Corriere della Sera, 25 giugno 2026
Le lusinghe di Rutte non frenano Trump
«Questo è il vostro presidente ma è anche il leader del mondo libero», ha detto ieri Mark Rutte, il segretario generale della Nato, ai giornalisti nello Studio Ovale, elogiando la leadership di Donald Trump perché «l’Iran era molto vicino all’arma nucleare, esportava terrorismo… Il leader del mondo libero si è assunto la responsabilità».
Non per niente lo chiamano «Trump whisperer», l’uomo che sussurra a Trump, oppure il «consulente matrimoniale internazionale»: in questi ultimi 17 mesi si è trovato a gestire l’ostilità del presidente americano verso l’Alleanza in momenti tesissimi, dalla minaccia di prendersi la Groenlandia a quella di ritirarsi del tutto dalla Nato. In vista del summit del 7-8 luglio ad Ankara, Rutte si trovava ieri a dover stabilizzare la relazione tesa fra Trump e diversi alleati, tra cui l’Italia, con cui il presidente è furioso per non aver fatto di più nella guerra in Iran, anche se l’ha iniziata senza consultarli. «Il G7 è stato un grande successo», ha continuato Rutte. Ma Trump ha ripetuto di essere deluso «dall’Italia, dal Regno Unito, dalla Germania, dalla Francia, dalla Spagna. La Spagna è terribile…» perché avrebbe voluto che dicessero: «Possiamo aiutare». Ha affermato di non aver chiamato Rutte per chiedergli di intervenire («Lui avrebbe trovato probabilmente il modo di aiutare… ho grande rispetto per quest’uomo»). Dagli alleati, ha ribadito il presidente americano, «voglio lealtà, non voglio soldi o altro… Abbiamo migliaia di truppe in tutta Europa… e chiedi una spintarella, un bacino, non vogliamo molto! E loro: no, non possiamo».
Dopo queste parole di Trump, il segretario della Nato è tornato alla carica, dando in parte ragione al presidente («Ci sono stati casi isolati sui quali lei è molto contrariato») ma difendendo il fatto che gli alleati europei hanno rispettato i loro impegni bilaterali: «Dai 4 mila ai 5 mila aerei americani sono decollati dalle basi in Europa», ha spiegato Rutte aggiungendo che la guerra sarebbe stata difficile senza questo supporto. Rutte ha anche illustrato al presidente Usa l’aumento delle spese militari. Trump l’ha interrotto: «La mia domanda è: stanno pagando il 5%?». E l’olandese, calmo: «È una situazione mista, ma la Germania, certo ci vorranno un paio d’anni, ha raddoppiato la spesa… La Danimarca… i nordici…». E alla fine, sempre rivolto ai giornalisti: «L’alleanza è più forte grazie a quest’uomo».
Rutte ha assicurato a Trump che gli alleati europei stanno posizionando navi da guerra vicino allo Stretto di Hormuz per procedere con lo sminamento, anche se cercando di ricucire ha fatto un pasticcio con la dichiarazione a Fox sui «500 aerei americani decollati da basi americane in Italia per Epic Fury». Trump ha avuto parole di elogio per Zelensky («Sta andando piuttosto bene») e soprattutto per Erdogan («Leader forte e rispettato, ha fatto tutto quello che gli ho chiesto di fare»), al quale preannuncia un regalo in occasione del summit di Ankara. I media parlano della vendita di decine di motori per i caccia Kaan fatti in Turchia, nonostante le obiezioni del Congresso: gesto significativo, anche se la principale richiesta di Erdogan è di tornare al programma F35, dal quale la Turchia è stata espulsa nel 2019 per aver comprato sistemi di difesa aerea russi S-400. Trump ha detto che se il summit della Nato non fosse stato ad Ankara e se Erdogan non avesse insistito personalmente, «non penso che sarei andato dopo quello che abbiamo passato». «Ci saresti venuto per me», ha sorriso Rutte. «Vero, ma non per la maggior parte delle persone», ha concluso Trump.