ilfattoquotidiano.it, 26 giugno 2026
La siccità mette in ginocchio il Nord Italia
L’estate è iniziata da neppure una settimana e il bacino padano è già in forte crisi per la siccità. La portata dei fiumi è di molto sotto la media, quella del Po è scesa anche sotto i 300 metri cubi al secondo, con l’acqua salata che si è già infiltrata nel Delta, tra il Veneto e l’Emilia Romagna, risalendo fino a 20 chilometri. In alcune aree l’irrigazione è stata sospesa. Ma il cuneo salino, minaccia mortale per le coltivazioni, è un problema anche per il fiume Adige, la cui portata è arrivata a segnare anche il 65% in meno rispetto alla media. L’emergenza in tutta la Pianura Padana si estende ora dopo ora ed ha conseguenze su diversi comparti produttivi, come quello dei riso, del mais e dei pomodori da industria. In alcune aree sono scattate le limitazioni nei prelievi. Nel bacino del fiume Po i livelli idrometrici di questi giorni vanno dai -3,4 metri del Ponte della Becca (a Pavia), alla confluenza con il Ticino, ossia all’inizio del tratto medio-basso del fiume, ai -6,7 metri di Pontelagoscuro (Ferrara), la stazione di riferimento per il calcolo della portata finale del Po prima che si ramifichi nel Delta. E si arriva ai -8 metri di Cremona, tanto che preoccupa molto la situazione dell’area al confine con la provincia di Mantova. Come conferma l’Anbi, l’associazione che rappresenta i Consorzi di bonifica e di irrigazione italiani, si sta già limitando del 20% la possibilità di prelevare acqua, dando priorità a colture pluriennali come i vitigni e al foraggio per gli animali, che serve per produrre il Parmigiano Reggiano.
In crisi i grandi laghi del Nord
Questa la situazione fotografata dall’Osservatorio ufficiale permanente per gli utilizzi idrici dell’Autorità di Bacino Distrettuale del fiume Po, riunito in via straordinaria dalla sede di Coldiretti a Milano. Alla presenza dei ministeri dell’Ambiente, delle Infrastrutture, dell’Agricoltura, della Protezione Civile e di tutti i soggetti interessati, dall’Ispra agli Enti Regolatori dei Grandi Laghi. Già, perché preoccupa anche la situazione dei grandi laghi del Nord. “Anche i Grandi Laghi prealpini presentano volumi generalmente prossimi o inferiori ai valori medi di riferimento – ha sottolineato Francesco Tornatore, dirigente dell’Autorità di Bacino Distrettuale del fiume Po – e, in particolare, si registra un sensibile decremento del livello del Lago Maggiore con percentuale di riempimento al 58,4%”. Si parla di 49 centimetri persi nel giro di due settimane e che equivalgono a 102 milioni di metri cubi di risorsa idrica in meno. Il Lago di Garda è al 74,3%, il Lago di Como al 58,2% (-27 centimetri in sette giorni) e il Lago d’Idro al 27,3%.
In Veneto la diga aperta in anticipo e il ricorso della guerra dell’acqua
In Veneto sono state attivate misure di contenimento e allerta. Il Delta è l’area che desta maggiore preoccupazione a causa della risalita dell’intrusione salina nei rami di Pila/Venezia e Goro – ad oggi, rispettivamente compresa tra 16-18 chilometri e 18-20 chilometri dalla foce – e dove l’irrigazione per l’agricoltura è stata sospesa. Osservato speciale è l’Adige. La Regione Veneto ha fatto aprire anticipatamente la diga del Corlo, in provincia di Belluno (prevista dalla concessione a partire dal 1 luglio), per favorire l’alimentazione dei canali e delle reti irrigue alle prese con una siccità che ricorda da vicino quella dell’estate 2022 “uno dei momenti più difficili degli ultimi decenni sotto il profilo della disponibilità idrica” ha ricordato l’assessore all’ambiente della Regione, Elisa Venturini, che ha chiesto di ridurre i quantitativi d’acqua distribuiti ai diversi comprensori consortili per contenere i prelievi. Il ricordo dell’estate 2022 non è casuale, erano i giorni della cosiddetta ‘guerra dell’acqua’, fra Veneto e Trentino Alto Adige, con la prima regione che chiedeva di aumentare i deflussi dagli invasi di montagna per aumentare la portata dei fiumi e sostenere l’agricoltura. Ancora una volta, dal Veneto è arrivata la richiesta di aumentare i deflussi dai bacini di Emilia-Romagna, Lombardia e Province di Trento e Bolzano.
In Piemonte osservato speciale è il Canale Cavour
Anbi Piemonte chiede da giorni alla Regione l’attivazione di una cabina di regia. Le portate dei corsi d’acqua sono in forte deficit rispetto alla media storica del periodo. Meno 67% per il Sesia, mentre per il Tanaro, il Varaita e il Toce, i deficit sono di circa il 50%. Qui il Po nell’ultimo mese si è registrata una portata del 46% in meno rispetto alla media storica. Osservato speciale è il Canale Cavour, opera di ingegneria idraulica che attraversa le province di Torino, Vercelli e Novara, collegando il fiume Po al Ticino per alimentare le risaie. È fondamentale, dunque, per l’agricoltura locale ed è sceso al 50% della portata con le inevitabili conseguenze restrittive sulle disponibilità d’acqua per le colture. Ecco allora che in alcune aree del Piemonte, fa sapere l’Autorità di Bacino del Po, i prelievi per l’irrigazione dei campi sono stati sospesi.
Emilia Romagna, cresce del 20% la richiesta di acqua tra Reggio e Modena
In Emilia-Romagna, i corsi d’acqua sono quasi tutti pressoché asciutti: dal Savio al Reno, dal Trebbia al Nure. L’acqua è particolarmente scarsa nell’alveo del fiume Po. Al rilevamento di Pontelagoscuro, nel Ferrarese, il deficit idrico è dell’83%. È in una situazione di pre-allarme il Canale Emiliano Romagnolo (gestito dal consorzio Cer), opera idraulica strategica per l’irrigazione – lunga 135 chilometri – che preleva acqua dal fiume Po nel Ferrarese e la distribuisce lungo tutta la pianura emiliano-romagnola, attraversando le province di Ferrara, Bologna, Ravenna, Forlì-Cesena e Rimini. Il caldo di queste settimane, inoltre, ha fatto crescere le richieste di acqua per l’irrigazione fino al 20% sopra la media stagionale nel comprensorio del Consorzio di bonifica dell’Emilia Centrale, che opera nel tratto medio del Po tra le province di Reggio Emilia e Modena. L’ondata di calore ha accelerato lo scioglimento delle scarse nevi alpine, in calo del 66% su base annua, riducendo le portate dei fiumi. È lo stesso consorzio a raccontare che arrivano dalle aziende agricole “tra le 200 e le 300 chiamate al giorno per richiedere acqua”. Ma le precipitazioni, da ottobre, sono tra il 25% e il 50% in meno rispetto alla media storica 1961-2020. Per garantire il servizio, il Consorzio ha rafforzato la presa di Boretto (Reggio Emilia) sul Po, da cui arrivano circa 30 metri cubi al secondo con 13 pompe in funzione. Sul Secchia, la portata a Castellarano è di circa 1,2 metri cubi al secondo, mentre più critica è la situazione a Cerezzola, dove non si superano i 200 litri al secondo. “Non siamo nelle condizioni estreme della crisi del Po del 2022, ma le temperature eccezionali fanno impennare i consumi irrigui e riducono le disponibilità dei torrenti appenninici” osserva il presidente del Consorzio, Lorenzo Catellani, secondo cui in futuro sarà indispensabile “dotarci di invasi capaci di stoccare l’acqua per restituirla nei momenti di emergenza.
Le coltivazioni a rischio e il nodo degli allevamenti
La riunione di Milano si è svolta nella sede di Coldiretti, che fa il punto sulle coltivazioni più a rischio. “Nella fascia che va dal Piemonte alla Lombardia, dal Veneto all’Emilia Romagna, le produzioni oggi più a rischio sono riso, mais e pomodori, mentre in Toscana i problemi maggiori riguardano le scottature della frutta come ortaggi, angurie, meloni”. E ricorda che nel bacino padano si coltiva quasi un terzo dell’agroalimentare Made in Italy e si concentra circa la metà dell’allevamento nazionale. Difficile anche la situazione dei pascoli, soprattutto nelle campagne piemontesi, dove sole e siccità stanno praticamente bruciando i foraggi necessari per l’alimentazione degli animali. Nelle stalle, sottolinea Coldiretti, “il caldo ha l’effetto di far diminuire la produzione di latte fino al -15-20%. Una situazione che accomuna Nord e Sud, dalla Lombardia alla Puglia” e che, però, mette in luce anche il nodo del consumo di acqua dovuto agli allevamenti intensivi, che poi sono la stragrande maggioranza.