Questo sito utilizza cookies tecnici (propri e di terze parti) come anche cookie di profilazione (di terze parti) sia per proprie necessità funzionali, sia per inviarti messaggi pubblicitari in linea con tue preferenze. Per saperne di più o per negare il consenso all'uso dei cookie di profilazione clicca qui. Scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie Ok, accetto

 2026  giugno 25 Giovedì calendario

Neet, sei giovani su dieci cercano lavoro e non lo trovano. Il 70% vive con meno di 300 euro al mese

Sei giovani su dieci tra i Neet italiani cercano attivamente un’occupazione, ma le opportunità che incontrano sono instabili, informali o poco retribuite. E quindi rimangono senza lavorare né studiare. In più, il 39% di loro non dichiara alcuna fonte di entrata e oltre sette su dieci vivono senza reddito proprio o con meno di 300 euro al mese in autonomia. Lo scarto emerge dall’indagine nazionale dell’Inapp su 1.548 giovani tra i 15 e i 34 anni: una popolazione che non si sottrae al lavoro per scelta, ma fatica a trovare un canale di accesso credibile. Il 60,4% cerca lavoro attivamente, il 28,8% è disponibile pur non cercando, e solo il 10,8% risulta distante dal mercato. A tenere insieme queste traiettorie resta la famiglia – il 75,6% degli intervistati abita ancora con almeno un genitore -, il che da un lato protegge i figli da un mondo del lavoro fragile, dall’altro ne rallenta l’emancipazione.
Lo studio
L’indagine, realizzata dall’Inapp nell’ambito del Programma nazionale Giovani, Donne e Lavoro del Fse+ 2021-2027, si inserisce nel quadro disegnato dall’ultimo Rapporto Istat, secondo cui nel 2025 i Neet rappresentano il 13,3% della popolazione di riferimento, quasi la metà rispetto al 25,7% del 2015. Il calo c’è stato, ma il fenomeno resta concentrato tra le donne e nel Mezzogiorno, dove l’incidenza sale al 20,2%. La stessa fotografia si ripete nell’indagine Inapp, secondo cui la componente femminile pesa per il 59% e Sud e Isole raccolgono oltre metà degli intervistati. «La crescita dell’economia e dell’occupazione post Covid-19 hanno consentito di ridurre in modo consistente il numero dei giovani che non studiano e non lavorano – ha detto il presidente di Inapp Natale Forlani – ma rimane lo zoccolo duro del fenomeno, che richiede interventi differenziati». Attrattività dei salari, conciliazione dei carichi familiari e di lavoro, formazione mirata con percorsi di inserimento post scolastici più rapidi per evitare la cronicizzazione della condizione di un’attività, sono alcuni dei punti su cui lavorare pe risolvere il problema secondo l’istituto. Poco meno dei due terzi dei giovani neet under 35 anni conferma di essere attiva nella ricerca di lavoro o di essere interessata a farlo. «È un patrimonio di risorse umane che non deve essere trascurato tenendo conto della domanda di lavoro delle imprese che non riscontra una carenza di lavoratori disponibili – dice Forlani –, per tutte le tipologie di qualificazione, destinata a proseguire nell’immediato futuro, che offre una straordinaria occasione per ridurre ulteriormente il fenomeno».
I dati poi smentiscono l’idea che la condizione Neet coincida con un percorso scolastico interrotto o poco brillante. Oltre metà del campione possiede un diploma, e quasi uno su due ha voti medio-alti. Il punto di rottura si colloca dopo, con il 70,8% che non prosegue gli studi. Sul fronte lavorativo, il 39% non ha mai lavorato, e oltre un terzo di chi ha lavorato racconta un ultimo impiego senza contratto, arrivato nel 56,5% dei casi tramite reti personali.

I giovani non accettano però qualsiasi condizione. L’indice di tolleranza verso situazioni penalizzanti si ferma a 43 su 100, e le soglie più respinte sono stipendi sotto i 600 euro netti mensili, assenza di contratto e turni notturni. Anche la socialità appare circoscritta: il 66,1% non dichiara alcuna partecipazione civica. Resta critico il rapporto tra desiderio e azione: l’86,8% vuole cambiare la propria condizione, ma il 23,2% non sa come muoversi, e oltre la metà non ha ancora obiettivi chiari. È in questo scarto che l’indagine individua la sfida principale per le politiche.