lastampa.it, 25 giugno 2026
Venezuela in ginocchio per il terremoto gemello, 164 morti e oltre 35mila dispersi
Èdi almeno 164 morti e oltre 971 feriti il primo bilancio ufficiale provvisorio del terremoto che ha sconvolto il Venezuela. Ma il timore è che siano molte di più: secondo un sito web creato per raccogliere le segnalazioni delle persone non rintracciabili i dispersi sarebbero infatti più di 35mila.
Le due fortissime scosse ravvicinate (di magnitudo 7.2 e 7.5) che hanno colpito poco dopo le 18 di ieri ore locali diverse aree del Paese, soprattutto nell’ovest e nel nord, hanno infatti causato danni enormi in più località: è il caso in particolare dello Stato di La Guaira, a una ventina di chilometri dalla capitale Caracas che ospita il principale porto venezuelano, dove sono crollate decine di edifici. E il duro lavoro dei soccorritori che si affannano per scavare cercare superstiti tra le macerie è appena iniziato. Al momento non ci sono conferme di italiani tra le vittime.
Il dramma nello stato costiero del La Guaira
La presidente ad interim Delcy Rodriguez spiega che lo stato più colpito è La Guaira. «Là è una vera tragedia. Stiamo ricevendo squadre di recupero e di soccorso», ha aggiunto. In quella località almeno una buona notizia in mezzo al disastro comunque è arrivata: secondo media locali, tre fratellini, rimasti intrappolati sotto le macerie della loro casa, sono infatti stati tratti in salvo. Nel frattempo, i media locali e internazionali hanno iniziato a riprendere le testimonianze dei sopravvissuti alla tragedia. «Le pietre delle macerie dei palazzi partivano come proiettili. Il boato è stato orribile», ha raccontato a El País un taxista di Caracas. Nella capitale, dove anche l’aeroporto internazionale è rimasto seriamente danneggiato ed è al momento inagibile, molte persone ora non possono tornare nelle loro case ridotte in macerie o pericolanti. E c’è chi ha già ha iniziato a allestire rifugi di fortuna con tende nelle strade e altri spazi pubblici. Nelle sue dichiarazioni, Rodríguez ha ringraziato in particolare il presidente statunitense Donald Trump, che come altri leader internazionali ha promesso aiuti per supportare il Venezuela in questa fase critica.
L’Italia monitora la situazione
Tra i governi dettisi pronti a dare una mano c’è anche quello italiano: «La Presidenza del Consiglio è in continuo contatto con il Ministero degli Affari Esteri e la Protezione Civile per attivare tempestivamente ogni canale di aiuto umanitario e di assistenza ai nostri connazionali», ha affermato su X la premier Giorgia Meloni. Proprio le eventuali necessità dei tanti cittadini italiani che si trovano in Venezuela, molti di loro persone con doppio passaporto, sono tra le preoccupazioni più urgenti per Roma. «Speriamo che non ci siano italiani» coinvolti, «ma con tanti nostri connazionali anche con doppio passaporto che vivono in Venezuela potrebbe esserci qualcuno che sia rimasto intrappolato», ha riconosciuto in un intervento in tv il ministro degli Esteri Antonio Tajani. «Quelli che sono registrati con la nostra Unità di crisi, con il sistema Viaggiare Sicuri, sono stati tutti contattati e al momento non ci sono vittime», ha aggiunto in un successivo collegamento. Per monitorare la situazione sono operativi la Farnesina e l’ambasciata italiana di Caracas, che pure ha registrato danni nella sua sede principale, ma che sta ospitando alcune famiglie bisognose presso la residenza dell’ambasciatore Giovanni Umberto De Vito.
Gli aiuti dagli Stati Uniti e di Papa Leone XIV
In attesa degli aiuti coordinati con altri Paesi, con il Dipartimento di Stato americano che ha già attivato «squadre di ricerca e soccorso, risorse mediche e assistenza umanitaria», secondo il segretario di Stato Marco Rubio, la popolazione prova anche ad arrangiarsi per come può: sono già partite iniziative di solidarietà spontanee, spesso promosse via social, con folle di residenti riversatisi nelle strade delle città più colpite “armati” di corde, torce elettriche e attrezzi improvvisati, alla ricerca di sopravvissuti tra gli edifici crollati.
Papa Leone XIV, attraverso l’Elemosineria Apostolica, ha inviato un primo aiuto al Venezuela colpito nella notte da gravi scosse di terremoto. Quella destinata dal Papa è una cifra pari a 100 mila euro, decisa dopo i contatti con il nunzio nel Paese, monsignor Alberto Ortega Martin, arcivescovo titolare di Midila, e l’arcivescovo di Caracas, monsignor Raul Biord Castillo. Lo rende noto Vatican News che sottolinea che «sarà costante l’attenzione riguardo le necessità del popolo venezuelano che, nei prossimi giorni, su indicazione della Chiesa locale, si cercheranno di soddisfare».
Per l’emergenza sbloccato l’accesso a X
Nel quadro dell’emergenza umanitaria causata dai due terremoti che hanno colpito il Venezuela, i principali operatori di telecomunicazioni hanno rimosso oggi il blocco del social network X. Lo conferma l’organizzazione Venezuela Sin Filtro sulla base delle segnalazioni di utenti che riferiscono del ripristino dell’accesso al social in tutto il paese senza alcuno strumento di elusione come i Vpn (Virtual Private Network). Il provvedimento non è stato annunciato ufficialmente dal governo di Delcy Rodríguez e arriva dopo un’intensa campagna sui social media guidata da attivisti, giornalisti e organizzazioni per i diritti digitali, che chiedevano il ripristino dell’accesso alla piattaforma per facilitare la diffusione di informazioni sul terremoto, sulle condizioni delle persone colpite e sulle operazioni di soccorso. Anche diverse organizzazioni internazionali avevano chiesto da subito l’immediata revoca di tutte le restrizioni a Internet durante l’emergenza. Il blocco di X era stato imposto per ordine del governo di Nicolás Maduro nell’agosto 2024, dopo le elezioni presidenziali del 28 luglio, nell’ambito di una serie di restrizioni su internet e sui social network, a seguito delle frodi commesse durante quelle elezioni.
Catia La Mar, una volta luogo simbolo del turismo venezuelano, a pochi chilometri da Caracas è ridotta ora a un ammasso di macerie. Ai lati delle strada non c’è più nulla: almeno una quarantina di palazzi sono crollati e gli altri sono gravemente danneggiati. E qui il “ground zero” della tragedia che ha colpito il Venezuela. Addosso hanno ancora i vestiti che indossavano quando sono scappati di fretta e furia dalle loro case, subito dopo aver sentito le scosse, potentissime, lunghe, una dopo l’altra. Sebbene l’epicentro sia in una zona più a ovest, è la Guaira, questo stato, il più colpito, dichiarato “zona di disastro” anche dalla presidente ad interim, Delcy Rodríguez. Uno stato che in Venezuela è sinonimo di tragedie: tranne chi non era ancora nato, tutti hanno rivissuto con brutalità il ricordo dell’ecatombe del dicembre 1999, quando piogge intense causarono frane massicce e una terribile alluvione che devastò intere comunità sulla costa centrale. Quel disastro provocò oltre 10.000 morti, secondo le stime, visto che non ci furono mai dati ufficiali definitivi.
Le autorità stanno cercando di mobilitare personale da altre regioni del Paese e hanno richiesto supporto al settore privato con macchinari. Ma la risposta dei soccorsi rimane insufficiente di fronte alla portata dei danni. La tragedia del terremoto qui a La Guairia ha però solo messo in evidenzia problemi antichi, in un contesto di precarietà strutturale cronica in Venezuela in termini di prevenzione sismica e preparazione ai disastri. A tutto ciò si aggiungono più di un decennio vissuti in una situazione di grave crisi, segnata dal deterioramento delle infrastrutture, dalla scarsità di risorse per emergenze e da limitazioni nei sistemi di allerta precoce e nell’edilizia anti-sismica. Intanto sul lungomare di Catia La Mar si piange e si muore. E la rabbia sfuma di fronte alla rassegnazione di assistere a un’altra tragedia.