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 2026  giugno 24 Mercoledì calendario

Covid, La Russa bacchetta FdI per gli errori in Commissione

La commissione nata per vendetta politica gli sta esplodendo tra le mani. Fratelli d’Italia non riesce più a gestire il giocattolo che doveva tenere sul patibolo avversari come Giuseppe Conte e Roberto Speranza. Troppa la foga del presidente meloniano Marco Lisei, messo a presiedere la commissione Covid, la cui gestione è talmente sopra le righe che il presidente del Senato Ignazio La Russa, che di FdI è uno dei fondatori, gli ha dovuto tirare le orecchie con una lettera che è un cortese richiamo a tornare in carreggiata, coinvolgendo le opposizioni. Ma lui non sembra avere urgenza di cambiare. E in serata Giorgia Meloni gli dà la sua copertura politica: “Dalla commissione emergono fatti inquietanti, bisogna fare chiarezza”. La conferma di quanto FdI punti sulla bicamerale che dovrebbe indagare sulla pandemia, ma dove non ci si può occupare della gestione delle regioni, che quando esplose il virus erano in gran parte governare del centrodestra. Un paradosso continuamente ricordato dalle opposizioni, che ieri sono tornate a invocare a una sola voce le dimissioni di Lisei “perché la commissione ormai è delegittimata”, dopo una seduta in cui, come rimarca il dem Francesco Boccia, “mancavano Lega e Forza Italia”.
Ennesimo segnale di un clima da lunghi coltelli nel centrodestra, come della sfiducia degli altri partiti verso un organo che si sta arenando. Anche se Lisei tira dritto. Non vuole saperne di lasciare, e ieri ha respinto la richiesta delle opposizioni di votare sulla richiesta di rimettere alla commissione plenaria ogni decisione su tutte le attività delegate. È la coda dello scontro scoppiato un paio di settimane fa, quando si è scoperto che il meloniano aveva disposto l’interrogatorio di due testimoni in una caserma della polizia, a Roma, all’insaputa degli altri commissari. “L’avevamo deciso in ufficio di presidenza” si è difeso Lisei, ovviamente con il sostegno di FdI. Versione dei fatti contestata dalle opposizioni – “si tratta comunque di attività non delegabili, che spettano solo ai commissari” – in una seduta di fuoco della commissione. Oltre a chiedere già le dimissioni di Lisei, il centrosinistra aveva chiesto per lettera l’intervento dei presidenti delle due Camera, Lorenzo Fontana e Ignazio La Russa. E ieri è la risposta del presidente del Senato – scritta d’intesa con Fontana, ma a firmarla è stata lui visto Lisei è un senatore – è stata diffusa, con valutazioni ovviamente opposte dei partiti. Così per il capogruppo di FdI alla Camera Galeazzo Bignami “la lettera dei presidenti La Russa e Fontana smaschera l’ennesima farsa delle opposizioni in commissione. Dai vertici di Camera e Senato arriva la conferma che la gestione dei lavori è stata corretta e nel pieno rispetto dei regolamenti”. Di tutt’altro avviso il 5Stelle Alfonso Colucci: “Leggendo la risposta, Lisei esce sfiduciato politicamente e delegittimato nelle sue funzioni di presidente di questa commissione”. Chi ha ragione?
Analizzando il testo, la netta impressione è che La Russa abbia invitato il compagno di partito a cambiare registro. Nel dettaglio, la seconda carica dello Stato fa riferimento alla legge istitutiva della commissione e all’articolo 82 della Costituzione “che specifica poteri e limiti per l’attività d’inchiesta”. Per poi spiegare: “Ho ricevuto rassicurazioni da parte di Lisei sull’opportunità che le decisioni concernenti l’esercizio dei poteri assegnati possa essere accompagnato dal pieno coinvolgimento di tutte le forze politiche, sia in ufficio di presidenza quanto nella sede della commissione plenaria, per quanto riguarda quelle attività che rivestono maggiori profili di delicatezza”. Ma il meloniano ha fatto finta di nulla. E ieri, quando le opposizioni gli hanno chiesto di votare sull’affidamento alla plenaria delle decisioni sulle attività più importanti, così come raccomandato da La Russa, si è opposto. Ufficialmente, perché il tema non era all’ordine del giorno. Di fatto, perché la maggioranza sarebbe andata sotto.
Dalla festa de La Verità, Conte si fa sentire: “Non vi dovete azzardare ad associare il mio nome a ipotesi illecite”. Ma in serata, dallo stesso palco Meloni rilancia: “Per ciò che leggo dalla commissione emergono fatti inquietanti, con persone improvvisate a cui venivano pagati milioni. Mi colpisce che in Italia si sia speso molto più inchiostro sulle relazioni sentimentali di Gennaro Sangiuliano piuttosto che sulle centinaia di milioni degli italiani per fare affari facili in un periodo difficile”.