Il Messaggero, 24 giugno 2026
La generazione ferma in attesa di un domani
Non lavorano, non studiano. Sono inattivi. In una sigla, Neet. E l’Italia non riesce a levarsi di dosso un fardello: è il quarto Paese della Ue per incidenza di giovani tra i 15 e i 29 anni che non partecipano a programmi di formazione e che non hanno un posto di lavoro. Giusto per dare una misura di quanto grave sia il fenomeno, basta rileggere i numeri presentati, lo scorso anno, al Forum Teha di Cernobbio: il costo economico e sociale sui Neet è stimato in 24,5 miliardi di euro ogni anno. Una cifra con la quale, a livello nazionale, si riesce a costruire una manovra finanziaria.
L’Italia resta tra i Paesi europei con la quota più elevata di giovani Neet, nonostante i progressi registrati negli ultimi anni. Nel 2025 (secondo dati di Eurostat) il tasso di Neet tra i 15 e i 29 anni si è attestato al 13,3%. È vero che il calo è stato continuo (superava il 25% nel 2015) ma ancora ben al di sopra della media europea (11%), attestandosi al quarto posto tra gli Stati più in emergenza dopo la Romania (19,2%), la Bulgaria (13,8%) e la Grecia (13,6%). Nonostante i progressi degli ultimi anni (nel 2020 era il fanalino di coda), l’Italia continua a collocarsi nelle ultime posizioni in Europa per quota di giovani laureati. E persistono inoltre forti divari territoriali, con tassi di Neet che nelle regioni del Mezzogiorno risultano più che doppi rispetto a molte aree del Centro-Nord. E, quindi, diventano percentuali che rappresentano un’emergenza sociale ed economica da affrontare su scala territoriale. Nel 2024, ad esempio, il tasso tra i 15 e i 34 anni raggiungeva il 29,9% in Sicilia, il 29,8% in Calabria e il 28,2% in Campania, contro il 7,2% del Trentino-Alto Adige e del Veneto. Come ha spiegato di recente il ministro per lo sport e i giovani, Andrea Abodi, nel corso di un’audizione in Commissione Lavoro, alla Camera dei Deputati, ci sono alcuni «fattori di rischio» che fanno entrare i giovani in questo tunnel di non lavoro e non formazione. «Basso rendimento scolastico, precarietà lavorativa delle famiglie, il fatto di crescere senza genitori o con uno solo, di essere persone che abbiamo accolto, si sono inserite, ma che comunque provengono da altri Paesi, il fatto di abitare in piccoli centri o rurali e di essere persone con disabilità».
Ormai c’è un convincimento comune: per ridurre il numero dei Neet in Italia occorre un piano su più livelli, a cominciare dal rilancio del sistema educativo del Paese. In Italia, mentre le differenze di genere sono relativamente piccole per i giovani tra i 20 e i 24 anni, il tasso di Neet è più elevato per i giovani tra i 25 e i 29 anni con il 31% delle donne che non studiano e non lavorano contro il 20% degli uomini. Questa fotografia viene dal rapporto Ocse Education at a glance 2024, che affronta anche un altro tema: il legame tra lo studio e avere una maggiore predisposizione a rientrare nel perimetro Neet. Qui incide persino l’istruzione dei genitori: in Italia il 69% dei 25-64 anni che hanno almeno un genitore con un titolo terziario, ovvero la laurea, ha conseguito la laurea (o un titolo equivalente) mentre il 37% degli adulti i cui genitori non hanno raggiunto un titolo di studi superiore, non sono riusciti neppure a concludere il secondo livello di istruzione e ad ottenere la maturità. Quindi, avere una formazione oggi potrebbe voler dire spingere anche le generazioni successive a evitare di entrare in questa fase di stallo della vita che inciderà poi, profondamente, sul futuro inserimento sociale ed economico. La volontà a voler affrontare il problema, c’è. Ma, probabilmente, sono gli strumenti che mancano. Un recente lavoro dell’Istat dimostra che tra i Neet disoccupati, la metà (51,9%) è alla ricerca attiva di un posto da almeno un anno. Nelle regioni meridionali, questa quota sale al 62,5%, mentre al Centro è al 43,3% e al Nord al 39,5%. Il rischio di esclusione dal mercato del lavoro, spiega l’Istat, aumenta al crescere del tempo trascorso nella condizione di Neet. Compie ormai un anno (a luglio scorso ci fu la prima sperimentazione) la piattaforma Appli promossa dal ministero del Lavoro disponibile per i 120 mila Neet italiani. È una sorta di accompagnatore virtuale che interagisce in modo naturale e personalizzato con gli utenti che, come spiegò la ministra del Lavoro Marina Calderone, fornisce «orientamento su misura in base al profilo e agli obiettivi individuali», Occasioni diverse per i giovani che non studiano e che non hanno ancora un’occupazione, che compongono quel mix necessario per dare loro la voglia di disegnare un futuro a colori.