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 2026  giugno 25 Giovedì calendario

Netanyahu si proclama perseguitato dai giudici israeliani

Dieci anni di inferno (sei, in realtà), una persecuzione politica e la richiesta di “verità e giustizia”. Benjamin Netanyahu ieri ha deciso di chiudere con un la faccia feroce la lunga stagione dei “contro-interrogatori” in tribunale. Per mettere agli atti la sua versione da imputato nel processo per corruzione e abuso d’ufficio partito nel 2020, c’è voluto un anno e mezzo e 98 udienze nell’aula bunker di Tel Aviv. Ma del resto, da quando ha iniziato a venire convocato, il 10 dicembre 2024, Netanyahu ha chiesto praticamente ogni volta di rinviare o accorciare le sue comparizioni. Ha addotto motivazioni di salute, impegni internazionali e, nella maggior parte dei casi, “ragioni di sicurezza”: gabinetti di guerra, riunioni con i ministri, minacce alla sua persona. Ha lamentato sessioni troppo lunghe, tra quattro e sei ore, e troppo ripetute (tre volte alla settimana secondo il calendario stabilito dai giudici, quasi mai rispettato). “L’obiettivo era setacciare tutto con il pettine a denti fini, alla ricerca di qualcosa; non hanno trovato nulla. Hanno interrogato tutti i miei parenti. Hanno distrutto delle famiglie. Non cercavano un reato, cercavano una persona. E non hanno trovato nulla”, ha vantato il premier israeliano, chiudendo con un “vi chiedo di fare in modo che la verità e la giustizia vengano a galla”. Ma dalle udienze è emersa tutt’altro che una caccia alle streghe. Netanyahu è accusato di frode, corruzione e abuso d’ufficio in tre diversi casi, denominati 1000, 2000 e 4000, per fatti relativi ai primi anni 2000.
Nel caso 1000, Netanyahu è accusato di aver accettato regali di lusso del valore di centinaia di migliaia di shekel dal magnate di Hollywood Arnon Milchan, in cambio di favori possibili per il suo incarico di premier. Nel caso 2000, il primo ministro è accusato di aver stretto un accordo di do ut des con l’editore del quotidiano Yedioth Ahronoth Arnon Mozes, per cui il giornale avrebbe garantito al premier una copertura mediatica favorevole in cambio dell’approvazione due leggi che danneggiavano il quotidiano rivale Israel Hayom. Nel caso 4000, il premier è accusato di aver autorizzato decisioni normative che hanno avvantaggiato finanziariamente di centinaia di milioni di shekel Shaul Elovitch, azionista del colosso delle telecomunicazioni Bezeq, e di aver ricevuto in cambio una copertura mediatica favorevole dal sito di notizie Walla, di proprietà di Elovitch.
Il controinterrogatorio ha lasciato molti punti insoluti. Netanyahu ha fatto spesso ricorso al “non ricordo” e ha cambiato diverse versioni. Ma ha fissato alcuni punti fermi. In breve, il fatto di aver ricevuto regali da magnati amici e di aver intrattenuto stretti rapporti con editori di giornali non è più contestato dalla difesa, si contesta soltanto che Netanyahu abbia agito consapevole del conflitto di interessi e della corruzione e che quei rapporti fossero normali per un leader nella sua posizione.
Nel dossier 1000, per esempio, si è messo un punto sulla questione dei regali: la difesa negava, ma la procura ha dimostrato che li ha ricevuti e, anzi, che Milchan ha iniziato a comprare molti più sigari e champagne dopo che Netanyahu è stato rieletto. Il premier continua a sostenere che il fatto di aver facilitato il visto di Milchan fosse una questione di Stato. Nel caso 4000, il più grave, smontando la prima tesi della difesa i pm hanno dimostrato che il premier controllava compulsivamente i titoli e gli articoli del sito di news Walla, e consolidato che l’interazione con l’editore Elovitch non fosse marginale ma “intensa” per anni, anche se manca la “pistola fumante” di un accordo esplicito di scambio corruttivo tra i due. Nel caso 2000, dove sono agli atti conversazioni registrate dallo stesso Netanyahu con Mozes, non potendo negare l’evidenza di aver discusso con l’editore di un giornale di come limitare la diffusione di un altro giornale, Netanyahu si è difeso ricordando di non aver mai presentato davvero quelle norme discriminatorie, e che le relazioni con gli editori fanno parte della normale attività di un politico. Ma resta il fatto che aveva chiesto un parere sul caso al suo avvocato.
La fila dei testimoni da ascoltare, per conto di accusa e difesa, è ancora lunga. Serviranno ancora un paio d’anni per arrivare al primo grado di giudizio. Nel frattempo, saranno passate le elezioni di ottobre e chissà quali altri sviluppi bellico diplomatico regionale, e forse Netanyahu avrà ottenuto di restare al potere come è rimasto negli ultimi 10 anni.