il Fatto Quotidiano, 26 giugno 2026
La Camera stoppa il Fisco, salvi i soldi dell’on. Genovese
Il due volte parlamentare Francantonio Genovese (Pd-FI, inseguito da un debito fiscale monstre e da una condanna definitiva a 6 anni e 8 mesi per tentata estorsione, associazione a delinquere e reati tributari, riavrà i soldi che gli vennero pignorati dall’Agenzia delle Entrate nella tesoreria di Montecitorio. Lo ha deciso il Tribunale di Messina accogliendo il ricorso della Camera dei deputati, oltre che di Genovese, contro l’azione esecutiva avviata 10 anni orsono dal fisco. Dopo l’emissione di una maxi-cartella da “12.109.955 euro”. La giudice Emanuela Lo Presti ha evidenziato il “chiaro tenore” delle norme che sanciscono il “divieto di pignorabilità” di indennità e diarie dei deputati. Di qui l’esigenza di “un intervento legislativo – non giurisdizionale – sul punto” per immaginare di pignorarne il quinto, come avvenuto in questo caso. Alla stregua di quanto avviene per lo stipendio di un normale cittadino-elettore. Nel 2016 il pignoramento avviato dall’Agenzia delle entrate era stato già sospeso, in via cautelare, su richiesta della Camera e di Genovese. Ma le somme erano rimaste bloccate. “Parliamo di poche decine di migliaia di euro che ora dovrebbero essere pagate”. Così al Fatto l’avvocato Gianfilippo Ceccio, che assiste Genovese anche nel contenzioso scaturito dalla maxi-cartella milionaria, tuttora pendente. “A oggi l’Agenzia delle Entrate riporta una pretesa di circa 900.000 euro – ha aggiunto Ceccio – ma le somme sono oggetto di contestazione in quanto secondo nostre valutazioni il debito residuo sarebbe di circa 557.000”.