repubblica.it, 25 giugno 2026
Molti sostenitori di Vannacci delusi dall’abbraccio con Alemanno
Se davvero i social possono servire per restituire un “sentiment”, e in questi mesi hanno effettivamente mostrato che il prodotto Vannacci funzionava, allora la mossa del generale in congedo di accogliere con tutti gli onori Gianni Alemanno il giorno in cui è uscito dal carcere si sta rivelando una specie di disastro. Le pagine di Futuro nazionale con la clip di Vannacci che da Bruxelles va a Roma a prendersi l’amico e camerata, per poi festeggiare a cena, sono piene di commenti negativi: una maggioranza schiacciante. Per lui, abituato a essere osannato sotto i propri account, è una novità.
Ma non sono solo hater o persone di sinistra, tra i quasi tremila commenti reperibili sulla pagina Facebook ufficiale. La reazione critica e da destra dei delusi è: “Volevo votarti, ma questo è troppo”. C’è anche chi ha postato la fotografia della tessera di Fn tagliata in due con le forbici. Questo per dire il livello. “Pensavo foste diversi”, scrive Paolo S.. “Ti volevo votare, ma visto che stai portando con te chi è stato in galera credo di non andare proprio a votare”, è il commento di Pierluigi S., simile a quello di Sara L.: “Dì cosa ti pare ma hai già perso un voto”. Lorena M. ironizza: “Quando sono stata assunta mi hanno chiesto il casellario giudiziario, e lavoravo in sanità. Non ho capito niente, potevo fare una rapina ed entrare in politica”. E Peppe B.: “Quanti comandanti come te che hanno utilizzato le forze armate come una gallina dalle uova d’oro ho conosciuto. Altro che patria e onore, stipendio e straordinari”.
Per chi si ripropone di “raddrizzare l’Italia” rappresentando il nuovo, la festa per un politico di lunghissimo corso condannato e che esce da Rebibbia sa un po’ di mondo al contrario. Le contraddizioni non finiscono qui, perché mentre Alemanno in questi mesi ha fatto sua la battaglia per degli istituti penitenziari umani, che fungano da strumento di riabilitazione, sempre ieri Vannacci parlando di un ipotetico “Caino” sosteneva che “deve marcire in carcere”.