Corriere della Sera, 25 giugno 2026
Lavrov attacca gli Usa: «Al G7 hanno sepolto l’intesa di un anno fa»
Lavrov alza il tiro contro Donald Trump e accusa Washington di aver tradito lo «spirito di Anchorage», il presunto asse negoziale nato il 15 agosto 2025 tra il presidente americano e Vladimir Putin. Da Mosca, il ministro degli Esteri russo dice di voler capire «che cosa è successo a Évian», dove – a suo dire – gli americani non avrebbero spiegato quale linea intendano seguire sull’Ucraina. Il riferimento è al vertice del G7 che, secondo il Cremlino, avrebbe rimesso in discussione intese che Mosca considerava già abbozzate.
Lavrov cita anche Emmanuel Macron, sostenendo che proprio il presidente francese avrebbe parlato di accordi «sepolti» a Évian. Per i russi, quello «spirito di Anchorage» rappresentava la base di un possibile compromesso: ritiro delle forze ucraine dalla restante parte del Donbass e congelamento delle linee del fronte da parte russa. Una prospettiva che Kiev ha sempre respinto, ribadendo di non voler cedere territorio senza combattere. Da qui la crescente irritazione del Cremlino. Lavrov arriva a ipotizzare che il summit in Alaska sia stato solo uno stratagemma americano per guadagnare tempo e consentire il riarmo dell’Ucraina. Altri due alti funzionari russi hanno accusato gli Stati Uniti di non aver rispettato gli impegni presi allora. Il capo della diplomazia russa insiste sul fatto che Putin avrebbe già accettato una proposta americana, definendola un compromesso. Ora, lamenta Lavrov, a Mosca si chiede un’ulteriore concessione.
Nonostante il tono duro, il ministro lascia aperto uno spiraglio. La Russia, afferma, vuole continuare il dialogo con gli Stati Uniti e attende la prossima visita a Mosca degli inviati americani Steve Witkoff e Jared Kushner. Ma nello stesso tempo denuncia il permanere delle sanzioni, il mancato ripristino dei voli diretti tra i due Paesi, la restituzione ancora bloccata dei beni diplomatici russi e l’assenza di limiti alle armi che Washington consente agli alleati europei di fornire a Kiev.
Sul terreno, intanto, droni e raid in profondità continuano a dominare i cieli russi e ucraini. Il 24 giugno il Servizio di sicurezza ucraino e le Forze per le operazioni speciali hanno annunciato attacchi contro sistemi di difesa aerea e infrastrutture militari russe in Crimea occupata, oltre che contro impianti strategici nell’oblast di Orenburg. Secondo Kiev, sono stati colpiti hangar nell’aeroporto militare di Saky, postazioni S-400 e Pantsir-S1 nell’area di Kerch, oltre a strutture energetiche e industriali. In Crimea le esplosioni avrebbero provocato blackout estesi.
Le forze ucraine rivendicano anche un attacco contro il centro di comunicazioni spaziali di Dubna, nella regione di Mosca, struttura ritenuta cruciale per le comunicazioni satellitari e militari russe. Mosca prova a contenere l’impatto politico dei colpi e Putin denuncia una strategia ucraina mirata contro obiettivi civili, infrastrutture energetiche e stagione turistica.