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 2026  giugno 25 Giovedì calendario

Il coro dei cinque a Berlino: «Rafforziamo la Nato europea»

Parlano in cinque, e dicono tutti la stessa cosa. Uno dopo l’altro. Emmanuel Macron, presidente francese: «Siamo molto uniti e vogliamo consolidare il pilastro europeo della Nato. Ci impegniamo e aumentiamo le nostre capacità e anche i nostri investimenti». Giorgia Meloni: «L’Europa deve assumersi le proprie responsabilità in termini di difesa e sicurezza», precisando subito: «In un’ottica chiaramente di complementarietà con la componente americana». Friedrich Merz, il padrone di casa tedesco («Vogliamo rinnovare l’Alleanza») usa quasi le stesse parole di Keir Starmer, il leader dimissionario britannico, che ha lo stesso messaggio di Donald Tusk, il premier polacco.
Tutti con lo stesso spartito, gli E5, i leader dei 5 Paesi con gli eserciti più forti d’Europa: e per un giorno si dimenticano le accuse e i sospetti, si sorvola sul fatto che il caccia tedesco-francese non decollerà mai. Li ha convocati in una torrida giornata berlinese Friedrich Merz, accolti sul terrazzo che guarda al Bundestag, per rimediare anche ai malumori degli italiani e dei polacchi, che si sono sentiti esclusi e hanno protestato per come gli E3 (cioè gli altri capi di governo presenti) hanno preso il comando del dossier ucraino. Non fosse che la domanda a cui i cinque leader devono rispondere è seria e urgente: come ovviamo al parziale ritiro americano dall’Europa?
Cosa dire a Trump?
La vera domanda era questa: cosa concordiamo prima del vertice Nato di Ankara del 7 e 8 luglio, quando sarà palese quel che la stampa ha scritto – ma nessun leader ha ancora annunciato in pubblico —, e cioè che l’America ritira dall’Europa 53 dei suoi 154 caccia, tutti i sottomarini con i missili Tomahawk, metà dei droni armati Reaper, buona parte delle capacità di sorveglianza marittima perfino dal Mediterraneo? Secondo la Frankfurter Allgemeine Zeitung, mai smentita, tutte queste armi sono già state portate via dall’Europa.
La risposta politica è arrivata ieri, quella militare si vedrà: l’Europa aumenterà «le sue capacità» e gli «investimenti» nel pilastro europeo. Tradotto, vuol dire che proverà a sostituire («rafforzare») quello che l’America toglierà. Dice Merz: «Mancano due settimane al vertice della Nato e vogliamo farne un successo». E Macron: «Gli europei e gli americani si stanno avvicinando, l’abbiamo visto al G7».
Rutte in collegamento
C’era anche Mark Rutte, segretario generale dell’Alleanza, in videocollegamento da Washington. Occorreva affinare la proposta da presentare a Trump, prima dell’incontro tra i due nello Studio Ovale. Per non irritare l’Americano, per «tenerlo dentro» l’Alleanza, usando la celebre frase di Lord Ismay, primo segretario Nato («gli americani dentro, i russi fuori, i tedeschi sotto»). Poi i leader hanno cenato al settimo piano.
Alcuni filoni, leggendo il comunicato di metà pomeriggio, sono chiari: 1) i leader si impegnano ad assumere «maggiori responsabilità»; 2) vogliono «rafforzare in modo proattivo la postura di deterrenza»; 3) delineano un piano di investimenti militari: vogliono una «più stretta cooperazione industriale» nella difesa aerea, nei sistemi senza pilota, nell’intelligenza artificiale; accelerano sui missili a lungo raggio (deep precision strike) per i quali invocano acquisti congiunti. Da riempire con armi e organigrammi: ma è un programma.
L’E5 non poteva evitare l’Ucraina. La parola l’ha presa Merz: «Il messaggio a Mosca è: il sostegno europeo non cede». Al G7 di Évian è emerso, sostiene, che «a livello transatlantico siamo uniti come da tempo non accadeva. Speriamo che Mosca tragga la conclusione: è tempo di entrare nei colloqui di pace». Un invito esplicito a Putin a negoziare. Quanto a Hormuz, si rinnova l’impegno per una missione militare multinazionale «a guida franco-britannica», ma solo quando ci saranno le condizioni. Giorgia Meloni conferma che l’Italia farà la sua parte.
L’addio a Starmer
È stato l’ultimo E5 di Keir Starmer. Che, sconfitto in casa, ha avuto un giro d’onore lontano dall’arena domestica. «Hai contribuito molto a una Nato forte e a un’Europa unita», gli ha detto Merz, Macron ne ha elogiato la «dignità», la «rettitudine» e il «coraggio». E sir Keir, nel più classico stile British, ha risposto solo: «È stato un onore lavorare con voi su temi così importanti».