Corriere della Sera, 26 giugno 2026
Addio a Buckingham Palace, la decisione storica di re Carlo
La Corona abbandona Buckingham Palace dopo secoli: un comunicato reale ha ufficializzato la decisione di re Carlo di non andare più a risiedere in quella che era la «casa» storica dei sovrani britannici dall’epoca della regina Vittoria, dopo che saranno stati completati, l’anno prossimo, i lavori di restauro tuttora in corso.
«Il re e la regina non faranno di Buckingham Palace una residenza personale – si legge nel comunicato – per riflettere il desiderio delle Loro Maestà che il Palazzo resti il centro cerimoniale della vita reale, il luogo di lavoro primario della casa reale e un bene storico nazionale con maggiori opportunità di accesso pubblico». Insomma, Buckingham Palace diventa l’«ufficio» della monarchia, il posto dei grandi eventi e un museo da visitare, ma non sarà più identificato «fisicamente» col re, che invece continuerà ad abitare a St James’ Palace, che è sempre stata la sua dimora preferita. È un cambiamento che era nell’aria: fin da quando erano stati avviati i lunghi e costosi lavori di restauro, per circa mezzo miliardo di spesa totale – Buckingham Palace era infatti ormai abbastanza fatiscente – si era detto che Carlo non ci sarebbe mai andato a vivere: ma ora che la decisione è ufficiale, si tratta comunque di una svolta storica.
«Sua Maestà mantiene un grande affetto per Buckingham Palace – ha fatto sapere un portavoce reale – e un profondo rispetto per il suo ruolo nella vita reale e al servizio della collettività. Rimarrà una sede di lavoro, ma stiamo cercando di ampliarne l’accesso pubblico proprio per massimizzare il beneficio nazionale di un edificio finanziato pubblicamente».
È una mossa che si inquadra nell’operazione di trasparenza sulle finanze della Corona: l’annuncio è stato infatti contestuale alla pubblicazione della prima «dichiarazione dei redditi» del re, dalla quale si apprende che l’anno scorso Carlo ha pagato oltre 30 milioni di sterline di tasse (circa 35 milioni di euro). Gli affari della monarchia, finora molto opachi, sono finiti sotto i riflettori anche in seguito agli scandali legati al principe Andrea, che profittava del suo ruolo pubblico per trarne vantaggi personali: e così il «ragioniere» della Corona, James Chalmers, ha commentato che «il ruolo della monarchia moderna continua ad adattarsi per venire incontro alle richieste del nostro mondo in evoluzione», dunque si tratta di «fornire un buon rapporto qualità-prezzo», in vista di «un futuro nel quale tradizione e modernità lavorano mano nella mano per il beneficio di tutti».
Insomma, visto che per l’anno in corso i reali riceveranno un «assegno» di circa 138 milioni di sterline (oltre 150 milioni di euro), si tratta di mostrare ai sudditi che sono soldi ben spesi. E quell’assegno, finiti i lavori a Buckingham Palace, scenderà poi sotto i 100 milioni di sterline l’anno, a dar prova di parsimonia.
Quanto al Palazzo, i portavoce dicono che sarà «un animato alveare di attività reale sotto ogni altro aspetto»: ma la verità è che Carlo non ha mai amato quel posto e dunque è ben contento di tenersene alla larga. D’altra parte neppure la giovane Elisabetta, quando divenne regina, avrebbe voluto trasferirsi lì: lo trovava troppo solenne e anche un po’ lugubre, ma Winston Churchill, allora primo ministro, glielo impose, perché la Corona, per essere creduta, deve essere vista in tutta la sua magnificenza. Ma già ai tempi del Covid Elisabetta si era trasferita al castello di Windsor e non aveva mai messo più piede in pianta stabile a Buckingham Palace.
Adesso altra acqua è passata sotto i ponti e la scelta di Carlo ci racconta anche di una monarchia che vuole adottare un basso profilo, più adeguato alla sensibilità dei nostri tempi. Il vantaggio è di sudditi e turisti, che probabilmente potranno visitare Buckingham Palace tutto l’anno, invece degli attuali due mesi estivi. E allora, tutti invitati a Palazzo.