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 2026  giugno 26 Venerdì calendario

Petroliera russa sequestrata da Parigi al largo della Sicilia

Davanti alla Sicilia, in una delle rotte chiave del greggio russo verso l’Asia, la Francia ha sequestrato la petroliera Deliver, legata, secondo Parigi, alla cosiddetta «flotta ombra» di Mosca, l’insieme di navi usate per aggirare sanzioni, tetti al prezzo e controlli occidentali sul petrolio. Il fermo, annunciato da Emmanuel Macron con un messaggio netto – «non permetteremo alla flotta ombra di finanziare lo sforzo bellico russo» – segna un nuovo irrigidimento europeo nella guerra economica al Cremlino.
Secondo fonti militari occidentali, la nave era salpata da Primorsk, uno dei principali terminali russi sul Baltico, ed era diretta verso il Canale di Suez, con destinazione finale Singapore. L’intercettazione è avvenuta nel Mediterraneo centrale, nei pressi della Sicilia, snodo sensibile per i traffici energetici tra Europa e Asia.
La Deliver navigava formalmente sotto bandiera del Camerun, ma – sempre secondo la stessa fonte – era stata radiata dal registro camerunese alcune settimane fa. In altre parole, per Parigi la petroliera stava navigando senza nazionalità, in violazione del diritto marittimo internazionale. Questo, spiega l’avvocato Andrea Giardini, esperto di diritto marittimo, avrebbe consentito alla marina francese di abbordarla e sequestrarla.
Dall’inizio del 2026 in Europa sono state sequestrate nove petroliere sospettate di far parte della «shadow fleet», quattro delle quali dalla Francia. Il 14 giugno anche il Regno Unito aveva bloccato una petroliera nel Canale della Manica.
Mosca considera illegali queste operazioni. Ma l’Unione europea, che discute il ventunesimo pacchetto di sanzioni, punta proprio a colpire la valvola di sfogo che ha permesso alla Russia di continuare a esportare milioni di barili verso India e Cina, spesso a prezzi scontati.
Il sequestro davanti alla Sicilia mostra che il Mediterraneo è ormai uno dei fronti del confronto tra Europa e Russia, non solo sul piano militare e diplomatico, ma anche su quello commerciale, legale e navale. In questo quadro si inserisce anche il caso britannico della Smyrtos, bloccata il 14 giugno nella Manica: secondo il Telegraph, il governo uscente di Keir Starmer starebbe valutando di confiscare e rivendere il greggio a bordo, quasi 100.000 tonnellate di petrolio degli Urali, per un valore stimato attorno a 35 milioni di sterline, per poi destinare il ricavato al sostegno dello sforzo bellico ucraino.