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 2026  giugno 26 Venerdì calendario

Passa al Congresso spagnolo la mozione contro Sánchez

Pedro Sánchez dovrà dimettersi “a causa di una serie di scandali di corruzione” o sottoporsi a un voto di fiducia, così chiede la mozione presentata dall’opposizione del Partito Popolare e approvata oggi dalla Camera dei Deputati spagnola con i voti dell’ultra destra di Vox e del partito indipendentista catalano Junts, che tradizionalmente si oppone alle due formazioni unioniste. La misura, passata con 177 voti a favore, 171 contrari e un’astensione, non obbliga il presidente del Governo a sottoporsi al voto: secondo l’ordinamento spagnolo solo Sánchez ha il potere di decidere se sottoporsi a una mozione di fiducia; diversamente dalla mozione di sfiducia che deve essere costruttiva, ovvero presentata congiuntamente al nome del nuovo premier. Richiesta, quest’ultima, che non è stata presentata dai conservatori che sanno di non poter contare sui voti necessari per farla approvare. Intanto la Moncloa, attraverso il ministro della Presidenza, della Giustizia, e dei Rapporti con il Parlamento spagnolo Félix Bolaños, ha minimizzato l’esito della votazione spiegando che non ha “alcun effetto politico”.
Il dato evidente però è che la formazione di Carles Puigdemont continua a essere una spina nel fianco del leader socialista. Nel 2023 Junts votò a favore dell’investitura di Sánchez permettendogli di essere riconfermato premier dopo pochi mesi da una esile vittoria senza maggioranza in cambio della promessa di una legge di amnistia per l’ex presidente e circa 1400 separatisti che consentiva loro di cancellare i presunti reati legati al referendum illegale del 2017 per l’indipendenza catalana. Ma nello scorso ottobre Puigdemont ha rotto “il patto di investitura” iniziando attraverso i suoi sette deputati una serie di votazioni – ma soprattutto non votazioni – trasversali e strategiche.
Continuano così le minacce al sempre più esile consenso del governo di Pedro Sánchez che ieri è intervenuto, su sua richiesta sulla scia dell’indagine su José Luis Zapatero e dopo la sentenza per corruzione a 24 anni per l’ex ministro socialista dei Trasporti José Luis Ábalos e, per ribadire la sua intenzione di rimanere in carica fino alle prossime elezioni, previste per luglio 2027 ma che potrebbero essere anticipate già in primavera, e negando l’esistenza di una corruzione generalizzata e diffusa nell’esecutivo e nel Psoe. Ma l’insofferenza degli alleati inizia a farsi sentire, e nelle oltre sei ore di dibattito-show avvenuto ieri, tanti di quei partiti che nel 2023 avevano appoggiato la sua investitura da premier hanno criticato la decisione del presidente di resistere a oltranza nonostante i numerosi casi giudiziari che coinvolgono il suo partito e la sua famiglia. Ieri, proprio nel giorno in cui Sánchez interveniva, la moglie Begoña Gómez si recava in tribunale per consegnare il suo passaporto come misura cautelare nell’ambito del rinvio a giudizio della primera dama in un caso di corruzione.