repubblica.it, 25 giugno 2026
Bartolozzi, primo via libera del Csm: sarà consigliera di Foti
Nelle aule della giustizia, a dispetto della richiesta formalmente avanzata, nessuno l’ha mai vista, perché non è mai più tornata. Tre mesi di dorata attesa e ora c’è un nuovo rientro negli uffici ministeriali per la magistrata Giusi Bartolozzi, la ex capo di gabinetto di via Arenula, forse più nota all’opinione pubblica come la “zarina” della giustizia italiana, fino alle sue dimissioni avvenute lo scorso marzo, subito dopo la sconfitta referendaria.
La terza commissione del Csm ha infatti approvato in suo favore la delibera per la proposta di incarico fuori ruolo – con 4 voti a favore; mentre i due componenti della corrente di Area, Tullio Morello e Marcello Basilico, si sono astenuti. Il nuovo incarico cui è destinata la magistrata ed ex parlamentare FI siciliana? Sarà consigliera giuridica del ministro per gli Affari europei e il Pnrr, Tommaso Foti. Una via d’uscita eccellente che segue, di sole poche ore, l’altro via libera per un altro magistrato-politico, Michele Emiliano, a cui il plenum ha dato, solo mercoledì scorso, l’ok definitivo per diventare al fuori ruolo come consulente del Senato per la commissione d’inchiesta su sicurezza e lavoro, in particolare sul caporalato.
La proposta di Bartolozzi dovrà invece ancora passare, nelle prossime settimane, al vaglio finale del plenum: che anche alla luce del caso Emiliano non sembra temere alcun ostacolo.
Ma c’è un caso particolarmente fortunato, quello che le voci malevole chiamano espediente costruito ’ad hoc’, che consente a Bartolozzi di poter saltare direttamente da un ministero all’altro. Il sì alla richiesta della ex ’zarina’ è infatti possibile solo perché il ministero ha ritardato il suo ricollocamento in ruolo disposto dal Csm ad aprile scorso. Se invece il ministro Nordio, o i suoi uffici, avessero emesso subito il decreto di remissione, in tempi ragionevoli, e se Bartolozzi fosse tornata a lavorare in Corte d’Appello come formalmente asseriva, non avrebbe ottenuto più il salto di oggi. Perché le norme stabiliscono che una volta che un magistrato, uscito magari da impegni istituzionali (o dal Palazzo del governo) venga rimesso in ruolo, non può chiedere un altro fuori ruolo per tre anni.