Avvenire, 26 giugno 2026
Ostaggi, faide tra clan e la minaccia degli al-Shabaab
I fantasmi di Mogadiscio si aggirano tra palazzi del potere e piste desertiche. Hanno il volto degli ostaggi e il suono delle raffiche con cui la politica periodicamente torna a parlare la lingua della faida. Affacciato sull’Oceano Indiano e sul Golfo di Aden, in una posizione strategica tra Africa orientale, mondo arabo e rotte marittime globali, il Paese dopo il collasso dello Stato nel 1991, ha vissuto decenni di guerra civile, frammentazione clanica, crisi umanitarie, pirateria e terrorismo jihadista. Il governo federale di Mogadiscio cerca oggi di ricostruire istituzioni, esercito, servizi pubblici e legittimità politica. La società somala è strutturata attorno a clan e sottoclan, che influenzano politica, sicurezza, economia e rappresentanza parlamentare. Al-Shabaab resta la principale minaccia armata, capace di colpire anche la capitale e vaste aree rurali.
A inizio giugno il rischio di una frattura armata interna si è materializzato non per un attacco jihadista ma per lo scontro tra governo e opposizione sulla legittimità della transizione politica. La promessa del suffragio universale, presentata dal presidente come uscita dal sistema clanico, è diventata per gli avversari il possibile strumento di una proroga del potere, oltre al timore di perdere influenza se gli elettori potranno esprimersi.
La Federazione somala è composta da Stati membri federali e da amministrazioni speciali, alcune contese. Il nodo più delicato riguarda il nord. Il Somaliland è considerato da Mogadiscio parte della Somalia, ma dal 1991 si amministra come Stato de facto indipendente e non riconosce l’autorità federale. Nelle settimane scorse Israele lo ha formalmente riconosciuto, innescando una nova crisi diplomatica con Mogadiscio. Il dossier ostaggi resta diviso tra pirateria e jihadismo. In mare il caso principale è la petroliera “MT Honour 25”, sequestrata al largo del Puntland con 17 membri d’equipaggio. Fonti marittime indicano anche la “MV Sward” come nave finita sotto controllo pirata. Il totale degli ostaggi marittimi può quindi superare la trentina, ma il dato resta opaco. I mediatori mantengono il silenzio e gli armatori evitano di alzare la voce rischiando di compromettere le trattative. Sul fronte jihadista, al-Shabaab trattiene stranieri e personale legato a missioni internazionali. Il caso più noto è quello di Sonja Nientiet, infermiera tedesca del Comitato internazionale della Croce Rossa, rapita a Mogadiscio nel 2018. Meno di un anno fa un suo video è stato rilanciato dai sequestratori, mentre le trattative per il rilascio della donna proseguono. Resta irrisolto anche il caso dell’elicottero a contratto Onu atterrato nel gennaio 2024 in territorio controllato da al-Shabaab. Tra i catturati è stato indicato il pilota ucraino Oleynik Aleksandr, comparso in un video jihadista nel dicembre 2025. Insieme a lui vi sarebbero altri tre membri dell’equipaggio. E anche in questo caso vige la regola del silenzio durante i negoziati.