repubblica.it, 25 giugno 2026
Vesuvius Challenge, scoperto trattato sull’etica di un filosofo stoico
Un’opera stoica sconosciuta, forse del filosofo Crisippo di fine III-inizi II secolo avanti Cristo e un nuovo titolo di un’opera di Filodemo di Gadara, pensatore epicureo vissuto a Roma e a Napoli nel I secolo avanti Cristo a cui guardavano Virgilio e, forse, Orazio. Sono le ultime, affascinati e inattese rivelazioni che riemergono duemila anni dopo dai papiri carbonizzati di Ercolano, la città romana che custodiva una ricca biblioteca nella Villa dei Pisoni, sepolta come tutto in quel 79 dopo Cristo da una coltre di fango e materiale vulcanico precipitati giù con l’eruzione del Vesuvio.
La scoperta è stata appena illustrata dal gruppo della Vesuvius Challenge alla Biblioteca nazionale di Napoli, dove è conservata la gran parte dei Papiri di Ercolano. Si tratta dei nuovi, straordinari risultati della ricerca, ottenuti grazie a scansioni micro-Tc ad altissima risoluzione effettuate presso importanti strutture internazionali, tra cui il Diamond Light Source nel Regno Unito e l’European Synchrotron Radiation Facility (Esrf) a Grenoble, in Francia. Il Diamond Light Source utilizza intensi raggi X generati da un sincrotrone per realizzare scansioni ad un livello di risoluzione impossibile da ottenere con le tradizionali strumentazioni di laboratorio.
Le ricerche in Francia
Questo aveva già permesso di costituire un primo dataset grazie al quale i brillanti vincitori delle prime edizioni della Vesuvius Challenge avevano dimostrato la leggibilità, prima di alcune parole e poi di intere colonne di un papiro. Si trattava del rotolo “PHerc. Paris 4”, parte del gruppo di papiri offerti nel 1802 a Napoleone Bonaparte, allora Primo Console, da Ferdinando IV di Borbone, re di Napoli e futuro Ferdinando I delle Due Sicilie. I rotoli giunsero in Francia l’anno successivo e furono destinati all’Institut de France.
Le cose hanno assunto un’altra dimensione con il successivo arrivo di alcuni rotoli della collezione all’Esrf, grazie alla sua nuova sorgente di quarta generazione e alle caratteristiche uniche della linea di luce BM18. Questa linea è stata concepita espressamente per scansionare grandi volumi con altissima risoluzione e con una fedele riproduzione dei più piccoli dettagli del campione.
Lo stesso rotolo “PHerc. Paris 4”, del quale in precedenza si era riusciti a decifrare alcune colonne grazie a metodi avanzati basati su reti neurali, può oggi essere “letto” con una semplice segmentazione dei valori di grigio. Questa maggiore visibilità permette non solo di colmare alcune lacune ancora presenti nelle analisi precedenti, ma soprattutto di leggere testo lungo tutti gli undici metri del rotolo.
Ma l’équipe finanziata dal mecenate Nat Friedman e diretta nell’ultimo anno dal napoletano Giorgio Angelotti non si è fermata qui: ha continuato ad affinare gli strumenti di srotolamento virtuale, di rilevamento dell’inchiostro e di interpretazione dei dati tramite reti neurali. Il risultato più importante riguarda “PHerc. 1667”.
Grazie alle scansioni µCT a contrasto di fase ad alta risoluzione acquisite sulla linea BM18 dell’European Synchrotron Radiation Facility, insieme a metodi migliorati di srotolamento computazionale e di apprendimento automatico, è stato possibile ottenere lo srotolamento virtuale completo e la lettura del papiro secondo criteri espliciti di copertura e di revisione papirologica. “PHerc. 1667” diventa così il primo papiro di Ercolano a essere stato interamente srotolato digitalmente e letto, senza apertura fisica, per uno studio scientifico esteso.
Studiosi riuniti a Napoli
L’importante passo avanti nella lettura dei rotoli di Ercolano è al centro del convegno internazionale “La Biblioteca Eterna. I papiri di Ercolano nei secoli e nel futuro digitale”. Grazie alla Vesuvius Challenge, lanciata nel 2023, si è passati dalle prime lettere recuperate allo svolgimento completo di papiri, con testi, titoli e nomi di autori recentemente identificati. “Con la combinazione di scansioni ad altissima risoluzione, tecniche di machine learning e collaborazione internazionale, questo grande progetto globale sta riportando alla luce passaggi leggibili di papiri a lungo ritenuti impossibili da consultare, restituendo voci perdute e contribuendo a ricomporre il patrimonio di una biblioteca rimasta sepolta dall’eruzione del Vesuvio” spiegano gli studiosi che hanno trasformato un problema accademico di lunga data in una competizione globale e aperta, mobilitando ricercatori, ingegneri e appassionati di scienza per realizzare ciò che non era mio stato fatto prima: leggere i rotoli di Ercolano senza aprirli fisicamente. Ce ne sono ancora 600 da indagare.
“Per quasi due millenni, molti di questi testi sono stati fisicamente conservati, ma sono rimasti intellettualmente inaccessibili” racconta Brent Seales, cofondatore della Vesuvius Challenge e titolare della cattedra Stanley e Karen Pigman di Scienze del patrimonio presso l’Università del Kentucky. “Oggi, dopo anni di lavoro interdisciplinare, che ha combinato tecniche avanzate di imaging, intelligenza artificiale (IA), ricerca accademica e una competizione dedicata all’innovazione, siamo finalmente in grado di leggerli”. Seales è stato affiancato subito da Nat Friedman e Daniel Gross della Silicon Valley per lanciare una sfida globale da un milione di dollari.
“Non si tratta più soltanto di imaging o machine learning – aggiunge Seales – Ora abbiamo bisogno di esperti capaci di leggere, ricostruire e comprendere cosa stanno dicendo”. Recuperare i papiri di Ercolano è diventata un’impresa internazionale, che riunisce istituti di ricerca, biblioteche e organizzazioni impegnate nella tutela del patrimonio culturale in Europa e negli Stati Uniti, con l’obiettivo di ricostruire una delle più importanti biblioteche sopravvissute del mondo antico.
Le novità
Due le novità emerse leggendo quei papiri che sembravano destinati a restare muti per sempre: un’opera sconosciuta di un filosofo stoico e un nuovo titolo di un’opera di Filodemo di Gadara. A guardarli, i papiri carbonizzati sembrano pezzetti di legno anneriti di 10-15 centimetri, furono scoperti così tra 1752 e 1754 durante lo scavo borbonico di Ercolano: facevano parte della preziosa biblioteca della grandiosa villa d’otium affacciata in età romana sul golfo di Napoli, ai piedi del Vesuvio, attribuita alla famiglia dei Pisoni. Fragili come vetro sottilissimo, difficili da maneggiare, quasi impossibili da srotolare senza ridurli in mille briciole. Sono così da 250 anni. Ma ora, grazie all’intelligenza artificiale e al lavoro di studiosi italiani, americani ed europei, iniziano lentamente a restituirci parole e idee.
A cominciare dal papiro 1667, che gli studiosi indicano come “PHerc. 1667”: srotolato virtualmente, ha restituito un metro e mezzo di testo continuo e 20 colonne di scrittura. Si tratta di un ignoto trattato filosofico incentrato sull’etica, le arti e il comportamento umano, che verosimilmente riflette il pensiero stoico, quasi certamente di Crisippo. Una scoperta importante per la comprensione del primo stoicismo, il ritorno dal passato di una voce filosofica perduta. Il testo è imperniato sul concetto di impulso che porta gli uomini ad agire senza il freno della ragione e su quello di saggezza pratica, ovvero quelle virtù che portano l’individuo a compiere scelte giuste e a preferire le virtù ai vizi.
Ecco poi il papiro 139: qui è stato individuato un nuovo titolo di un’opera di Filodemo di Gadara “Sugli dei”, che si estendeva su otto libri. Dell’opera era noto solo il primo libro dal papiro 26 di Ercolano. Ora sappiamo che “Sugli dei” era almeno in 8 libri. “Per la prima volta – chiarisce Marzia D’Angelo – possiamo collocare l’opera “Sugli dèi” all’interno di una struttura più ampia e iniziare a comprendere come questi testi si colleghino tra loro in quanto parti di una ricerca filosofica estesa su concetti teologici in circolazione nell’antica Roma”
Il papiro “stoico”
“Il rotolo 1667 fu ritenuto completamente illeggibile, quando una parte fu aperta negli anni ’80” spiega Federica Nicolardi, professoressa associata di Papirologia dell’Università degli Studi di Napoli Federico II. “Sebbene fossero visibili alcune lettere isolate, gli strati sovrapposti nascondevano la scrittura e al rotolo fu assegnato un quoziente di leggibilità pari a zero. Oggi, grazie allo srotolamento virtuale, possiamo seguire argomentazioni articolate attraverso più colonne. Si tratta di un cambiamento rivoluzionario”.
Nicolardi coordina il gruppo di papirologi della Vesuvius Challenge il cui contributo è fondamentale sia per la creazione dei modelli di machine learning sia per l’interpretazione dei testi dei rotoli. Tra gli attuali membri del team figurano: Marzia D’Angelo, Killian Fleischer, Alessia Lavorante, Michael McCosker, Maria Chiara Robustelli, Claudio Vergara, Rossella Villa.
Nicolardi spiega che il PHerc. 1667 conserva oggi solo una parte di un rotolo un tempo completo. Attualmente misura approssimativamente 8 centimetri in altezza, meno della metà delle dimensioni di un rotolo ercolanese standard, e circa 2 centimetri di diametro. Documenti storici risalenti al 1782 lo descrivono come un oggetto compresso, con la stessa altezza che ha oggi, ma con un diametro largo più del doppio. I successivi tentativi di srotolarlo fisicamente ne hanno danneggiato la struttura e ne hanno ridotto le dimensioni.
“La scrittura del rotolo e i riferimenti interni suggeriscono che il reperto risalga al II secolo a.C. o, forse, al tardo III secolo a.C., cosa che lo renderebbe uno dei rotoli più antichi della collezione»”, dice Nicolardi. Questa datazione, inoltre, lo colloca pienamente nel contesto intellettuale della filosofia ellenistica.
Sebbene il titolo e l’autore restino sconosciuti, sia la datazione così antica sia il contenuto del rotolo suggeriscono un autore diverso da Filodemo di Gadara, il filosofo greco le cui opere risultano ad oggi predominanti tra le scoperte provenienti dai papiri di Ercolano. “La collezione ercolanese comprende anche altri autori, tra cui lo stesso Epicuro e altri autori epicurei la cui cronologia è compatibile con la datazione proposta”, ricorda Alessia Lavorante. “Ci sono, inoltre, libri del filosofo stoico Crisippo. Potrebbe dunque trattarsi di uno di loro, oppure di un autore completamente nuovo” aggiunge Rossella Villa.
Secondo l’analisi del team papirologico, il testo sembra essere un trattato filosofico incentrato sull’etica, le arti e il comportamento umano, che verosimilmente riflette il pensiero stoico.“Se questo testo fosse stato rinvenuto in Egitto o in qualsiasi altro luogo, probabilmente sarebbe stato classificato immediatamente come un testo stoico. Il fatto che provenga da una raccolta che è quasi interamente epicurea ci induce ad essere più cauti nel trarre conclusioni”, aggiunge Nicolardi. “Se il testo fosse realmente un trattato stoico, Crisippo sarebbe un valido candidato come autore; anche la menzione nel testo di Aristocreonte, nipote e allievo di Crisippo, potrebbe puntare nella stessa direzione”.
Essendo il terzo scolarca della scuola stoica e uno dei suoi pensatori più influenti, Crisippo svolse un ruolo fondamentale nella formazione della dottrina stoica, tuttavia, ben poco delle sue opere è sopravvissuto. Un nuovo testo eventualmente attribuito a lui risulterebbe, quindi, estremamente importante per la comprensione del primo stoicismo. Per Federica Nicolardi “non si tratta solo di un recupero tecnico, ma siamo di fronte al ritorno di una voce filosofica”.