ha pubblicato da poco «Tik Tak», pezzo tiratissimo fra dance e hardcore...
«Il brano non ha paura della velocità e arriva a 162 bpm... Insomma, non è pensato per la lezione di yoga in spiaggia e troverà la sua massima espressione dal vivo».
Ieri è uscita «DNA» con Jovanotti, altro mondo...
«Da ragazzino volevo fare il deejay e lo seguivo in radio e in tv. È venuto in studio da me per una giornata: l’idea era divertirsi e poi è venuto fuori questo pezzo perfetto per l’estate».
Il Dna di Gabry Ponte?
«Sono un mutante, mi piace plasmarmi su cose diverse e lontane. La tecnologia ha abbattuto i confini mentali di chi ascolta: non ci leghiamo più a un genere solo».
Che differenza c’è fra lo stadio e un club?
«Il concerto mantiene lo spirito del dj set. Non c’è una scaletta fissa, seguo l’onda».
La discoteca come luogo di aggregazione è in crisi. Come lo spiega?
«Quando ho iniziato io, erano gli anni 90, la dance la trovavi solo in discoteca o con le cassettine che ci passavamo fra amici. Lentamente ha contaminato il pop e il deejay è diventato il produttore dei grandi nomi e un artista con una carriera solista. Chi va a vedere un festival dove trova il meglio del panorama mondiale, non se la sente di spendere 50 euro per la discoteca della sua città. Un altro colpo è arrivato dai social: i ragazzi non usano più i locali per conoscersi».
Le piace il fenomeno del soft clubbing: cappuccino e musica dance al mattino?
«Se ci vai perché una volta che hai figli e famiglia è più difficile uscire la notte va bene, però è un’esperienza diversa, manca quell’atmosfera notturna del club».
A fine anni 90 con gli Eiffel 65 lei portò «Blue (Da Ba Dee)» nella top 10 di Billboard Usa: era accaduto solo a Modugno prima...
«Quando è esplosa ci invitavano nei festival insieme alle Destiny’s Child e ai Backstreet Boys. Ma notammo che gli americani, abituati all’r&b, non sapevano ballare la dance con la cassa in quattro, non conoscevano il gesto del braccio alzato sotto cassa...».
Come arrivò il successo?
«Pubblicammo “Blue” in Italia e rimase ferma: 300 copie nei primi mesi. Era pop ma aveva un suono ostico per le radio. La scoprì Albertino e la passò su Deejay, poi arrivarono altre radio e nell’estate 1999 divenne una hit in Italia. I turisti la portarono nei loro Paesi: andò al numero 1 in Germania, Francia e nei Paesi dell’est per poi arrivare, l’anno dopo, negli Usa».
Lei è il secondo italiano più ascoltato su Spotify nel mondo...
«Ai tempi di “Blue” nessuno in Italia sospettava che fossimo italiani. Lo hanno scoperto con Sanremo».
Era il 2003, non andò bene con «Quelli che non hanno età»...
«Non c’entravamo nulla con il Festival. Arrangiare la nostra musica per l’orchestra fu difficile. Però mio padre per la prima volta disse “ah, ecco cosa fai”. Non gli era bastato vederci nello stadio dei Dodgers...».
Lei se ne è andato nel 2005, perché?
«Jeffrey Jey e Maurizio Lobina volevano fare un progetto più pop. Io ero contrario. Ero anche terrorizzato perché il brand Eiffel era più forte del mio. Non ci eravamo scelti come fa una band, ci eravamo trovati un po’ per caso in una sorta di factory a Torino. Ci siamo riavvicinati negli ultimi tempi».
Alla popolarità è arrivato prima lei. Vedi «Tutta l’Italia», sigla di Sanremo 2025...
«Carlo Conti l’avrebbe voluta in gara, ma per regolamento ci voleva un cantante. L’ho chiesto a molti, ma nessuno ha accettato. Non è facile trovare un nome affermato che accetta un pezzo già pronto».
Ci andrebbe in gara ora? Se le dicono sì Salmo e Jova...
«Il mio focus resta la musica con testi in inglese».