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 2026  giugno 25 Giovedì calendario

L’«effetto Mamdani» travolge lo status quo nelle primarie dem

La scommessa di Zohran Mamdani ha funzionato. Nelle primarie democratiche di martedì a New York hanno vinto tre suoi alleati: Brad Lander, 56 anni, ex revisore dei conti della città, e due socialiste democratiche, Claire Valdez, 36 anni, ex collega dell’attuale sindaco all’Assemblea statale, e Darializa Avila Chevalier, 32 anni, attivista poco conosciuta che ha sconfitto a sorpresa l’influente presidente del caucus ispanico al Congresso. Due di loro, Lander e Avila, hanno battuto deputati democratici in carica. Tutti e tre hanno fatto campagne elettorali basate sul costo della vita e hanno criticato l’appoggio militare e finanziario americano a Israele, accusando lo Stato ebraico di commettere un genocidio a Gaza. È data per scontata la vittoria dei tre alle elezioni generali di midterm a novembre contro i repubblicani, poiché corrono in distretti saldamente democratici.
Non significa che la popolarità generale di Mamdani sia aumentata: i tre distretti erano tra quelli in cui ottenne i risultati migliori a novembre, quando diventò sindaco sconfiggendo l’ex governatore Andrew Cuomo, che aveva l’appoggio dell’establishment dem. Ma queste primarie dimostrano la sua capacità di proiettare la propria influenza su altri candidati come pochi leader riescono (Trump ne è un esempio). E infatti Trump ha seguito le primarie fino a notte fonda, commentandole sul suo social Truth. Ha espresso sdegno sia per i democratici sconfitti (come il deputato Daniel Goldman, vicino all’Aipac, la lobby pro-Israele, ma Trump ricorda soprattutto che guidò il primo impeachment contro di lui) che per i vincitori da lui definiti «comunisti», geloso dell’attenzione dei media: «Il sindaco Mamdani ha fatto vincere tre solidi comunisti e ricevuto un applauso universale dai fake media. Congratulazioni, sindaco! Io ho segnato 16 punti a 0 ieri (nelle primarie repubblicane, ndr), contribuendo a eleggere meravigliosi patrioti. E i media non dicono una parola. Negli ultimi due anni il mio endorsement ha portato a 259 vittorie nelle primarie e quasi nessuna sconfitta, con zero attenzione dei media».
Le vittorie degli alleati di Mamdani mostrano la forza della sinistra radicale che si ribella allo status quo del partito democratico. Il sindaco ha scelto e accompagnato per mesi i candidati, nei video, nei comizi, nelle strade, e ha coinvolto Bernie Sanders per dare alla campagna il senso di una staffetta generazionale. Ovunque si recasse Mamdani, si materializzava la folla. Si è però alienato le simpatie di alleati centristi (gruppi afroamericani e ispanici, sindacati) che lo appoggiavano nella corsa a sindaco. La vittoria conferma la forza dei socialisti democratici d’America. Il loro messaggio è che il partito democratico, in cerca di identità dopo la sconfitta nel 2024, non può limitarsi a dire che Trump è pericoloso e deve chiarire cosa vuole diventare. Mamdani ha definito questo voto un referendum sulla direzione da prendere, celebrando la vittoria tra sostenitori che gridavano «Palestina libera». «Un anno fa non è stata la fine di un movimento politico», ha aggiunto, «ma l’inizio». È una scossa alle fondamenta del partito ben al di là di New York: il numero di socialisti democratici al Congresso passerà da 2 a 4. Il leader dei democratici alla Camera Hakeem Jeffries, che li osteggiava, si troverà potenziali spine nel fianco, ma intanto teme che i repubblicani usino gli slogan di questi candidati (come «tutte le espulsioni sono sbagliate») per colpire i democratici moderati che corrono in distretti in bilico decisivi per conquistare la Camera a novembre.