Questo sito utilizza cookies tecnici (propri e di terze parti) come anche cookie di profilazione (di terze parti) sia per proprie necessità funzionali, sia per inviarti messaggi pubblicitari in linea con tue preferenze. Per saperne di più o per negare il consenso all'uso dei cookie di profilazione clicca qui. Scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie Ok, accetto

 2026  giugno 26 Venerdì calendario

Le accuse dell’Iran a Roma: «Complice dei raid». Ira di Crosetto con Rutte

Il caso dei voli americani partiti dall’Italia per l’operazione militare americana Epic fury in Iran non si placa né sul piano interno né su quello internazionale. L’Iran attacca e chiede chiarimenti, dopo le parole del segretario generale della Nato Mark Rutte sui «500 voli» partiti dall’Italia. Il ministro degli Esteri Antonio Tajani chiama il suo omologo a Teheran Abbas Araghchi e lo rassicura. Il ministro della Difesa, Guido Crosetto, sollecita con una certa ruvidezza a vigilare sulle dichiarazioni: quelle di Rutte «pronunciate a caso, inopportune, superflue» e quelle delle opposizioni che le amplificano. «In un tempo in cui la sicurezza nazionale è esposta a minacce sempre più complesse, parole imprecise, ricostruzioni infondate e polemiche alimentate senza verifiche – è l’allarme di Crosetto – rischiano di produrre una tempesta in un bicchier d’acqua sul piano interno, ma conseguenze ben più serie sul piano internazionale».
Da Teheran la protesta arriva tramite Esmail Baghaei, portavoce del ministro degli Esteri: «Italia e Romania, esplicitamente nominate da Rutte come partecipanti all’aggressione contro l’Iran, hanno scelto di colludere nel compiere atrocità di massa contro la popolazione iraniana». Anche il viceministro degli Esteri dell’Iran, Kazem Gharibabadi, protesta: «Secondo la risoluzione 3314 dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite, la messa a disposizione del territorio da parte di un governo per consentire a un governo terzo di compiere un’aggressione contro un altro Paese è un atto di aggressione».
Affondi che riaccendono la polemica anche a Roma. Dove soprattutto Avs e M5S alzano il tiro: «La presidente Meloni deve spiegare perché il governo abbia fatto la scelta politica di acconsentire all’uso delle basi sul nostro territorio per questa sistematica attività, non “cinetica”, cioè di bombardamento, ma comunque indispensabile per la condotta della guerra».
Tutto questo mentre Tajani tenta di rassicurare l’Iran. «L’Italia non ha mai preso parte ad alcuna iniziativa militare e non ha mai autorizzato l’utilizzo delle basi per azioni di guerra contro l’Iran, nel rispetto più rigoroso dei trattati con gli Stati Uniti – scrive via social il ministro degli Esteri, diffondendo i contenuti della telefonata con Araghchi —. Ho chiesto che si torni a una piena apertura dello Stretto di Hormuz, favorendo il passaggio di tutte le navi cargo italiane ancora bloccate». Proprio ieri, una nave cargo che attraversava lo Stretto lungo la rotta approvata dall’Onu è stata colpita da un proiettile. Lo ha segnalato il centro britannico per le operazioni commerciali marittime. Non ci sono state vittime né conseguenze ambientali. La Guardia rivoluzionaria iraniana aveva minacciato le imbarcazioni che avessero attraversato Hormuz senza l’autorizzazione di Teheran.
Mentre il governo tenta di ricucire con l’Iran, Marco Rubio ribadisce le accuse americane a Roma per la scarsa collaborazione in quella operazione militare. «Trump è molto contrariato dall’Italia e da altri Paesi – conferma infatti il segretario di Stato americano —. Davanti a una minaccia non si sono dimostrati all’altezza della situazione e non hanno fatto abbastanza». Poi però ammorbidisce la posizione, almeno nella prospettiva futura: «Le nostre relazioni con l’Italia proseguono senza intoppi a tutti i livelli. È stato un peccato che Tajani, col quale ho un buon rapporto, abbia annullato la missione a Miami. Ma supereremo questo momento».
Sul fronte interno, Tajani e Crosetto hanno dato entrambi disponibilità a riferire in Parlamento. Il titolare della Difesa, in una lunga nota, annuncia che fornirà i numeri precisi dei voli in transito a Sigonella e Aviano: «Un numero di gran lunga inferiore a quello dei voli in transito negli ultimi sette anni, e sempre nel rigoroso rispetto dei trattati e delle norme. Per le richieste al di fuori del perimetro, l’autorizzazione è stata negata».