repubblica.it, 26 giugno 2026
Fs, i familiari della strage di Brandizzo contro l’ipotesi Strisciuglio
Gianpiero Strisciuglio, indagato omicidio colposo in cooperazione e disastro ferroviario colposo per la strage di Brandizzo, potrebbe andare a guidare le Ferrovie dello Stato al posto di Antonio Donnarumma. E i familiari dei cinque operai della Sigifer uccisi da un treno il 30 agosto 2023 non ci stanno: «Bell’esempio che dà lo Stato – si sfoga Lidia Orastella, madre di Giuseppe Aversa, una delle cinque vittime – Meno male che, nei giorni successivi all’incidente, il ministro dei Trasporti aveva detto che avrebbero fatto luce sulla vicenda in sei mesi. Ora cosa fanno? Rimettono ai vertici quelli che all’epoca era amministratore delegato di Rfi, quindi è responsabile della morte dei nostri figli». Punta il dito contro Matteo Salvini anche Massimo Laganà, papà di Kevin, la più giovane delle cinque vittime: «Aveva fatto tante promesse, eravamo anche andati a Roma per un progetto di legge ma non è mai stata approvata. È stata solo una passeggiata e una presa in giro. Intanto Sigifer, l’azienda di mio figlio e dei suoi colleghi, continua a lavorare con un altro nome: questa è l’Italia, non cambia mai nulla neanche dopo 5 morti, visto che gli indagati sono sempre lì. Ormai non mi scandalizzo più di nulla».
Laganà ha anche un pensiero per le famiglie delle 34 vittime della strage di Viareggio: «Hanno dovuto aspettare 17 anni per avere giustizia e hanno ottenuto solo queste condanne. Io piango mio figlio ogni giorno davanti a una lastra di marmo e oggi, quando andrò al cimitero, dovrò trovare le parole per comunicargli questa novità incredibile. Vivo all’ergastolo da tre anni, in cui non abbiamo neanche ottenuto la data della prima udienza».
Riprende Orastella: «La nostra storia ha fatto schifo dall’inizio, le vite umane non contano niente: per Rfi sono come formiche, però noi abbiamo perso i nostri figli. Ma siamo finiti nel dimenticatoio. Ha ancora fiducia nella giustizia? All’inizio ero fiduciosa, adesso non credo più in niente e nessuno, visto che i responsabili non vengono puniti ma premiati. Lo Stato non ha nessuna pietà, nessuna vicinanza. Non ci hanno dato neanche un euro di risarcimento ma tanto non cambierebbe niente, tanto mio figlio non torna più indietro».
Stringe i pugni anche Rosalba Faraci, madre di Michael Zanera: «Io sto male anche fisicamente dal 30 agosto 2023, ho avuto un’operazione al cuore e vivo con l’ossigeno 24 ore su 24. Puo immaginare quanto mi dia fastidio quello che sta succedendo: non so neanche più cosa dire perché mi fa tutto troppo male. Posso solo ringraziare voi giornalisti che ancora ci ascoltate e date voce alla nostra rabbia».
«Va bene essere garantisti, ma qui manca proprio la decenza – attaccano il deputato Marco Grimaldi e le consigliere regionali Alice Ravinale e Valentina Cera (Avs) – È senza pudore nominare al vertice di Ferrovie dello Stato, e dunque di fatto premiare, chi è sotto processo per il disastro di Brandizzo. Non è una pratica da archiviare per fare carriera ma un crimine che chiede giustizia, non promozioni. Se questo è il messaggio che il Governo e FS vogliono mandare, è chiarissimo: per loro i profitti e le poltrone vengono prima della vita delle persone. Chiediamo il ritiro immediato della nomina. Lo Stato non offenda oltre chi ha perso tutto». Poi proseguono: «Cinque operai morti, famiglie distrutte, un dolore che non passa. Quella di Brandizzo resta una delle pagine più nere della storia degli incidenti del lavoro di questo paese: non solo perché la dinamica terribile dell’incidente ha ampiamente dimostrato come le tutele della sicurezza degli operati fossero sacrificate sull’altare del profitto e della velocità di esecuzione, ma anche perché ad agire così è stata una delle principali società pubbliche di questo paese. E la risposta dello Stato, mentre il processo va a rilento per il sovraccarico del Tribunale di Ivrea e per la mancanza di un aula in cui celebrarlo, senza che il Ministero della Giustizia abbia fatto nulla al riguardo, è addirittura promuovere chi doveva garantire la sicurezza. È uno schiaffo alle vittime, ai familiari, a tutti i lavoratori ferroviari, a chi si batte per la sicurezza dei luoghi di lavoro».