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 2026  giugno 25 Giovedì calendario

I problemi di Emma, l’Ia italiana che ha fatto ridere il web

Il panorama tecnologico italiano è animato da Emma, una famiglia di modelli IA sviluppata da Egomnia, azienda con sede a Roma fondata da Matteo Achilli.
Emma 5, ultimo modello uscito dai laboratori di Egomnia, è stato presentato come una risposta della sovranità nazionale allo strapotere delle Big Tech d’Oltreoceano ma, alla prova dei fatti, appare al di sotto delle attese, tantoda avere scatenato l’ilarità degli utenti. Alle prove che abbiamo cercato di fare il modello attualmente o non risponde o risponde in modo confuso e lacunoso (“chi ha scoperto l’America?” Risposta: “Cristoforo Colombo durante una esplorazione nel 1492”) quando non comicamente errato (“pesa più un kg di piombo o uno di piume?” Risposta: “Scoperta da Colombo. Pesa più di un kg perché pesa più di un kg e mezzo”). Ma soprattutto è di una lentezza esasperante: la frasetta sulla scoperta dell’America è stata partorita in circa 2 minuti… Alla fine Egomnia ha sospeso “temporaneamente la disponibilità” della chat, sostenendo che il rilascio del modello aveva “finalità esplorative e sperimentali”. Dichiara inoltre di avre “comunque raccolto dati sufficienti per lo sviluppo dei prossimi modelli”, anche se “L’utilizzo emerso non è stato pienamente in linea con gli obiettivi previsti per questo tipo di test”. Ma quali sono questi usi “non pienamente in linea”? Probabilmente la collezione di risposte sbagliate o del tutto lunari alle domande degli utenti. Ne raccogliamo qualcuna dal web, da DDay e da Reddit.
Cosa rimproverano gli utenti a Emma
Al di là dei meme e del sarcasmo, di Emma vengono riconosciuti i limiti che cozzano contro la narrazione che ne ha fatto Achilli.
Più che un prodotto che può fronteggiare Big Tech, Emma 5 è un modello IA che può servire a creare esperimenti (anche scolastici) per capire come funziona un LLM, lontano da ogni ambizione di mercato ma dal buon valore educativo.
Gli errori compiuti da Emma e la lentezza con cui risponde non sono altro che una debolezza nella coerenza logica, funzionalità che non rientrano nelle capacità di un modello da 550 milioni di parametri.
Sono il modo in cui è stato presentato e le attese tradite ad aver fatto di Emma un meme; tuttavia la sovranità tecnologica italiana è un tema attuale e sentito che, però, ha bisogno di ben altro ordine di investimenti e di infrastrutture.
Egomnia vista da vicino
Il problema principale identificato dagli esperti, tuttavia, non risiede tanto nelle qualità del modello IA, quanto nella forma di comunicazione scelta da Achilli.
Egomnia non è un colosso e non si occupa solo di intelligenze artificiali. Nel corso del 2025 ha visto una contrazione del fatturato (sceso a 1,47 milioni di euro) e ha un capitale sociale liberato di 55.075 euro.
Numeri che, pure non essendo esaustivi, aiutano a contestualizzare la potenza di fuoco dell’azienda, ben distanti da quelli di Big Tech.
Matteo Achilli ha costruito attorno a Egomnia un’immagine molto più grande della reale dimensione del business: pochi annunci, clienti citati in modo ambiguo, partnership gonfiate e numeri non verificabili.
Il prodotto di punta è una piattaforma per la ricerca di lavoro che funziona come un sito di annunci sul quale le aziende pubblicano offerte e i candidati i propri curricula, lasciando a un algoritmo il compito di ordinare i profili nel modo più compatibile e opportuno.
Molte aziende indicate come clienti o partner non confermano rapporti attivi, e diversi loghi presenti sul sito risulterebbero usati in modo improprio.
La piattaforma vive soprattutto di integrazioni con agenzie interinali come Gi Group, che riempiono automaticamente la bacheca di annunci.
I bilanci, citati sopra, mostrano una struttura minima, poco personale e ricavi modesti, mentre Achilli continua a comunicare valutazioni miliardarie e investitori non dichiarati.
Nel corso del 2024, stando alle informazioni dell’Euronext Growth Milan (la borsa italiana per le piccole e medie imprese), Egomnia aveva un valore di capitalizzazione di 2,3 milioni di euro.
L’immagine che Achilli rende al pubblico è quindi molto più brillante della realtà operativa della startup.
Dentro a Emma 5
Emma 5 conta 550,4 milioni di parametri contro le migliaia di miliardi di parametri dei modelli IA sviluppati dai colossi americani e cinesi.
Inoltre, ha una finestra di contesto limitata a 2.048 token e una dimensione totale di 2,46 GB e ciò ne fa un modello di scala educational che può essere eseguito in modo agevole su un computer casalingo.
I parametri sono i valori numerici interni che un modello IA apprende durante l’addestramento e che determinano come elabora il linguaggio, riconosce schemi e genera risposte. Sono, di fatto, la conoscenza operativo del modello.
La finestra di contesto è la quantità massima di testo (misurata in token, parti di parole o parole intere) che il modello può tenere in memoria e considerare contemporaneamente durante una conversazione o durante l’analisi di un documento.
I modelli Emma sono prelevabili gratuitamente e sottostanno a licenza OpenRAIL-M che ne consente l’uso, la modifica e la redistribuzione con alcune limitazioni sulle finalità di impiego dei modelli stessi.